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CATTIVA RIUSCITA GRUPPO DI AUTO-AIUTO non-psichiatrico a Roma

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Inviato da sandro_c di 07 Ago 2005 - 05:28 PM  + 1 Commento

Il gruppo non-psichiatrico di auto aiuto tra utenti ed ex utenti dei - sé-dicenti - servizi di salute mentale di Roma non va avanti .. . Né quello generico nè quello per "uditori di 'voci'". Breve analisi possibili cause. Annuncio di chiusura.

Da oramai quattro cinque anni abbiamo tentato di avviare e poi tirare avanti un gruppo di auto-aiuto tra utenti ed ex-utenti di servizi psichiatrici, a Roma. Ora dobbiamo annunciare che tale iniziativa in pratica non va avanti.

Era una azione già iniziata in modo spontaneo informale tra gli utenti/exutenti conosciutisi tramite il Telefono Viola di Roma (che nel 1999 è passato "dormiente"), diventati amici che si tenevano in contatto tra loro a gruppetto di tre quattro, ad es. per uscire insieme la domenica.
Venivano in quegli anni notizie della buona riuscita dei gruppi di auto-aiuto dall'Inghilterra, riprese con successo anche in Italia, in particolare in Toscana. E i gruppi di auto-aiuto più o meno formalizzati sono fanno poco più di quel che facevamo noi frequentandoci.
Su queste notizie, nel 2002-003 tentammo di ampliare questo nostro incontrarci, rendendola una iniziativa più sistematica pubblica aperta a tutti gli utenti/exutenti romani.

Con il punto di vista già del Telefono Viola e nostro di posizione decisamente critica rispetto la psichiatria, in particolare perciò svincolati dai "servizi di salute mentale" territoriali. Con organizzazione incontro settimanale il giovedì pomeriggio in posto fisso e oppure la domenica in centro Roma.
Il punto logistico di primo contatto ed incontro era appunto l'ultima sede del Telefono Viola, la Libreria Anomalia in via dei Campani 73, nel popolare e quasi centrale quartiere S.Lorenzo a Roma.

Già l'avvio è stato debole, dato che per passare a iniziativa e fare un volantino di annuncio i tre quattro si erano presto ridotti a tre due (dei circa sei dieci utenti /exutenti ruotanti intorno il Tel Viola di Roma). E con remore a non criticare troppo la psichiatria e gli psicofarmaci. In genere l' utente/exutente ha una grossa paura a risultare pubblicamente tale, non vuole apparire, preferisce nascondersi. Poi la maggior parte degli utenti riceve piccole sovvenzioni monetarie od ottene pensioni grazie ai Servizi di Salute Mentale e ha una grossa paura di perderli se prende iniziative contrarie a quanto deciso dalla psichiatria del suo Servizio.

La distribuzione del volantino di annuncio alla ventina di "Centri di Salute Mentale" e "Centri Diurni di Salute Mentale" sparsi per Roma, è stata una grossa fatica. Anche perché in molti CSM e CDSM non ci permettevano di mettere l'avviso nella bacheca .. . Infine visitando questi centri, gli utenti che si incontravano erano parecchio imbambolati dai farmaci, quasi sicuramente incapaci di prendere da soli i due o tre autobus necessari per raggiungere la Libreria Anomalia .. .

L'iniziativa è andata avanti un po solida per un due tre anni. Con nuovi utenti che telefonavano e venivano alla Libreria, spesso accompagnati da un familiare (spesso erano poi poco capaci di venire da soli), taluni da soli. Il numero di aderenti è variato negli anni da un cinque-sei a una decina anche dodici ma senza incontrarci quasi mai in più di tre quattro (il massimo una volta eravamo in cinque)

Anche l'incontro domenicale o per uscite insieme (come una pizza il sabato sera in una pizzeria gestita da un CDSM) non ha mai superato le quattro cinque persone, di solito tre, e non è stato molto frequente né stabile.
Dato che l'ambiente della Libreria Anomalia è piccolo (spesso perciò passavamo ad un tavolo di bar vicino), abbiamo anche tentato di appoggiarci a Centri Diurni (così si chiamano a Roma gli ex Centri di Igiene Mentale, servizi di appoggio di salute mentale territoriali) gestiti da psicologi oppure da psichiatri di area basagliana che si erano dichiarati disponibili a darci una mano - nonostante la nostra dichiarata antipsichiatria e antifarmaci. Ma, a parte il frequentare la pizzeria sopra detta (pubblica), i membri del nostro gruppo si sono pronunciati contro l'utilizzare i loro ambienti, non volevano aver niente a che fare con gli spazi ufficiali dei Servizi .. .

Così anche per mancanza di ambiente adatto la attività di discussione pubblica dei singoli e comuni problemi, che dicono sia una delle modalità dei gruppi di auto-aiuto, non è mai stata fatta. Anche nessuno di noi aveva voglia di farlo. Se si eccettua una ragazza che chiedeva una specie di 'autocoscienza' simile a quanto fanno le donne del movimento femminista.
Abbiamo fatto un gruppo di amici, non molto amalgamati. E con il grave difetto che se non c'era il sottoscritto a telefonare e sollecitare nemmeno c'incontravamo molto.

Quest'ultimo difetto, la dipendenza dal sottoscritto, si è rivelata deleteria, dato che il sottoscritto non è stabilmente residente a Roma, sta alternativamente per settimane fuori Roma, così la continuità degli incontri si perde. Inoltre questa mancanza di presenza ed incontri è proprio capitata in un caso che uno del gruppo era andato "su di giri" e quindi proprio nel caso di bisogno non è stato minimamente aiutato. Questo fatto si è ripetuto; il gruppo non è molto in grado di un aiuto diretto se 'fuori di testa', ma la continuità dell'incontrarsi un pò riduce l'isolamento e con ciò aiuta .. .
Altro fatto - difetto, ma questo più che difetto è un accadimento normale inevitabile ovvio, è che all'interno del gruppo si stabiliscono coppie talvolta con relazione stretta e se poi la coppia litiga nel caso di exutenti/utenti è facile che uno dei due abbia 'ricaduta', ma questo avviene comunque nella vita .. .

Infine chi riprende un pò le penne ed riesce ad uscire fuori dal mondo 'pazzesco' o dalla bambagia dell'attutimento farmacologico, e o spesso oppressione e ricatto psichiatrico-farmaceutico, si trova con molti problemi di vita e relazioni alternative e non ha più tempo per frequentare più il gruppo. Anche questo è normale.

Aggiungiamo che uno del gruppo è andato con il motorino sotto una macchina rimanendoci, e questo ci ha completamente buttati giù, anche perché era un po' 'su di giri' ma in quei giorni il gruppo non funzionava ... .

Risultato, ora praticamente alle riunioni del giovedì va solo il sottoscritto, quando è a Roma.
(E inoltre a partire da settembre - ottobre Sandro C sarà stabilmente fuori Roma.)

Con questo non resta che riconoscere che per ora il gruppo di auto-aiuto non-psichiatrico di Roma, con punto di riferimento la Libreria Anomalia, non va avanti e quindi non c'è più stabile, e dichiararlo perciò chiuso.

[NOTA: il sottogruppo "uditori di voci" non è mai riuscito a raggranellere interessati a discutere in gruppo quel problema, nonostante che fossimo nel gruppo di dieci - dodici almeno quattro con esperienza diretta 'uditori', ma ognuno aveva idee completamente divergenti dagli altri e affatto interessato a discuterne ..]

(questa è una prima versione per discuterla tra i membri del gruppo di Roma, ma va pensata da rendere pubblica a Roma e immediati dintorni come annullamento dei due precedenti volantini "gruppo di auto aiuto non psichiatrico a Roma " e "gruppo 'uditori di voci' a Roma");

Sandro C. Roma 30 luglio 2005


Re: CATTIVA RIUSCITA GRUPPO DI AUTO-AIUTO non-psichiatrico a Roma(Punteggio: 1)
da giusi di 11 Gen 2006 - 03:58 AM
  ciao, sono giusi. sono una compagna psicologa di napoli che è fermamente convinta dell'antipsichiatria e del non-uso degli psicofarmaci, che sono diventati oggi la moderna camicia di forza della psichiatria. per quella che è la mia professione mi occupo di salute mentale, intesa come la dignità e la libertà che ogni persona ha diritto di avere e di pretendere. vorrei intervenire a proposito dei gruppi che avete formato. innanzi tutto credo che si debbano riconquistare quelli che sono gli spazi per poter affrontare lo star male delle persone, per poter far in modo che in essi possa essere riconquistata la libera determinazione delle persone e dare voce a tutti le esperienze vissute di vita, quelle di chi "ode altro" e quelle di chi è accanto a loro per ascoltare veramente la sofferenza, la creatività, l'alternativa, il disagio, i desideri, la denuncia, così da creare insieme una vera svolta per il diritto a vivere felici e liberi. mi riferisco alla riconquista degli spazi pubblici, i distretti di salute mentale, che non devono essere usurpati da medici faccendieri, interessati e grettamente ingabbiati nelle loro teorie biologiste. bisogna creare un nuovo fronte, insieme, fatto dalla voce di chi è sofferente, operatori che non hanno paura di mettersi in gioco di fronte alle difficoltà, familiari, amici che abbiano a cuore il futuro e la felicità dei loro cari, di tutti quelli che pensano che la sofferenza mentale abbia il diritto di esprimersi nei suoi vissuti umani ma che possa anche trovare il sollievo di una vita felice, psicologi e psicoterapeuti che non ambiscono a tenere sotto scacco di potere le persone che soffrono, ma che lavorano insieme ad esse così che possano essere aperte nuove possibilità, liberate energie e vissute in pieno le vite. sono convinta, per varie esperienze personali che queste persone ci sono, operano, a volte in modo invisibile, ma continuamente con il loro pensiero e il loro fare aprono profonde contraddizioni all'interno delle istituzioni, spostando più avanti il terreno su cui si gioca il diritto alla dignità e alla autodeterminazione. occorre che le varie esperienze possano nuovamente ricompattarsi, così come avvenne durante le esperienze di gorizia, trieste...o ancora oggi avviene in toscana, in sicilia, in campania....occorre autorganizzarsi e creare le esperienze alternative, in modo unito ed intelligente, perchè i baroni della psichiatria sono potenti e non si lasceranno tanto facilmente cacciare....nel frattempo è comunque importante che esperienze come le vostre e come altre continuino....forse alcuni "consigli",che mi sento di darvi,(dal momento che mi occupo di psicoterapia di gruppo perchè studio alla S.P.I.G.A. di roma - che vi invito a contattare per proporre qualche iniziativa - ) pur non conoscendo a fondo le dinamiche che si sono instaurate nel gruppo.....nel gruppo sembrano essere confluite troppe esigenze. mi è parso di capire che alcuni erano orientati ad un modello tipo autocoscienza, altri a trovare nel gruppo uno spazio sociale, di svago oppure di discussione, altri forse pensavano di travare un gruppo terapeutico per la loro sofferenza....è importante che il gruppo possa avere chiaro uno scopo comune del perchè sia lì a quell'ora in quel luogo. potrebbe essere fatta una discussione di gruppo più partecipata e cercare di creare più gruppi che abbiano scopi diversi e organizzarsi in tal senso. forse all'inizio, come per moltingruppi di auto-aito occore che vi sia una "figura" neutrale di un "conduttore" esperto nella conduzione di gruppi, che possa per un breve periodo frequentare il gruppo e permetter poi che esso funzioni da solo....per quanto riguarda il gruppo di uditori di voci, io personalmente penso che non tutte le persone sono in alcuni momenti della loro vita capaci di sopportare da soli la loro sofferenza. le "voci" per quanto possono parlarci di creatività, denuncia, di storie fantastiche e drammetiche, sono la voce di una persona che sta soffrendo per qualcosa che nella sua vita è stato bloccato, tolto, usurpato...non basta l'ideologia o la sola buona volontà per poter stare accanto la sofferenza dell'altro, è tosta, è dura....occorre che le persone facciano un percorso che permetta loro di poter VERAMENTE aiutare l'altro a riconquistare la vita, ma la vera vita, non un suo palliativo....le persone che si dedicano a ciò ci sono e sono molto intelligenti, culturalmente capaci di creare una "salute mentale altra", convinte del senso più alto della libertà dell'uomo....allora, cerchiamo "alleati" nella nostra lotta contro la psichiatria selvaggia e i suoi veleni !
giusi