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“LE PRATICHE DELL’EMANCIPAZIONE E DELL’AUTONOMIA”:per una "salute mentale altra"  ---  + 3 Commenti

Articoli / per dibattito
Inviato da giusi di 20 Gen 2006 - 09:51 AM

la nostra associazione si chiame klasis, è una associazione senza fini di lucro ed ha il fermo scopo di creare una "salute mentale altra", che sia per la libertà e la dignità delle persone. klasis significa rottura: rottura dei vecchi schemi biologisti e organicisti, che si spacciano ad ogni pseudo-scoperta sempre come nuovi e all'avanguardia; rottura delle arricchite e arriviste caste di potere che si sono impossessate dei nostri (di tutti!) spazi pubblici , che invece devono aprirsi nuovamente al confronto, alla denuncia e alla voce libera, soprattutto quella di chi soffre.....stiamo da tempo cercando di portare il nostro progetto sul territorio, cercando di aprire nuove e sempre più forti contraddizioni nelle istituzioni....è difficile...questo è solo l'inizio...vi propongo di leggerlo e vi chiedo, se vi và di farci sapere cosa ne pensate....siamo aperti al confronto....giusi

“LE PRATICHE DELL’EMANCIPAZIONE E DELL’AUTONOMIA”
UN PROGETTO DI DEISTITUZZIONALIZZAZIONE TERRITORIALE


PRESENTAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE
L'Associazione “Klasis” ONLUS è costituita da psicologi e sociologi e ha per oggetto lo svolgimento di attività nel settore di assistenza sociale e socio-sanitaria.
Persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale, non ha fini di lucro e si pone come obiettivi:
. La prevenzione del disagio dovuto ai bisogni non soddisfatti in ambito familiare, scolastico, lavorativo e sanitario;
. L’accoglienza dei fenomeni di disagio psichico, di dipendenza e di tutte le forme definite di esclusione sociale e di povertà della persona;
. La promozione del cambiamento a livello individuale e socio-culturale, offrendo una diversa chiave di lettura e di intervento delle problematiche personali ed ambientali, per chi le vive e per chi se ne occupa;
. L’attivazione di un processo di sensibilizzazione e cambiamento/superamento delle condizioni di disagio e di emarginazione volto al raggiungimento dell’autonomia e dell’indipendenza delle persone.
. La tutela e la valorizzazione delle risorse personali ed ambientali già esistenti;
Al fine di raggiungere i propri obiettivi si ritiene di poter intervenire anche attraverso strumenti quali:
. Counselling;
. Consulenza;
. Formazione, rivolta a soggetti svantaggiati in ragione di condizioni sociali, familiari, economiche, fisiche, psichiche;
. Attività di ricerca, volta ad indagare i reali bisogni e le problematiche delle popolazioni residenti nelle realtà in cui si intende operare, al fine di orientare specifici interventi.
. L’organizzazione di centri di accoglienza e sostegno per la popolazione emarginata e di centri di ascolto protetto. La promozione e la realizzazione di centri interculturali; ludoteche, attività creative (arti figurative, laboratori teatrali, laboratori di narrazione, laboratori di fiabe, ecc).


PRESENTAZIONE DEL PROGETTO
L’associazione Klasis onlus si propone nel territorio dei Comuni di ……facenti parte del Piano Sociale di zona, con un progetto che ha l’obiettivo di “promozione e difesa della salute pubblica” e si inserisce nell’ottica della legge quadro 328/00 per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, che ha dato avvio ( Decreto del Presidente dei Consiglio dei Ministri 30 marzo 2001 ) ad un indirizzo e coordinamento sui sistemi di affidamento dei servizi alla persona, che assegna a Regioni e Comuni il ruolo attivo di valorizzazione degli enti no profit attraverso la co-progettazione e co-gestione degli interventi sul territorio e la realizzazione di progetti innovativi e sperimentali a cui enti istituzionali siano disposti a collaborare.
Il progetto si propone di favorire esperienze di deistituzionalizzazione territoriale. Il presupposto di fondo è che l’oggetto della pratica psichiatrica e psicologica non è la malattia, ma la sofferenza mentale all’interno dell’esistenza complessiva della persona e immersa nel contesto sociale. E’ necessario, quindi, partire da pratiche che considerino la sofferenza mentale storicizzata (perché parte dell’esistenza) e contestualizzata (perché parte di un corpo sociale). Storicamente la deistituzionalizzazione si articola in due livelli: il livello della chiusura dei manicomi e il livello territoriale o di comunità. Il primo, definito di negazione istituzionale, iniziato con le esperienze di Basaglia a Trieste e a Gorizia, ha avuto come primo obbiettivo la cura della malattia istituzionale, legata alla permanenza prolungata in manicomio. Si trattò allora di restituire alla popolazione degli internati i diritti elementari: vestirsi dignitosamente, uso del denaro, libertà di muoversi, non essere violentati farmacologicamente ecc. la deistituzzionalizzazione dal manicomio si concludeva con il reinserimento sociale, in famiglia o altro luogo opportuno per le persone già ricoverate e la non utilizzazione del manicomio per nuovi pazienti. Ciò che si propone oggi è l’attuazione del secondo livello: la deistituzionalizzazione territoriale o di comunità. È un processo molto complesso, che articola l’applicazione della legge 180. La deistituzzionalizzazione territoriale è un modo nuovo di fare psichiatria nella comunità, in primo luogo organizzando i servizi psichiatrici in un Dipartimento di salute mentale che sia una reale e completa alternativa al manicomio. Così accanto a strumenti di carattere clinico, in una cornice il cui presupposto è sempre la sostituzione della malattia (intesa come dato puramente biologico) con la sofferenza mentale storicizzata e contestualizzata della persona, è necessario creare una rete sociale che abbia tre precisi punti di riferimento:
• Il potenziamento della soggettività, ponendo attenzione alla vita concreta e quotidiana della persona e lavorando per arricchirne le risorse e le possibilità di cambiamento; ciò permette di cambiare il peso con cui la sofferenza entra nel gioco dell’esistenza.
• Lavorare per l’aumento del potere/potenzialità della persona, restituendogli una reale contrattualità sociale (con i familiari, i parenti, gli amici ecc), ma anche contrattualità con il servizio e le altre strutture, evitando di abbandonarlo a se stesso in nome di una libertà astratta senza, allo stesso tempo imporgli obiettivi e programmi terapeutici precostituiti, non discutibili e quindi obbligatori, anche se non condivisi.
• Non limitarsi al piano terapeutico-riabilitativo e di sostegno sociale ad una sola utenza, ma svolgere prevenzione nella sua accezione più ampia fino alla promozione della salute mentale dell’intera comunità è il terzo elemento irrinunciabile del processo di deistituzzionallizzazione.


FINALITA’ E OBIETTIVI
Il progetto in particolare propone :
1. la ricostruzione del legame tra la sofferenza mentale dell’individuo e il corpo sociale, attraverso l’elaborazione di strategie di intervento complesse a breve e a lungo termine, capaci di legare agli interventi più specificatamente clinici, delle pratiche terapeutiche che puntino all’emancipazione, all’autonomia e alla globalità terapeutica.
Obiettivo a breve termine
Emancipazione: per poter ristabilire un punto di contatto tra la sofferenza psichica della persona e la sua esistenza complessiva è importante prima di tutto cogliere la dimensione sociale delle persone, quali sono i loro rapporti con gli altri, il lavoro, la loro vita sentimentale. Questa conoscenza permette in un percorso di globalità terapeutica, di considerare come centrale la produzione di significati, di socialità, di salute, nel mondo vitale della persona, sottraendola a situazioni di emarginazione e attivando potenzialità e risorse personali.
Obiettivo a lungo termine
Autonomia: tutte le forme di sofferenza producono sempre una drastica diminuzione del diritto di cittadinanza:
- abitazione di una casa
- possesso di una capacità professionale, di un lavoro
- di una scolarizzazione produttiva
- possibilità di relazioni sociali
La perdita e la diminuzione di tali diritti di cittadinanza relega la persona in un’area di marginalità rispetto la vita produttiva e alla organizzazione comunitaria. Un approccio globale terapeutico non può sottovalutare questi aspetti cruciali. E’ necessario che si attivino delle pratiche che permettano alla persona di riconquistare una contrattualità sociale, supportandola in tale percorso.
Globalità terapeutica: la riabilitazione socio-psicologica della sofferenza mentale deve produrre rapporti, comunicazione e cambiamento. Lo scopo è quello di invenzione di salute e riproduzione sociale della persona. Ciò ha un’importante valenza terapeutica.

2. la prevenzione del disagio mentale e la promozione della salute mentale rivolta all’intera comunità e, in particolare a quelle fasce sempre più estese di popolazione, che in conseguenza della diminuita possibilità di emancipazione e autonomia individuale e sociale, sono considerate soggetti a rischio (indigenza sociale ed economica, minori a rischio, disabili ecc). Infatti la fragilità sociale alimenta il disagio mentale nella comunità. Promuovere la salute mentale, nell’ottica di una migliore qualità della vita, prevenendo il disagio psichico, non è un intervento aggiuntivo o una semplice ipotesi di lavoro: è una necessità operativa irrinunciabile che ripropone in termini nuovi anche la cura e la riabilitazione, non più in un’ottica esclusivamente curativa e assistenziale, ma terapeutica-preventiva


STRUMENTI E METODOLOGIE
Inerente all’obiettivo (1)
Attività programmate (obiettivo a breve termine)
- gruppi di sostegno di auto e mutuo aiuto
- Programmazione e monitoraggio con l’equipe del servizio di salute mentale degli interventi di riabilitazione psico-sociale.
Importante per il sostegno psicologico al nucleo familiare della persona e per
aprirsi e conoscere il contesto sociale in cui vive la persona (reti amicali, relazioni affettive, attività che svolge ecc), creando un rapporto di fiducia. Inoltre creare con il servizio di salute mentale un progetto congiunto che permetta una presa in carico reale della persona, che inglobi anche l’aspetto sociale e relazionale della sofferenza mentale. Il servizio di salute mentale attraverso queste attività potrà meglio monitorare l’effettivo sviluppo degli interventi riabilitativi e avere una “mappatura sociale” dell’utenza, potendo meglio comprendere situazioni di droup-out terapeutico.

- Laboratori centrati sul corpo (ginnastica dolce e programmi di psicomotricità)
- Laboratori espressivo-manuali
- Laboratori teatrali
- Spazi sociali (cineforum, escursioni in montagna, attività sportive...)
I laboratori e gli spazi sociali servono per promuovere la soggettività e l’emancipazione sociale. In particolare sono strumenti che mirano a ripristinare il rapporto del singolo con il proprio corpo, a liberare i sentimenti e l’affettività, a ricostruire il diritto e la capacità di parola nel rapporto con gli altri. La partecipazione degli utenti ai programmi non intende essere dettata da alcuna selettività diagnostica o patologica. Gli unici requisiti utili saranno l’interesse a partecipare, oltre che una minima capacità di stare, apprendere e lavorare in una dimensione gruppale. Sarà comunque sempre tentato di inserire nei gruppi di lavoro le persone con i disturbi più gravi sul piano della “patologia psichiatrica”.
Si prevede che i laboratori siano a termine e che le attività proposte verranno realizzate gradualmente, a seconda dell’opportunità terapeutica. Potranno, inoltre, essere diverse le proposte e le scelte degli strumenti associativi maggiormente idonei a favorire da una parte la crescita delle potenzialità espressive e produttive delle persone con disagio mentale e, nello stesso tempo lo sviluppo della loro autonomia ed emancipazione complessiva. Si prevede che agli spazi sociali possano partecipare anche persone non utenti del servizio di salute mentale (singoli cittadini, studenti, ecc) questo per produrre rapporti, spazi e tempi di interazione.

Attività programmate (obiettivo a lungo termine)
-Corsi di formazione (es. lavorazioni artigianali, informatici ecc), che possano produrre competenze ed inserimento nel lavoro
I corsi servono per promuovere l’autonomia lavorativa per conquistare la maggiore capacità possibile di potere e di scambio sociali, pratiche queste che superino l’ergoterapia e riaffermino piuttosto il diritto al lavoro degli utenti e che attivino una base di reddito, senza il quale l’autonomia complessiva può ritenersi compromessa. Si prevede di poter coinvolgere artisti, attori, artigiani così che vi sia un arricchimento con altre professionalità e altri saperi qualificati, che apportino una qualità delle proposte elaborate ed agite.

Inerente all’obiettivo (2)
- sportello di consulenza psicologica
- interventi sul territorio
- seminari e incontri con gli operatori della salute mentale, convegni


DESTINATARI DEL PROGETTO
Il progetto è rivolto ai cittadini dei Comuni di ……..facenti parte del Piano Sociale di zona e alle Istituzioni e gli Enti locali a cui essi fanno riferimento.

PROFESSIONALITA’ COINVOLTE
Il progetto prevede figure professionali specifiche, quali psicologi operatori psichiatrici, animatori di comunità, infermieri e altre figure professionali di volta in volta coinvolte nelle attività (artisti, attori, artigiani ecc), che apportino qualità alle proposte elaborate e messe in atto.


Re: "LE PRATICHE DELL'EMANCIPAZIONE E DELL'AUTONOMIA":per una "salute mentale altra"
 da sandro_c di 20 Gen 2006 - 10:14 AM
  Diffidenza:
 Troppe volte, anzi pressoché sempre,
 queste associazioni che si propongono come alternativa completa o parallela ai servizi psichiatrici territoriali statali (cioè alternative complete o parziali ai servizi dei Distretti di Salute mentale, dei Centri di Salute mentale, dei Centri diurni, delle Case Protette, ..), risulta poi che vengono solo a mangiar soldi, i loro 'corsi formativi' sono del tutto inconsistenti improvvisati, il loro personale è minimo, gli psicofarmaci a dosi anche più alte che nei servizi satali; che alla minima nostra contrarietà e reclamo ricorrono subito ad un Tso ospedaliero.
 
 Quindi prima di dichiararli buoni, come gruppetto nopazzia e in particolare il sottoscritto, invitiamo i familiari e i nostri compagni 'utenti' dei Servizi di 'salute mentale di fare una attenta vigilanza:
 -- Tener presente che noi possiamo combinare qualcosa solo se le dosi di psicofarmaci antipsicotici sono basse o nulle, altrimenti è tutto inutile.
 -- Che i corsi 'formativi' siano effettivamente validi e non finti ed improvvisati.
 
 Infine non ci piace che questa organizzazione tiri fuori la solita manfrina psichiatrica che noi siamo "sofferenti" psicologicamente e quindi "bisognosi di aiuto" : sostanzialmente nella maggior parte dei casi ll nostra 'essere sofferenti' è una montatura psichiatrica dato che la sofferenza è per la maggior parte provocata proprio dai farmaci psichiatrici (oltre che dalle costrizioni, dal toglierci diritti, dalla difficoltà oggettiva di trovare lavoro, dai familiari spoesso troppo paurosi e prevenuti ..) 
 Sandro C

Re: "LE PRATICHE DELL'EMANCIPAZIONE E DELL'AUTONOMIA":per una "salute mentale altra" (Punteggio: 1)
 da giusi di 21 Gen 2006 - 10:31 PM
 (Info Utente | Invia un msg)
  ciao sndro....ci siamo sentiti già nella mia lettera del forum....sono la stessa giusi che ti scriveva a proposito dei gruppi a roma.....quello che avevo proposto come articolo/dibattito è quello che con la mia associazione, Klasis onlus stiamo cercando di realizzare in concreto, presentando questo progetto, quindi non facendo solo le solite chiacchere che molti sono abituati a fare, ma agendo, mettendoci "in ballo" per non dire "in balia" delle politiche attuali di molti distretti sulla salute mentale.....hai ragione a diffidare, perchè molti sono coloro che poi nella pratica si rivelano tutt'altro.....ma credimi, presentarsi con un progetto simile nelle asl nicchia di troppi psichiatri, è un atto di coraggio, e spero di non ulteriore frustrazione.....quello che volevo invitare a fare è un confronto aperto su ciò che proponiamo come modello di salute mentale altra.....partendo come premessa (sempre se chi legge ce l'accorda)dalla nostra buona fede e dalla nostra idea su quella che è per noi la sofferenza dell'esistenza umana (e vi invito a leggere le mie e-mail sul forum, proprio per non essere qui ripetitiva)e consapevoli della nostra professionalità ed etica, ti e vi rinnovo la proposta di un dibattito aperto, in cui ognuno possa esprimere la sua idea, facendo finta che per adesso (come poi in realtà lo è ancora)possiamo parlare di ciò che idealmente per noi dovrebbe essere la pratica nella salute mentale....poi se riusciamo a concretizzare la nostra esperienza saremo felici di poter dare voce a chi con noi , e mi riferisco ai "matti", sta facendo questo percorso per riappropriarsi finalmente della sua vita.....e noi della nostra.....per dare prova della nostra buona fede, domandatevi perchè avremmo dovuto scrivere a questo sito e a questo forum.....d'altronde non vi chiediamo nulla se non un confronto aperto....
giusi e l'associazione Klasis onlus....

Re: "LE PRATICHE DELL'EMANCIPAZIONE E DELL'AUTONOMIA":per una "salute mentale altra" 
 da rodolfopalma di 13 Feb 2006 - 11:01 PM
  A contatto con terapeuti, sembra di dover parlare, per nuova creanza, in termini attinenti la materia, in senso proprio, se si va nel privato: senso opprimente di onnipotenza, senza trascurare, di negarsi i propri limiti, ammettendo di doverla pagare, di non sentirsi al centro dell'attenzione. Ma i sogni, non svuotano la memoria, in un cestino che noi possiamo vedere? O forse, in cosa li mettiamo?
 Un prendere in giro, chi con tre parole ha motivo, se si deve capire di Enza...
 sembra che abbiano il garbo di conoscere quelle già poche parole: forse per chi non le diciamo! Rivolgere una parola gentile, nel tono o nel contesto, suscita una reazione di "poter essere appellati" genericamente in quel modo. Nella stessa misura in cui ad uno psicologo cui si è chiesto "sono spettinato?" viene solo in mente di raccontare che non si può essere Marlonbrando, se ci si veste pure, nella maniera sbagliata. Professionalità, appelli alla buona fede, contesti per cui ci si rifà: fantastica deform