NO ! PAZZIA      AUTORI

G. Malega , appassionato corrispondente nelle mailing list antipsichiatriche, chiede: << Che cosa rispondiamo ai familiari?
Tempo fa ho domandato:che cosa rispondiamo, noi antipsichiatri, ai familiari che hanno un parente che soffre?
Mi piacerebbe sapere che cosa e' stato risposto ai familiari che si sentivano rispondere che la malattia mentale non esiste. Anche se non c'ero, sono certo -esperienza personale - che le domande dei familiari vertevano: che cosa facciamo? Se non li obblighiamo a curarsi.....ecc.ecc.
Vi inoltro la risposta che ha dato Giuseppe Bucalo [malega nel forum: 24 sett 003] >> :

[su Giuseppe Bucalo, rappresentante di spicco dell'antipsichiatria italiana, vedi notizie in fondo e anche qui suo altro brano "La malattia mentale non esiste"]


Giuseppe Bucalo : Ai familiari

[di pazienti psichiatrici]

[suo resoconto di due incontri dibattiti pubblici a Torino ed ad Aosta nel dic 2001, inviato alla mailinglist contro-psichiatria ]

Una delle cose più interessanti che accadono quando si toglie di mezzo (anche drasticamente) il concetto di malattia mentale, è che ci ritroviamo tutti (volenti o nolenti) di fronte all'incertezza, alla paura, alla meraviglia e al terrore di esperienze che ci trasformano, trasformano la realtà intorno a noi e le relazioni con gli altri.
I familiari a Torino sono stati tutto sommato dolci e comprensivi. Hanno riaperto vecchie ferite. Domande e dubbi che si sono fatti (almeno una volta) e che poi hanno lentamente chiuso, zittito e smesso di farsi e di fare agli altri. Hanno parlato della necessità di lasciare libere le persone di esprimersi, ma hanno sottolineato anche l'angoscia che questo comporta: vuoi perché le persone libere di muoversi possano fare male a se stessi o ad altri, vuoi perché possono fare scelte che li portano fuori da ogni contesto sociale e relazionale...

Per me appare sempre più chiaro che l'uso della psichiatria è un tragico tentativo (per i familiari) per impedire all'altro di essere quello che è e fare quello che fa. Ognuno poi ha la propria sensibilità e magari sente intollerabile (e quindi da impedire) anche i comportamenti che ad altri sembrano tutto sommato tollerabili. Desiderio umano quello di evitare ai nostri cari quello che, a nostro avviso, può far loro male: ma il risultato è paradossalmente tragico...

Ognuno di noi ha esperienza di suicidi portati a termine con l'uso dei "farmaci" per curare la depressione; del fatto di essere marginalizzati e isolati per il solo fatto di essere stigmatizzati come "malati di mente"; di numerose situazioni violente derivanti dal fatto che nessuno mi crede, che tutti cercano di obbligarmi ad accettare le cure e di abdicare alla mia visione della vita... In realtà non si può impedire a nessuno di essere quello che è. Si può controllarne il corpo, lo si può rinchiudere, lo si può confondere, drogare... ma ciò che si ottiene non è mai un ritorno "a quello che era prima", ma solo una tragica caricatura di ciò che volevamo che fosse.

A questo serve la psichiatria. Sospende il confronto. Mette tutti in attesa. Ci libera dalla responsabilità di capire e affrontare la voglia di morte dell'altro, la percezione del mondo che esprime, le cose che sente e che vede e che mettono in forse la realtà in cui viviamo, le sue scelte radicali, il suo cambiamento (che richiede un nostro cambiamento)...

Che fare?
Una cosa che contraddistingue la mia esperienza e quella del comitato d'iniziativa antipsichiatrica, è proprio quella di esserci confrontati dal primo momento con questa domanda. Non "in alternativa" alla psichiatria ma "anti" "prima" della psichiatria.

L'antipsichiatria per noi non è stata mai un modo di sostituire la psichiatria in questa azione di impedimento o di contenimento delle ansie che la follia pone a ciascuno. Non è stata mai un sostituire la "spiegazione" psichiatrica con un'interpretazione psicologica o sociologica, togliendo ancora una volta alle persone il potere di definire quello che accade loro, come affrontarlo e come chiamarlo.

Ci siamo confrontati con le esperienze extraordinarie così come ci venivano poste. Se hai paura del gas che invade la tua stanza o hai la casa invasa da insetti... cerchiamo intanto di starti vicino e trovare strategie per isolare la casa o scacciare gli insetti. Poi, se vuoi, possiamo provare con te a capire chi usa queste cose contro di te o cosa ciò possa significare... Tutti i "sintomi" della cd malattia mentale non sono altro che comportamenti e ragionamenti che ci formiamo per far fronte ad esperienze extraordinarie. Mi rintano sotto il tavolo e grido aiuto perché presenze demoniache mi inseguono e vogliono uccidermi; strappo in piazza tutti i buoni del tesoro per rispondere alla chiamata divina che mi dice che la povertà assoluta mi potrà mondare di tutti i miei peccati... Le persone così non andrebbero "curate" ma, attraverso la condivisione delle loro strategie, aiutate a realizzarle e a modificarle in modo sempre più efficace (per loro e dal loro punto di vista). Questo farebbe sì (come ha fatto sì nella nostra esperienza) che si tolga di mezzo quantomeno la paura, il terrore, l'ansia di doversi nascondere per non essere ricoverati, di sentirsi soli e non creduti da nessuno (provate voi ad essere perseguitati dal demonio e vedere che nessuno intorno a voi è disposto a darvi una mano, anzi... vi lasciano solo con lui in una cella 2 X 2)..

Quasi tutti i familiari che conosco ci hanno provato inizialmente, ma poi forti della filosofia psichiatrica e, soprattutto, perché loro stessi isolati dal contesto sociale che continua ad essere il mandante dell'orrore psichiatrico, si sono arresi alla semplificazione psichiatrica. Tutti sonnolenti, drogati... tutto insensato... tutto da impedire... niente da sperare....

Non ci sono cose da consigliare, perché non esiste una cosa come la malattia mentale e niente che unisce tutti gli utenti psichiatrici (se non il fatto di essere abusati da essa).
Quello che ho detto a Torino, ma anche a Aosta, a Milano e dovunque mi imbatto in familiari, è: provate a credere, provate a dare una mano ad accogliere l'esperienza del vostro caro, provate ad accettare che non "sta male" quando agisce, ma semmai tenta di stare bene e ha bisogno del vostro aiuto, che non "sta male" se non ve lo dice, che non "sta male" se se ne va in giro per la citta, che siete voi "a stare male" di questo... provate a dargli credito quando vi dice "io non sono malato", "voglio uscire subito da questo ospedale" "questa terapia mi fa star male"... Spesso mi dicono che ci hanno tentato, io so per esperienza che raramente lo hanno fatto o ci hanno creduto fino in fondo.

Io so per esperienza che quasi mai sono stati appoggiati da altri (come abbiamo fatto per anni e facciamo ancora in sicilia nella nostra esperienza antipsichiatrica). Io so per esperienza che i familiari rappresentano solo se stessi, le loro paure, le loro confusioni... per questo chiedo sempre di sapere dove sono i loro cari, quando loro vengono alle mie conferenze... perché non sono lì, perché non gli si è permesso di confrontarsi liberamente in un luogo in cui non partono con l'handicap di essere i pazzi incredibili e non creduti...

Ad Aosta ho vissuto una bella esperienza di confronto. Tutti gli interventi sono stati da parte della Dia.psi locale (associazione di familiari nazionale fra le più agguerite). Il colloquio è stato sereno e serrato su tutte le questioni. La cosa che mi ha colpito di più però è stata che in questo dialogo fra me e i familiari non si è intromesso nessuno degli organizzatori, degli antipsichiatri e dei simpatizzanti presenti...

Ho sentito per l'ennesima volta la lontananza fra "ideologia" e "pratica" antipsichiatrica. Questa nostra impossibilità di scendere giù nelle contraddizioni e confrontarci su un piano umano e materiale con i conflitti che la follia crea...

Molti fra noi "volano alto" (e non è il caso degli amici aostani che mi sono sembrati desiderosi di capire e di affrontare i dubbi e le incertezze che la pratica antipsichiatrica che propongo crea)... e in questo volare alto non possono che incontrare i tecnici, i filosofi, gli psichiatri democratici, ma mai le persone che concretamente vengono da loro spiegati e piegati...

giuseppe bucalo


Giuseppe Bucalo , operatore in Sicilia nel campo della salute mentale, è soprattutto appassionato sostenitore del movimento antipsichiatrico in Italia, promotore della 'Federazione Antipsichiatrica Italiana" - vedi in www.ecn.org/antipsichiatria e del "Comitato di iniziativa antipsichiatrica" di Catania.

Recentemente - 2001 e seg. - Giuseppe ha avviato la costruzione in Sicilia di comunità - "La casa di Hilde" - con forte caratterizzazione di tipo libertario. Sua email: bucalo@tao.it

libri di Giuseppe sono (è possibile scaricare versioni digitalizzate di quasi tutti sul recente www.antipsichiatria.it) :

"SENTIRE LE VOCI" - guida all'ascolto - Sicilia Punto L, , L.14.000,1998 che sdrammatizza il fenomeno di "udire voci"

Dizionario Antipsichiatrico - Esplorazioni e viaggi attraverso la follia - Sicilia Punto L , pag. 130, L. 10.000,1997  che è un po’ il 'summa' del pensiero di Giuseppe - visibile in internet su www.ecn.org/telviola e su http://utenti.tripod.it/antipsichiatria

Malati di Niente - Manuale minimo di sopravvivenza psichiatrica - Cox 18 Books /Milano e Grafton 9 /Bologna coeditori, pag. 147, L. 15.000, 1996, che contiene utili indicazioni per una difesa contro gli abusi psichiatrici - visibile in internet allo stesso indirizzo precedente

Dietro ogni scemo c'è un villaggio - Itinerari per fare a meno della psichiatria - Sicilia Punto L , pag. 124, L. 10.000, varie ristampe