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Le Case Soteria - Intervista a Loren Mosher

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Inviato da A8dmin di 03 Lug 2005 - 01:09 PM

Nell'anniversario della morte di Loren Mosher, traduciamo l'ampia intervista giornalistica fattagli nel 2003. Le Case Soterie erano un paragone a livello di ricerca universitaria tra trattamenti per 'impazzimento' con e senza psicofarmaci. Risultarono migliori le "Case Soteria" senza psicofarmaci ..


Le Case Soteria - Intervista a Loren Mosher
di Jeannette de Wyze - San Diego, California 2003

(qui solo la parte centrale dell'articolo e senza grafica; per l'intero vedi
in prima pagina di no!pazzia, scaricabile anche qui in Interattiva in formato pdf nel download, o notizie qui in fondo)
..............

..... Mosher non aveva intenzione di far carriera negli ospedali
psichiatrici. Egli scelse un percorso che poteva condurlo in evidenza nella
ricerca psichiatrica; come primo passo su questo cammino si procurò un posto
come "clinical associate" nel National Institute of Mental Health (NIMH). A
partire dal 1964, lavorò nella sezione "istituto studi sulla famiglia,
scrutinando famiglie da cui erano usciti schizofrenici

"Ricerche su gemelli e schizofrenia erano state fatte fin dall'inizio del
1900," dice. "I tedeschi li hanno studiati per primi." Ma a partire dal 1960,
secondo Mosher, molti studiosi stavano asserendo che in circa due terzi dei
casi in cui uno dei due gemelli identici era schizofrenico, anche l'altro
risultava tale. Se confermato, ciò rappresenterebbe una forte evidenza che ci
sia una causa genetica, dato che i gemelli identici hanno la stessa base
genetica. Ma già quando Mosher arrivò all'istituto, egli venne a sapere che
stava incominciando a venir fuori critiche che mettevano in dubbio la
validità degli studi sui gemelli. Infatti più nuovi e metodologicamente più
curati studi mostravano un molto minore "indice di concordanza."

Il gruppo a cui si aggregò Mosher non tanto stava studiando queste
correlazioni statistiche ma piuttosto stava cercando di capire cosa succedeva
nei casi di gemelli discordanti -- cioè quei casi in cui uno dei gemelli
risultava pazzo ma non l'altro. "Intendevamo avere sia i gemelli che le loro
famiglie nel centro clinico per due settimane circa e studiarli come gruppo."
Quel che trovammo, dice Mosher, è che in queste famiglie i gemelli che poi
divennero schizofrenici, "erano trattati in molte situazioni in maniera
nettamente diversa dal corrispondente gemello."

Adesso Mosher guardando retrospettivamente questa ricerca ci vede "una serie
di problemi". Lo studio fatto riguardava solo 16 coppie di gemelli. Il modo
in cui era stata fatta la scelta delle coppie da studiare era discutibile,
altre concause possono aver influenzato il lavoro. Ma il lavoro "generò
alcune interessanti ipotesi," dice Mosher. E i due anni che lo coinvolsero
nella ricerca gli diedero le credenziali di promettente giovane ricercatore.

Come passo successivo per il suo perfezionamento professionale, Mosher
persuase il National Istitute of Mental Health a inviarlo a Londra, allora
uno tra i più attivi centri di fermento creativo nella realtà psichiatrica.
Durante il suo anno qui, assorbì un ampio spettro di influenze intellettuali.
Come terapista, lavorò in coppia alla Clinica Tavistock dei British National
Health Services. "Poi passai alla clinica Anna Freud e trascorrevo i
pomeriggi nel suo cosiddetto gruppo borderline, dove si discutevano casi
secondo la teoria freudiana," racconta. Un certo tempo lo passava al Maudsley
Hospital con un famoso psichiatra genetista, Elliot Slater, "che aveva un
orientamento molto, molto biologico." Niente, comunque, impressionò Mosher
quanto il frequentare R.D. Laing e e il controverso esperimento in cui Laing
era allora immerso.

[foto R.D. LAING]

Il carismatico scozzese era stato psichiatra a soli venti anni nell'esercito
britannico, ma era diventato famoso nel 1960 a livello internazionale con la
pubblicazione del libro L'io diviso. "Egli ha tentato di rendere
intelligibile alla gente comune il processo di come si impazzisce," ha
scritto uno dei biografi di Laing. La schizofrenia, nella concezione di
Laing, è un tentativo di adattarsi ad una situazione insopportabile. Mosher
aveva letto L'io diviso appena pubblicato e aveva trovato che rispecchiava
molto strettamente le sue esperienze personali con i pazienti "ma mi stupivo
che ciò potesse diventare una prigione."

Nel giugno del 1966, Laing fornì al giovane americano aggiornamenti sugli
sviluppi raggiunti al Kinglsley Hall. Questo casamento nell' East London, di
proprietà di quaccheri, aveva ospitato il Mahtma Gandhi duranti i negoziati
con l'Inghilterra nel 1930, e si trovò di nuovo in primo piano mediatico
quando i quaccheri lo resero disponibile ad un gruppo chiamato "Philadelphia
Association", tra i cui dirigenti era Laing. C'era stato un precedente
fallimento (nel 1965), "essi avevano riunito persone che erano state
diagnosticate con seri problemi," spega Mosher. "La concezione originale era
che i professionisti dovessero vivere là dove erano le persone, "strettamente
insieme", dicevano ... L'ambiente stesso è uno strumento terapeutico .., una
comunità egualitaria dove i confini tra sano e insano fossero non definiti da
gerarchie e ruoli."
[foto KINGSLEY HALL]

Quando Mosher arrivò a Londra, alcune delle idee iniziali erano cadute a
margine. "La maggior parte dei professionisti non volevano vivere là a
lungo," Mosher rileva. "Essi non amavano la costante intrusione dei pazzi.
Non avevano privacy." Anche un continuo flusso di visitatori si intruppava
nel posto." dice Mosher, "era diventato come uno zoo -- dove il visitatore
americano pompiere va a vedere gli animali in gabbia." Egli racconta che ogni
tanto i residenti del Kingsley Hall si ribellavano, chiedevano che nessuno
potesse entrare nella residenza a meno che non invitato dai residenti. Per
alcuni mesi, Mosher fu escluso, ma poi fu invitato e ci visse alla pari una
settimana.

In quell'occasione, fece una lista di argomenti che lo tormentavano. Egli
trovò critico il "pessimo stato di tirar avanti la casa, la caotica
disorganizzazione delle questioni monetarie, e il a dir poco il del tutto
azzardoso preparare il mangiare e riunirsi a consumarlo". Ritenne anche che
l'isolazionismo, spesso anche un atteggiamento ostile, rispetto il vicinato,
li avrebbe portati ad essere osteggiati a sua volta. Dentro la casa, guardò
con occhio critico alla fede nell'altruismo e nell'amicizia come capaci di
generare un avvicinamento interpersonale. "Per quanto lo scopo suonava
nobile, il risultato era però che i residenti meno socievoli occupavano gran
parte del loro tempo nei loro "viaggi" personali." Mosher trovò comunque che
"alcuni dello staff salariato, il cui lavoro consisteva nell'intereagire non
aggressivamente con i singoli residenti a turno, ottenevano senz'altro
migliori risultati che non a lasciarli nella loro solitudine e miseria."

Nonostante queste sue critiche, il modello sperimentale di trattamento accese
l'immaginazione di Mosher. "Decisi, ad es., che la pazzia avesse bisogno di
non -- o che probabilmente fosse meglio che non -- fosse trattata in
ospedale." Mosher trovò che come minimo Kingsley Hall ha mostrato che gli
schizofrenici possono essere guariti in una istituzione aperta dove i ruoli
dei residenti non fossero definiti rigidamente e il potere e lo status delle
gerarchie fosse minimizzato. Gli aggeggi medici psichiatrici sono "come
minimo irrilevanti ma spesso dannosi per il pazzo," concluse.

Più presto di quanto si aspettasse, egli ebbe l'opportunità di mettere alla
prova questa convinzione. Lasciata Londra, andò alla Yale University facoltà
di medicina, dove un ruolo di assistente lo aspettava. Mosher era stato
reclutato dalla Yale nell'aspettativa che egli avrebbe trattato i nuovi
metodi basati sulla famiglia che aveva imparato al National Institute of
Mental Health. Però, dopo aver sperimentato le vibranti energie
controculturali sorgenti nella Londra di fine anni 60, Mosher trovò che nel
suo nuovo ambiente di lavoro egli subiva un pesante contraccolpo culturale.
Il dipartimento di psichiatria di Yale era "conservativo, psicoanalitico e
dominato da potenti professori." Per fortuna, quando un altro assistente fu
inviato in Vietnam, si chiese a Mosher di assumere il suo incarico di
responsabile in una guardia psichiatrica di venti-letti in un nuovissimo
Connecticut Mental Health Center. A Mosher apparve la perfetta opportunità di
mettere in pratica le sue non-convenzionali idee.

Il risultato fu un luogo "totalmente aperto, volontario, dove ognuno faceva
quel che voleva. Alle persone era permesso di decorare le proprie stanze. Era
abbastanza simile ad un dormitorio di college." Mosher mise in piedi solo
incontri dello staff; aprì tutte le porte e insistette che i pazienti
organizzassero le proprie attività. Lo psichiatra esigeva dal suo staff che
essi fossero trattati come clienti anziché come pazienti. Ricorda: "i
pazienti amavano questo. E i vecchi residenti psichiatrici che trattai ne
furono contentissimi. Questo avvenne sul finire degli anni 60 .. Ci furono
tutti i tipi di bizzarre richieste, come quella di un tale che venne con un
documento proposta di legge, io mi sedetti con lui e parlanno. Io dissi, "
bene, come possiamo aiutarti?" E dato che non trovava niente, dissi, " Se
questo non è il posto per te, puoi andartene ." "

Rispetto gli standard di Yale, quello divenne "un luogo di devianza,"
riconosce Mosher ricordando. "I padiglioni confinanti erano molto differenti
-- molto più tradizionali." Dice che già a primavera, la costernazione degli
amministratori dell'ospedale era diventata molto intensa. Essi dicevano che
questo fare avrebbe condotto ad un aumento dei tentativi di suicidio, di
avvenimenti violenti, e pazienti che avrebbero dovuto essere mandati
all'ospedale statale. Dopo un anno Mosher fu d'accordo ad andarsene.


[foto LOREN MOSHER]

Una volta andatosene, comunque, egli studiò i dati riguardanti il suo reparto
"non formale" rispetto i reparti tradizionali confinanti. Dice che non trovò
evidenze che i pazienti del suo padiglione fossero riusciti peggio in
qualcosa rispetto gli altri reparti. "Ne consegue che se si permette ai
pazienti di essere liberi, essi di fatto si comportano meglio," asserisce
Mosher. "Con rilevata probabilità meglio che se tenuti in costrizioni." Dice
che questa analisi gli insegnò altro ancora. Finché non aveva analizzato i
dati, egli aveva accettato quel che i potenti e rispettati suoi supervisori
avevano affermato circa il suo esperimento. "C'è il ruolo del potere e la sua
percezione. Se quelli che hanno più potere e posizione dicono che il bianco è
nero, siete più portato a ritenere possibile che quel che è bianco sia nero."
"Chi è vittima può giungere ad adottare il punto di vista del suo persecutore
-- " questo è un paradigma che vale in pieno anche per come si sviluppa la
pazzia,"

Mosher a questo punto si rivolse ad un luogo in cui si vantava che l'analisi
dei dati scientifici di fondo avevano la priorità, precisamente al National
Institute of Mental Health. Il suo precedente lavoro qui gli aveva procurato
amici, e al suo cercare un nuovo lavoro capitò qui un'occasione. Nel mezzo
dell'euforia dello spendere a piene mani dell'era Lindon Johnson, il
Congresso era prodigo di sovvenzionare ogni tipo di istituzioni federali.
Mosher dice che i legislatori avevano riservato, nella loro carta
organizzativa, uno spazio chiamato Centro per lo Studio della Schizofrenia e
allora, dice, 'Riempii questo spazio.' " A 34 anni egli divenne il direttore
del Centro. "Arrivai qui nel 1968 e ci rimasi fino al 1980. Non senza grossi
momenti di sussulti e sconvolgimenti."

Nonostante che il Centro per lo Studio della Schizofrenia fosse nuovo, il
National Institute of Mental Health aveva già messo in piedi un centinaio di
studi su questa sconcertante psicosi. Mosher dice che il suo primo pensiero
dopo il suo arrivo fu guardare le ricerche sulla schizofrenia sponsorizzate
dall'istituto, che erano ancora in corso. Incominciò anche a prendere visione
delle richieste di fondi per nuove ricerche, come pure a partecipare a
incontri dei comitati di scienziati che controllavano le garanzie fornite per
tali ricerche.

Dice che nel 1968 non era convinto che la schizofrenia fosse una malattia
organica. "Nel mio pensiero era una specie di questione aperta. C'erano così
tante differenze fra i pazienti con questa stessa diagnosi, ciò mi mandava
nell'incertezza." La schizofrenia era allora, come è tuttora, considerata
come una circonferenza che racchiude una lunga lista di potenziali sintomi
(vedi box a fianco). "E si poteva trovare tale diagnosi in qualcuno senza che
fosse condiviso nessun sintomo con un altro paziente con la stessa diagnosi,"
Mosher puntualizza. "Non analisi del sangue né raggi al cervello né nessun
altro criterio di convalida strumentale è stato mai trovato. Invece, una
diagnosi maturava dall'impressione soggettiva dell'intervistatore." La
questione se una persona riceve o no questa diagnosi è "solo una mia
designazione, quale diagnostico."

Mosher era incline a ritenere che il comportamento schizofrenico fosse
motivato da situazioni psicosociali. Ma oggi insiste che quale direttore del
Centro, "Non avevo obbiezioni ad approcci dal punto di vista di malattia
organica... Solo ritenevo che entrambi i modelli [modello di malattia
organica e modello di cause sociali] dovessero ricevere pari attenzione e
pari stanziamento di fondi." Mosher dice che il suo atteggiamento verso le
proposte di ricerche di orientamento biologico fu "Pulito. Se si obbedisce ai
canoni della scienza e si ottengono delle risposte, questo è buono. E lo
stesso verso le ricerche di orientamente sociologico.' Ma ovviamente erano
sempre i sostenitori dei motivi biologici e dei farmaci , cioè gli
interventionisti, che richiedevano studi su cause o cure."

Durante il suo mandato, dice Mosher, " Ci furono tre o quattro studi di cause
e quattro o cinque di cure." Racconta che la cura sempre favorita era la
dialisi renale. "Era molto agevole da pianificare," dice con un sorrisetto.
"La persona che tirava avanti questa ricerca era un dottore del tipo
pastorale. "Egli e il suo staff sistemavano gli schizofrenici in una
abitazione piacevole e dotata di conforti; li trattavano con attenzione. "era
un grand'uomo, ed i pazienti ebbero ogni riguardo." Ma sottoponeva i pazienti
ad una dialisi due volte a settimana, anche se i loro reni erano normali. E
quando i pazienti miglioravano, egli proclamava che era per la dialisi.
"Soprattutto, essi erano trattati molto bene," dice Mosher. "Ma fu giocoforza
al NIMH spendere un paio di milioni di dollari a studiare dialisi non
condotte da questa persona. E che si vide? Che non funzionava. Dovetti far
rilevare quel che non si voleva. Comunque il NIMH è un animale politico. Così
dovemmo rifare studi che tentavano di confermare che la dialisi renale può
guarire dalla pazzia.

Sebbene Mosher guardi indietro alla suddetta cura mediante dialisi con una
certa tenerezza, ha ricordi molto più neri sulle ricerche su farmaci che
trovò attive al National Institute of Mental Health. Nel 1968 la nozione che
i sintomi schizofrenici potessero essere curati con pillole (od iniezioni)
era appena nota. Smith, Kline & French avevano iniziato a commercializzare ai
medici Usa un farmaco chiamato cloropromazina nel maggio 1954 (quando Mosher
stava giusto terminando il suo anno di pratica a Stanford). Col nome di
Thorazine, fu la prima sostanza commercializzata come medicazione
antipsicotica -- e negli anni successivi diventò nella medicina generale
comune come la penicillina [In Italia tutt'ora in uso, anno 2005, col nome di
Largactil, ndt]

Non appena la "Food and Drug Administration " [ndt: Organismo di controllo Usa
su cibi e farmaci] approvò la cloropromazina, Smith Kline produsse una
trasmissione televisiva dal nome "La Marcia della Medicina" che suggeriva che
la Thorazina fosse una specie di miracolo. Questo programma Tv " fu l'inizio
di un innovativo, anche brillante, piano per vendere il farmaco" ha scritto
Robert Whitaker, il bostoniano autore di Mad in America: Bad Science, Bad
Medicine, and the Enduring Mistreatment of the Mentally Ill [ndt: "Il Pazzo
in America: cattiva Scienza, cattiva Medicina, e perdurante Mistrattamento
del malato mentale"] una critica bruciante agli attuali trattamenti delle
schizofrenia, pubblicata da Perseus Publishing l'anno scorso. Secondo
Whitaker, la campagna pubblicitaria della Smith Kline ha utilizzato i
principali speakers nazionali "per istruire anche gli psichiatri e gli
amministratori di ospedali su quel stavano dicendo alla stampa e agli
operatori statali..."Il messaggio che fornivano sosteneva che "vite perdute
sarebbero state felicemente recuperate." Whitaker aggiunge, "le compagnie
compilarono anche statistiche su come l'uso dei farmaci avrebbero ridotto le
spese statali sul lungo periodo -- i turni di ricambio degli operatori negli
asili psichiatrici sarebbero stati ridotti perché il lavoro di trattare i
pazienti sarebbe stato più agevole, i costi di mantenimento della struttura
sarebbero diminuiti e infine, almeno in teoria, molti pazienti così medicati
sarebbero stati dimessi. Così fu crata una storia supervincente -- la vita
dei pazienti sarebbe molto migliorata e i contribuenti pagato meno tasse."


[foto Robert Whitaker]

Nel suo libro, Whitaker sostiene che le evidenze i dati di supporto a questa
rosea visione erano al massimo appena delineati. Il Dipartimento
dell'Agricoltura Usa aveva usato delle fenotiazine (la famiglia di sostanze
che comprende la cloropromazina) nel 1930 come insetticida e come
disinfestante dei parassiti suini. Nella decade successiva si trovò che
queste sostanze "limitavano nettamente l'attività motoria nei mammiferi, ma
senza addormentarli. Topi che avevano imparato ad arrampicarsi su cordicelle
per evitare scosse elettriche, non furono più capaci di espletare questa
performance dopo somministrazione di fenotiazine." Messi sulla pista da
questi risultati, dei ricercatori francesi usarono la cloropromazina come
anestetico aggiuntivo per operazioni chirurgiche e poi per pazienti
maniacali, che diventavano come zombi sotto l'influenza del farmaco. Il primo
psichiatra nordamericano che testò la cloropromazina, la approvò
sottolineando che essa "ha dato prova di essere un valido sostituto della
lobotomia."

Medici in Europa e in America evidenziarono anche che i pazienti che
prendevano il farmaco spesso sviluppavano una camminata strascicante, un
aspetto facciale di maschera rigida, e gli altri comportamenti strani che si
hanno nella malattia di Parkinson. Altri osservarono che erano ricopiati i
sintomi della encefalite letargica (la cosiddetta malattia del sonno).
Whitaker commenta che nei primi anni 1950, " questi effetti erano visti come
desiderabili." La maggior parte degli psichiatri allora percepivano il coma
insulinico, l'elettrochoc, e la lobotomia frontale, come recassero beneficio;
questi mezzi rendevano i pazienti quieti, facili da maneggiare. "Circa 10.000
pazienti mentali furono lobotomizzati negli Usa nel 1950 e nel 1951," scrive
Whitaker e nel 1954, "gli amministratori degli ospedali stavano ancora
lottando contro gli stanziamenti drammaticamente inadeguati e la disperazione
riempiva i reparti. Un farmaco che potesse ripetibilmente tranquillizzare i
pazienti più distruttivi fu considerato benvenuto."

Avendo fiutato il grosso affare, la Smith Kline corse a tutta velocità a
commercializzare il farmaco, e così dapprima la ditta farmaceutica testò il
farmaco come agente antiemetico, ricorda Whitaker, che aggiunge, "Raccontando
poi tutto, la ditta spese 350.000 $ per sviluppare il farmaco, e fornirlo a
poco meno di 150 pazienti psichiatrici per ottenere l'approvazione dell'ente
federale farmaci e cibo Usa (FDA)." Una volta approvato, comunque, la
Thorazina (e gli altri cosiddetti farmaci neurolettici che seguirono)
divennero il soggetto di articoli giornalistici che sovrabbondavano a
descrivere come queste medicazioni agivano sui pazzi, non come agente emetico
antivomito. In un primo articolo intitolato "Il farmaco prodigioso del
1954 ?" Time magazine descrisse come i pazienti trattati a Torazina "si
alzavano in piedi e parlavano sensatamente [quando il dottore entrava nella
stanza], forse per la prima volta dopo mesi." U.S. News and World Report
suggerì "il farmaco prodigioso" sarà " la nuova cura per la salute mentale."
Il New York Times produsse almeno 14 articoli positivi sui neurolettici tra
il 1955 e l'inizio del 1956.

Nel mezzo della marea montante dell'iperbole, la spesa federale per la ricerca
sulla salute mentale si gonfiò da 10,9 milioni di dollari del 1953 ai 100,9
milioni nel 1961. Whitaker scrive che nel 1963 il Presidente Kennedy annunciò
che nuovi farmaci "rendono possibile per la maggior parte dei malati mentali
di essere trattati rapidamente e con successo nelle loro stesse comunità e
riprendere il loro utile posto nella società." Una serie di rapporti che
documentavano una piccola diminuzione dei censiti negli ospedali psichiatrici
dal 1955 al 1960 -- gli anni in cui i neurolettici furono introdotti --
sostenevano questa credenza. Whitaker, però, nota che quando il dipartimento
di igiene mentale della California andò a guardare ai maschi ricoverati per
il primo episodio di schizofrenia negli ospedali della California nel 1956 e
nel 1957 e confrontò la durata dell'ospedalizzazione dei pazienti trattati
con neurolettici rispetto quelli non trattati, risultò che chi aveva preso i
farmaci era restato nei reparti più a lungo. " A dirla breve gli studiosi
californiani trovarono che i neurolettici, anziché accelerare il ritorno a
casa dei pazienti, secondo le apparenze intralciavano la guarigione. Ma sono
stati gli altri rapporti che ottennero tutta l'attenzione del pubblico."

Mosher stava facendo il suo percorso tra gli studi di medicina e gli inizi
dell' apprendistato da psichiatra proprio quando il partito vincitore dei
neurolettici incominciava a ben girare. Egli prescrisse farmaci durante il
suo apprendistato negli ospedali, nessuno dei suoi sostenitori lo ha mai
negato. Già l'esperienza al Kinsley Hall era risultata ambigua. Sebbene il
punto di vista generale della struttura sperimentale londinese disprezzasse
la terapia farmacologica, Mosher asserisce che una parte dei lì residenti
prendevano neurolettici prescritti da medici esterni, non affiliati alla
Philadephia Association.

Soltanto a Yale i campanelli di allarme cominciarono a suonare alle sue
orecchie, egli ricorda, quando i pazienti e gli studenti di medicina gli
confidarono la loro convinzione che i farmaci fossero il solo trattamento
utile in psichiatria. Questo sembrava estremo, ritenne Mosher, e dice che nei
primissimi anni quale direttore del Centro degli Studi sulla Schizofrenia non
fece niente per diminuire i suoi dubbi sulla crescente influenza
dell'industria farmaceutica dentro la psichiatria americana. Egli pensò che
il National Institute of Mental Health stava distribuendo una quantità
eccessiva dei suoi fondi per studi che le compagnie farmaceutiche potevano
benissuimo far da sole. (L'entrata annuale della Smith Kline, per esempio,
passò 53 milioni di $ del 1953 ai 347 milioni del 1979.) La ricerca su
farmaci che l'istituto finanziava, per quanto sofisticata, gli sembrava
ripetitiva "specialmente in riguardo al fatto che i neurolettici già
sviluppati gli apparivano altrettanto validi di quelli nuovi che erano
testati più e più volte dispendiosamente con i soldi federali." Appariva più
sensato, a Mosher, spendere i soldi delle tasse per valutare terapie
psicosociali, dato che queste non avevano patrocini commerciali con tasche
capienti.

Così egli appoggiò una proposta di assegnazione fondi che pervenne al suo
ufficio un giorno del 1969. Due psichiatri ricercatori del Norten California
vennero a chiedere al National Institute of Mental Health fondi per comparare
due reparti nell'ospedale psichiatrico statale: uno tradizionale che
impiegasse neurolettici e uno senza farmaci ma che offrisse uno speciale
ambiente psicosociale. A Mosher questa apparve la perfetta opportunità per
stabilire scientificamente come un posto quale Kingsley Hall si comportasse,
con controlli statistici, rispetto uno che usasse i farmaci come trattamento
principale. Purtroppo, l'amministratore dell'ospedale rinunciò al progetto e
i due psichiatri ricercatori persero interesse ad esso.

Ma questa idea continuò a frullare nel capo di Mosher, così egli la rifinì, e
giunse ad un piano che proponeva di assegnare con un sistema casuale pazienti
schizofrenici nuovi a una di tre situazioni di trattamento: un reparto
psichiatrico ospedaliero che fornisse terapia farmaceutica, un centro di
trattamento di tipo comunità che usasse farmaci, e un centro di trattamento
di tipo comunità dove per quanto possibile i farmaci sarebbero stati evitati.

Nonostante Mosher fosse un membro interno di alto grado, tuttavia non bastava
che sventolasse la mano per ottenere il finanziamento del suo progetto
personale. Effettivamente lo studio doveva essere prima approvato dal
Comitato di Controllo dei Progetti di Ricerca Clinica. E nel 1970, quando
Mosher si presentò la prima volta di fronte al fior fiore degli psichiatri
accademici, ebbe una accoglienza freddina. Secondo Whitaker, che facendo
ricerche per Mad in America controllò i verbali delle sessioni del comitato
di controllo, la resistenza del Comitato fu comprensibile. La proposta di
Mosher "non poneva solo la questione dei meriti dei neurolettici," scrive
Whitaker, "sollevava la questione che persone normali potessero dare più
aiuto a persone folli che gli psichiatri altamente addestrati. Questa era una
vera questione offensiva."

D'altra parte, buttar giù il direttore del Centro degli Studi sulla
Schizofrenia avrebbe comportato disprezzare procedure burocratiche. Così il
Comitato fece un compromesso fornendo a Mosher meno di quanto aveva
richiesto. Tagliò via dallo studio-progetto uno dei centri di trattamento di
tipo comunità e offrì fondi sufficienti solo per gestire il secondo centro
(quello senza farmaci) per 18 mesi (anziché cinque anni). Mosher reclama che
questo fu una specie di bacio della morte. Ma egli immediatamente incominciò
a lavorare per ottenere un aumento dello stanziamento. Mentre si affannava in
questo, il progetto, che fu conosciuto col nome di Soteria (una parola greca
che significa "deliverance - liberazione"), incominciò a mettersi in marcia.

Nell'aprile del 1971, il progetto era pronto finanziariamente. La casa sarebbe
stata fra due case che non c'entravano niente, una vecchia casa di legno del
1912 posta tra un asilo d'infanzia e una casa d'abitazione bifamiliare in una
strada congestionata nel settore povero di San Jose. Le 12 stanze del palazzo
furono progettate per accogliere un massimo di sei schizofrenici. Due membri
a tempo pieno dello staff, più vari volontari ed assistenti a tempo parziale,
avrebbero vissuto con loro; un direttore della casa e uno psichiatra
avrebbero contribuito come consulenti.

Lo staff e i residenti avrebbero compartecipato al cucinare e agli altri
lavori di casa giornalieri, e lo staff "avrebbe mirato a provvedere un
ambiente semplice, tipo casa-propria, sicuro, caldo, accogliente, non
affrettato, tollerante, non intrusivo," come Mosher ha scritto nella
relazione dettagliata del progetto. Molti "lavoravano con turni da 36 a 48
ore per fornire una opportunità prolungata al rapportarsi con continuità ai
residenti 'vaganti-fuori' ('spaced-out')(loro termine) per un periodo di
tempo relativamente lungo...[Essi] sarebbero stati esploratori di una
frontiera non mappata; sarebbero stati in posti dove poche persone senza
preconcetti si erano avventurate fino adesso, e ci sarebbero stati senza le
usuali trappole per controllare la pazzia." Essi non si sarebbero caricati
"delle chiavi altamente simboliche per la libertà. Non ci sarebbero state
serrature nelle porte. Non ci sarebbero state siringhe e poche medicazioni;
né ci sarebbero stati impacchi freddi, né fasce di costrizione, né stanze di
reclusione."

Già come per i residenti (mai chiamati "pazienti"), il progetto richiedeva che
tutti fossero giovani, non sposati, e diagnosticati schizofrenici al primo
ricovero -- si sa che questo è il sottogruppo con il peggior risultato di
guarigioni. Uno alla volta i partecipanti, assegnati casualmente,
incominciarono ad arrivare nella casa. Alcuni andavano in giro incespicando e
borbottando tra sé e sé o ascoltando voci terrificanti. Altri stavano in pedi
muti e paralizzati; altri si dondolavano incessantemente per ore. Una ragazza
di 17 anni era regredita a parlare come una bambina piccola. Lei si mostrava
nuda in giro per la casa, urinava nel pavimento della cucina, e chiedeva di
nutrirsi allattandosi alla mammella. Un giovane insisteva che abitanti di
Venere sarebbero venuti a visitarlo.

Mosher dice che lo staff tollerava parecchio i comportamenti eccentrici.
Qualcuno accompagnava il giovane che attendeva gli estraterrestri fino al
luogo dove egli diceva che ci sarebbe stato il giusto allineamento con i
corpi celesti, quindi aspettava con lui, finché egli non riconosceva che
dopotutto oramai in quel giorno i vanusiani non sarebbero venuti. Si
supponeva che quel che i residenti si immaginavano fosse quello che essi
effettivamente desideravano (come opposto e diverso da quel che gli altri si
aspettavano da loro). Ma alcune poche regole erano tenute ferme. Violenze
erano proibite e droghe illegali erano vietate. Sebbene familiari ed amici
potessero far visita, esterni curiosi non erano ammessi nella casa a meno di
una concessione speciale. Dopo che una scheletrica giovane donna incominciò a
irrompere nuda nelle stanze dei membri maschili dello staff esclamando
"Fottiamo!", lo staff istituì anche un "tabù dell'incesto" su sesso tra
residenti e staff.

Regole sull'uso di farmaci antipsicotici erano un pò più flessibili. Mosher
dice che lo staff faceva ogni sforzo per non somministrare neurolettici o
altri tranquillanti maggiori durante le prime sei settimane di ciascuna
residenza individuale. Questa decisione era presa talvolta per il tempo
necessario ai residenti a formare relazioni o a rispondere all'ambiente
psicoterapeutico di Soteria. Soltanto la violenza incontrollabile o minaccia
di suicidio o "panico fisico irremovibile" conduceva lo staff a trasgredire
la regola del non-farmaci per le prime sei settimane, dice Mosher, e solo se
anche i residenti erano d'accordo.

Allo scadere delle sei settimane, ogni progresso del residente era valutato, e
se non c'era stato miglioramento, seguiva un tentativo tradizionale con
farmaci, sempre che la persona fosse d'accordo. In tali casi, racconta
Mosher, i farmaci erano usati moderatamente. Il credo fondamentale della casa
era che il supporto psicoterapeutico -- piuttosto che i farmaci -- era quel
che avrebbe aiutato i residenti a guarire dalla loro psicosi.

Mosher puntualizza che il tipo di terapia fornita da Soteria differiva
profondamente dal lavoro che si faceva nel famoso ospedale posichiatrico di
Chestnut Lodges negli anni 50 e 60. Qui gli psichiatri tentavano di curare i
pazienti con la tradizionale psicoterapia tipo-freudiana. "Sono sostenitore
della tesi che l'ora di 50 minuti non va bene per la psicosi -- dato che
questa viaggia sulle 24 ore," dice Mosher. "Perciò è necessario adeguare il
trattamento per affrontare il problema." Anziché fissare specifiche sessioni
ed incarichi, i membri dello staff Soteria si impegnarono ad essere
disponobili per i residenti in ogni momento delle loro ore di lavoro. Mosher
rileva che l'andazzo generale in Soteria era simile al "trattamento morale"
negli asilum che erano apparsi in America nella prima metà dell' 1800.
Piccole, umane e gradevoli, queste istituzioni promuovevano il concetto che
molti folli potessero riguadagnare la sanità se il trattamento fosse stato
rispettoso, gentile, decente. La peculiarità del riapplicare questa modalità
al giorno d'oggi, scrive Whitaker in Mad in America, è che "è risultato che
il trattamento morale produsse notevoli buoni risultati." Egli cita dati da
cinque asilum con trattamento-morale che mostrano che dal 51 al 91 per cento
dei loro pazienti furono capaci di ritornare ai loro normali lavori nelle
loro comunità. Questi risultati permisero al soprintendente di uno degli
asilum di dichiarare nel 1843 che la follia "è più facilmente curabile di
qualsiasi altra malattia di pari gravità ..."

Come questo soprintendente, lo staff di Soteria abbracciò la nozione che "la
guarigione dalla psicosi non solo è possibile ma probabile e ce la si deve
aspettare," racconta Mosher, e si aggiunse, "è da qui che si parte, e su
questa direzione si deve andare avanti sempre dritto per tutto il tempo, " E
Mosher andò ancora più lontano. Dai giorni in cui il progetto Soteria
incominciò a ingranare, egli pervenne a ritenere che la psicosi anziché
essere un inspiegabile mistero, fosse invece un comprensibile meccanismo di
far fronte ad un ostacolo, fronteggiare l'ostacolo.

Mosher sottolinea che da questo punto di vista la situazione è simile ad uno
shock causato dallo stare sotto bombardamento in guerra. "La persona è in
battaglia ma tutti i suoi plotoni stanno per essere annientati, egli vuol
sopravvivere anche se è coperto di sangue e budella. E' per questo che va
fuori di testa."Il modo in cui questo individuo appare mentre sta delirando
esaltato "non è diverso da come appare chi è in psicosi acuta," dice Mosher .
"Con la differenza che nel caso del trauma [delle vittime di shock da
bombardamento] -- che è un' esperienza sopraffacente -- la causa è facilmente
identificabile. E' proprio davanti, facile da identificare."

Invece, il trauma che spinge gli schizofrenici oltre il margine, dice Mosher,
"spesso non è facilmente identificabile, anziché essere un singolo evento,
molto spesso è l'accomulazione di molti eventi ." Mosher sottolinea che
numerosi ben fatti studi scientifici hanno in tempi successivi individuato
vari fattori psicosociali. "Talvolta, ma nell'ordine del 60% delle immissioni
di adulti nei reparti di guardia medica psichiatrica, si rilevano storie di
abusi psicofisici e/o sessuali, " egli dice" ma questo si è incominciato a
studiarlo solo negli ultimi 20 anni. " Inoltre, " Ci sono almeno due aspetti
della vita familiare che sono stati con consistenza altamente associati a
quella che è chiamata schizofrenia. Una è stata chiamata 'comunicazione
deviata.' E' semplice. Significa che quando state seduti insieme con questi
genitori, non potete capire di cosa essi stanno parlando. Non potete
focalizzare gli argomenti. Loro stanno parlando fuori del comprensibile. Ci
sono mancanze in quel che loro dicono." L'altro fattore, dice Mosher, che è
molto chiaro da questi studi, è che "quando le famiglie sono molto ostili e
critiche rispetto la loro prole, non c'è speranza per loro."

Mosher riconosce che non uno solo di questi fattori può essere detto la sola
causa della schizofrenia. "Non tutte le persone che sono state fisicamente o
sessualmente abusate diventano psicotiche. Alcune si. Ma spesso c'è un
insieme di cause concorrenti, e anche di solito un evento scatenante -- un
rifiuto amoroso, la morte di un parente, un coinvolgimento eccessivo in
droghe d'intrattenimento.-- "Perciò se aggiungete ad un trauma di abuso
psicofisico o sessuale, di avere anche una famiglia disunita critica ostile
-- e qualcosa vi ha spezzato il cuore -- la vostra probabilità di andare in
pezzi è molto alta."

Andare in pezzi è un modo di far fronte alla situazione, polemizza Mosher,
perché "Fondamentalmente quel che essi dicono è ' Ohé, amici, io sono fuori
di qui, io ora costruisco il mondo che piace a me, e non ho bisogno di
prestare attenzione al mondo vostro. Io ora vivo in questo mondo perché fuori
di qui mi colpiscono.' Mosher dice che la possibilità di ritornare alla vita
normale dipende da quanto lontano essi si sono ritirati. "Alcune persone sono
state così ferite dalle relazioni precedenti che hanno perso tutte le
speranze. Ma sono una piccola minoranza. La maggior parte tenterà di
ritornare di nuovo nel mondo."

Mosher insiste che nessuno è così pazzo che non si possa parlare con lui. "Se
voi ritenete che la persona c'è qui, e voi volete realmente parlare con essa,
ci sono molte poche occasioni in cui non potete farlo. E' veramente solo
questione di atteggiamento." I suoi occhi scintillano quando parla delle
esperienze risultate quando faceva questo nelle corsie degli ospedali [quando
i medici e gli infermieri fanno la visita in gruppo]. "[Gli altri psichiatri]
mi assegnavano sempre la persona che era la più pazza. Io mi sedevo a
discorrere con questa molto molto pazza persona, e egli o lei ed io - dopo i
primi cinque minuti circa - facevamo una conversazione che poteva essera
compresa anche da tutti gli altri membri visitanti. Ma dopo la visita i
medici del gruppo dicevano ' Bene, quel paziente è in buona giornata oggi '
"Ma non era affatto così, ritorce Mosher. "E' invece il modo in cui voi vi
avvicinate alla persona. Se la trattate con rispetto e dignità e intendete
capire ciò che sta dicendo, mettervi realmente nei suoi panni [nelle sue
scarpe], potete parlarci."

In questi giorni, egli dice, "Se parlate di 'psicosi', tutti si impuntano e
dicono, ' Bene io parlerò con lui dopo che gli avete dato farmaci.' Ma non
c'è nessuna gioia poi! Veramente. La maggior gioa che ho avuto nella mia vita
è stata proprio di sedermi e parlare per ore con persone che erano fuori di
testa. E non c'è bisogno di un addestramento speciale. Quel che necessita è
il giusto atteggiamento ed interessamento e compiacenza in modo da riuscire a
sospendere il vostro concetto di realtà, e non ci sono problemi."

I membri dello staff di Soteria House coltivavano tutte queste idee guida,
Mosher dice anzi che osservavano un modello. Primo uno del personale lavorava
per stabilire un legame con il nuovo arrivato, questo poteva abbisognare da
due ore a tre settimane. [Secondo], nelle settimane che seguivano, il nuovo
arrivato avrebbe gradualmente sviluppato relazioni con gli altri della casa,
creandosi un ruolo nella famiglia estesa della comunità Soteria. Queste
relazioni stimolavano i residenti schizofrenici a cambiare, ritiene Mosher. "
Dato che se avete una relazione con un'altra persona, arriverete a
riconoscere che questa persona pensa e si comporta in maniera molto
differente da come fate voi. E se avete un pò di affezione per questa
persona, allora può diventare possibile di pensare ed agire più felicemente
di prima, cioè meno pazzamente e con più saggezza. Come terzo e finale
stadio, dice Mosher, i residenti di Soteria diventavano progressivamente più
competenti a dirigere le loro vecchie attività e si preparavano a creare la
loro vita fuori di Soteria.

Mentre queste trasformazioni di persone sbocciavano, Mosher dice che faceva
frequenti viaggi dalla sua casa in Washington D.C., alla Costa Ovest [dove
era Soteria, alcune migliaia di Km di distanza, ndt]. "Ho occupato una
quantità di tempo ... e pressoché ogni estate per circa quattro anni." Si era
dato da fare per ottenere il prolungamento del finanziamento iniziale per
Soteria House, e nel 1973 propose di aprire una seconda casa nella Bay Area
per dimostrare che l'esperiena Soteria potesse essere replicata. Questa volta
egli fece richiesta di finanziamento ad un'altro ramo del National Institute
of Mental Health," ed essi dissero che era lo studio di ricerca più elegante
che si potesse immaginare. Lo amavano." Questa seconda commessa dava a Mosher
abbastanza denaro da poter gestire questa seconda casa per sei anni. Egli la
chiamò Emanon, il rovescio di "no name" [senza nome].

"Così dal 1974 c'erano due case che andavano avanti. E per un pò di tempo,
eravamo ben coperti."Lo stesso anno egli incominciò a presentare i primi
documenti che fornivano i risultati di Soteria. " Avremmo raccolto i dati e
li avremmo inviati al NIMH, dove il mio staff li avrebbe analizzati subito
man mano che arrivavano," puntualizza Mosher. "E' così che abbiamo prodotto i
documenti che dovevamo. E questa è stata la nostra maggiore svista. Abbiamo
troppo spesso scritto troppo subito, e i risultati erano molto positivi."
Invece di annunciare i risultati come una svolta, il comitato di controllo di
Soteria li ridiminsionò dicendo che "la credibilità dello studio pilota è
molto basso." Mosher dice che questo studio "ha avuto il decorso più
controllato di tutti gli studi del NIMH. E' stato passato al setaccio più
volte da più incaricati diversi che mai un altro studio nella storia. Esso
metteva in crisi così tante delle certezze psichiatriche più vicine e care al
loro cuore. Come che non c'è bisogno di ospedali psichiatrici. Che non c'è
bisogno di esperti addestrati. Che non avete bisogno di neurolettici. E che
non c'è bisogno del modello medico per spiegare quel che avviene."

Egli dice che la conclusione dello studio incominciò nel 1975, quando il
comitato disse che avrebbe continuato a finanziare il progetto solo se il
ruolo di Mosher fosse stato minore e il controllo dei risultati effettuato
nella Costa Ovest. Whitaker, che controllò i verbali del comitato quando
faceva ricerche per Mad in America, scrive, "L'ironia era che Mosher non
aveva mai fatto la valutazione dei risultati ... Mosher ben sapeva che il
pregiudizio dello sperimentatore regolarmente distorceva gli studi sui
farmaci." Egli si era rivolto a valutatori indipendenti per sollevare
l'esperimento Soteria da tale problema. Tuttavia Mosher non aveva scelta, ma
la ricerca di un suo proprio successore come principale investigatore dello
studio, lo avrebbe accompagnato per tutta la vita.

Tutto questo avvenne nel 1976, "Da questo potete vedere che la mia reputazione
al NIMH incominciò a diventare molto controversa." Mosher dice che tre o
quattro ben noti professori di psichiatria ci caricarono sopra che il Centro
per gli Studi della Schizofrenia non rivolgeva sufficiente attenzione alla
neurobiologia, cosicché fu istituita una commissione per investigare le
operazioni del Centro. "Se volete impedire a qualcuno di fare un vero lavoro,
basta che gli mettete addosso una commissione che lo investighi, " dice
Mosher con una certa amarezza. "Questo ferma qualsiasi persona dall' andare
avanti."

"Ero molto demoralizzato," egli riflette circa quegli anni. Nonostante che
Soteria ed Emanon andassero avanti zoppicando, Mosher si recava in volo nei
fine settimana in California [dove erano le due Case, ndt] e "così ci
sostenevamo a vicenda, io i matti e lo staff." Durante questo periodo
incontrò un giovane psichiatra italiano che passò un anno e mezzo a studiare
e lavorare in Soteria. Costui informò Mosher circa una nuova legge appena
approvata in Italia che governava il sistema della salute mentale in quel
paese. "Era una legge molto rivoluzionaria che potrebbe essere la legge dei
miei sogni," dice Mosher. "essa essenzialmente chiudeva la porta ai grandi
ospedali psichiatrici -- proprio come Soteria." Affascinatosene, Mosher andò
al NIMH a chiedere di inviarlo in Italia per otto mesi così da poter imparare
meglio quel che stava là avvenendo. Ma quando tornò indietro nel 1980, egli
scoprì che "Essi avevano dato via il mio incarico al mio sostituto. Avevo una
scrivania ed un segretario ma non più un titolo ufficiale. Questo ti rende
molto chiaro che in quel posto la tua presenza non è più gradita."

Mosher tuttavia non aveva perso il lavoro. Era un impigato del Servizio di
Salute Pubblica, che è "come un militare", "spiega. "a meno che non si faccia
qualcosa di veramente dannoso, essi non ti possono licenziare, ma ti possono
trasferire." Nel suo caso, egli andò a Bethesda, nel Mariland, dove divenne
professore a pieno incarico e vice responsabile del dipartimento di
psichiatria della scuola di medicina che forma i medici per lavorare nel
servizi militari.

Mentre era qui, egli dice che lavorò anche con un gruppo di Washington D.C.,
per creare una replica di Soteria. Essa era differente dalla istallazione in
California per due aspetti chiave "Faceva parte del servizio pubblico, e
aveva una restrizione del periodo di soggiorno, circa un mese" (in questo
differente dai cinque mesi di media in cui i residenti restavano nella
Soteria otiginale). Inoltre, dice Mosher, "prendeva qualsiasi tipo di
pazienti -- cioè chiunque fosse giudicato bisognoso di ospedalizzazione in
Washington D.C." Per la maggior parte erano "negri, della classe bassa, senza
casa, autolesionisti, dediti ad una molteplicità di droghe." Dato che gli
utilizzatori tendevano ad essere così nettamente droga-dipendenti, questa
istallazione "non si prefisse nessuna grossa meta riguardo le droghe," dice
Mosher. "Però il modello di organizzazione -- il posto lo staff -- era una
riproduzione della concezione di Soteria." E come Soteria, egli aggiunge, "fu
un vero successo. Il novantacinque per cento delle persone ammesse furono
reimmesse direttamente nella società senza passare per l'ospedale."

Nel 1988, Mosher cambiò di nuovo lavoro, divenne il direttore medico della
Contea di Montgomery, Mariland, nel sistema della salute mentale pubblica.
Qui egli mise in piedi un'altra piccola struttura tipo Soteria e ottenne un
finanziamento del National Institute of Mental Health [NIMH] per paragonare
la riuscita di pazienti assegnati a caso ad essa rispetto un reparto
psichiatrico di ospedale generale locale. Anche qui, come già a Washington
D.C., "Nessuno era escluso perché era troppo pazzo o troppo con idee suicide
o troppo con idee omicide." Le sole persone respinte erano quelle che
rifiutavano di essere ricoverate volontariamente. Come a Washington, "Non
facemmo esclusioni per che era dedito a droghe," dice Mosher, aggiungendo che
nel Mariland gli schizofrenici avevano una durata media di malattia "di circa
12 anni con una media di 17 ospedalizzazioni ciascuno. C'era quindi bisogno
urgente di salute mentale."

Mosher dice che questo studio mostrò che gli assistiti da questa replica di
Soteria se la cavavano altrettanto bene di quelli che entravano
nell'ospedale, e che "in questo tirarli fuori dallo stato di crisi, si aveva
una riduzione di costo del circa il 45%. Nell'ospedale essi stavano solo 12
giorni in media ma uscivano fuori prevalentemente con tanti farmaci in corpo
che non potevano tenersi dritti in piedi. Da noi non succedeva così. Noi qui
tentevamo di ridurre i farmaci, cambiare i farmaci, essere più sensibili. Ed
essi riuscivano meglio ed il costo era più ridotto perché usavamo uno staff
di paraprofessionali." Su sei mesi, c'era un costo di circa 19,900 $ medio
per persona nel trattamento esterno, mentre quelli trattati in ospedale
costavano 25,700 $.

Per quanto Mosher ha descritto questi [nuovi] risultati e li ha pubblicati,
non ci furono però nuove pubblicazioni circa le ricerche originali Soteria ed
Emanon dopo che Mosher lasciò il NIMH. Emanon ha chiuso le porte nel 1980, e
Soteria dopo aver inutilmente tentato di trovare nuovi finanziamenti oltre
quelli stanziati, raggiunse anch'essa la fine nel 1983. L'Istituto aveva
riservato un finanziamento per analizzare i dati ottenuti dal 1976 al 1982,
ma i soldi non furono disponibili che nel 1989. Mosher ed uno psicologo
incominciarono allora a studiare quanto disponibile, e "Finalmente
pubblicammo nel 1995 un documento sulla seconda parte della ricerca. Erano
passati parecchi anni."

Mosher dice che attualmente (2003) sono disponibili più di 40 pubblicazioni
che hanno descritto la ricerca. Mosher ritiene che "il più limpido ed
importante" risultato è stato il confronto delle riuscite tra l'ospedale e
Soteria dopo sei settimane (che è il periodo in cui si sa che i farmaci
neurolettici raggiungono il massimo culmine a ridurre i sintomi psicotici).
Comparando le riuscite a questo momento, si è trovato che i soggetti di
Soteria mostravano una altrettanto grande riduzione dei loro sintomi
psicotici, di quanto avveniva per i pazienti ospedalizzati, dice Mosher.
Mentre tutti i pazienti ospedalizzati avevano ricevuto farmaci neurolettici,
solo il 24% dei pazienti Soteria li ricevettero durante l'intervallo di tempo
detto, "e veramente solo il 16% ne presero abbastanza e questo solo per poter
garantire la possibilità di dare anche a loro un percorso terapeutico -- per
due settimane o poco più." Mosher aggiunge che il 76% dei pazienti Soteria
che non avevano ricevuto affatto farmaci, riuscirono meglio di chi prese
qualche medicazione. Questo per Mosher significa che "Se si costruisce il
corretto tipo di ambiente sociale per persone che sono per la prima volta
diagnosticate schizofreniche, il 76% di queste persone risponderà a questo
ambiente ugualmente o meglio che se avesse ricevuto un trattamento
farmacologico."

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-- Jeannette De Wyze -- San Diego California 2003

---(Fine della prima parte della versione integrale No!Pazzia --NO!PAZZIA --
www.nopazzia.it -- redazione@nopazzia.it

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