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a proposito dei criteri delle 'diagnosi' psichiatriche - malinconia e depressione; di Uwe Peters

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Inviato da A8dmin di 01 Set 2005 - 10:24 AM

(inviato da Carlo Marchetti)
a proposito delle "diagnosi" psichiatriche, una critica ai criteri diagnostici DSM-II-III-IV ed ICD-10-11 da parte del qualificato psichiatra tedesco Uwe Peters, ad un congresso psichiatrico nel milanese. In particolare una nota dubitativa a proposito della attuale diagnosi della vecchia 'malinconia' come "depressione" perdendo aspetti positivi quali la "santa malinconia":

Congresso "La Tolleranza" ­ Senago (MI), 2005

Intervento di
Uwe Peters
psichiatra, presidente dell¹Associazione Psichiatrica di Colonia, già
presidente dell'Associazione Psichiatri della Repubblica Federale Tedesca


Durante il congresso di Gerusalemme sull'elezione del nuovo presidente della
WPA, cui ero candidato, molti dei presenti si chiedevano: cosa c'entra uno
psichiatra tedesco con un'associazione che, in questo momento, è ospitata in
Israele? Qual è il senso di questa cosa? Anche per questa perplessità non
fui eletto. La cosa si è ripetuta tre anni dopo, al congresso successivo,
con altre motivazioni, per cui non sono stato eletto neppure quella volta,
ma la cosa era più che prevedibile. Così, ho avuto comunque più tempo per
scrivere e per dedicare il mio tempo ai pazienti.
Ma torniamo alle origini della mia ricerca e al tema di questo congresso. Ho
qualche novità di cui rendervi partecipi. Sono molto contento che, finora,
tale novità non sia stata accettata ancora da nessuno!
Qual è questa novità? Nel 313 dopo Cristo c'erano due Augusti, o, come
diciamo adesso, imperatori, che s'incontrarono vicino a Milano: chissà,
magari a Senago! S'incontrarono per un "vertice": uno di costoro era
Costantino Magno, conosciuto meglio in seguito, che allora aveva il suo
palazzo imperiale e la sua sede di governo a Treviri, nell'attuale Germania.
Tre anni prima del vertice, Costantino aveva costruito il primo ponte sul
Reno, di cui esistono ancora le fondamenta, all'altezza dell'attuale città
di Colonia, da cui provengo io. L'altro Augustus era Licinio, imperatore
dell'Est. Entrambi gli imperatori determinarono la conclusione del sistema
dei tetrarchi, siglando una specie di contratto sui due rispettivi imperi.
Licinio sposò, poi, la sorella di Costantino, a Milano. La cosa più
importante da sottolineare è che, insieme, firmarono il cosiddetto "Editto
di tolleranza" di Milano. Adesso vorrei citarne uno stralcio, che dirò in
latino, in inglese e in italiano. In esso viene detto, nella versione
italiana, che "si concede sia ai cristiani sia a tutti gli altri uguali
diritti e completa autorità di osservare la fede religiosa che ciascuno
vorrà". Per quanto quest'editto possa suonare pacifico, tuttavia, negli anni
successivi i due imperatori si combatterono aspramente, finché non ne rimase
solamente uno: Costantino I. Ma l'"Editto della tolleranza" rimase immutato.
Il motivo per cui ho deciso di darvi il testo di questo stralcio in tre
lingue è che in ciascuna di esse cambia la struttura linguistica, per cui
diviene importantissimo il ruolo della traduzione. Per esempio, "et
cristianis et omnibus" in latino, in inglese diviene, secondo la traduzione
ufficiale, "to Christians and to else", che poi, in italiano, può essere
reso come "ai cristiani e ad altri". Ma in latino c'era scritto "et
cristianis et omnibus", cioè, tradotto in italiano direttamente dal latino,
"sia ai cristiani sia a tutti gli altri", cui tuttavia nel testo latino
segue: "che hanno gli stessi diritti dei cristiani"!
Nel 1980 l¹Associazione Psichiatrica Americana pubblicò un manifesto da loro
denominato DSM III, sigla che indica la locuzione Diagnostic and Statistical
Manual: in italiano, Manuale Statistico Diagnostico. Questo manifesto
sanciva che il "popperismo", partito dagli anni '50, fosse l¹unica religione
imperiale per la psichiatria americana. A detta loro, tutto questo era
scientifico. Secondo tale manifesto, tutto ciò che avviene nell¹animo della
gente, a cui generalmente possiamo solamente accedere tramite
l¹introspezione prima, la lingua dopo, diviene antiscientifico. Pertanto,
quanto era stato chiamato pàthos in greco e passio nel latino medievale
veniva escluso dalla psichiatria. In occasione della prima revisione,
avvenuta nel 1987, con l'uscita del DSM III R, non cambiò nulla. Nello
stesso tempo, tuttavia, c'erano anche funzionari dell'OMS, l'Organizzazione
Mondiale della Sanità, che a Ginevra stavano elaborando l'ICD 10, un altro
insieme di criteri di ricerca e di diagnosi per la psichiatria. L'APA, cioè
l'Associazione Psichiatrica Americana, inviò un mediatore della psichiatria
americana, Juan Mezzich, a Ginevra. La missione ebbe successo, per cui l'ICD
10 divenne un'inimitazione del DSM II R, anche se più limitato. Attualmente
Juan Mezzich, prossimo presidente della WPA, Associazione Psichiatrica
Mondiale, presiede un comitato per l'ICD 11. I risultati sono prevedibili:
una filosofia materialistica alle dipendenze dell'industria farmaceutica.
L'ICD 10 venne pubblicato nel 1991. Secondo l'OMS, dovrebbe essere solamente
un sistema di riferimento aggiuntivo e sovranazionale senza alcuna forza
vincolante. Questo concederebbe sia agli americani sia a tutti gli altri la
completa facoltà e autorità di rispettare la teoria e i sistemi psichiatrici
preferiti da ciascuno. Quindi, potete ben capire quanto questo parere
somigli all'"Editto della tolleranza" di Milano. In questo caso potremmo
chiamarlo l'"Editto di Ginevra!" L'ICD 10 venne pubblicato inizialmente a
Ginevra solo in inglese, anzi, per essere precisi, nella lingua zoppicante
dell'inglese internazionale. In pratica, intendo dire che non si trattava
certamente della ricca lingua inglese di Shakespeare, o dei romanzi, o delle
poesie. Nello stesso anno, nel 1991, ne venne pubblicata una traduzione
tedesca: tuttavia si trattava di una traduzione poco professionale,
dilettantesca. Nel 2000 il governo tedesco varò una legge che rese
obbligatorio l'utilizzo di questa traduzione per tutti i servizi di
previdenza sociale, che rappresentavano l¹85% della psichiatria pratica.
Coloro che non avessero utilizzato questa traduzione per la diagnosi dei
disturbi psichiatrici non sarebbero stati remunerati per i loro servizi e
per le loro prestazioni sanitarie: quindi una punizione. Fine della
tolleranza! Questo ha avuto delle estese conseguenze, perché, anche in
questo caso, sono state la storia e la lingua a dare forma a quelli che
chiamiamo disturbi psichiatrici, non certo la natura.

Vorrei ora darvi soltanto un esempio, relativo alla melanconia, o
depressione. Nella nostra cultura latina la melanconia è soprattutto una
profonda condizione spirituale che può, occasionalmente, necessitare di
un'assistenza spirituale o teologica. Invece, nel lessico angloamericano
dell'IC 10, diviene un cervello difettoso, da riparare con i farmaci
prodotti dall'industria farmaceutica. Ecco perché, ora, la definizione della
malinconia, o depressione, dipende proprio dai profondi interessi di quel
settore. Ho scelto la malinconia perché è stato proprio grazie a essa che ho
cominciato a diventare consapevole delle varie differenze. Per chiarire
meglio le cose, vorrei leggervi un passaggio della prima delle nove edizioni
del famoso Manuale di Psichiatria di Kraepelin, un pò in tutto il mondo
considerato il padre della psichiatria moderna, pubblicata nel 1883; ne
posseggo una copia, veramente un'eredità per i bibliofili. Al di fuori della
Germania, ne ho trovata solamente una copia, nella British Lawery. La prima
frase è la seguente: "Come gruppo clinico di psicosi, considereremo, innanzi
tutto, degli stati di depressione, la cui base comune è la seguente: un
retroterra di umore dominato da una sensazione sgradevole e dolorosa
avvertita a livello dell'anima, che influenzerà la formazione delle idee e
delle azioni del paziente. Di regola, non dovrebbe svilupparsi nessuna
reazione psicomotoria o affettiva più profonda, ma, piuttosto, continuerà
questo contenimento, quest'ostruzione di tutte le attività della psiche,
della formazione delle idee, della conoscenza, proprio come quelle che
caratterizzano un malumore come si conosce generalmente. Perciò, tutti i
quadri clinici, per ora caratterizzati in questo modo, vengono denominati
come 'malinconia'." Innanzi tutto, vorrei chiedervi d'ignorare il fatto che
Kraepelin, in quel passo, parlò di psicosi, perché, nell'accezione del suo
lessico psichiatrico, questo significante non indicava alcunché di diverso
da quelli che oggi si chiamano "disturbi mentali". In quella citazione,
Kraepelin usa solamente una volta la parola "depressione", ossia nel titolo.
Altrimenti, parla sempre di "malinconia". In altre parole, l'essenziale, nel
punto di vista di Kraepelin, è quello stato d¹animo molto particolare e
doloroso, questo senso di sgradevole nell'anima, che, in tedesco, si chiama
Zeilenschmelz. Tutto il resto è una conseguenza di questo stato d¹animo
doloroso, che si può classificare come tale. Vorrei sottolineare il fatto
che Kraepelin non parlava di una depressione di qualche genere, questo
movimento di qualcosa che era alto, poi pian piano si abbassa, o si deprime,
o un movimento dal positivo al negativo che oggi va per la maggiore. Questo
mancava completamente nella descrizione di Kraepelin, né si parlava
assolutamente di lutto, o di sofferenza; piuttosto diceva che l¹anima
sentiva questo dolore scaturito da non si sapeva dove. Vorrei ancora una
volta sottolineare il punto che, per Kraepelin, la formazione delle idee, il
pensiero, vengono conformati e dominati dallo stato d¹animo, non viceversa,
per cui non vi era posto per le idee cattive, che deprimono un umore, uno
stato d¹animo che erano stati allegri fino a quel momento. Al contrario, il
malinconico non sviluppa alcuna idea che non s¹incastri nella sintonia
preesistente della sua anima. Oltre a questo, tutte le azioni possono essere
spiegate solamente con questo stato doloroso dell¹anima. Infine, e questa è,
forse, la cosa più stupefacente, secondo Kraepelin non esistono delle forti
reazioni affettivo psicomotorie, quindi, chiaramente, per Kraepelin la
malinconia non era certamente un disturbo affettivo. Pertanto, secondo lui,
solamente ciò che era stato definito in maniera circoscritta e fissata
poteva essere chiamato "malinconia". Ciò che, tuttavia, Kraepelin, nel 1883,
aveva descritto come malinconia, era l'idea latina di malinconia. A mio
parere, la sua migliore rappresentazione è la metafora latina del "sole nero
della malinconia", ossia, a qualsiasi cosa volga lo sguardo il malinconico,
il mondo completo della realtà, il suo vissuto esistenziale, tutto il suo
futuro, comunque lui riuscirà a scorgere solamente i raggi scuri di questo
sole nero. Questo significa anche che la melanconia non è solamente qualcosa
di negativo, ma qualcosa che ha anche una dimensione di profondità d'idee,
che consente al malinconico di vedere cose che non si riescono a scorgere
nella luce abbagliante del giorno. Ecco perché, a volte, si sente parlare di
"santa malinconia", per cui, secondo il modo di pensare latino, la
malinconia è anche qualcosa di auspicabile, perché ci sono tante produzioni
artistiche che la rappresentano. Di tutti questi esempi, ne ho scelti due
letterari e due grafici. Innanzi tutto, una poesia di uno studente tedesco
di Tubinga:

Regina delle idee solenni e sagge
Vieni tu sorella delle serie fantasie
Guardiana del malato filosofeggiante
Vieni santa malinconia.

Come secondo esempio tratto dalle belle lettere, ho scelto una poesia in
tedesco medievale, scritta da un menestrello tedesco molto bravo, Walter Von
Vögelweide:

Mi sono seduto su un sasso
Ho incrociato le gambe
E ci ho appoggiato i gomiti
Ho appoggiato il mento e le gote
Nelle mani
Poi ho ponderato seriamente
Come si dovrebbe vivere
Sulla terra
E non sono riuscito
A darmi consiglio

Lo stesso vale per le immagini, di cui una di Dürer e una di Velasquez. Ho
portato due esempi che ho consegnato in CD.

Nulla di ciò che vi ho detto si trova nei criteri per gli episodi di
depressione maggiore; niente tra i criteri utilizzati per gli episodi
depressivi lievi, medi o gravi dell'ICD 10. Lo stato d¹animo, è vero, è il
primo tema, ma è uno stato d'animo che viene depresso da una situazione alta
e da una bassa, per cui c'è un concetto sottostante completamente diverso.
Nella versione inglese originale dei criteri diagnostici dell'ICD 10 viene
data la seguente spiegazione: "stato d'animo depresso, perdita d¹interesse e
di piacere, una maggiore affaticabilità, che sono generalmente considerati
la sintomatologia più tipica delle depressioni." Prima o poi, l'idea di
malinconia è mutata nell'idea di uno stato d'animo depressivo e depresso. Ma
ciò non è successo tanto tempo fa, non quanto si tenderebbe a pensare. Nella
grande enciclopedia di Diderot e D'Alembert, del 1751, vediamo che la parola
depressione, in medicina, appartiene al campo della chirurgia: si trattava
di un ossicino che, premuto, finiva nel cervello. La nuova metafora della
depressione spuntò con l'inizio dell'industrializzazione. Depressione è un
termine economico, e cito due stralci da uno dei libri più famosi
dell'economia moderna, di Adam Smith, del 1776. Criticando il segretario di
stato francese Colbert, considerato una delle cause della successiva
rivoluzione francese, leggiamo: "Per sostenere l'industria cittadina,
Colbert era persino disposto a deprimere e a mantenere depressa l'economia
del paese: questo ha avuto conseguenze catastrofiche per il paese." Cito
ancora: "Questo stato di scoraggiamento e depressione veniva avvertito più o
meno in tutte le parti del paese e vennero attivate diverse ricerche per
indagarne le cause: una di queste cause sembrò essere la preferenza data
dall'istituzione di monsieur Colbert all'industria delle città, al di sopra
di quella del paese complessivo." Questa è la metafora, che solo a partire
dall'inizio del ventesimo secolo venne portata nei libri di testo sulla
"pazzia", come si diceva all'epoca. La depressione era qualcosa di simile al
declino dell'economia, alla perdita di qualcosa che, fino a quel momento,
aveva prosperato. La depressione era qualcosa che era stata causata
all'interno della macchina chiamata "uomo", una macchina che necessitava di
una riparazione, magari attraverso i prodotti dell'industria moderna. Ma
anche questo, certamente, non era abbastanza. Come sapete, la cultura
americana è totalmente intollerante all'infelicità. Vi è la convinzione,
infatti, che il fatto di vivere negli Stati Uniti renda talmente felici che
in questo paese non possono
esserci persone infelici: se ci sono, si tratterà di casi patologici. Ecco
perché, in tutto il mondo occidentale, veniamo assaliti da ondate successive
che vanno a spiegare al pubblico che la depressione è diventata sempre più
una patologia che colpisce quasi tutti, che spesso rimane irrilevata, ma che
dovrebbe essere individuata. Ma tutte queste azioni, commerciali, intendono
solamente ampliare il mercato di alcuni prodotti medicinali.

A questo punto, occorrerebbe un nuovo "Editto della tolleranza" di Milano,
dove andrebbero ammesse anche le definizioni non commerciali, non DSM e non
ICD 10 della malinconia.