Ciao a tutti. Dalla mailing list groups asitforum ho ricevuto questo messaggio. .. lo faccio avere alla redazione di NoPazzia.
Natale Adornetto
(note prese al Convegno di Maria di Massa da Paolo Tranchina, già collaboratore di Franco Basaglia)
CONVEGNO UTENTI MARINA di MASSA
Il 23 e il 24 marzo si è svolta a Marina di Massa, la conferenza "Dalle parole ai fatti, qualcosa fiorisce" organizzata dalla Rete Regionale Utenti Salute Mentale, la cui presidentessa è Maria
Grazia Bertelloni e i cui referenti provinciali sono Franca Izzo per
Livorno, Roberto Pandini per Pisa e Renato Scolari per Grosseto. La
Rete è una associazione di volontariato il cui obbiettivo
generale é la partecipazione degli utenti quali interlocutori
privilegiati nelle varie sedi istituzionali. Il convegno è stato
organizzato interamente da loro.
Il seguente resoconto riguarderà solo la seconda giornata
perchè purtroppo alla prima non mi è stato possibile
partecipare.
La giustizia è terapeutica.
Annalisa di Bologna ha sostenuto che nel nostro lavoro, che
riguarda l'intervento della persona per la persona, pensiamo che la
giustizia è terapeutica. Negli SPDC chiusi, quando qualcuno ha
in mano la chiave della tua porta, finisce il rispetto, si è in
balìa della volontà dell'altro. Se uno deve girare
intorno intorno in un cortile come in uno zoo, io questo non lo
accetto. A volte, intervenendo come volontari, possiamo fare solo
compagnia, non parliamo neanche la loro lingua. L'empatia allora
è indispensabile. Importante è non dare agli altri quello
che non vorresti ricevere. Prima di ricoverarci dovrebbero pensarci.
Quando ho visto lo psichiatra per la prima volta, ho visto prima un
uomo che il suo ruolo, e così si può trattare. Le
modalità extraospedaliere di ricovero non sono mai utilizzate.
La legge dice che il ricovero deve essere l'eccezione. Non ho certezze,
ma in parte c'entriamo sempre noi. L'amore per la libertà mi fa
reggere le sfide, e sono anche capace di scompensarmi. Anche
l'autoironia è importante, vorrei sentire il calore degli altri
esseri viventi che ridono con me, non di me, è questo che
è contro la solitudine.
Membro della Coop B Olinda, ex-Op Milano. Attraverso corsi di
formazione Enaip, la cooperativa si è evoluta fino a dar lavoro
a 30 persone. Gestiamo un ostello con 28 posti letto, con camere
singole, doppie e di 10 letti.Cinque persone che vengono dal manicomio
vivono la loro quotidianità a contatto con persone totalmente
diverse. E' stato un processo lungo di sperimentazione partito da
gruppi di Scouts, e persone istituzionalizzate. Lo scambio ha provocato
positività da entrambe le parti, ha fatto bene a tutti. Partendo
da persone che avevano perso il lavoro o non lo avevano mai avuto,
c'è stata una progressiva professionalizzazione che ha permesso
di giungere anche a un lavoro vero. Due persone lavorano in un albergo.
Si spera che siano assunte.
Tre clic: Brad Pitt, Il giovane Holden, Sergio Piro, Primo Levi e Emily Dikinson
Nicola: Non è facile rendersi conto dei cambiamenti nella
vita o nella propria interiorità. Quando è accaduto, in
tre casi ho sentito come un "clic". In tre clic c'è la mia lunga
marcia di emancipazione dalla malattia. Vivevo solitario nella mia
stanza con libri e film, poi ho visto un film con Brad Pitt in cui
c'erano gruppi di autoaiuto che condividevano esperienze, si davano
reciproco sostegno. Mi sono detto che sarebbe stato bello conoscere
persone che soffrono come me e sono sole. Mi dicevo che se al mondo
c'erano persone come me, non mi sarei vergognato di me stesso. Mi
piaceva la consapevolezza che non ero solo al mondo, che c'era qualcuno
che condivideva i miei problemi. Mi ronzava in testa la frase della
psicologa: "Lei non sa mettersi nei panni degli altri". Ma io pensavo,
come posso farlo, se sono già così pieno di problemi? "Il
giovane Holden" è stato il secondo clik, con la fantasia di
mettersi accando ai bambini che giocano in un prato che confina con un
abisso per salvarli dalla possibilità di cadervi dentro. Sergio
Piro è stato il terzo clic, un grande psichiatra rivoluzionario,
come Franco Basaglia. Ha scritto in libro nel quale ha decifrato il
linguaggio degli schizofrenici che così prendeva forma, senso.
Non ci sono più scuse per non ascoltarci: quello che diciamo ha
senso. La mia psicologa mi ha ricordato una frase di Primo Levi che ha
dato senso ai miei vissuti: "Il futuro ha un cuore antico". Se ora sono
qui è perchè qualcuno, tanti anni fa, ha aperto i
manicomi, gettato semi che, anche qui, continuiamo a spargere. In un
film ci sono due utenti che vanno a vivere insieme a Oslo. Uno dice che
si meraviglia che qualcuno vada in montagna, mentre lui fa fatica ad
attraversare la sala di un ristorante. Importante anche una poesia di
Emily Dikinson, anche lei stava chiusa in casa, a letto, e il mondo era
quello che riusciva a vedere dalla sua finestra." Molta follia è
la più divina saggezza...molta saggezza, follia..." ( Vedi:
http://www.mondodiholden.org N.B. INTERESSANTE, guardare. Natale
Adornetto)
Le borse lavoro sono lavoro sottopagato.
Claudio, Bologna. Per il lavoro il DSM ha messo su una struttura
di raccordo e l'ha chiamata Agenzia per il lavoro del DSM. Nelle nostre
storie c'è troppo lavoro sottopagato. La storia delle borse
lavoro non la digerisco più. E' lavoro sottopagato. Lo stesso
per corsi che non insegnano niente, che non portano a un vero lavoro,
sono aree di parcheggio temporaneo. Si sentono anche storie brutte: in
una casa protetta a 20 Km da Bologna un operatore ha dato una
badilata in testa a un utente e non gli è successo nulla. Tutte
le coop diventano un modo per pagare poco la gente, licenziarla quando
si vuole senza dover rendere conto a nessuno. Si taglia di qua, si
taglia di là e alla fine succedono queste cose. Emilio, Massa Il
nostro è un gruppo di familiari nato 8 anni fa. Io faccio il
meccanico da 53 anni. Parlo con i ragazzi, li ascolto, e
li metto davanti al motore. Anche quelli con problemi vanno alla pari
con gli altri, a volte sono anche meglio. Devo ringraziare molto
l'autoaiuto, persone stupende, a noi ci danno un sostengo fortissimo e
così possiamo ricambiarlo. Come gruppo ci riuniamo una volta al
mese e stiamo muovendoci per prendere iniziative anche in Lunigiana.
Tra gli altri, in particolare, ringrazio per la sua presenza il dr.
Marco D'alema, che qui rappresenta il Governo, e oltre le
autorità, il dottor Remigi Raimondi che dà tutto a questi
ragazzi.
Persone uscite fuori ma cambiate anche dentro.
Antonio, Genova. Attraverso il centro diurno, incontri, gite,
facendo cucina, ho avuto sempre più scambi, cosa che mi ha
allontanato dalle terapie. Ora posso uscire fuori dal tunnel, rivedere
il sole, o questa giornata uggiosa, e sorridere, prendere la vita in
altre maniere. Già pensare che la sera dovevo andare a prendere
la pastiglietta era una cosa che non accettavo più. L'autoaiuto
è stato importante, anche l'ambiente familiare ti aiuta molto, e
lavorare in centro, e vivere fuori. Ho avuto una borsa lavoro del
Comune di Genova e ho lavorato per due anni. Erano lavori di cucina,
portavo da mangiare ai bambini della scuola, mangiavo anch'io. Eravamo
solo in sei ed è stata una esperienza meravigliosa che mi ha
realizzato. Io sono elettricista e anche l'incontro con il computer
è stato importante, era come il mio sogno da bambino che a
Natale trova sotto l'albero ciò che aveva chiesto, un sogno
realizzato. Per l'autoaiuto ci siamo riuniti a livello regionale,
c'erano tossicodipendenze, ragazzi down, e mi ricordo che all'inizio
rimasi molto spaventato da questo ambiente che raccoglieva molte forme
di sofferenza. Poi però abbiamo fatto grandi passi come quando
siamo andato a La Spezia e a Savona a parlare delle nostre esperienze.
Si è persone che sono già uscite fuori, ma cambiate anche
dentro.Dalla sala gli è stato chiesto se prende psicofarmaci; ha
risposto di no. Non ha mai preso antidepressivi, prendeva l'aldol e un
sonnifero, è riuscito a uscirne a adesso spera di non ricaderci
più. Noi abbiamo anche un giornalista che viene nel nostro
centro e raccoglie il materiale per Il Corriere di Sestri. Il nostro
sogno sarebbe di poter prendere l'aereo e andare a Milano.
In campagna c'è ancora lavoro, lavoro vero.
Un familiare di Firenze. I lavori che ci vengono offerti sono
sempre di basso livello, marginali, pulizia, custodia, registrazione di
documenti, manutenzione del verde pubblico. Ci sono invece
possibilità di lavoro vero nelle aziende agricole dove lavorano
solo essenzialmente extracomunitari. Gli italiani non vogliono
più lavorare in campagna. Da me si fanno lavori in una
serra che intendo ingrandire. Ho visto come le cose funzionano durante
la vendemmia, i ragazzi non volevano mai andare via. Amano molto stare
nella natura.
Noi familiari siamo troppo possessivi. Dobbiamo imparare ad amare in modo diverso.
Giuseppe, del Mugello (Firenze. Sono un familiare con una figlia
con problemi. Devo dire che spesso il nostro amore di familiari
è troppo possessivo. Dobbiamo imparare ad amare diversamente.
Anche se pensiamo al tema che tanto ci assilla "il dopo di noi", ossia
cosa sarà dei nostri cari quando noi non ci saremo più.
E' giusto pensarci, ma anche riderci un po’ sopra. Ci si sente
così indispensabili che si pensa che dopo di noi non ci
sarà più nulla.
E' bene aver fiducia nei servizi anziché pensare a un binario
unico per il futuro. Anche io sono agricoltore e accetto gente uscita
dal carcere, spesso dei ROM o extracomunitari. Il lavoro nel bosco, con
gli animali, dà risultati notevoli, è utile anche per la
salute in generale. Abbiamo creato anche laboratori con lavoro vero,
non tanto per fare cose che poi magari si buttano via. Ci sono 12
ragazzi che lavorano i coltelli di Scarperia, e fanno altre
attività che alle aziende non conviene gestire direttamente.
Abbiamo fatto un accordo sindacale con la Provincia che stabilisce le
tariffe. E' molto positivo.
Alessandroriferisce di una iniziativa, Casa al
Giogo, vicino al passo del Giogo, a un'altezza di 800 metri, vicino a
Scarperia, in Mugello. Si tratta di un ostello che si vorrebbe
realizzare con la Coop Melampo. C''è un ristorante a 200 metri
dove si mangia bene e si ferma tanta gente, specialmente motociclisti.
Si possono fare delle scampagnate, seguire sentieri di montagna. Non ci
consideriamo Ex... "Gli altri siamo noi". Per informazioni:
info@coopmelampo.it .
Ci sono normaloidi che ci chiamano "Forme imperfette dell'esistenza"
Pietro, Livorno. Faccio parte dell'Associazione Mediterraneo.
Vorrei fare un commento rispetto a chi ci considera forme imperfette di
esistenza, persone che si dicono normali e che io chiamo
normaloidi. Dicono : "non si picchiano i bambini" e poi lo fanno, sono
ipocriti, bugiardi. Noi siamo considerati persone non-normali, e
così lo siamo stati a causa di persone che ci hanno buttato
giù. Non solo non ci hanno aiutato, ma quando hanno visto che
non eravamo all'altezza, per studi, lavori, ci hanno abbandonati e noi
siamo diventati così, persone senza valore perchè
abbandonate a se stesse, e siamo diventati matti essendoci buttati
giù. Essendo depressi si è detto: "questa persona sta
male, portiamola dal medico, facciamogli dare un po’ di terapia e
vediamo se passa". Siccome abbiamo continuato a stare male queste
persone hanno continuato ad abbandonarci e noi siamo stati peggio. Ma
quando con la terapia, con qualche successo nella vita, torniamo su,
queste persone hanno continuato a crederci matti che non saranno mai
più all'altezza di cose positive. Per queste persone noi siamo
sempre
gli stessi. E' questa la traccia dell'imperfezione. Certe persone sono
troppo possessive, tengono in casa persone di 30-40 anni e le trattano
come bambini. Ecco allora un'altra forma imperfetta dell'esistenza.
C'è bisogno di noi per cambiare.
Franco, Borgo San Lorenzo (Firenze). Faccio parte
dell'associazione Astolfo composta da utenti, familiari e volontari.
Non ho mai creduto all'esistenza della malattia mentale. Certo non nego
le allucinazioni, gli attacchi di panico, i deliri, tutti sintomi della
psicopatologia. Di molti ne ho sofferto. Il problema è chi
abbiamo istinti vitali da comprendere e controllare sfruttandone le
potenzialità positive che se ne possono ricavare. Venti anni fa
ho lottato per otto anni perchè avevo le mie idee e cercavo di
sottrarmi all'egemonia dei farmaci, ma non c'erano associazioni, niente
autoaiuto. Per cui ho subito decine di ricoveri coatti, sono stato in
diversi ospedali psichiatrci in diverse parti d'Italia. I medici mi
hanno definito un paziente gravissimo. Ho potuto contare solo su amici
e su uno psicihiatra alternativo con cui collaboriamo a parità
di scambio da 12 anni. 12 anni che ho smesso di prendere psicofarmaci,
ma loro non hanno lascito me, ora subisco i loro effetti secondari, ho
tremori, quando mi faccio la barba devo appoggiarmi a qualcosa
perchè se non riesco. Non dico che qua dentro ci sono le persone
migliori del mondo, ma le più sensibili sì. C'è
bisogno di noi per cambiare.
Documento della Commissione Rete.
- Costituzione di un nucleo operativo che veicoli differenze nelle varie aree di competenza
- E' fondamentale che gli utenti partecipino ai tavoli decisionali con gli operatori, lo staff
- Cultura e affermazione di un nuovo linguaggio che veicoli la verità delle nuove esperienze emancipatrici
- La presenza degli utenti è fondamentale ai tavoli di programmazione delle politiche locali e nazionali
- Nessuna decisione sulla salute mentale senza di noi
Documento della commissione osservatori muti (gli operatori). ( Hanno partecipato Remigio Raimondi, Mario Serrano, Marco D'Alema, Assunta Signorelli, Paolo Tranchina, Paolo Peloso)
1) Difficoltà a comunicare esperienze diverse, la stessa trovata
per esempio a livello nazionale al Ministero nell'incontro tra 20
regioni. Molte delle difficoltà sono oggettive: E' difficile
comunicare perchè la nostra realtà va facendosi sempre
più complessa.
2) Forza con cui è stata posta la questioni di voler essere
cittadini a tutto campo. Dietro all'utenza c'è il problema della
cittadinanza.
3) Questione di essere utenti non solo dei Servizi di Salute Mentale,
ma anche di quelli generali, sia per urgenze che per altro, la
qualità dei servizi e la formazione degli operatori sono state
poste costantemente.
4) Grossa maturità espressa nel non soffermarsi solo su
esperienze di soddisfazione-insoddisfazione, ma nella richiesta di
partecipare anche alla definizione degli esiti.
5) Anche nel lavoro di mutuoaiuto si è ripresentata la questione
delle differenze tra assistenza e assistenzialismo, tra
autodeterminazione e rischio di abbandono. Ogni forma di preoccupazione
per l'altro si pone questo problema.
6) Gli utenti sono portatori di bisogni, non sono solo utenti.
7) Voglia di partecipazione a tutti i livelli, ai tavoli di
programmazione del territorio, dei servizi a livello locale e
nazionale. Spesso c'è ambiguità in Italia su questi temi.
Riguardano la questione
della rappresentanza e dell'aver validazione.
8) Il problema dei facilitatori ha suscitato un dibattito
radicalizzato, per la tensione che esiste tra sistema informale, fuori
dai servizi che è tendenzialmente paritaria e sistema formale,
la logica gerarchica dei servizi che è verticale.
9) Condividiamo la convinzione che è impensabile una formazione
che faccia a meno della soggettività degli utenti.
10) Voglie di autodeterminarsi, uscire ed avere una vita piena con
modalità che in un certo senso relativizzano la guarigione
clinica, rispetto a quella sociale che conta di più. Non si
tratta di sentirsi sani o malati ma sentirsi partecipi della
realtà ed ottenere dignità e rispetto.
11) Condurre insieme le battaglie per una nuova cultura.
Il convegno mi è sembrato un evento
straordinario per lo spessore della riflessione storica, la portata
critica e autocritica di tutte le componenti, utenti, familiari,
operatori, la consapevolezza del rapporto tra alleanza terapeutica e
autonomia, differenziazione e dipendenza. Fondamentale il bisogno di
contare, il rovesciamento del negativo in positivo, come frattura
epistemologica pratica che riguarda il rapporto tra soggetto oggetto,
vero e falso, potere e non potere, salute e malattia, politica e
esperienza. Fondamentale anche il problema di lavori veri.
Un saluto cordiale
Paolo Tranchina</>>
Fonte: http://it.groups.yahoo.com/group/asitforum/message/12734
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