Natale Adornetto ci invia una testimonianza di una ragazza che ha subito un Tso. Anche un elenco di giuste richieste ..
Ciao a tutta la redazione di NoPazzia. Anche se nell’articolo che leggerete ci sono cose che non condivido (ad esempio, che a volte è necessario il TSO), credo che si tratti di una testimonianza preziosa. La donna che mi ha dato l’articolo, mi ha autorizzato all’utilizzo per gli usi consentiti dalla legge, quindi penso che la testimonianza si possa diffondere.
Natale Adornetto
ARTICOLO
Una donna che ha casualmente saputo che avevo subìto dei TSO, mi ha contattato e mi ha chiesto di incontrarci per confrontare le nostre esperienze. Un paio d’ore dopo ci siamo incontrati e abbiamo parlato. Una delle tante cose che ho notato, è che questa donna aveva un grande bisogno di essere capita, infatti, anche se ciò che ora riporterò, lei lo aveva già detto ad altre persone, lo aveva letto in pubblico e glielo avevano pubblicato, penso che nessuno sia riuscito a comprenderla minimamente. E, secondo me, questa cosa la capiva e le pesava. Subire una grave ingiustizia e un fortissimo trauma e non essere compresa, è una cosa bruttissima, ed io so cosa vuol dire, difatti, ancora oggi e dopo anni che ne parlo con persone amiche e che mi sono state vicine, queste persone non sono riuscite ad addentrarsi nella portata totale di ciò che mi è stato causato, e non per mancanza di empatia. Quindi figurarsi gli estranei. Qualche giorno addietro ho parlato ad una persona di uno dei tanti danni, e neanche il peggiore, procuratemi dal TSO, e questa persona ha assunto l’espressione stupefatta di chi vuol dire “Tutto questo per un ricovero?”. Figurarsi se le avessi raccontato il resto. Lo scetticismo non è dovuto all’essere “disumani” ma nel fatto che non si riesce a cogliere minimamente la reale portata, gravità e pericolosità di certi interventi, interventi barbari e inumani.
Natale Adornetto
TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO
Sono una ragazza di ventisette anni e vorrei dire la mia opinione sul Trattamento Sanitario Obbligatorio in base alla mia esperienza personale, e vorrei anche approfittare di questa occasione per mettere in luce qualcosa che sta in ombra e che solo dottori e pazienti vivono in prima linea.
Il problema della salute mentale non è ben gestito nella società, e quelli che ne paghiamo le conseguenze siamo noi, i cosiddetti pazienti con problemi comportamentali.
Come me, tante persone subiscono un’ingiustizia, una violenza gratuita da parte della società, una violenza a cui neanche i peggiori delinquenti vengono sottoposti quando vengono condannati. Ad un assassino che ha fatto cento omicidi, quando viene condannato, gli si dà l’ergastolo, non gli si infligge nessuna pena corporale (In Italia per fortuna non esiste la pena di morte ma c’è un’altra pena a cui veniamo sottoposti se sfortunatamente si hanno problemi psicologici).
Nemmeno agli ufficiali tedeschi colpevoli dagli stermini nei campi di concentramento nazisti in Germania quando vennero condannati non gli si inflissero pene corporali; invece ai pazienti con qualche difficoltà psicotica, difficoltà che spesso sono solo momentanee, gli si infligge una condanna gravissima anche se il più delle volte non sono colpevoli neanche del più piccolo reato.
Questa condanna gravissima è il Trattamento Sanitario Obbligatorio.
In parole semplici, dei dottori, spesso senza neanche seguire le relative procedure legali previste dalla legge (L. 23/12/1978 Num. 833 art. 33, 34, 35), il più delle volte senza neanche fare un adeguato consulto psichiatrico, ritengono e certificano che tu hai perso le facoltà mentali, radunano tutti gli infermieri, e con la forza e tenendoti legato, ti iniettano un farmaco contro la tua volontà. La scena è simile a quella di un bambino a cui viene fatta una puntura in cui due o tre parenti si uniscono per tenerlo fermo, mentre un ultimo esegue l’iniezione. La differenza sta nel fatto che nel caso del Trattamento Sanitario Obbligatorio, la vittima è un adulto. Forse non tutti sanno che un trattamento del genere subìto da un adulto è un’esperienza tremendamente traumatica. Chiunque è soggetto ad un trattamento del genere, vive un trauma, vive un incubo, subisce una lesione e un turbamento dello stato psichico tali da sconvolgere la mente e creare delle alterazioni della sua funzionalità. Il risultato è che dopo il trattamento, le condizioni del paziente peggiorano perché oltre ai problemi che aveva, adesso ha un nuovo problema da affrontare: convivere giornalmente con il ricordo di aver subìto una violenza gratuita.
Il Trattamento Sanitario Obbligatorio è fatto con molta facilità negli ospedali italiani, e non ho idea di cosa succeda all’estero. Quello che dovrebbe essere l’eccezione, è invece la norma. La legge del lontano 1978 dice che gli ambulatori devono attuarsi per diminuire il più possibile il numero dei T.S.O. Ma questo non viene rispettato. Mi chiedo se un giorno finalmente questo stato di cose cambierà a nostro favore. Con la stessa facilità con cui l’hanno fatto a me, possono farlo e lo fanno a chiunque.
Nel luglio del 1988 [A 21 anni, ndr] mi è stato fatto il T.S.O. Mi trovavo in un paese diverso dal mio luogo di residenza, e lì, in seguito ad un intenso anno di lavoro, ho perso le mie facoltà mentali. All’inizio dicevo solo qualche frase sconnessa, senza significato, poi ho cominciato a delirare. Il vaneggiamento è uno stato transitorio o a insorgenza improvvisa con disorientamento ma senza disturbi dell’attenzione e della vigilanza. Lo si può paragonare ad un computer andato in tilt in cui tutti i programmi si sono mischiati e cercare di riordinarli è compito dello psichiatra, ma non sempre questo viene fatto nel rispetto della dignità della persona e del paziente.
In seguito al delirio, sono stata accompagnata in ospedale, dove non ho avuto un’adeguata consulenza psichiatrica (non ricordo neanche la faccia del dottore che mi ha visitato, talmente breve è stata la visita) e dove a distanza di venti minuti mi è stato praticato il T.S.O., senza il consenso di un mio familiare. La velocità burocratica in questo caso è stata allucinante. In pochi minuti sono stati procurati tutti i documenti necessari, quando invece si sa che di burocrazia in Italia a volte si muore.
Voglio risparmiarvi i particolari drammatici e traumatici del mio ricovero coatto, vi dico solo che sono stata trattata da “animale da macello”. Ho subìto una violenza fisica e psicologica da cui non mi sono potuta difendere in nessun modo. A causa di quello che ho subìto, sono stata limitata nella mia libertà, infatti, io non ho più il coraggio di allontanarmi più di tanto dalla mia provincia e non ho la possibilità di far un viaggio come tutti i miei coetanei perché ho il timore di uscire dal mio paese per paura che tutto ciò possa succedere di nuovo nella mia vita. Sin da bambina mi hanno insegnato che con le buone maniere si ottiene tutto; sono sicura che se in quella occasione avessero usato un po’ di tatto e delicatezza e avessero dialogato con me nonostante fossi in stato confusionale, avrebbero trovato un modo più umano per farmi assumere dei farmaci in quel momento assolutamente necessari. Nella mia vita sono andata tante volte in stato confusionale. Tutte le altre volte gli operatori del C.S.M. del mio ambulatorio hanno sempre trovato il modo di sapermi prendere con le buone. Nel caso invece del mio T.S.O., mi trovavo in una città diversa dalla mia, e gli operatori di quell’altro ambulatorio non hanno avuto la professionalità, la pazienza e la delicatezza che invece avrebbero dovuto avere.
Sin dal giorno che ho subìto tale trattamento, ho sempre pensato di aver subìto un’ingiustizia. A causa di questo son caduta in depressione; per anni non ho fatto altro che piangere, piangere e ancora piangere, l’incubo di quel terribile momento mi tormenta tutte le notti. Adesso però non voglio più piangere e voglio fare qualcosa affinché le condizioni dei pazienti con disturbi comportamentali possano migliorare.
Non so se ho abbastanza elementi per iniziare un confronto su questo Trattamento, Trattamento che spesso è ingiusto ma che in alcuni casi è necessario.
Non so se quanto ho scritto riesca a dare da pensare a quei dottori che ogni giorno firmano con tanta facilità i T.S.O. dei loro pazienti.
Nella società spesso non c’è spazio per chi non rientra nella norma – questo vale per gli omosessuali, per chi si droga, per le donne nel mondo del lavoro, e per tante altre categorie. Fra queste categorie ci siamo anche noi, i cosiddetti elementi con turbe comportamentali. La società ci chiude tutte le porte. Noi non possiamo studiare perché gli psicofarmaci ci annebbiano e ci indeboliscono la mente, siamo costretti ad abbandonare gli studi perché la scuola e l’università con il loro ritmo frenetico non danno la possibilità e il diritto allo studio a chi cammina più lentamente rispetto agli altri.
Spesso non abbiamo il diritto al lavoro perché il ritmo lavorativo è spesso frenetico e noi non abbiamo la resistenza allo stress che hanno gli altri – questo sempre a causa degli psicofarmaci, che rallentano i nostri movimenti fisici.
Ad alcuni di noi è riconosciuta una pensione d’invalidità, ma io ed altri, invece di essere assistiti con i vostri piccoli assegni, vorremmo invece vivere come vivono gli altri, e cioè avere la possibilità di studiare e lavorare – due cose che per molti sono normali e che per altri, come noi, sono invece impossibili.
Fortunatamente, nella mia vita non ho incontrato solo dottori che fanno il loro lavoro con superficialità ma ho anche incontrato dottori che le cose che ho appena detto le hanno capite e hanno usato il loro potere non per annientarci ma per aiutarci, infatti, alcuni di noi hanno ideato e realizzato un corso di orientamento professionale, riconosciuto dalla Regione, dove io mi sono inserita e grazie al quale ho finalmente avuto un sbocco nella società; ho trovato una finestra da cui poter prendere un boccata di vita normale, una vita simile agli altri, ho ritrovato la voglia di vivere e sono impegnata e realizzata in qualcosa di concreto. Vorrei che la fortuna che ho avuto io – quella di vedere realizzato il mio diritto allo studio e al lavoro – fosse riconosciuta anche a tutte le altre persone che hanno le mie stesse difficoltà.
Vorrei che il diritto allo studio e al lavoro fosse di tutti e non solo dei cosiddetti normali. La società è di tutti e dobbiamo vivere tutti con gli stessi diritti.
Ho constatato sulla mia pelle e su quella di tanti altri pazienti, che, purtroppo, a differenza di me non possono portare la loro testimonianza, che è praticamente impossibile fare qualcosa per cambiare le condizioni in cui veniamo trattati.
Oggi una persona con difficoltà psicologiche anche momentanee, può subire un T.S.O. con troppa facilità, senza il consenso di un famigliare, sia dentro che al di fuori del proprio comune di residenza e con una velocità burocratica allucinante.
Chiedo maggiore controllo da parte dello Stato sulle regolarità di queste esecuzioni, perché quando non c’è controllo da parte dello Stato, le cose sfuggono di mano e le conseguenze sono che i dottori hanno carta bianca sulla nostra vita, spesso senza nessun rispetto del paziente.
Un esempio di quello che succede quando non c’è controllo da parte dello Stato, lo viviamo tutti i giorni con l’avvento della nuova moneta che è l’euro. Il fatto che lo Stato non abbia pensato a fare delle leggi per contenere i prezzi, ha fatto sì che tutti – commercianti, artigiani, piccole e grandi imprese – raddoppiassero i prezzi, e tutti noi ne paghiamo le conseguenze con una carta moneta più debole e con meno valore. Questo è solo un esempio di quando lo Stato non esercita nessun controllo nelle cose.
Immaginate le conseguenze psicologiche, drammatiche ed estenuanti, che tante persone vivono, e che invece di essere aiutate e sostenute, vengono emarginate e annientate col T.S.O.
Per finire, ho fatto un elenco di alcuni diritti che tutti gli utenti con problemi psicologici dovrebbero ottenere da una società civile.
1) Il diritto a non essere emarginate e a vivere insieme agli altri senza che la propria invalidità non debba subire altre difficoltà oltre alle innumerevoli che già giornalmente dobbiamo affrontare.
2) Il diritto allo studio e all’istruzione secondaria e universitaria proponendo e realizzando corsi di formazione professionale e anche corsi universitari, istituendo corsi con metodi di studio adeguati alle nostre necessità intellettive e alle nostre necessità motorie.
3) Il diritto al lavoro, perché anche noi con la nostra invalidità vogliamo contribuire al nostro sostegno personale e a quello della collettività con lavori adeguati alle nostre possibilità.
4) Il diritto al sostegno ambulatoriale economico e psicologico alle famiglie con all’interno uno o più soggetti psicotici – perché spesso nelle famiglie ci sono genitori anziani, e un genitore anziano non è in grado di gestire un figlio di 20 o 30 anni con problemi psicotici. Spesso i primi a pagarne le conseguenze sono proprio loro, come ci abituano ormai i mass media con le loro drammatiche cronache nere.
5) Il diritto ad un maggiore controllo da parte dello Stato nelle esecuzioni dei Trattamenti Sanitari Obbligatori in tutti gli ospedali.
6) Il diritto a non essere rinchiusi e dimenticati negli ospedali psichiatrici.
7) Il diritto ad un’assistenza psicologica ambulatoriale per ogni paziente che abbia subìto un T.S.O. perché dopo averne subìto uno spesso si pensa al suicidio e a volte lo si mette in atto; per questo è importante avere un sostegno psicologico dalla società e quando è possibile anche dalla famiglia con persone di fiducia che ci spieghino e ci aiutino a capire perché ci è stato riservato un trattamento del genere.
8) Il diritto ad essere ricordati dallo Stato quando si stanziano dei finanziamenti per la ricerca, in modo che qualcosa venga destinata alla ricerca e allo studio di farmaci sempre più adeguati alle nostre difficoltà, perché quelli attuali sono buoni per il controllo psicologico ma hanno tantissimi effetti collaterali che voi neanche immaginate e che noi sopportiamo a fatica quali: obesità, astenia, affaticamento veloce sia fisico che intellettuale, sonnolenza eccessiva, difficoltà di concentrazione prolungata e tanti altri.
Se penso che solo fino a vent’anni [L’elettroshock è stato “reintrodotto” ed è ancora adesso vigente. ndr] fa negli ospedali era di norma eseguire l’elettroshock, mi vengono i brividi, ed io che ho solo trent’anni [aggiunta successiva, ndr] avrei potuto subirlo con altrettante facilità con cui ho subìto il T.S.O. Mi rendo conto che il T.S.O. non è niente in confronto all’elettroshock, ma è pur sempre un’esperienza traumatica che ti segna la vita.
Infine ricordatevi che potete scendere in piazza e lottare, manifestare, scioperare per far valere i vostri diritti, mentre al contrario molti di noi non abbiamo neanche la possibilità di camminare e addirittura non abbiamo neanche il pensiero chiaro, quindi è necessario che quelli che stanno bene abbiano la consapevolezza e la voglia di fare le lotte politiche e sociali insieme a noi e per migliorare la nostra vita e quella di tutti noi. Perché i problemi psicologici si possono manifestare in tutti e a qualsiasi età, basta che si presentino le condizioni, come, ad esempio, un anno di lavoro intellettivo molto intenso senza neanche un attimo di riposo, oppure trovarsi in condizioni famigliari e sociali sfavorevoli. Tutti questi elementi dovrebbero farvi capire che questi problemi possono insorgere a chiunque. Aiutare noi significa aiutare anche voi stessi, perché le malattie psicologiche sono in aumento e la società deve essere pronta ad assisterci e a gestirci nel migliore dei modi.
Penso che per questo sia importante considerare e lottare anche per i diritti dei più deboli, dato che non abbiamo le capacità e le possibilità di lottare da soli.
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