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resoconto sul Convegno utenti Marina di Massa (23-24/03/07)

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Inviato da natale di 29 Mar 2007 - 06:27 PM

Ciao a tutti. Dalla mailing list groups asitforum ho ricevuto questo messaggio. .. lo faccio avere alla redazione di NoPazzia.
Natale Adornetto
(note prese al Convegno di Maria di Massa da Paolo Tranchina, già collaboratore di Franco Basaglia)



CONVEGNO UTENTI MARINA di MASSA
Il 23 e il 24 marzo si è svolta a Marina di Massa, la conferenza "Dalle parole ai fatti, qualcosa fiorisce" organizzata dalla Rete Regionale Utenti Salute Mentale, la cui presidentessa è Maria
Grazia Bertelloni e i cui referenti provinciali sono Franca Izzo per Livorno, Roberto Pandini per Pisa e Renato Scolari per Grosseto. La Rete è una associazione di volontariato il cui obbiettivo generale é la partecipazione degli utenti quali interlocutori privilegiati nelle varie sedi istituzionali. Il convegno è stato organizzato interamente da loro.
Il seguente resoconto riguarderà solo la seconda giornata perchè purtroppo alla prima non mi è stato possibile partecipare.

La giustizia è terapeutica.
Annalisa di Bologna
ha sostenuto che nel nostro lavoro, che riguarda l'intervento della persona per la persona, pensiamo che la giustizia è terapeutica. Negli SPDC chiusi, quando qualcuno ha in mano la chiave della tua porta, finisce il rispetto, si è in balìa della volontà dell'altro. Se uno deve girare intorno intorno in un cortile come in uno zoo, io questo non lo accetto. A volte, intervenendo come volontari, possiamo fare solo compagnia, non parliamo neanche la loro lingua. L'empatia allora è indispensabile. Importante è non dare agli altri quello che non vorresti ricevere. Prima di ricoverarci dovrebbero pensarci. Quando ho visto lo psichiatra per la prima volta, ho visto prima un uomo che il suo ruolo, e così si può trattare. Le modalità extraospedaliere di ricovero non sono mai utilizzate. La legge dice che il ricovero deve essere l'eccezione. Non ho certezze, ma in parte c'entriamo sempre noi. L'amore per la libertà mi fa reggere le sfide, e sono anche capace di scompensarmi. Anche l'autoironia è importante, vorrei sentire il calore degli altri esseri viventi che ridono con me, non di me, è questo che è contro la solitudine.

Membro della Coop B Olinda, ex-Op Milano. Attraverso corsi di formazione Enaip, la cooperativa si è evoluta fino a dar lavoro a 30 persone. Gestiamo un ostello con 28 posti letto, con camere singole, doppie e di 10 letti.Cinque persone che vengono dal manicomio vivono la loro quotidianità a contatto con persone totalmente diverse. E' stato un processo lungo di sperimentazione partito da gruppi di Scouts, e persone istituzionalizzate. Lo scambio ha provocato positività da entrambe le parti, ha fatto bene a tutti. Partendo da persone che avevano perso il lavoro o non lo avevano mai avuto, c'è stata una progressiva professionalizzazione che ha permesso di giungere anche a un lavoro vero. Due persone lavorano in un albergo. Si spera che siano assunte.

Tre clic: Brad Pitt, Il giovane Holden, Sergio Piro, Primo Levi e Emily Dikinson
Nicola:
Non è facile rendersi conto dei cambiamenti nella vita o nella propria interiorità. Quando è accaduto, in tre casi ho sentito come un "clic". In tre clic c'è la mia lunga marcia di emancipazione dalla malattia. Vivevo solitario nella mia stanza con libri e film, poi ho visto un film con Brad Pitt in cui c'erano gruppi di autoaiuto che condividevano esperienze, si davano
reciproco sostegno. Mi sono detto che sarebbe stato bello conoscere persone che soffrono come me e sono sole. Mi dicevo che se al mondo c'erano persone come me, non mi sarei vergognato di me stesso. Mi piaceva la consapevolezza che non ero solo al mondo, che c'era qualcuno che condivideva i miei problemi. Mi ronzava in testa la frase della psicologa: "Lei non sa mettersi nei panni degli altri". Ma io pensavo, come posso farlo, se sono già così pieno di problemi? "Il giovane Holden" è stato il secondo clik, con la fantasia di mettersi accando ai bambini che giocano in un prato che confina con un abisso per salvarli dalla possibilità di cadervi dentro. Sergio Piro è stato il terzo clic, un grande psichiatra rivoluzionario, come Franco Basaglia. Ha scritto in libro nel quale ha decifrato il linguaggio degli schizofrenici che così prendeva forma, senso. Non ci sono più scuse per non ascoltarci: quello che diciamo ha senso. La mia psicologa mi ha ricordato una frase di Primo Levi che ha dato senso ai miei vissuti: "Il futuro ha un cuore antico". Se ora sono qui è perchè qualcuno, tanti anni fa, ha aperto i manicomi, gettato semi che, anche qui, continuiamo a spargere. In un film ci sono due utenti che vanno a vivere insieme a Oslo. Uno dice che si meraviglia che qualcuno vada in montagna, mentre lui fa fatica ad attraversare la sala di un ristorante. Importante anche una poesia di Emily Dikinson, anche lei stava chiusa in casa, a letto, e il mondo era quello che riusciva a vedere dalla sua finestra." Molta follia è la più divina saggezza...molta saggezza, follia..." ( Vedi: http://www.mondodiholden.org N.B. INTERESSANTE, guardare. Natale Adornetto)

Le borse lavoro sono lavoro sottopagato.
Claudio, Bologna.
Per il lavoro il DSM ha messo su una struttura di raccordo e l'ha chiamata Agenzia per il lavoro del DSM. Nelle nostre storie c'è troppo lavoro sottopagato. La storia delle borse lavoro non la digerisco più. E' lavoro sottopagato. Lo stesso per corsi che non insegnano niente, che non portano a un vero lavoro, sono aree di parcheggio temporaneo. Si sentono anche storie brutte: in una casa protetta a 20 Km da Bologna un operatore ha dato una
badilata in testa a un utente e non gli è successo nulla. Tutte le coop diventano un modo per pagare poco la gente, licenziarla quando si vuole senza dover rendere conto a nessuno. Si taglia di qua, si taglia di là e alla fine succedono queste cose. Emilio, Massa Il nostro è un gruppo di familiari nato 8 anni fa. Io faccio il meccanico da 53 anni. Parlo con i ragazzi, li ascolto, e
li metto davanti al motore. Anche quelli con problemi vanno alla pari con gli altri, a volte sono anche meglio. Devo ringraziare molto l'autoaiuto, persone stupende, a noi ci danno un sostengo fortissimo e così possiamo ricambiarlo. Come gruppo ci riuniamo una volta al mese e stiamo muovendoci per prendere iniziative anche in Lunigiana. Tra gli altri, in particolare, ringrazio per la sua presenza il dr. Marco D'alema, che qui rappresenta il Governo, e oltre le autorità, il dottor Remigi Raimondi che dà tutto a questi ragazzi.

Persone uscite fuori ma cambiate anche dentro.
Antonio, Genova.
Attraverso il centro diurno, incontri, gite, facendo cucina, ho avuto sempre più scambi, cosa che mi ha allontanato dalle terapie. Ora posso uscire fuori dal tunnel, rivedere il sole, o questa giornata uggiosa, e sorridere, prendere la vita in altre maniere. Già pensare che la sera dovevo andare a prendere la pastiglietta era una cosa che non accettavo più. L'autoaiuto è stato importante, anche l'ambiente familiare ti aiuta molto, e lavorare in centro, e vivere fuori. Ho avuto una borsa lavoro del Comune di Genova e ho lavorato per due anni. Erano lavori di cucina, portavo da mangiare ai bambini della scuola, mangiavo anch'io. Eravamo solo in sei ed è stata una esperienza meravigliosa che mi ha realizzato. Io sono elettricista e anche l'incontro con il computer è stato importante, era come il mio sogno da bambino che a Natale trova sotto l'albero ciò che aveva chiesto, un sogno realizzato. Per l'autoaiuto ci siamo riuniti a livello regionale, c'erano tossicodipendenze, ragazzi down, e mi ricordo che all'inizio rimasi molto spaventato da questo ambiente che raccoglieva molte forme di sofferenza. Poi però abbiamo fatto grandi passi come quando siamo andato a La Spezia e a Savona a parlare delle nostre esperienze. Si è persone che sono già uscite fuori, ma cambiate anche dentro.Dalla sala gli è stato chiesto se prende psicofarmaci; ha risposto di no. Non ha mai preso antidepressivi, prendeva l'aldol e un sonnifero, è riuscito a uscirne a adesso spera di non ricaderci più. Noi abbiamo anche un giornalista che viene nel nostro centro e raccoglie il materiale per Il Corriere di Sestri. Il nostro sogno sarebbe di poter prendere l'aereo e andare a Milano.

In campagna c'è ancora lavoro, lavoro vero.
Un familiare di Firenze.
I lavori che ci vengono offerti sono sempre di basso livello, marginali, pulizia, custodia, registrazione di documenti, manutenzione del verde pubblico. Ci sono invece possibilità di lavoro vero nelle aziende agricole dove lavorano solo essenzialmente extracomunitari. Gli italiani non vogliono più lavorare in campagna. Da me si fanno lavori in una
serra che intendo ingrandire. Ho visto come le cose funzionano durante la vendemmia, i ragazzi non volevano mai andare via. Amano molto stare nella natura.

Noi familiari siamo troppo possessivi. Dobbiamo imparare ad amare in modo diverso.
Giuseppe, del Mugello (Firenze.
Sono un familiare con una figlia con problemi. Devo dire che spesso il nostro amore di familiari è troppo possessivo. Dobbiamo imparare ad amare diversamente. Anche se pensiamo al tema che tanto ci assilla "il dopo di noi", ossia cosa sarà dei nostri cari quando noi non ci saremo più. E' giusto pensarci, ma anche riderci un po’ sopra. Ci si sente così indispensabili che si pensa che dopo di noi non ci sarà più nulla.
E' bene aver fiducia nei servizi anziché pensare a un binario unico per il futuro. Anche io sono agricoltore e accetto gente uscita dal carcere, spesso dei ROM o extracomunitari. Il lavoro nel bosco, con gli animali, dà risultati notevoli, è utile anche per la salute in generale. Abbiamo creato anche laboratori con lavoro vero, non tanto per fare cose che poi magari si buttano via. Ci sono 12 ragazzi che lavorano i coltelli di Scarperia, e fanno altre
attività che alle aziende non conviene gestire direttamente. Abbiamo fatto un accordo sindacale con la Provincia che stabilisce le tariffe. E' molto positivo.

Alessandroriferisce di una iniziativa, Casa al Giogo, vicino al passo del Giogo, a un'altezza di 800 metri, vicino a Scarperia, in Mugello. Si tratta di un ostello che si vorrebbe realizzare con la Coop Melampo. C''è un ristorante a 200 metri dove si mangia bene e si ferma tanta gente, specialmente motociclisti. Si possono fare delle scampagnate, seguire sentieri di montagna. Non ci consideriamo Ex... "Gli altri siamo noi". Per informazioni: info@coopmelampo.it .

Ci sono normaloidi che ci chiamano "Forme imperfette dell'esistenza"
Pietro, Livorno.
Faccio parte dell'Associazione Mediterraneo. Vorrei fare un commento rispetto a chi ci considera forme imperfette di esistenza, persone che si dicono normali e che io chiamo
normaloidi. Dicono : "non si picchiano i bambini" e poi lo fanno, sono ipocriti, bugiardi. Noi siamo considerati persone non-normali, e così lo siamo stati a causa di persone che ci hanno buttato giù. Non solo non ci hanno aiutato, ma quando hanno visto che non eravamo all'altezza, per studi, lavori, ci hanno abbandonati e noi siamo diventati così, persone senza valore perchè abbandonate a se stesse, e siamo diventati matti essendoci buttati giù. Essendo depressi si è detto: "questa persona sta male, portiamola dal medico, facciamogli dare un po’ di terapia e vediamo se passa". Siccome abbiamo continuato a stare male queste persone hanno continuato ad abbandonarci e noi siamo stati peggio. Ma quando con la terapia, con qualche successo nella vita, torniamo su, queste persone hanno continuato a crederci matti che non saranno mai più all'altezza di cose positive. Per queste persone noi siamo sempre
gli stessi. E' questa la traccia dell'imperfezione. Certe persone sono troppo possessive, tengono in casa persone di 30-40 anni e le trattano come bambini. Ecco allora un'altra forma imperfetta dell'esistenza.

C'è bisogno di noi per cambiare.
Franco, Borgo San Lorenzo (Firenze).
Faccio parte dell'associazione Astolfo composta da utenti, familiari e volontari. Non ho mai creduto all'esistenza della malattia mentale. Certo non nego le allucinazioni, gli attacchi di panico, i deliri, tutti sintomi della psicopatologia. Di molti ne ho sofferto. Il problema è chi abbiamo istinti vitali da comprendere e controllare sfruttandone le potenzialità positive che se ne possono ricavare. Venti anni fa ho lottato per otto anni perchè avevo le mie idee e cercavo di sottrarmi all'egemonia dei farmaci, ma non c'erano associazioni, niente autoaiuto. Per cui ho subito decine di ricoveri coatti, sono stato in diversi ospedali psichiatrci in diverse parti d'Italia. I medici mi hanno definito un paziente gravissimo. Ho potuto contare solo su amici e su uno psicihiatra alternativo con cui collaboriamo a parità di scambio da 12 anni. 12 anni che ho smesso di prendere psicofarmaci, ma loro non hanno lascito me, ora subisco i loro effetti secondari, ho tremori, quando mi faccio la barba devo appoggiarmi a qualcosa perchè se non riesco. Non dico che qua dentro ci sono le persone migliori del mondo, ma le più sensibili sì. C'è bisogno di noi per cambiare.

Documento della Commissione Rete.
- Costituzione di un nucleo operativo che veicoli differenze nelle varie aree di competenza
- E' fondamentale che gli utenti partecipino ai tavoli decisionali con gli operatori, lo staff
- Cultura e affermazione di un nuovo linguaggio che veicoli la verità delle nuove esperienze emancipatrici
- La presenza degli utenti è fondamentale ai tavoli di programmazione delle politiche locali e nazionali
- Nessuna decisione sulla salute mentale senza di noi

Documento della commissione osservatori muti (gli operatori). ( Hanno partecipato Remigio Raimondi, Mario Serrano, Marco D'Alema, Assunta Signorelli, Paolo Tranchina, Paolo Peloso)

1) Difficoltà a comunicare esperienze diverse, la stessa trovata per esempio a livello nazionale al Ministero nell'incontro tra 20 regioni. Molte delle difficoltà sono oggettive: E' difficile comunicare perchè la nostra realtà va facendosi sempre più complessa.
2) Forza con cui è stata posta la questioni di voler essere cittadini a tutto campo. Dietro all'utenza c'è il problema della cittadinanza.
3) Questione di essere utenti non solo dei Servizi di Salute Mentale, ma anche di quelli generali, sia per urgenze che per altro, la qualità dei servizi e la formazione degli operatori sono state poste costantemente.
4) Grossa maturità espressa nel non soffermarsi solo su esperienze di soddisfazione-insoddisfazione, ma nella richiesta di partecipare anche alla definizione degli esiti.
5) Anche nel lavoro di mutuoaiuto si è ripresentata la questione delle differenze tra assistenza e assistenzialismo, tra autodeterminazione e rischio di abbandono. Ogni forma di preoccupazione per l'altro si pone questo problema.
6) Gli utenti sono portatori di bisogni, non sono solo utenti.
7) Voglia di partecipazione a tutti i livelli, ai tavoli di programmazione del territorio, dei servizi a livello locale e nazionale. Spesso c'è ambiguità in Italia su questi temi. Riguardano la questione
della rappresentanza e dell'aver validazione.
8) Il problema dei facilitatori ha suscitato un dibattito radicalizzato, per la tensione che esiste tra sistema informale, fuori dai servizi che è tendenzialmente paritaria e sistema formale, la logica gerarchica dei servizi che è verticale.
9) Condividiamo la convinzione che è impensabile una formazione che faccia a meno della soggettività degli utenti.
10) Voglie di autodeterminarsi, uscire ed avere una vita piena con modalità che in un certo senso relativizzano la guarigione clinica, rispetto a quella sociale che conta di più. Non si tratta di sentirsi sani o malati ma sentirsi partecipi della realtà ed ottenere dignità e rispetto.
11) Condurre insieme le battaglie per una nuova cultura.

Il convegno mi è sembrato un evento straordinario per lo spessore della riflessione storica, la portata critica e autocritica di tutte le componenti, utenti, familiari, operatori, la consapevolezza del rapporto tra alleanza terapeutica e autonomia, differenziazione e dipendenza. Fondamentale il bisogno di contare, il rovesciamento del negativo in positivo, come frattura epistemologica pratica che riguarda il rapporto tra soggetto oggetto, vero e falso, potere e non potere, salute e malattia, politica e esperienza. Fondamentale anche il problema di lavori veri.
Un saluto cordiale
Paolo Tranchina</>>
Fonte: http://it.groups.yahoo.com/group/asitforum/message/12734

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