IL PROFETA FERITO

by Sally Clay

Mosè disse al Signore, "O Signore non sono mai stato un oratore,

né nel passato né da quando Voi avete parlato a questo

Vostro servo. Parlo lentamente e con poca voce. (Esodo 4:10)

Mosè tartagliava. Questo difetto permase anche dopo che fu andato sulla cima della montagna e tornato con l'autorità di guidare il suo popolo. E' per questo che suo fratello Aaron gli faceva da portavoce. Mosé non guarì mai.

Guarigione è l'ultima parola di moda nel campo della salute mentale. Negli ultimi due anni, circa, sono stata etichettata "guarita da malattia mentale". Ho conseguito questa etichetta da quando l'Ufficio per la Salute Mentale di New York mi ha invitata a partecipare al suo "Dialoghi sulla Guarigione". Eravamo una selezione scelta di utenti/sopravvissuti a discutere con un gruppo di psichiatri sul concetto di guarigione. Questi dialoghi sono venuti fuori e sono stati molto interessanti. Abbiamo coperto un ampio spettro di argomenti, da lamentele sui trattamenti di salute mentale più danneggianti che guarenti, alla partecipazione degli utenti al tirocinio degli psichiatri, a descrizioni personali della pazzia, a tecniche di "coping" ["farcela" "essere all'altezza di" ndt] e trattamento dei sintomi.

Dove la discussione ha mancato di indirizzarsi, però, è stato la natura della malattia mentale. Parecchi di noi, della categoria 'guariti', abbiamo descritto i nostri stati mentali estremi, nella speranza che questo potesse ispirare l'esame di quel che realmente avviene nella mente e anche nel corpo, delle persone etichettate malate mentali. Se noi siamo guariti, che cos'è da cui siamo guariti ? Se ora stiamo bene e prima eravamo malati, verso cosa ci siamo diretti per guarire ? Per qualche ragione la discussione non ha mai raggiunto questo basamento. Gli psichiatri durante i colloqui quando questo argomento veniva fuori diventavano visibilmente a disagio e preferivano sviare la discussione ad argomenti più agevoli. "Meccanismo 'coping' - 'farcela','diventare all'altezza', ndt-" era una tale diversione, un tentativo di considerare la profondità della pazzia come qualcosa di cui si può semplicemente 'diventare all'altezza', 'farcela con'.

Questo avrebbe senso solo se, se siamo malati, esistesse un marcatore per la malattia. Il diabete per es. è identificato da un test sul sangue che rivela la mancanza d'insulina. L'AIDS è identificato da un virus presente nel flusso sanguigno. Il cancro da un rigonfiamento tumorale visibile ai raggi X. Ma per la malattia mentale non c'è per ora un marcatore. Per quanto si è ampiamente speculato che la colpa sia nella chimica del cervello, non c'è nessun test di laboratorio che riveli tale natura biochimica della nostra malattia, neppure se noi siamo oppure no affatto malati. Marcatori genetici per la maniaco-depressione sono stati annunciati, ma poi scoperto che era uno sbaglio. La verità è che allo stato attuale dell'arte della psichiatria la diagnosi è basata solo su osservazioni soggettive del comportamento esteriore - non c'è nessun rilevatore oggettivo del processo interno.

Quelli di noi che hanno avuto quella esperienza che è chiamata "malattia mentale" sa nel suo cuore quanto in tali diagnosi manchi qualcosa di essenziale. Non tengono molto in considerazione quel che abbiamo veramente vissuto. Se anche un giorno una "cattiva" chimica o un gene "non in regola" sarà trovato, la pazzia ha una sua propria realtà che richiede considerazione. C'è qualcosa di avvincente nell'esperienza degli 'stati mentali alterati', qualcosa che Ed Podvoll chiama "La seduzione della pazzia" (Podvoll, 1990). Quel che è avvincente nella pazzia è che essa pone davanti la meta tentatrice dei segreti della coscienza, del benessere, del potere spirituale. E' la pazzia che porta alla nostra attenzione la mente, che ci conduce a ricordare che la mente è inseparabile dallo spirito, che è la coscienza che ci rende umani. Un grande lama buddista ha scritto:

Spiritualità, esistenza dell'io, luminosità,

Di cui non ci si ricordi sconvolgendoci

Non può essere chiamato pensiero.

(Tilopa 1963)

Per me, diventare "malata di mente" è stato sempre avere una crisi spirituale, e per guarire il trovare un modello spirituale è stato ogni volta questione di vita o di morte. La mia ricerca è cominciata oltre 30 anni fa, quando tolsi il tempo ai miei studi liceali per chiudermi da sola nella mia stanza per trovare Dio e il significato della vita. Per una settimana o oltre, ascoltai musica, mi trastullai con immagini mentali, ebbi rivelazioni spirituali. Sperimentai parecchie percezioni e sensazioni fisiche inusuali simili a quelle che avvengono con droghe quali l' LSD. Tutto ciò con a culmine una visione di unità e interdipendenza di tutto nell'universo - quella cosa che le parole non riescono ad esprimere, ma profondamente vero per chi lo esperimenta.

Ma il mio stato mentale estremo non andò via come sarebbe successo con le droghe che avessi eventualmente preso. Per un niente il mio umore girava a scuro e distruttivo - come un cattivo "trip" che non finisce mai. Colpii la custode della scuola, ferendole un braccio, e caddi in un abisso di disperazione e umor nero. Dal momento che non mangiavo, non dormivo, non parlavo con i miei amici, il collegio chiamò un'ambulanza che mi venisse a prendere. L'attendente dell'ambulanza mi somministrò una dose di Torazina, mi mise una camicia di forza, mi portò via. All'ospedale fui diagnosticata schizofrenica, chiusa in reclusione per parecchie settimane e trattata con 1200 milligrammi di Torazina al giorno. In seguito il dottore sostenne con me che tutta questa mia esperienza di estasi spirituale seguita da umor nero è stata solo malattia e irrazionalità, e anche che non avesse nessun senso. Demoralizzata, sono stata in ospedale per cinque mesi; una volta uscita ero una persona molto mesta per una che ha visto Iddio solo pochi mesi avanti. Ero sconfitta. Ho considerato me stessa un completo e totale fallimento per il resto della mia vita. Dio se ne era andato.

Non mi fu permesso di ritornare nel college; la maggior parte di quelli che erano stati miei amici non vollero più parlarmi. Divenni così fiacca e degradata che non potei lavorare; frequentai una scuola per segretarie solo perché mia madre insistette. Dopo un anno stetti abbastanza bene da trovare un lavoro e sposarmi.

Andavo bene nel lavoro ma dopo sei mesi di colpo ricaddi di nuovo e tornai in ospedale. Da allora sono stata in ospedale oltre 18 volte, una volta per quasi due anni.

Ho preso pressoché tutte le medicine psichiatriche dell'ambulatorio del medico - tranquillanti maggiori, tranquillanti minori, anti-depressione, elevatori dell'umore, pillole per dormire, litio e Prozac. Ho consumato tanti giorni in stanza di segregazione che non posso nemmeno contarli; sono stata rinchiusa in cinque manicomi. Mi hanno fatto sia lo shock insulinico che quello elettrico. Pochi di questi "trattamenti" mi hanno aiutato, la maggior parte di loro mi ha danneggiato malamente. Mi rendevano debilitata e disperata. Si può considerare un miracolo che sto ancora in piedi. Certamente non ho da ringraziare in niente il sistema della salute mentale. La fede nella mia esperienza interiore ritorna sempre a rafforzarmi, è solo questa prospettiva spirituale che mi permette di andare avanti.

Ho amato, bambina, quel momento di silenzio in chiesa prima che cominci la funzione. Volevo stare in ginocchio a lungo nel banco di preghiera, assorbita nel silenzio. Nella scuola superiore, senza dare un nome a quel che facevo, spesso sedevo da sola nella mia stanza o fuori sui monti o nei boschi e imparai ad apprezzare la pace e la confidenza che ciò comporta. Abbastanza stranamente, non realizzai quanto prezioso ciò fosse, a quel tempo era solo una parte di ciò che io ero e di quel che prediligevo essere. La Spiritualità è così -- è così prossima a te che non ti sembra importante. Dal momento che avevo fiducia nel mio pensiero, ci credevo, non ho mai perso il contatto con la realtà fondamentale, nemmeno quando divenni depressa o maniacale o angosciosa. Sia che i miei pensieri fossero diventati minacciosi oppure felici, sapevo che dietro tutti essi c'era la calma dello spirito. Sapevo che quantunque le mie emozioni potessero derivare dalla chimica del cervello, oppure esse stesse innescare mutazioni in tale chimica, ero io la responsabile sia della forma che prendeva le mie emozioni come anche il significato che io davo loro.

Anche dopo il più orribile trattamento ricevuto in ciascuno degli ospedali mentali, segretamente serbavo cara la visione spirituale avuta nei miei stati mentali alterati. Che non poteva essere cancellata perché era stata reale. Anche quando la depressione e la disperazione seguivano un episodio maniacale, la mia visione della verità prevaleva sulle piattezze e brutte copie offerte come aiuto da amici e terapisti. Le loro menzogne non erano mai più reali della mia visione. Però per quindici anni ho vissuto una menzogna. Tentavo di considerare la mia esperienza spirituale come un sintomo di malattia e rispettosamente tenere la mia vita sul sicuro anche se senza sapore e senza senso. Non lavorai mai. Inevitabilmente il mio pensiero se ne andava su sue strade e di nuovo ero avviluppata da un istituto mentale

Incominciai a star bene non prima del 1978, quindici anni dopo la mia prima ospedalizzazione. Cominciai a studiare e praticare il buddismo, dove ho trovato una comprensibile psicologia della mente e metodi specifici per superare la confusione e la sofferenza. Ho trovato delle descrizioni degli stati mentali identiche a quelle da me sperimentate quando "malata mentale". Soprattutto ho trovato una psicologia presentata come parte di un processo spirituale, una psicologia del sentimento (Freemantle, 1975; Govinda, 1969; Trungpa, 1972). Finalmente ho potuto riconoscere che la mia esperienza fu e è sempre stata, un viaggio spirituale - affatto malata, da vergognarmici, peccaminosa. Ero ormai una persona utile, pronta alla partenza; c'era una via su cui lavorare col mio proprio pensiero, a trasformare angosciosi stati mentali in apportatori di pace.

Ovviamente niente è così semplice. Ho scoperto ben presto che meditare alla maniera buddista seduta sul cuscino di meditazione era molto difficile a farsi quando la mia mente era disturbata. Non potevo durare ore come facevano gli altri che frequentavano lo stesso centro. Infine mi decisi a parlarne al lama tibetano a Woodstok, New York, e onestamente svelai la mia diagnosi di malattia mentale. Con trepidazione, confessai la mia convinzione di aver ottenuto dalle mie esperienze una preziosa iniziazione spirituale. Contrariamente ai miei amici e ai terapisti della costa Ovest, egli non tentò di convincermi che le mie convinzioni spirituali fossero banali e nient'altro che sintomi di malattia mentale. Prese quel che dicevo seriamente, il suo consiglio fu che io portassi la mia conoscenza nella comunità, che la usassi per aiutare gli altri.

Fu così che cominciai a lavorare come patrocinatore e difensore di diritti. Dopo aver parlato con il lama, dapprima andai volontaria alla Croce Rossa a Portland, Maine, lavorando nel loro gruppo per emergenze. Poi trovai un piccolo gruppo di sopravvissuti ai servizi psichiatrici e organizzai la Coalizione di Portland per gli Etichettati Psichiatrici. Poco per volta imparai a dar aiuto alla pari alle persone e come difenderle dentro il sistema della salute mentale. Quanto più andavo avanti in questo lavoro, tanto più acquistavo fiducia in me stessa. Per la prima volta dopo il college [il liceo-università negli Usa- ndt], incominciai a sentirmi una persona vera, qualcuno meritevole di rispetto. Non solo questo: incominciai proprio a ricevere rispetto, non solo dagli altri ex pazienti, anche dalle persone della comunità.

Mentre acquistavo confidenza nel praticare aiuto agli altri, diventò anche più agevole praticare le discipline mentali che mi avevano insegnato. Incominciai a fare meditazione per 20 minuti al giorno; anzi poiché mi aveva sempre dato gioia cantare, tornavo in chiesa per unirmi al coro. Però ottenni che "andai fuori proprio a fondo" e fui riospedalizzata quasi annualmente. Stanca di combattere questi episodi psicotici e spossata dal mio lavoro, nel 1988 ritornai a Woodstock e presi un appartamento vicino al monastero buddista. Speravo che la pratica spirituale mi aiutasse a chiarirmi via dalle mie arrabbiature e angosce, le emozioni che spingevano il mio stato mentale fuori controllo. Il mio maestro, Khenpo Karthar Rinpoche, mi diede istruzioni personali. Fui assegnata a praticare il Verde Tara Sadana, una meditazione salmodiata in preghiera di Tara, una divinità femminile di compassione e saggezza (Willson, 1986). Per due anni praticai intensamente il monastero KTD, ascoltando gli insegnamenti orali di molti importanti lama tibetani.

Questi insegnamenti mi confermarono che le mie interpretazioni spirituali delle mie esperienze maniacali erano valide, le mie intuizioni-iniziazione [insights- ndt] genuine.

Dopo questo periodo, mi avventurai di nuovo a tornare nel mondo. Feci volontariato nel telefono in-linea 24 ore della comunità locale; mi unii ai gruppi di supporto alla pari in due città vicine. In un paio d'anni organizzai i gruppi di supporto in una associazione non-profit chiamata PEOPLe: Progetti per Potenziare e Organizzare gli Etichettati Psichiatrici. Basata sul modello della Coalizione di Portland, PEOPLe divenne una forza in tutta la Valle dell'Hudson a New York per fornire difesa e risorse.

Ora sono otto anni che non sono più rimandata in un istituto mentale. Per quanto non posso certo vantarmi di stabilità del mio vivere, ancor meno di chiarezza, però le mie rabbie e angosce sono molto diminuite; i miei impulsi non mi spingono più oltre il margine, nella pazzia. Ancor più di prima, è mia convinzione che questa guarigione, se si può chiamarla tale, è il risultato del mio praticare lo spirituale. La fede in me stessa che acquistai una volta da una preghiera silenziosa, mi ha reso più facile capire senza angoscia i miei stati mentali. Il Verde Tara Sadana, una specie di yoga, mi condusse a stabilizzare i miei stati mentali integrando mente e corpo. L'aiuto che ho dato agli altri mi ha insegnato la compassione.

Ma io debbo rendere anche in parte ringraziamento alla mia pazzia. Quando ero al monastero e ascoltavo i lama, paragonavo quel che dicevano a quel che avevo esperimentato. Le due cose si accompagnavano insieme. Quel che i lama dicevano sulla natura della mente, coincideva con quel che avevo prima imparato nei miei stati alterati di coscienza. Dai lama imparai quanto è importante rispettare la nostra coscienza, in tutte le sue dimensioni. E' una casa con molte mansioni.

Il dubbio permane: Se la malattia mentale è uno star male della mente, qual è la natura della mente? Se gli stati alterati di coscienza hanno valore, cos'è questo guarire da essi? Qual è il nostro modello valido di star bene? E' vero, come qualcuno dice, che la realizzazione spirituale è la aspirazione più alta dell'uomo? Se è così, non dovrebbe essere proprio questo il nostro modello di star bene? Come guarire, andar verso uno stato di benessere? E' guarire per un paziente mentale in qualcosa diverso dal raggiungere il benessere di ogni altra persona?

Perché persone in stato maniacale provano decisamente un bisogno urgente di salvare il mondo e chiamano se stessi messia o redentore? Ciò è solo pomposo, oppure queste persone effettivamente odono una chiamata ad aiutare gli altri?

Sappiamo che le persone dette schizofreniche odono voci. Ma per quale ragione avviene che essi le odono? Perché in questa cultura ci sono certe forme di malattia mentale così tormentosamente penose e interminabili? La ragione è la malattia, o c'è un tragico equivoco di proporzioni globali? Chi è malato -- è il visionario o è la società stessa?

Si sa ora che la malattia mentale appare in proporzione molto alta negli artisti creativi e nei leaders mondiali. Alcune persone che hanno acquistato grandezza a dispetto di -- o forse grazie a - afflizioni mentali sono gli artisti Vincent Van Gogh, il poeta Robert Lowell, il presidente Abramo Lincoln. E' solo un caso, o c'è invece un collegamento necessario tra pazzia e creatività?

Da secoli, da quando il pensiero umano è emerso distinto da quello delle scimmie nella catena dell'evoluzione, persone hanno esperimentato stati mentali estremi. In gran parte delle società, gli stati alterati di coscienza hanno tenuto un posto di rispetto, sono serviti a dare significati spirituali alla cultura. Nelle culture indigene, per esempio, la tradizione sciamanica implica un viaggio individuale attraverso la propria mente. Questo viaggio tipicamente è una sofferenza e persino turbolento, ma poiché le persone che lo esperimentano sono guidate attraverso esso da anziani spirituali e dalla stessa comunità, esse emergono da questa ordalia con saggezza nuova e il potere di guarire.

I popoli dell'est ritengono che i disturbi mentali sono questione di entrambi il corpo e l'anima. Quantunque le emozioni vengono dal cervello, la mente è localizzata nel cuore, non nella testa. Mente e cuore sono sinonimi. Quindi il cervello è parte del corpo, ma la mente è parte dello spirito. Nell'antico testo sacro indiano, il Bhagavad-Gita, c'è un brano, chiamato "la Canzone di Dio", che dice: "Ciascuno deve elevarsi sopra il proprio pensiero, non degradarsi. Il pensiero è amico dell'anima umana, ma anche suo nemico" (Murray 1980). Nell'antica medicina tibetana, la pazzia è considerata la malattia più facile da curare, è trattata con erbe, dieta e pratiche spirituali (Clifford 1984). Il buddismo, come altre tradizioni contemplative, usano la disciplina della meditazione per aprire dimensioni di stati mentali extra-ordinari che conducono a spirituale benessere.

Anche le religione giudaiche-cristiane sono fondate sulla esperienza interiore. Quando Mosè salì sulla montagna, esperimentò stati mentali alterati. Ebbe una visione - voi potreste chiamarla allucinazione - di un cespuglio in fiamme e si trovò faccia a faccia con qualcosa di cui non disse il nome, che lo terrificò.

Qui gli apparve l'angelo del Signore come lingue di fuoco nel cespuglio. Mosè sapeva che sebbene il boschetto appariva in fiamme, esso non bruciava. Perciò Mosè pensò, "voglio veder meglio questo strano prodigio - perché il cespuglio in fiamme non brucia." Quando il Signore si accorse che egli era andato oltre il guardare, Il Signore lo chiamò da dentro il cespuglio, "Mosè, Mosè!" E Mosè disse, "Ci sono."

[Yahweh disse a Mosè che era stato incaricato di portare gli israeliti fuori dall'Egitto.]

Mosè disse a Yahweh, " Supponiamo che vado dagli Israeliti e dico loro, 'Il Dio dei vostri padri mi ha mandato da voi' ed essi mi chiedono, 'Qual'è il Suo nome?' 'Allora cosa risponderò loro?' Dio disse a Mosè, "Io sono quel che sono. Questo è quel che devi rispondere agli Israeliti: IO SONO mi ha inviato da voi " (Esodo 3:2-14)

E' stata questa esperienza che ha reso Mosè un profeta. In seguito, come si sa, ha ricevuto i dieci comandamenti e portato le tavole di pietra al suo popolo. Ma questo è avvenuto dopo. L'esperienza che ha abilitato Mosè a guidare il suo popolo è stato uno stato alterato di coscienza. E molti di noi che sono stati etichettati malati mentali, conoscono di prima mano in cosa consiste uno stato alterato di coscienza.

Noi conosciamo cos'è "Io sono". Se fossimo buddisti conosceremmo cos'è "la non-qualità" ['suchness' non qualità, non essenza, il vuoto - ndt]. Se fossimo sciamani conosceremmo "cosa siamo"

Prima dei tempi attuali, gli stati alterati di coscienza del tipo che ho descritto erano parte integrale dell'esperienza umana -- ed integrati in essa --. Tra i tanti modi di incorporazione nella società c'era la maniera sciamanica/guaritrice, la maniera contemplativa/guru e la maniera profetica/condottiero. E' solo nei tempi recenti che gli stati alterati di coscienza sono stati medicalizzati e stigmatizzati negativamente. E' solo nei tempi recenti che droghe potenti sono usate per sopprimere quegli stati alterati di coscienza che una volta producevano i nostri profeti e i nostri santi.

Non ci si deve sorprendere se è proprio adesso che la nostra società è caduta in una crisi spirituale di proporzioni senza precedenti. Se ancora non ve ne siete accorti, ora non abbiamo più sciamani e profeti. Può darsi ci sarebbe chi potrebbe ricevere nomi simili, ma per una ragione od un'altra è manchevole l'esperienza la conoscenza che forgia tali persone. Questa mancanza è sentita con dolore. Abbiamo perduto, perduto su scala globale. Il nostro mondo ha perso il suo senso, le nostre religioni hanno perduto la loro autorità.

Non ci si deve sorprendere se milioni di persone oggi cercano di raggiungere stati alterati di coscienza nel solo modo che conoscono, con droghe alteranti - anziché usare il pensiero. Possiamo tentare insieme a loro di sbarazzarci di tali droghe, ma, poiché siamo uomini, non possiamo sbarazzarci del bisogno degli stati alterati di coscienza

Il buddismo identifica due componenti per la realizzazione spirituale - la saggezza e la compassione. Prescrive la meditazione per raggiungere chiarezza mentale e compiere buone opere, per imparare la compassione. L'esperienza interiore del pensiero attraverso la meditazione, apre il cuore alla compassione. Similmente, la virtù verso noi stessi e gli altri apre la nostra mente alla saggezza. Il Bhagavad-Gita dice, "Quello la cui mente è controllata e si sforza di giusti pensieri si assicura il successo" (Murray 1980). E Gesù parlava delle stesse due attività quando nominò i due grandi comandamenti (Matteo 22:37-39). Il primo è "ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutto il tuo pensiero." Questo corrisponde alla saggezza. Il secondo grande comandamento è "ama il tuo prossimo come te stesso" -- che è la stessa cosa della compassione.

Il praticare il Darma è stato per me apportatore di salute, perché ho trovato che i due aspetti che portano alla chiarezza secondo il buddismo -- la saggezza e la compassione -- sono prescrizioni per il benessere mentale in generale. Seguendoli ho raggiunto ciò che altri hanno chiamato "guarigione". Ma la chiarezza e l'amore non sono peculiari solo alle religioni dell'Oriente, non è necessario rivolgersi a pratiche esoteriche per trovare una cura alle sofferenze mentali. Dobbiamo, però, riesaminare i trattamenti di salute mentale nella prospettiva degli stati mentali -- in altre parole la coscienza. Ritengo che qualsiasi proficuo trattamento di malattia mentale debba avere una base spirituale.

Qualsiasi modello per guarire la mente deve incominciare col riconoscere le proprietà spirituali inerenti agli stati alterati di coscienza. Esso includerà un interscambio umano tra paziente e guaritore, tale che il paziente possa compartecipare e anche trasmettere quel che ha imparato. Chi ha esperimentato la pazzia ha qualcosa da portare indietro al mondo. Non è una coincidenza che noi siamo frequentemente pensatori sensibili, con talento per le arti, capaci di comprendere gli altri. Molti di noi hanno vissuto l' "Io sono", hanno capito la "non-qualità" dei fenomeni, vorrebbero aiutare gli altri.

I professionisti della salute mentale hanno bisogno di studiare le dimensioni della coscienza, imparare loro stessi a praticare la saggezza e la compassione. Queste discipline interiori possono e dovrebbero essere insegnate a chiunque voglia entrare nel campo della salute mentale. Chi soffre di confusione mentale può aver bisogno di tecnologia medica, anche di psicofarmaci, per essere aiutato a "farcela." Ma qualsiasi buon psichiatra, psicologo, operatore nella salute mentale deve essere prima di tutto un decente essere umano -- e certificato tale!

Quando si parla di trovare una "cura" per la malattia mentale, è importante estendere la definizione di buona salute fino ad includere la chiarezza e la compassione che possono coesistere con i cosiddetti "sintomi." La salute poi, può essere conseguita nonostante malattie e disabilità congenite. Ad esempio sia Franklin Delano Roosvelt che Helen Keller erano disabili fisici gravi, ma tuttavia uno diventò leader l'altra guida di milioni di persone. Nel mio caso, il processo di guarimento e il mio lavoro coronato da successo come difensore civico ["difensore alla pari" ndt] incominciarono mentre ancora soffrivo di periodiche ricadute e continuarono per un certo tempo nonostante ancora andavo dentro e fuori dell'ospedale.

Pochi di noi contrassegnati dalla psichiatria possono vantare di essere guariti fino ad un punto da non esperimentare più l'energia maniacale, o la depressione, o le voci, né la nostra confusione. E' imbarazzante ma debbo riconoscere che negli ultimi sei mesi io stessa sono stata parecchio depressa. Non ritengo che andrò così tanto fuori controllo da dover essere ospedalizzata. Ma se anche questo avvenisse, non perderò fiducia nella mia esperienza e nella mia via. Sono anche confortata da un altra lezione imparata dai lama tibetani. Queste sante persone, ma sante persone ho incontrato anche in altre culture, sono notevoli per la loro autentica umanità. Esse hanno i loro ghirigori manie e debolezze, ma esse in nessuna maniera contraddicono la loro realizzazione spirituale.

Spesso nella comunità ci si aspetta che ex pazienti e pazienti rafforzino la loro vita come le persone che vediamo intorno noi. Ma ovunque in questi giorni vediamo persone che vivono una quieta disperazione -- vite, come ha rilevato Kierkegaard, nella "indifferenza, così distanti dal buono da essere troppo fiacche per essere chiamate di peccatori, ma tuttavia troppo fiacche per essere dette di disperati."(Kierkegaard, 1854). Noi che abbiamo esperimentato la malattia mentale abbiamo tutti imparato la stessa cosa, sia che i nostri stati mentali estremi fossero ispiranti o impaurenti. Noi sappiamo di aver raggiunto la spina dorsale nuda dello spirito e di ciò che significa essere umani. Qualsiasi sia la nostra sofferenza, sappiamo che non intendiamo diventare automi, né indossare la falsa facciata che gli altri adottano.

O che si sia avuto rivelazioni o si sia raggiunto il fondo della roccia di base, la maggior parte di noi ha anche sofferto per l'ignoranza di coloro che hanno paura di guardare a ciò che noi abbiamo visto, che cercano sempre di cambiare argomento. Quantunque ne siamo usciti rotti, abbiamo però saggiato il nocciolo della realtà. C'è qualcosa che deve essere appreso sul mistero del vivente , qualcosa di importante sia per quelli che hanno sofferto sia per quelli che cercano di aiutarci. Dobbiamo insegnare l'un l'altro.

Dobbiamo insegnare l'un l'altro, sapendo che spesso è il guaritore ferito, o il profeta ferito, che è più abile ad aiutare gli altri. Lo stigma che siamo orsi non deve essere marchio di vergogna. Invece, come Giacobbe dopo che ebbe lottato con l'angelo, noi dobbiamo portare la nostra disabilità come un distintivo onorifico. Nel primo stato alterato di Giacobbe, egli ricevette una ferita che permase con lui per tutto il resto della sua vita:

Quella notte, dopo che Giacobbe ebbe lasciato la sua famiglia vicino al ruscello, egli ..... . Perciò fu lasciato solo, e un uomo lottò con lui fino all'alba. Quando quest'uomo si accorse che non poteva sopraffarlo, egli afferrò l'incavo dell'anca di Giacobbe cosicché la sua anca fu stirata quando lottavano. Allora l'uomo disse, "lasciami andare, perché è l'alba." Ma Giacobbe rispose, "non vi lascerò andare a meno che non mi ferite." L'uomo chiese, "Come vi chiamate?" "Giacobbe," egli rispose. Allora l'uomo disse, "Il tuo nome non sarà più Giacobbe, ma Israele, perché hai lottato con uomo e con Dio e vinto." (Genesi 32:22,28)

Giacobbe diede nome Penial, che significa "faccia di Dio", al luogo della sua lotta. Anch'io ho visto Dio faccia a faccia e voglio ricordare il mio Penial. Veramente non voglio essere chiamata guarita. Dalla mia esperienza di pazzia ho ricevuto una ferita che ha cambiato la mia vita. Mi ha reso abile ad aiutare gli altri e conoscere me stessa. Sono orgogliosa di aver lottato con Dio e con il sistema della salute mentale.

Non sono guarita. Ho superato

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BIBLIOGRAFIA (abbreviata)

Clifford, Terry (1984). Tibetan Buddhist Medicine and Psychiatry.
Freemantle, Francesca, and Chogyam Trungpa. (1975). The Tibetan Book of the Dead.
Govinda, Lama Anagarika (1969). Foundations of Tibetan Mysticism.
Holy Bible, New International Version.
Kierkegaard, Soren. (1954). Appendix to The Sickness Unto Death.
Miller, Judith S. (1990). "Mental Illness and Spiritual Crisis,' Psychosocial Rehabilitation Journal. (14:2).
Murray, Kim and Chris. (1980). Illuminations from the Bhagavad-Gita.
Podvoll, Edward M. (1990). The Seduction of Madness.
Tilopa (1963). "Song of Oral Instructions." The Life and Teaching of Naropa
Trungpa, Chogyam. (1972). Mudra.
Trungpa, Chogyam. (1984). Shambhala. The Sacred Path of the Warrior.
Willson, Martin. (1986). In Praise of Tara. Songs to the Saviouress.

Sally Clay copyright 1994


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Traduzione integrale (maggio 2001) a cura di NO!PAZZIA del brano "The Wounded Prophet" di Sally Clay da http://home.earthlink.net/~sallyclay/ - tutti i diritti d'autore restano a Sally Clay.


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