La
'pazzia' è sofferenza indicibile?
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più o meno personali (area pazz
Inviato da A8dmin di 02 Apr 2006 - 11:26 AM (+ 1 Commento)
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Molto
spesso esce fuori la questione se quel che è chiamato
'pazzia' (corrispondente alle diagnosi psichiatriche peggiori quali
schizofrenia, mania, maniaco-depressione, psicosi grave acuta,
depressione grave) comporti sofferenza grave per il 'paziente'. Gli
psichiatri sostengono questa tesi, ma ..
più e più volte il sottoscritto, ma anche la
maggior parte degli ex-utenti e sopravvissuti alla psichiatria, siamo
di parere nettamente contrario.
Bisogna comunque in ogni caso fare una netta distinzione tra se si
è sotto psicofarmaci antipsicotici (neurolettici
tradizionali Haldol Largactil Serenase, Melleril, .., sali di Litio)
oppure no: sotto questi antipsicotici la sofferenza è alta.
Incapacità a stare fermi, ansia generalizzata, incertezza
generale, incapacità a fare qualsiasi cosa, dubbio generale
su sé e gli altri, .. , effettivi dolori fisici, spasmi
muscolari, debolezza fisica generale, .. . Ma in generale prima di
essere sottomessi a tali 'cure' si era con problemi di vita
sì, ma non si era così nettamente 'sofferenti'.
La sofferenza è essenzialmente causata dai farmaci. Senza
farmaci si dichiarano sofferenti solo la piccola percentuale tormentata
dalle 'voci' (sono allucinazioni auditive che hanno solo alcuni
'schizofrenici' e non sempre sono tormentanti), e alcuni 'depressi' .
In generale chi 'impazzisce' - ed io posso senz'altro testimoniare per
me stesso
per almeno due-tre 'ricadute'- va 'su di giri', è contento,
ritiene di aver scoperto un mondo nuovo, di essere importante, ..
Certamente non è 'sofferente' Io non lo ero. Ancor
più certamente non può essere detto
'indicibilmente sofferente', come invece mentendo spudoratamente
sostengono parecchi psichiatri.
Risulta poi effettivamente 'sofferente' chi prendendo psicofarmaci
antidepressivi (compresi i recenti SSRI: Prozac Wellbutrin Zoloft, ..)
e talvolta gli ansiolitici / tranquillanti (benzodiazepine : En,
sonniferi, ..) da parecchio tempo, tenta di dismetterli troppo
rapidamente: Si cade - per alcuni mesi subito dopo la dismissione - in
paure incontrollabili panico, in una depressione ancor più
profonda che prima senza farmaci ..
Morale: gran parte della sofferenza è direttamente causa ta
dalle 'cure' psichiatriche. Senza 'cure' ci sarà pure
sofferenza, ma temporanea, ed è una umana condizione ..
Tuttavia molti familiari psicologicamente si vogliono giustificare
dall'averci mandati dagli psichiatri e accettano perciò in
pieno la loro menzogna (la nostra supposta indicibile sofferenza e la
necessità delle loro 'cure') I familiari si convincono che
noi siamo 'sofferenti' nonostante il contrario. E' però un
fatto che effettivamente noi siamo per i familiari un problema grave,
un tormento. Un problema che loro non sanno non possono risolvere. Ma
una situazione che li tormenta dato anche che talvolta siamo vessatori
se non violenti nei loro riguardi.
Di fatto noi 'impazziti' e 'pazzi'n causiamo effettivamente sofferenza
ai familiari.
Però non per questo loro dovrebbero sostenere la menzognma
psichiatrica e accettare che gli psichiatri ci rendano veramente
sofferenti.
[Sembra che i nuovi psicofarmaci antipsicotici - i neurolettici atipici
Risperdal, Zyprexa, Abilify, .. causino minori sofferenze dei
precedenti; però al solito non curano, solo attutiscono, ..
perdiamo anni ed anni in cui 'attutiti' non combiniamo niente,
c'è assuefazione, sempre una certa debiluitazione fisica e
mentale, .., quasi certi poesanti danni fisici e mentali con il passare
degli anni.]
[RIFERIMENTI : Vedi due brani di Peter Lehmann in www.nopazzia.it -
contenuti - psicofarmaci ; libro di Zeentbauer citato in no!pazzia -
libri; brano di Peter Breggin in www.breggin.com sugli psicofarmaci
neurolettici ; ...]
Sandro C (A8dmin)
Re: La 'pazzia' è sofferenza indicibile?
da astronave di 06 Apr 2006 - 02:46 PM
Mi prendi proprio in contropiede, perchè:
1) la mia esperienza è del tutto diversa; e meno male che non me
la contesti! Di fatto, sei il primo in assoluto che sta discutendo nel
merito su quanto scrivo, sia pure contestandolo. Di solito le poche
reazioni che ho avuto (a parte quelle "forzate" che riporto sul mio
sito) sono state o di negazione pura e semplice, con la scusa di
"interpretare" quello che dico, o di volerci vedere qualcosa che anche
loro avevano passato.
2) effettivamente anche mio fratello, quando ha letto il libro, ha
detto che quel tipo e quel grado di sofferenza lui non l'aveva mai
provato; ma si è ben gurdato dal dire che non soffriva, o
dall'attribuire tutta la sofferenza agli psicofarmaci. Il mio rammarico
sul fatto che, pare non ci siano scritti successsivi al 1983 è
proprio dovuto al fatto che nessuno può dire al posto suo se
nella nuova condizione provava meno o più sofferenza di prima.
3) fatto salvo il principio che solo l'interessato può dire se
sta soffrendo o meno, in tutti i non pochissimi casi che ho conosciuto
da vicino di persone con problemi psichiatrici, mi pare difficile
ammettere che durante le crisi, ed anche fuori dalle crisi, non si
trovassero in condizioni di sofferenza
4) su internet ho trovato un brano che a me pare un condensato del mio
libro, per quanto riguarda l'intensità e in buona parte i
contenuti stessi della sofferenza. Cito solo questo passo:"come
spalmarmi addosso la pece per bruciare più lentamente se resisto
continuo a bruciare all'infinito è questa la formula
dell'inferno". E il fatto che si trovi su un sito di uno psichiatra - o
meglio, sembrerebbe, di un antipsichiatra - non credo che autorizzi a
cancellarlo senz'altro
( http://www.ecn.org/antipsichiatria/extragiugno.html ) 5) quando stavo
così male, come spiego nel mio libro, non ho mai preso neppure
una aspirina. Dopo il secondo ricovero mi avevano prescritto il
serenase, ma dopo qualche giorno sono passato al tavor, due compresse
al giorno, in attesa che la mia terapia mi consentisse di ridurlo
gradatamente. Ma anche quando lo prendevo, non mi causava sofferenza.
Qualche accenno al tipo di sofferenza del quale parli tu, l'ho capito
da accenni di mio fratello sul perchè, insieme ad uno
psicofarmaco di cui non ricordo il nome - parlo di prima del 1983,
ovviamente - doveva prenderne un altro chiamato achineton, per bloccare
appunto l'agitazione motoria che l'altro farmaco procurava.
Potrei andare avanti, ancora, ma io credo che il punto non sia questo.
Io credo che il punto sia quello dell'interesse vitale ed
imprescindibile per il soggetto che entra nel circuito psichiatrico a
RIFIUTARE la propria posizione di "malato mentale", perchè - io
almeno la penso così - non c'è dubbio che è la
posizione strutturale occupata dal "matto" in questo rapporto che forma
un imbuto dal quale diventa impossibile uscire.
Per sfuggire a questa posizione, alla collocazione nella posizione di
"matto", qualsiasi stratagemma è comprensibile. ed in un certo
senso, giustificato. Ma non tutti sono ugualmente "buoni". Ciao.
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