ALLUCINAZIONI
= NODO CULTURALE : Modo straordinario del pensiero o malattia? o porta
magico-religiosa nel XXI secolo?
[vedi qualche resoconto di allucinazioni ad es. nel sito
di Nignoli, anche qui in "interpretazione dei
ready-made di M. Duchamp mediante allucinazioni"]
La questione delle a l l u c i n a z i o n i è un nodo centrale sia per qualsiasi tentativo di capire, spiegarsi, convivere con la pazzia; che per la Cultura in generale, in particolare per l’aspetto che riguarda la religione; che per il dilemma se la pazzia è una malattia medica o una malattia solo psicologica o affatto malattia.
Per chi legge ma non fosse ben informato il raccontare che si hanno fenomeni allucinatori è uno dei requisiti base, di per sè sufficiente se il fenomeno si è ripetuto, per essere diagnosticati schizofrenici. Basta questo per gli psichiatri.
Simultaneamente è probabile che qualsiasi studioso serio di religioni si sia posto il dilemma se le visioni e/o le ‘voci’ dei santi e dei fondatori di religioni fossero allucinazioni o realtà (realtà autentica di un fenomeno raro magico-religioso) [o, se anche non esattamente reali, comunque fenomeni autentici causati da un divino o magico esterno realmente intervenuto, non fenomeni interni del tutto soggettivi del solo individuo] . Anche qualche religioso si sarà posto il dilemma. Purtroppo di solito questo nodo è sciolto usando due pesi e due misure: una per i santi e una molto diversa per i pazzi: Per sostanzialmente lo stesso fenomeno: le allucinazioni per i santi sono messaggi di Dio, per noi pazzi segni base di malattia del cervello. In questi frangenti di allucinazioni-visioni non essendoci, non credo ci sia, altra differenza tra noi e loro che l’opinione della gente. Non credo che ad una eventuale (improbabile per loro) analisi medica approfondita altro, cioè una differenza che noi effettivamente malati nel corpo (cervello) ma loro sani, risulti (visto che già nessuna differenza si vede tra noi ‘pazzi’ e i ‘normali’).
Comunque anche adesso nel XXI secolo molti di noi "pazzi" al presentarcisi, nel nostro stato d’incertezza esagitato e febbrile dovuto a motivi concreti nostri personali, delle prime allucinazioni, siamo quasi sempre se non di regola dell’opinione che l’allucinazione non è tale, cioè un abbaglio un autoinganno, ma certi o quasi che è un segno di tipo magico o religioso a noi pervenuto, un segno di molto favorevole auspicio: Che finalmente quindi non è vero che siamo poco o niente, ma invece è certo che siamo qualcuno molto importante.
Il problema delle allucinazioni
coinvolge quasi direttamente la questione se esistono o sono mai esistiti
fenomeni magici (o sovrannaturali religiosi nella dizione dei credenti)
reali effettivamente avvenuti, sia nel senso della realtà autenticamente
magico-religiosa del messaggio-allucinazione, sia nel senso che il fenomeno
magico, qualsiasi sia, potrebbe essere stato tutto allucinazione, eventualmente
collettiva.
La via per un chiarimento scientificamente e filosoficamente agguerrito del dilemma in questione della realtà di fenomeni magici, se realtà od autoinganno o inganno, è stato solo recentemente impostata, dalle scuole di studi antropologici ed etnologici. In particolare da Ernesto de Martino. Il dilemma non è risolto in un senso o nell’altro [del tutto allucinazione o suggestione o trucco, affatto realtà; o viceversa non allucinazione suggestione od inganno ma effettiva realtà], perché si riconosce che ci sono due situazioni storiche e strutturali diverse: 1) c’è un mondo ‘primitivo’ magico in cui l’esistenza di ognuno ("l’Esserci" nella dizione della filosofia esistenzialistica) non è garantita ed in cui quindi la realtà magica è necessaria , c’è tutta una struttura culturale e sociale adeguata ed effettivamente in tale contesto la realtà magica c’è, contro a 2) un mondo contemporaneo di derivazione europea in cui l’Esserci è invece certo, non in dubbio e in costruzione - ad eccezione appunto delle sporadiche crisi esistenziali individuali che portano alla pazzia - e in questo mondo la realtà di fatti magici di regola non c’è. Si tratta quindi di una verità non confrontabile perché riguarda due sistemi diversi: due mondi diversi non solo, sempre secondo De Martino, per la struttura di riferimento culturale e religiosa diversa ma anche storicamente - nel senso della storia dello spirito collettivo hegeliano - uno successivo all’altro. Ciascuna delle due strutture è completa in sé; nel mondo primitivo la magia esiste, è la regola; nel nostro la magia è eccezione, fuori regola, se poi c’è. Una convinzione di essere colpiti dal malocchio può effettivamente in quel mondo portare, riportano gli etnologi, alla malattia e alla morte. Un’allucinazione nel mondo primitivo è buon segno di benevolenza dei poteri magici, indica una vocazione, dà potere e prestigio; nel nostro mondo si è contrassegnati matti, rinchiusi, psicofarmizzati a vita. D’altra parte nel loro mondo in cui il vivere è totalmente aleatorio ed insicuro, c’è bisogno di chi interpreta i minimi segni, dà un suggerimento; chi vede ed interpreta i "segni" è necessario per la società è pizia o sciamano. Nel nostro mondo la situazione di vita lavoro-casa-famiglia è molto più solida, la religione già data e ben lontana da pratiche magiche, chi ha allucinazioni o spersonalizzazioni (sostanzialmente simili all’ascoltare e all’impersonare gli ‘spiriti guida’ degli sciamani) non è richiesto e non serve alla società, è emarginato. Siamo appunto una notevole parte di noi "pazzi".
Nonostante l’incommensurabilità,
la separazione, tra i due mondi, resta tutt’ora qualche raro fatto fisico,
come i piedi non bruciati di chi attraversa scalzo la pista rituale di
pietre roventi, a costituire la frontiera di una minima zona comune residua
di confine, zona comune sempre più sottile e oramai invisibile [del
resto poco praticabile da noi contemporanei, ad esempio perchè è
di solito richiesto il crederci per l’assisterci, necessario l’essere "purificati"
per camminarci, .. attenzione a non voltarsi se ci si incammina sopra ...;
la opinione che giustamente inevitabilmente avanziamo noi del XXI secolo
è
che forse è proprio una truffa !] ma muro enorme di una separazione
totale.
Lasciando per il momento da parte il problema della realtà magica, che comprende non solo i fenomeni che noi consideriamo allucinazioni, ma una categoria più ampia di ‘magie’, torno al mondo di adesso e mi fermo sulle allucinazioni. Allucinazioni o messaggi magico/religiosi che anche in questo mondo continuano ad esserci. Solo per noi pazzi, (o per chi ha una febbre alta e delira).
Si intende per allucinazioni :
- quelle acustiche [parole che si odono ma nessuno c’è che realmente le pronuncia, con varianti "da fuori" o "di dentro" a seconda da dove sembra provengano (chiamate "Voci"- ‘di fuori’ - o ‘di dentro’ ); anche musiche. Il tutto quasi sempre molto verosimigliante perciò ingannevole, le prime volte non si capisce proprio che non è realtà; spesso la voce è di una persona conosciuta];
- quelle ottiche "Visioni", a volte nel dormiveglia [però di queste di solito - non sempre - si capisce se siamo noi ad immaginarci];
- spesso sono odori che niente genera ma ben intensi;
- anche sapori e
- tatto allucinati.
Tutti i sensi dunque sono replicati-ingannati.
[Anche una parte del corpo può essere sentita non propria. Addirittura tutto il corpo ("spersonalizzazione") ma di solito questi fenomeni sono non so quanto arbitrariamente considerati a parte, diversi dalle ‘allucinazioni’ vere e proprie, la parola allucinazione è di solito riservata a quelle ingannanti (o replicanti) i cinque sensi].
Secondo chi scrive si deve essere d’accordo con la scienza sul loro essere allucinazioni, nel senso di non reali, esclusivamente nostre produzioni mentali, per intenderci all’incirca a metà strada tra frammenti di sogno vissuti da sveglio e le normali immagini mentali dell’immaginarsi, comprendendo i dialoghi interni con se stesso o persone immaginate; normali fenomeni d’introspezione che qui si ingigantiscono e diventano quasi-reali ingannando i sensi. A metà tra immaginarsi e sogno, sogno da svegli. Però non senza senso né dovute a malattia del cervello. Non, secondo noi, dovute a malattia ma modo straordinario umano per fronteggiare un'emergenza.
Infatti il nostro cervello agendo normalmente produce parole ed immagini nel sogno, è un suo lavoro normale: se le produce anche da sveglio d’accordo che è un fatto eccezionale, ma non per questo può essere ritenuto senz’altro un cervello deteriorato od inceppato, del tutto fuori del suo essere normale. Secondo l’abbozzo di teoria che qui avanziamo le allucinazioni sono una risposta eccezionale ad una situazione di emergenza eccezionale, ad una crisi esistenziale dell’io: ma esse hanno senso e costituiscono un tentativo fondamentalmente giusto-valido di far fronte all’emergenza.
Però il meccanismo che esse fanno scattare è quello magico, la convinzione di essere in presenza di un fenomeno magico-religioso eccezionale rivolto proprio a noi. Questa convinzione di straordinarietà magica è forse opportuna se non necessaria per ridare all’io caduto del tutto in basso [oppure che sta andando in una direzione pericolosamente contraria alla sua essenza] una nuova base, una nuova direzione, un nuovo fondamento per riscattare se stesso e ricostituire il proprio "essere al mondo", l’ "Esserci" secondo la filosofia esistenzialista. La convinzione magica di importanza di sé appunto derivata dal fenomeno strano e straordinario dell’allucinazione (del resto culturalmente associato a fenomeno se non proprio magico certamente in odore di magia-religione) è sufficiente a "tirar su" l’io abbattuto, ridargli una grossa speranza, una prospettiva nuova, non più un ruolo sottomesso ma di primo piano. Appunto perché confortato da sintonia supporto di realtà magico-religiosa ora rivelatasi.
Il guaio purtroppo, la contraddizione in sé di questo fenomeno di autorifondazione di sé mediante convinzione magico-religiosa fondata su allucinazioni (appunto da noi "pazzi" spontaneamente quasi di regola ritenute, di nuovo come nell’antico ‘mondo magico’, segni messaggi visioni magico-religiose), è che la Cultura esterna odierna non è predisposta per recepire chi vanta di aver vissuto o di vivere fenomeni magico-religiosi. Anche perché quasi sempre si tratta di convinzioni eretiche rispetto le religioni ufficiali [nonché queste religioni sono del tutto riluttanti a trattare con chi vanta ‘voci’ e visioni ]. [Inoltre queste convinzioni di tipo magico o magico-religioso quasi certamente sono tutte diverse divergenti tra di loro, cioè molto diverse da un 'pazzo' all’altro]. Purtroppo anche, questa Cultura non solo non è predisposta per accettare la valenza magica dell’esperienza delle allucinazioni, ma nemmeno una loro possibile trasposizione seppur riduttiva di senso utilizzabile, una trascrizione una valenza simbolica un valore metaforico [a meno che non si vada da uno psicanalista, ma chi ha allucinazioni durante esse difficilmente ci andrà], che siano già dati, disponibili per chi impazzisce. Quasi niente dalla cultura corrente è predisposto dato di utile immediato per chi impazzisce - nel senso di minima guida concettuale culturale. Chi impazzisce si trova così in un isolamento totale in un mondo del tutto nuovo a pensarci del tutto da solo. Un mondo magico personale. In balia di tutto e di niente.
A questo proposito dell’utilità dell’allucinazione, invece sosteniamo la sua sostanziale giustezza, almeno come senso generale, come indicazione da tener presente. Se ad es. una "Voce" consiglia di non fare una certa cosa mentre eravamo precepitati a farla, sarà bene pensarci su, se non proprio dar subito retta alla 'voce' almeno tenerla presente se non come segno magico certo come una spinta in fondo nostra interna contrastante la via intrapresa. Come indicazioni sì contrastanti le nostre decisioni, ma provenienti da una parte sepolta di noi che però c’è , che ha le sue ragioni; una parte di noi con cui stiamo entrando in contraddizione aperta: la via intrapresa è una strada non buona se non decisamente sbagliata. Anche se le "Voci" provengono (sembrano) da persone antipatiche, tuttavia è una nostra rappresentazione interna di loro, siamo sempre noi a generarle.
Se è una parte sotterranea di noi che genera le allucinazioni - la parte incoscia dell’io, secondo la teoria di Freud - oppure il tutto è un fenomeno una presenza magica religiosa che interviene nella nostro io, questo secondo chi scrive va ritenuto, da parte di chi vive il fenomeno, di secondaria importanza rispetto l’esigenza primaria di tener conto del fatto, per non perdere totalmente la bussola di quel che fare. (I religiosi , i sostenitori della spiritualità, nonché gli adepti a sette misteriche, che leggono queste righe, si opporranno sicuramente alla mia tesi di mettere per il momento da parte le loro dottrine e di agire invece abbastanza immediatamente secondo il senso principale dell'allucinazione: ma questo mi ha insegnato la mia esperienza, appunto per non perdere la bussola di che fare)
In questo senso che noi qui proponiamo, le allucinazioni sono dunque una produzione del nostro io, dotate di senso, seppur soltanto indicativo o metaforico. Anzi è una maniera propria dell’uomo di trovare risposte in situazioni di crisi grave in questo modo: con le allucinazioni e ritenendole più o meno magiche.
Secondo noi su questo punto, vista la debacle scientifica della teoria medica della pazzia, la Cultura non può continuare con due pesi e due misure tra noi pazzi e i santi e profeti. Se le allucinazioni sono malattia, era tale -pazzo- Maometto che ha scritto parte del Corano sotto dettatura di ‘Voci’, nonché S. Pietro per una Voce fermatosi sulla strada di Gerico, Mosè spinto a diventare quello che conosciamo dalla visione delle fiamme. Per non parlare dell’incontro di Gesù Cristo col diavolo, tra sogno e realtà. Ecc., ecc. [vedi ad es. sito Soshanna ]. Tutti pazzi anche loro ?
In ogni caso non si può dar credito totale come segno sufficiente agli psichiatri che allucinazione = malattia.
La Cultura deve dare una risposta netta, non due pesi e due misure, a proposito delle allucinazioni.
Chi scrive è dell’opinione che non c’è differenza nel nostro cervello e nella validità di senso delle nostre allucinazioni rispetto il cervello e le allucinazioni dei santi e profeti, solo che i santi e i profeti propongono, hanno proposto ed agito una concezione del mondo che corrispondeva all’esigenza della società in quel momento; noi evidentemente no. Per quanto ora XXI secolo, noi siamo zoppati in partenza dalla concezione medico-psichiatrica della pazzia, invalidante totalmente. [Anche il loro essere stati, i santi, fondamentalmente altruisti, mentre gran parte di noi egoisti, è quasi certamente concausa importante di non essere stati rigettati]
Quanto all’esistenza di una realtà magica anche oltre le allucinazioni [cioè non allucinazioni e favole raccontate ma effettive magie o, per chi preferisca sentire questa dizione, fenomeni ‘sovrannaturali’ (?) religiosi] ebbene forse c’è, nonostante la teoria di De Martino della transizione irreversibile dal mondo primitivo magico a quello attuale; ma probabilmente questa realtà magica è molto più limitata in possibilità di quanto vantano le vecchie religioni o le concezioni di culture attuali residue in via di estinzione. [vedi mie memorie nel mio sito personale; ne parlerò in seguito in "Realtà magica" sempre in NO ! PAZZIA ]
Resta comunque che se ci sono fenomeni magici reali [probabilmente solo trasmissioni telepatiche inconsapevoli, con risultati più o meno attivi sulle persone coscienti] questi confinano e si sovrappongono ai fenomeni soltanto allucinazioni, dando luogo a difficili distinguo, ad un mix quasi sempre inestricabile. Mix inestricabile che sommato al montarsi la testa su tali fatti magici, reali o presunti che siano, e nella situazione di effettiva difficoltà storica personale ad integrarsi con l'esterno sociale, costituisce appunto la base della pazzia.
Però fondamentalmente le allucinazioni sono un fenomeno di aiuto nella crisi esistenziale che porta alla pazzia; un modo di cercare una soluzione, un mezzo proprio dell’uomo; non segno di malattia ma mezzo di autoguarigione; via di fuoriuscita dalla situazione impossibile precedente. Magari è solo un montarsi la testa ma trovando la propria via e scartando le non proprie. Se questo fosse chiaro in partenza ! Ma purtroppo nella cultura occidentale non lo è. Così spesso ci si ingolfa in esse allucinazioni, non si riesce a districarcene, quindi causano un peggioramento come risultato globale. Ma questo danno recato dalle allucinazioni è sia per debolezza e/o eccessiva presunzione di quell’io impazzito, che della Cultura che non gli ha fornito guida adeguata in proposito.
Se si riesce ad adottare il
criterio di non dare alle allucinazioni un valore eccezionale, ma considerarle
un semplice altro mezzo a disposizione dell'uomo - che può
indurre talvolta in inganno -, esse possono risultare per certi problemi
parecchio utili e comunque chiarificanti [vedi ad es. qui la mia interpretaz.
di Duchamp]
Non è con questo che riteniamo che le allucinazioni siano tutti fiori e rose. E' sempre da ritenere plausibile una concezione globale piuttosto negativa della pazzia : Che la pazzia e le allucinazioni suo modo principale, siano una prova di appello ultima chance per già condannati da un meccanismo di sopravvivenza di gruppo che scarta i 'pesi morti'. Nel senso che anche gli umani sono un ecosistema né più ne meno degli ecosistemi degli animali selvaggi. In qualità di ecosistema automaticamente scarta in un modo o nell'altro chi non si adegua alle necessità di gruppo, non resiste al ritmo alla situazione allo stress. Appunto chi non resiste alla vita cade si trova in una crisi esistenziale, è prossimo ad essere scartato. Reagisce, tenta di riscattarsi ricorrendo alle allucinazioni-magia, alla pazzia. Questa via di riscatto era valida in una cultura precedente, qualche millennio fa; ora è difficilmente praticabile. In questa concezione piuttosto pessimistica della Pazzia, le allucinazioni sono un ultimo mezzo estremo perché o mandano fuori di testa del tutto o hanno in sé la via del riscatto. Possibile mezzo di riscatto purché ci sia una minima cultura adeguata, personale e della Società, ora assente.
Per una Cultura sociale più adeguata si deve buttare a mare
la teoria medica della pazzia, cioè gli psichiatri. Nonchè
correggere l'attuale concezione esagerata del fatto magico e quindi prendere
di petto le religioni tradizionali, sminuire di molto i loro "miracoli".
Cioè lottare contro le gerarchie ecclesiastiche, tutte quelle che
vantano 'miracoli' ! !
( - seguito altri capitoletti .. )
NIGNOLI - NO ! PAZZIA : Diritti d'autore : E' vietata qualsiasi riproduzione totale o parziale in pubblicazioni messe in vendita. Altrimenti è liberamente riproducibile ma allegando integralmente la presente dicitura. NIGNOLI - NO ! PAZZIA - 20 nov. 1999 - /revis. 15 dic 99