di Sally Clay
(REINS OF WILD HORSES , dal suo sito)
Centinaia di termini ci indicano la verità primaria.
Centinaia di segni ci insegnano tale sostanza essenziale.
Centinaia di metodi guidano tale meravigliosa pratica.
Quantunque tu percorri centinaia di cammini, arrivi a proprio questo,
A questo gioiello di mente che ci sta dentro.
--Khacho
Wangpo
Prima del 1986 ero solita rompermi regolarmente, talvolta così di frequente come una volta allanno.
Non era bello, almeno a chi guardasse da fuori. I miei amici mi raccontano che diventavo una persona diversa, -- qualcosa di stizzito e selvaggio, impossibile da raggiungere, sgradevole e persino violento. Mi rinchiudevo nel mio appartamento, accendevo lo stereo e suonavo tutti i dischi della mia collezione col volume al massimo. Inevitabilmente andavo in lite con i vicini, che trovavano difficile convivere con un rock and roll strombazzante alle tre di notte. Prima o poi qualcuno mi si voltava contro e arrivava la polizia. Allora lottavo con la polizia, rifiutavo di aprire la porta, talvolta gettavo loro portaceneri e libri attraverso i vetri. Al ricovero demergenza, lo psichiatra mi trovava maniaca e mi costringeva a prendere psicofarmaco per controllare il mio stato mentale. Lo psicofarmaco era di solito Torazina e di solito funzionava.
Questo, in breve, è quel che mi è successo di seguito come regola per circa 25 anni. Almeno è questo che è stato visto da fuori. A chi guardasse il mio comportamento, appariva che mi trasformavo in qualcosa di simile ad un lupo mannaro o Mr. Hyde. Sembrava che fossi posseduta da qualcosa di innaturale, spaventante, anche pericoloso. Quel che i miei amici e gli psichiatri non sapevano era che cerano degli altri avvenimenti interni che non si vedevano da fuori. Quando diventavo maniaca, entravo in un altro mondo. Era un mondo con altre dimensioni, un mondo includente il mito, la magia, lo spirito.
I miei stati mentali estremi incominciarono alletà di 20 anni, letà a cui un giovane compie la transizione dalla dipendenza dai genitori alla piena età adulta. E il momento in cui si cerca di diventare una persona di proprio diritto, rispetto il precedente gradino generazionale acquistare il mantello di autorità.
Ovidio, il grande poeta romano, ci narra il mito del giovane Fetonte. Come la maggior parte dei giovani che si avvicinano alletà adulta, Fetonte è impaziente di prendere il suo posto nel mondo. Tuttavia, insicuro di quel che realmente è, vuole mettersi alla prova. Potrebbe aspettare ancora. Suo padre è Febo, un altro nome di Apollo, il dio della luce, della musica, del profetare e della salute. Ogni giorno Febo guida il suo carro doro nel cielo, indossando la fiammeggiante corona del sole. Fetonte vuol dar prova che è figlio di suo padre e chiede a Febo di lasciargli prendere le redini. "Oh toglimi dallo spirito tutti i dubbi," dice. " Dammi il segno di quel che sono. Fammi guidare gli alati cavalli impetuosi del sole per tutto un giorno."
Febo diede il permesso ma se ne pentì subito dopo e mette in guardia Fetonte dai pericoli di questo viaggio:
Puoi correre intorno allasse avvolgente
dello spazio, del cielo e tuttavia correre con chiarezza? Può succedere
che una tua fantasia si inselvatichisca stranamente strada facendo:
città di dei e templi che colano doni, si,
ma tutto il cammino è pieno di un terrore nascosto.
Quando avevo 20 anni, tentai come Fetonte di togliere dubbi al mio spirito e di trovare la mia identità. Ero junior nel college, allavvicinarsi del diploma piena di dubbi su quel che ero e quel che desideravo. Già da tempo avevo trovato che scrivere era la mia vocazione. Ora si stava avvicinando il momento che imparassi a vivere e ero dolorosamente consapevole di non comprendere la vita abbastanza da poterne scrivere. Non mi sentivo ancora parte del mondo in cui stavo per entrare. Simultaneamente desideravo esplorare la mia coscienza. Ritenevo che cercando la verità interiore, avrei trovato Dio.
Produrmi uno stato mentale alterato era oramai agevole per me. Da alcuni anni praticavo una meditazione informale che mi apriva allo spirito, al silenzio della mente interiore. Recentemente avevo scoperto che bere rapidamente rilassava le barriere mentali. Ora usavo whisky, musica e uno sforzo di concentrazione per girare la mia coscienza verso linterno. Seduta tutta sola nella mia stanza, portavo me stessa oltre qualsiasi cosa potesse accadere. Ecco e guarda, quando mi sedevo là, un nuovo mondo dispiegato, un regno di luce e colori!
Sentivo di aver viaggiato indietro nel tempo, verso antichi livelli di senso. Il presente diventava un momento di eternità. La stanza sembrava crescere a volte più luminosa, il mio copriletto rosso insieme alle copertine blu verdi e arancio dei miei libri e persino i verdi e bruni del mio tappetino intrecciato tutto si accendeva acuto e nitido. Guardavo nei miei libri di poemi e miti e le loro parole assumevano strati multipli di significato. Erano tutti messaggi diretti a me personalmente.
Precedentemente ero già arrivata a un punto di calma di rilassamento, nelle mie meditazioni. Ora però ero simultaneamente al centro e sulla circonferenza delluniverso. Lallegria rimpiazzava il vuoto nel mio cuore. Si! Succedeva! Avveniva quel balzo di fiducia in cui il tempo passato e il tempo presente si incontrano insieme nella verità di un momento! Cera una danza, una danza di percezioni che spontaneamente fluivano in armonia. Ogni nuova sensazione era bella e preziosa oltre ogni descrizione. Il mio viaggio nel cielo era incominciato, la mia mente si lanciava avanti quasi con impeto sessuale. Senza ripensamenti, cavalcavo verso lignoto. Non la tranquillità della meditazione: cera quella luce che ha per qualità la gioia. Cera luminosità, una radiosità che conteneva il suo silenzio.
Parecchio dopo mezzanotte, ancora stavo ascoltando dischi. Permettevo alla musica di attraversare ben bene le mie orecchie, permeare il mio corpo mentre rimanevo nella situazione di rilassamento. Ero completamente felice. Questa gioia era limpida e netta, niente poteva metterla in dubbio. Il mio corpo rispondeva come se la vuota immensità dello spazio avesse sostituito il mio sangue. Il mio corpo era trasfigurato -- nonostante la stessa apparenza -- mi sembrava di essere senza peso, ma piena di potenza. Ogni particella del mio corpo era un momento di verità convergente in quell'istante, abbracciavo come verità qualsiasi cosa da entrambi i lati di quel momento -- che era dovunque. Se prendevo ad esaminare qualche oggetto mondano, scoprivo che potevo farlo funzionare ugualmente bene sia prendendolo con la mano destra che con la mano sinistra. Presi e studiai un vaso di vetro vuoto, un capo di vestito, un libro giallo. Ciascuno di questi oggetti era per me pieno di fascino meraviglioso, di puro colore elementare, di simboli primordiali nascosti. Ognuno nella sua singolarità esprimeva la gloria dell'universo. Da Quella mattina il mio corpo era oltre qualsiasi pena fisica o scoraggiamento di qualsiasi tipo. Scrutando nel futuro, o là dove si controbilanciano le essenze dell'universo, trovai il mio pensiero.
Abbracciai tutti i punti di vista. Dal punto di vista del miracoloso, trovai verità ovunque, in tutti i fenomeni, nonostante triviali o momentanei. Invece di andare a guardare cosa ci fosse di vero o di non vero, ho scoperto con mia gioia lo scherzo dell'esistenza -- che ogni fatto certo, ogni azione, ogni convinzione è, in una sua maniera nascosta, l'espressione della Verità ultima. Il mio corpo imparò la magia e il mio mondo divenne mitico.
Ciascuna nuova rivelazione era meravigliosamente folle, ma non assurda. Il fatto giocoso era che le più ampie dualità erano ugualmente valide, ugualmente buone. La Verità sorpassava tutti i particolari e ciascun particolare rivelava la verità. Ero impaziente di condividere queste re alizzazioni con una amica che era tornata di recente da una lungo viaggio in India. Lei aveva portato indietro con sé un corno tibetano di sette piedi, usato nei riti buddistici. La persuadei di lasciarmi portare il corno nella sala della casa degli studenti, dove lo impugnai bene e suonai vigorosamente. Un triste tono di devozione echeggiò nel dormitorio ed oltre nel campus universitario, era inverno.
Sapevo un po di buddismo, così fu spontaneo che trovai che quella mia esperienza ci fosse connessa. Sebbene mi consideravo cristiana, giudicavo che quel mio stato alterato e le sue rivelazioni avessero poco attinenza con la religione cristiana quale la conoscevo. Del resto, non avevo la chimera di aver trovato "Dio". Quel che avevo sperimentato aveva molto più a che fare con la sostanza della realtà che con una personalità cosmica. Ai miei amici, spiegai che consideravo tutti questi fenomeni come espressione di Dio, ma che queste erano solo parole per poter parlare di un ineffabile. Quel che effettivamente avevo percepito era un'energia luminosa, come la luce del sole. Non una luce bianca, era chiara ma trasparente; era la luce che illumina la realtà. Tutte le questioni erano risolte, tutte le dicotomie sciolte.
Sebbene non lo sapessi, fu l'apice del mio viaggio. Con la testa che mi girava per la bellezza delle mie spettacolari percezioni, cavalcavo il mio carro di luce e incitavo i miei cavalli alati ad andare avanti. Se avessi ascoltato la voce interna, essa avrebbe detto, come Febo:
Ascolta, figlio, queste semplici parole: scordati la frusta,
Ma tieni le redini con tutte le tue forze; questi cavalli
Corrono secondo la loro volontà; è arte difficile
Controllare il loro impeto.
Nello stato d'animo in cui mi trovavo, era spiacevole che i miei compagni di college non capissero le verità che per me erano ovvie, autoevidenti. Il mio buon umore incominciò a svaporare, provai una fitta di panico.
Desideravo con passione di continuare il mio viaggio. Come un esploratore che sta scoprendo un nuovo mondo, mi lanciavo a capofitto nel non conosciuto. I suoi segreti mi apparivano così familiari che "non noto" era niente di più né di meno che "già noto." Non mi fermai - e veramente non potevo fermarmi- a stimare che questo meraviglioso nuovo territorio fosse in verità un baratro, non solo pieno di delizie, ma anche di pericoli. Era l'abisso del cielo aperto e non avevo la capacità di attraversarlo. Tuttavia incalzavo, determinata a catturare la Verità.
Mi sedetti a gambe incrociate sul mio letto, incominciai a suonare un album di Al Jolson. Le sue liriche erano cariche dei motivi della cultura popolare americana. Canzoni come "Mammy" e "Swanee River" mi parlavano della mia fanciullezza nel Sud, dei servi negri che avevano cura di me quand'ero bambina. Come ascoltai queste canzoni, mi convinsi della tragedia della coscienza americana. I nostri più grandi risultati derivano, notai, dalla spiritualità negra e da ebrei come Gershwin e Goldwin che hanno trasferito questa sensibilità americana in films e cultura popolare. Così ciò che ci lusinga noi americani è in realtà l'espressione creativa di coloro che privatamente vituperiamo. Anni dopo ho capito che questo stesso stigma si applica alla pazzia, a coloro che l'hanno sperimentata.
La consapevolezza di questo paradosso mi riempì di pena e di grande afflizione. Per anni sono stata testimone di continui e amari battibecchi nella mia famiglia. Sebbene li ho amati molto, non potevo far niente per risolvere i loro conflitti. Avrei continuato ad amarli, anche quando il mio amore per una persona feriva l'altra, anche quando lottavo per perdonarli quando entrambi mi ferivano. Ora sono giunta alla conclusione che, nonostante le discordie, la mia famiglia aspirava allo stesso ideale di volersi bene. Ma dal momento che negavano di condividere convinzioni, non erano mai in pari tra di loro. Amavo questa bontà della mia famiglia e ora l'amavo nella cultura americana, che capivo ora per la prima volta. Condivise o nascoste che siano, le nostre fedi coesistono con le nostre paure.
Nel mio accresciuto stato di consapevolezza, udivo e apprezzavo sfumature nei suoni e nelle liriche, che mai avevo notato prima. Ogni nota era nitida, ogni parola piena di significato. Ascoltando, convenivo che questi canti dell'incoscio americano prefiguravano il futuro dell'America. In questi archetipi del mondo interiore, presentivo eventi specifici.
In quegli anni, era il 1962, il movimento dei Diritti Civili non si era espaso fino alla comunità nera del Sud.
.
..
(stiamo traducendo, fine a luglio)
*** Sharewrite 1997 Sally Clay **** sallyclay@earthlink.net ***
Permission is granted for personal distribution of this document
as long as it is unchanged in any way and this notice is included.
For permission to reprint it for general publication, contact me at
220 Moon Glow Avenue, Lake Placid, FL 33852, or by e-mail.