No!Pazzia interattiva

AFFITTASI ANIMA (2a parte)

Articoli / Storie di Sopravvissuti e dismissione
Inviato da astronave di 12 Mar 2006 - 02:28 PM (vedi 1 parte)

brani (1977) di un utente dei servizi psichiatrici degli anni 70 - 80, uscito infine fuori (nel 1985) dalla pazzia

.. " è opportuno, forse necessario, poter MOSTRARE che anche dalla più profonda malattia mentale si può uscire ", scrive ora il fratello (vedi prima parte, e sito web personale - link in fondo)

(autopresentazione e poesia - 1977)

PRESENTAZIONE

Chi sono?

Un insegnante in una scuola media dell’obbligo, materie letterarie.

Se penso d’essere già conosciuto dalla gente, al di là di questo titolo,

mi sbaglio?

Posso dire che mi sbaglio, e chissà se sono sincero.
Se dico che io sono convinto che molte mie idee già hanno influenzato

la gente, mi sbaglio?

Chi lo sa. Ognuno è libero di pensare le stramberie che vuole.

Se sostengo d’aver fatto degli atti un po’ strani, almeno alla luce delle normali giustificazioni della condotta degli uomini, dico la

verità?


Qui la questione è mal impostata, perché senza giustificazioni ogni atto è strano.

Ed io sono stato posto in una ben strana posizione, che non posso dare nessuna giustificazione del mio comportamento. Ho la bocca

chiusa, non posso difendermi.

Forse è meglio lasciare alle spalle questa strana storia, e stare solo per essere giudicato, da quanto sta scritto nelle pagine seguenti.

Le quali, comunque non hanno bisogno di appoggiarsi agli atti, cui si allude.

Se valgono, valgono per loro conto. So1o che c’è in esse qualche accenno; in qualche punto la loro memoria è la memoria della mia vita. Ma il loro valore è autonomo: sta solo nelle righe di cui sono composte.

Piuttosto un cenno è necessario alla tecnica con cui sono state messe insieme: di getto.

In tutti e tre i casi, mettendomi a scrivere, io sapevo d’aver qualcosa da scrivere sull’argomento, ma non che cosa.

Certo son venute dalla vita profonda, da convinzioni e formazioni non costituite a tavolino, forse riflettono movimenti già in atto nella società.

Però non credo si possa toccare la provvisorietà con cui. sono composte: è parte integrante della loro forma e del loro contenuto



P O E S I A

Non mi lasci nemmeno vivere la mia distruzione.

Mio fratello mi distrugge, ma non vuole che io viva la mia distruzione. Io sarei io. Sarei Antonio che vive la sua distruzione.

Eg1i vuole spegnere la coscienza in modo che io sia distrutto senza che me ne accorga.

Io devo morire senza sapere nemmeno di morire.

D’altronde che morte sarebbe una morte che sa di morire.

La vera morte ignora di morire.

Se fosse possibile costruire una bellezza viva come la morte, questa bellezza sarebbe il vertice della bellezza.

O forse la bellezza è tale solo perché muore?

Forse la misura della bellezza è la misura della morte?

Io scrivo sempre quando devo scrivere.
E quello che devo scrivere non è una forma che vuol trasferirsi, dalla

mente alla pagina. E’ un impulso a cominciare, da qualunque cosa.

Un impulso informe: senza aver niente da scrivere, devo scrivere.

Se uno dominasse la morte,

ed andato al di là liberamente scendesse, e mormorasse lo spirito sopra la morte, sarebbe una bellezza critica, una bellezza scientifica,
ferma, che non può prostituirsi.

Quando più nessun ideale sta in piedi, quando lo spirito prova ogni cosa, ed in ogni cosa trova che non vale la pena, che cosa lo prende? il
dolce attendere gli eventi, il lasciarsi portare dalla corrente, il gustarsi il fluire che è dato, la pura gratuità. Ecco il regalo della vita, ecco il regalo migliore. Annientata ogni cosa, ecco che mi è dato di fluire, niente, sono la grazia.


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Quale altro posto migliore di questo, che cosa di più può essermi dato?
Che bello che bello. Passo e non lascio traccia. E sono ancora vivo e
lo so. E non cerco e m’è dato. E non ringrazio. E passo. E sono contento di passare. Contento di passare. Contento di passare. Questa è la
sorte migliore. Questa è la bellezza. Contento di passare.

Però quando tu fui un piacere, un atto di benevolenza, un dono; ed usano
il piacere, l’atto di benevolenza, il dono per eliminarti è molto triste. Allora veramente si promuove la discesa nella morte, si trasforma la faccia in carbone. No, io non avrò più volto d’uomo per nessuno. Sarò una pietra, indifferente al bene ed al male, all’odio ed all’amore. Voglio essere una pietra.

Però sono riuscito a spiegarmi il meccanismo con cui un pazzo, poniamo,
decide d’essere pietra.
Il mistero della coscienza che dice: io sarò pietra, e lo diviene effettivamente. Immobile, duro come una pietra. Io voglio considerare la cosa dal punto di vista filosofico puro. Perché la coscienza s’irrigidisce in quel
modo? Io considero la coscienza dal punto di vista della grandezza che la filosofia le attribuisce. Io voglio attribuire la stessa dignità all’altra coscienza alienata. Com’è possibile che appaia una coscienza così, che dice: io sono pietra? E lo diventi effettivamente?

Per fortuna la gratu1tà non può essere presa, non si può fermare la via. Per fortuna è possibile non conoscere il laccio. Per fortuna è possibile essere strada, movimento, passaggio. Ed è la pace perfetta non sapere che calcolo hanno fatto, ma la tua intenzione non può essere presa. Per fortuna c’è un’intenzione. E questa intenzione non può essere presa. Per fortuna l’intenzione non te la dai tu. Per fortuna l’intenzione è lui, il terzo, la cosa, la pietra.


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Perché è una cosa bellissima nominare Dio come una cosa. Dio alienato.
Dio oggetto. Dio lui. Il Dio vivo e vero che tu non senti dire Io,
al quale tu non dici Tu. Che ti si manifesta come Egli, Lui, Esso, la
Cosa.
Il Dio vivo e vero che continua ad essere più intimo a te di quanto tu
sia a te stesso, quello di cui tutta la storia ha parlato, e che pertanto vivifica la coscienza da un terzo punto: tu non puoi dirgli tu.
Vita della coscienza era di Dio di prima?
Questo è perfetta alienazione della coscienza.

Ecco perché esistono le coscienze-pietra, le coscienze-pesce, e tutte
le degradazioni dei pazzi.
Per permettere la beatitudine di Dio; di essere cosa nella coscienza-cosa.
Di essere Esso nella coscienza, di essere Oblio, Riposo, Tenebra, Morte. Di essere una cosa che si tratta come cosa. Di essere nella coscienza
al servizio della coscienza come una cosa è al servizio della coscienza.

E non sarà questa la suprema bellezza. L’eterna bellezza, la divina bellezza. La morte infinita, la morte eterna.
Se la misura della bellezza è la morte, qui è il Dio vivo e vero che è
morto.
E’ morto nell’uomo. Ma è lui, esso. Infinita bellezza, infinita morte,
infinito amore.

Una spada che divide la persona.
Bisogna eliminare l’adulazione? Non ci deve essere spazio per il rispetto
Umano.

Bisogna mangiare guidati dallo Spirito.
Egli è il senso.
Io vorrei una religione in cui lo Spirito sia il senso.


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al1ora avremo la divina bellezza, l’atto eterno.

Eterna viva bellezza.

Sono buone un paio di uova da mangiare

Anche il vino è ottimo.

E il sale che rende gustose tutte le cose.

Sono stufo di voler assumere la maschera del riflettente per produrre
la bellezza.
Di avere uno scopo.
La vita deve diventare bellezza.

Il babbo sta gridando.

Che avrà da gridare?

Per arrivare al 15 ancora 6 punti.

Il 6 è il numero della bestia nell’Apocalisse.

Tutti s’ammansiscono quando s’accorgono di non passare.

lo vorrei una bellezza che esca pura al primo pensiero.

Perché non dovrebbe essere possibile che nasca una vita la cui serie di pensieri gettati come nascono sia pura bellezza?

Anzi se non è così non è bellezza.
Se comincia il calcolo, la compiacenza, comincia il compromesso. La vera bellezza dev’essere gettata sulla carta senza pensarci.


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Una bellezza nuova. In cui anche la mediazione è creduta bellezza. Una
pura verità. Una vita venduta.

Come posso essere vivo? La parola vera. E l’arte. Come risolvere il
problema della tecnica. Se si sovrappone la preoccupazione della
tecnica, come posso essere vivo? E’ un po’ come conciliare ispirazione e cibernetica

Certo che in entrambe le cose ci si può perdere: nell’ispirazione e nell’organizzazione. Se uno si compiace nell’ispirazione, presto la falsa; se uno si compiace nell’organizzazione ne è presto fatto prigioniero.

Io vorrei che una perenne sorgente mi zampillasse le parole. Vorrei mettermi in esercizio, e mai interrompere il fiotto della sorgente. Un poco alla volta imparerei la tecnica, ed essa diventerebbe come la struttura degli esseri viventi, che non è meno viva dello slancio e della forza che li anima.

Il manto che copre la terra.
Se una frattura non rompesse la memoria. Se un attacco non rovinasse
lo spirito, ecco che uscirebbero i pensieri zampillanti. S’incrocerebbero i dati dèi sensi svegli coi sogni profondi, e non ci sarebbe conflitto, e l’arte sarebbe un falso problema.

Io vorrei ridurre l’arte a falso problema. Io voglio ritornare com’ero, che un ostacolo m’ha rotto. Io voglio essere quel semplice fluire, a cui
cui le visioni appaiono, che non esistono belle e brutte. Che dice ogni parola che ascolta. Ogni parola è bella.

Ma esistono gli altri. lo voglio vivere come se non ci fossero, come un sasso alla presenza dei sassi. Io non credo si possa diversamente risolvere il problema. Non è lecito mentire.


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I1 bimbo sta borbottando il mio nome incoerente. Gioca con il baule.
sta giocando con la lingua.

A me è venuta voglia di scrivere.
Che cosa? Non lo so.
Strano impulso a scrivere quello che non so che scriverò.

Il bimbo è uscito e continua a giocare con la lingua tentando di nominare le cose.

Che cos’è la bellezza?

Ha lasciato qua la sua cartelletta, e se ne va in giro sulle gambe incerte
alla scoperta del mondo.

Egli non ha di questi pensieri.
Che problema sciocco, che sciocca preoccupazione. Essere il primo. Scrivere meglio degli altri. Dire cose belle.

Il bimbo è bello e non vuole essere bello.
Se fossi bello come un bimbo.

Ecco io ho voglia di scrivere perché voglio scrivere cose belle. Voglio
scrivere cose belle per cambiare qua1che cosa, per affermarmi. L’uomo ha bisogno di affermarsi.

Io vorrei scrivere cose così belle che nessuno ha mai scritto. Io voglio essere bello.

Perché mai voglio essere il primo? Perché questo impulso a volare sopra tutti? Perché non mi sono tranquillo se non sono davanti a tutti in ogni cosa?


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Io voglio scrivere. Ed ecco non so che scrivere. Un oscuro impulso
mi spinge.

Ma io so che questo impulso è bello. E non perché scrivo.

Tutte le cose muoiono.
È caduto l’impulso.

Io voglio affermare la bellezza. Perché io voglio affermare la bellezza?

Perché la mia mente vuol veder chiaro in queste cose? Perché voglio capire?

Perché se voglio essere un sasso, io voglio capire d’essere un sasso?
Perché se non voglio compiacermi nell’essere un sasso, io voglio sapere che non mi compiaccio nell’essere un sasso?

Quello che complica la bellezza è quello che fa nascere la bellezza.

Perché questo inutile, disperato tentativo di comprendersi?
Perché così insegue se stesso lo spirito?
Che cosa vuole giocare?

Perché vuole capire?

Che cosa vuole vedere?

Perché una luce sta sorgendo sul mio orizzonte. Questa luce beata non
nega la bellezza.

Questa luce della mente.

Ed io mi stanco di ogni cosa. E la cosa ripetuta non è bella. Non annoia
la bellezza.


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Io vorrei poter dire bello il mondo. Io vorrei poter dir bella la vita.
Se la vita è brutta che rifugio avremo?

Che cosa incita la nostra arte?

Non si imitano le cose nella natura?

Uno stupore, una meraviglia. Sono le cose nuove le cose belle?

Se perfino della bellezza ci stanchiamo. Se di tutto abbiamo nausea,
dove riposerà il nostro spirito?

O siamo stufi che si continui a ripetere che esiste qualcosa di bello.
Ci attira allora i1 vortice della distruzione. Ci vergogniamo di dire
che qualche cosa è bello?

Ecco qua ai miei piedi la valigetta, la cartelletta del bambino. Sulle
sue gambe insicure è fuori a scoprire le cose che gli mostra la luce
del sole. Io qui a salire e scendere per le luci e le ombre della mente.

Che cosa cerco? Dove voglio andare a finire?
A dar riposo al mio spirito, divorato dalla distruzione.

Che non abbia ragione mio fratello a volermi distruggere, e a togliere
la coscienza che io sono distrutto?

Io non sono capace a dire bella nessuna cosa. Io cerco la bellezza.

lo voglio conoscere me stesso.

Se io mi dicessi: Dove sei stato in tutto questo tempo? Perché ti sei
nascosto? Perché fuggi?

Se io mi riconoscessi!


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Ma ne11a danza dall’amore..

Sono stufo d’essere solo.
Una bellezza per tutta la terra.

La bellezza è perdersi...

Balbetto, mi confondo le parole.

È come un empito, che vuole esprimersi e non sa come.

Ad essere sincero, sai perché voglio la bellezza? Per avere dei soldi.

Per essere ricco.

Che cosa vuol dire il mio cuore?

Che cosa voglio toccare?

Chissà quante scoperte ha fatto il bambino, che ha qui la sua cartelletta.

Ed ecco che per me è più importante questa serie di scarabocchi che il

bimbo che gira negli splendori della luce.

Ed anch’io sono un bimbo, un pensiero appena nato.

Mio fratello mi vuole distruggere, ma in modo che io non possa dire: sono distrutto.

Bisogna proprio spegnere la coscienza. È la fonte della compiacenza.

Appena essa ci presenta un bene, subito lo spirito lo vuol rapire, lo avvinghia, lo mangia, lo distrugge.


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Eppure può sorgere una nuova coscienza, uno spirito nuovo che lasci

passare tutte le cose, che non ne rapini alcuna.

Questo spirito sia la bellezza stessa, la trasparenza, lo splendore.

Tutte le cose stancano, tutte le cose annoiano.

Io voglio poter bruciare le mie carte.

Io voglio manifestare me stesso.

Una luce sta sorgendo e sta giungendo al riconoscimento.

Dove sei stato in tutto questo tempo? Dove ti sei nascosto?

Io voglio raccog1iere i1 plauso, io voglio cogliere allori.

Io non voglio avere scopo alcuno. Io voglio essere canto contento di

cantare, luce contenta di risplendere.

Chi mi batterà le mani? Chi mi dirà bravo?

E caduta la sera avvertire che è passato un giorno, attento alle nuove
seduzioni.

Giunge il rumore delle campane in questa splendida giornata primaverile.

A me. Ma chi sono io?

Io dicessi: Qualcuno...


- 11 -

Ma io non mi voglio comprendere,

Io voglio passare.
Io voglio esprimere me stesso.

E domani gli amici mi diranno Che bravo.

E lasciarmi indifferente, orecchio al sogno, a che cosa? Ma dov’è con
la testa? Che cosa pensa?

Io attento al nascere di me stesso.

Io voglio esprimere me stesso.

Io sono scontento finché non mi sono partorito.
ritorna la mia attenzione al suono delle campane, ai rumori del mondo.

Per (non capisco la parola)?

Ed io…

Io Io

Io non voglio altro che esprimere me stesso.

M’ha preso la voglia di scrivere, sto scrivendo, ne sono ingranato. E scrivo dove mi porta la voglia, quello per cui sento voglia.

Ecco questa forse è la bellezza, la poesia. La voglia, il desiderio.

E l’amica mi farà i complimenti.

Ma dove mi porta la voglia, la cieca voglia?
Ecco dove m’ha portato, ecco quello che ha scritto. Tuttto questo l’ha scritto la voglia, la cieca voglia.


- 12 -

penso che la poesia non sia altro che la voglia, il desiderio.

E scrivendo la voglia ha formato un’altra voglia. La voglia dello spirito di conoscere se stesso.
Ma questo è il prodigio. Prima lo spirito non c’era. E’ nato in quella voglia di manifestarsi. Quei sussulti, quelle trepidazioni: Tu. Da dove vieni? Ci siamo appena visti. Ci siamo già lasciati.
Io voglio narrare una storia, una fiaba, un prodigio. Io nasco ora, io mi ricordo d’essere stato. Chi sei? Sei già morto?
Ah Antonio Antonio!
Ecco che la voglia procede, ecco quello che produce.
Perché ti nascondi cosa che io amo più di tutte le altre cose? Che segreto mi prepari?
Ah come diranno che sono stato bravo gli amici!
Oh mondo nuovo! O luce divina! O amore mai visto! Mai io ho visto queste cose. Mai questa luce. Mai questa cartelletta del bimbo.
Tutte queste cose le ha prodotte la voglia.
O divina voglia creatrice, o desiderio che rinnovi la terra, o purezza che attiri l’attenzione della perduta!
Tra poco non ci sarai, tra poco sarai sparita. Tra poco bestemmierò. Tra poco l’orrore mi farà urlare.
Ma ora l’eterno desiderio è la voglia di essere. Ora la poesia ha la forma della luce.
CONCLUSIONE:
La poesia è la costruzione di me stesso.



-- vedi prima parte, la presentazione del fratello
<em>AFFITTASI ANIMA (prima parte)</em> [1]
-- sito web in cui c'è tutto il materiale
http://www.webalice.it/a.zinelli/My_Homepage_Files/Page1.html
-- il brano già pubblicato da Bertani nel 1984 è
http://www.webalice.it/a.zinelli/tuttalastoria/vita/affittasi_anima/AFFITTASI_ANIMA.htm