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Istituzioni totali

Articoli / libro (segnalaz. o recensione)
Inviato da malega_1 di 28 Mar 2005 - 04:04 AM

Un brano significativo di uno degli autori principali, il sociologo Erving Goffman, della critica di fondo al sisterma manicomiale quale vigeva negli anni 1950 - 60 negli Usa.

Goffman: Istituzioni totali
di Erving Goffman
[da Asylums. Le istituzioni totali: i meccanismi dell'esclusione e della
violenza, Einaudi, 1968, con introduzione di Franco Basaglia].
I.
Le organizzazioni sociali - o istituzioni nel senso comune del termine -
sono luoghi, locali o insiemi di locali, edifici, costruzioni, dove si
svolge con regolarità una certa attività. In sociologia non esiste un modo
particolare di classificarle. Alcune istituzioni, come la stazione centrale,
sono accessibili a chiunque si comporti in modo decente; altre, come l'Union
Club di New York, o i laboratori di Los Alamos sembrano più esclusive e
rigorose circa il livello dei loro partecipanti; altre ancora, come negozi o
uffici postali, sono costituite da alcuni membri fissi che vi svolgono un
certo servizio, e da un continuo fluire di persone che lo richiedono. Altre,
come case e fabbriche, coinvolgono un gruppo meno fluttuante di
partecipanti. In alcune istituzioni si svolgono attività dalle quali viene
sancita la condizione sociale di coloro che ne fanno parte, il che può
essere più o meno gradito. Altre invece consentono il raggrupparsi di
persone allo scopo di svolgere un tipo di attività ricreative da loro
scelte, sfruttando il tempo rimasto libero da attività impegnative. In
questo saggio viene isolata e riconosciuta come naturale e ricca di
possibilità di indagine, un'altra categoria di istituzioni, i cui membri
sembrano avere tanti elementi in comune con quelli delle altre che, per
studiarne una, risulterebbe utile esaminarle tutte.
II
Ogni istituzione si impadronisce di parte del tempo e degli interessi di
coloro che da essa dipendono, offrendo in cambio un particolare tipo di
mondo: il che significa che tende a circuire i suoi componenti in una sorta
di azione inglobante. Nella nostra società occidentale ci sono tipi diversi
di istituzioni, alcune delle quali agiscono con un potere inglobante -
seppur discontinuo - piu penetrante di altre. Questo carattere inglobante o
totale è simbolizzato nell'impedimento allo scambio sociale e all'uscita
verso il mondo esterno, spesso concretamente fondato nelle stesse strutture
fisiche dell'istituzione: porte chiuse, alte mura, filo spinato, rocce,
corsi d'acqua, foreste o brughiere. Questo tipo di istituzioni io lo chiamo
"istituzioni totali" ed è appunto il loro carattere generale che intendo qui
analizzare. (1)
Le istituzioni totali nella nostra società possono essere raggruppate -
grosso modo - in cinque categorie. Primo, le istituzioni nate a tutela di
incapaci non pericolosi (istituti per ciechi, vecchi, orfani o indigenti).
Secondo, luoghi istituiti a tutela di coloro che, incapaci di badare a se
stessi, rappresentano un pericolo - anche se non intenzionale - per la
comunità (sanatori per tubercolotici, ospedali psichiatrici e lebbrosari).
Il terzo tipo di istituzioni totali serve a proteggere la società da ciò che
si rivela come un pericolo intenzionale nei suoi confronti, nel qual caso il
benessere delle persone segregate non risulta la finalità immediata
dell'istituzione che li segrega (prigioni, penitenziari, campi per
prigionieri di guerra, campi di concentramento). Quarto, le istituzioni
create al solo scopo di svolgervi una certa attività, che trovano la loro
giustificazione sul piano strumentale (furerie militari, navi, collegi,
campi di lavoro, piantagioni coloniali e grandi fattorie, queste ultime
guardate naturalmente dalla parte di coloro che vivono nello spazio
riservato ai servi). Infine vi sono le organizzazioni definite come
"staccate dal mondo" che però hanno anche la funzione di servire come luoghi
di preparazione per religiosi (abbazie, monasteri, conventi ed altri tipi di
chiostri). Una suddivisione delle istituzioni totali così formulata non è né
chiara, né esauriente, né può servire di base per uno studio analitico
dell'argomento. Essa risulta tuttavia capace di darci una definizione
significativa della categoria, come punto di partenza concreto. Fissando in
tal senso la definizione iniziale delle istituzioni totali, spero di
riuscire ad analizzarne le caratteristiche, senza cadere nel pericolo di
essere tautologico.
Prima di tracciare un profilo generale da questo insieme di organizzazioni
istituzionali, vorrei qui fare una precisazione di carattere concettuale:
nessuno degli elementi che descriverò sembra tipicamente peculiare delle
istituzioni totali, né può essere condiviso da tutte. Ciò che è tipico nelle
istituzioni totali è che ciascuna di esse rivela, ad un altissimo grado,
molti elementi in comune in questo tipo di caratteristiche. Parlando di
"caratteristiche" userò dunque il termine in senso piuttosto restrittivo ma,
penso, logicamente comprensibile. Ciò mi consente - contemporaneamente - di
seguire il metodo della tipologia ideale, stabilendone i fattori comuni, con
la speranza di poter evidenziare in seguito differenze significative.
III
Uno degli assetti sociali fondamentali nella società moderna è che l'uomo
tende a dormire, a divertirsi e a lavorare in luoghi diversi, con compagni
diversi, sotto diverse autorità o senza alcuno schema razionale di carattere
globale. Caratteristica principale delle istituzioni totali può essere
appunto ritenuta la rottura delle barriere che abitualmente separano queste
tre sfere di vita. Primo, tutti gli aspetti della vita si svolgono nello
stesso luogo e sotto la stessa, unica autorità. Secondo, ogni fase delle
attività giornaliere si svolge a stretto contatto di un enorme gruppo di
persone, trattate tutte allo stesso modo e tutte obbligate a fare le
medesime cose. Terzo, le diverse fasi delle attività giornaliere sono
rigorosamente schedate secondo un ritmo prestabilito che le porta dall'una
all'altra, dato che il complesso di attività è imposto dall'alto da un
sistema di regole formali esplicite e da un corpo di addetti alla loro
esecuzione. Per ultimo, le varie attività forzate sono organizzate secondo
un unico piano razionale, appositamente designato al fine di adempiere allo
scopo ufficiale dell 'istituzione.
Queste caratteristiche possono essere riscontrate, isolatamente, anche in
luoghi che non hanno niente a che fare con le istituzioni totali. Ad es. le
nostre grandi organizzazioni commerciali, industriali e culturali vanno
sempre più fornendo luoghi di ristoro e svaghi ricreativi per il tempo
libero dei loro dipendenti. Tuttavia il fatto di poter godere di una più
vasta gamma di possibilità, conserva - sotto molti aspetti - un carattere
volontario e ci si preoccupa, anzi, di non far estendere il potere usuale
dell'autorità fino a questo territorio. Analogamente le "casalinghe" o le
famiglie che vivono nelle fattorie di campagna possono svolgere le loro
attività vitali più importanti all'interno di una medesima area recintata,
senza tuttavia essere irreggimentate collettivamente, dato che non svolgono
le loro attività giornaliere a stretto contatto di gruppi di persone nelle
loro medesime condizioni.
Il fatto cruciale delle istituzioni totali è dunque il dover "manipolare"
molti bisogni umani per mezzo dell'organizzazione burocratica di intere
masse di persone - sia che si tratti di un fatto necessario o di mezzi
efficaci cui l'organizzazione sociale ricorre in particolari circostanze. Ne
conseguono alcune importanti implicazioni.
Quando si agisce su gruppi di individui, accade che essi siano controllati
da un personale la cui principale attività non risulta la guida o il
controllo periodico (come può essere in molti rapporti fra datore di lavoro
e lavoratore), quanto piuttosto un tipo di sorveglianza particolare, quale
quella di chi controlla che ciascun membro faccia ciò che gli è stato
chiesto di fare, in una situazione dove si tenderà a puntualizzare
l'infrazione dell'uno contrapponendola all'evidente zelo dell'altro che, per
questo, verrà costantemente messo in evidenza. Che sia il gruppo di persone
controllate a precedere il costituirsi del piccolo staff controllore o
viceversa, non è questo il problema; ciò che conta è che l'uno è fatto per
l'altro.
Nelle istituzioni totali c'è una distinzione fondamentale fra un grande
gruppo di persone controllate, chiamate opportunamente "internati", e un
piccolo staff che controlla. Gli internati vivono generalmente
nell'istituzione con limitati contatti con il mondo da cui sono separati,
mentre lo staff presta un servizio giornaliero di otto ore ed è socialmente
integrato nel mondo esterno. (2) Ogni gruppo tende a farsi un'immagine
dell'altro secondo stereotipi limitati e ostili: lo staff spesso giudica gli
internati malevoli, diffidenti e non degni di fiducia; mentre gli internati
ritengono spesso che il personale si conceda dall'alto, che sia di mano
lesta e spregevole. Lo stafI tende a sentirsi superiore e a pensare di aver
sempre ragione; mentre gli internati, almeno in parte, tendono a ritenersi
inferiori, deboli, degni di biasimo e colpevoli. (3)
La mobilità sociale fra le due classi è molto limitata: la distanza sociale
è generalmente notevole e spesso formalmente prescritta. Perfino il
colloquio fra l'una e l'altra "sfera " può svolgersi con un tono particolare
di voce, così come risulta dal racconto romanzato di un'esperienza reale,
vissuta durante un soggiorno in un ospedale psichiatrico:
"Stammi bene a sentire, - disse la signorina Hart mentre attraversavano la
sala di soggiorno - cerca di fare quello che ti dice la signorina Davis. Non
pensarci, fallo soltanto. Vedrai che andrà tutto bene".
Non appena ne sentì pronunciare il nome, Virginia capi ciò che vi era di
terribile al reparto Uno. La signorina Davis. "È la capo-infermiera?"
"Certo!" mormorò la signorina Hart. Fu allora che alzò la voce. Le
infermiere si comportavano con le pazienti come se non fossero in grado di
sentire se non si rivolgevano loro urlando. Spesso parlavano fra loro con
voce normale per dirsi cose che le "ammalate" non dovevano sentire; se non
fossero state infermiere, avresti detto che parlassero sole. "Una persona
molto competente ed efficiente, la signorina Davis", annunciò la signorina
Hart. (4)
Benché un certo grado di comunicazione fra i ricoverati e lo staff che li
sorveglia sia necessario, una delle funzioni del sorvegliante è il controllo
del rapporto fra ricoverati e lo staff più qualificato. Uno studioso di
problemi di ospedali psichiatrici ne dà un esempio:
Dato che molti pazienti sono ansiosi di vedere il medico nel suo giro di
visita, gli infermieri devono agire da mediatori fra i pazienti e il medico,
qualora quest'ultimo non voglia farsi sopraffare da loro. Al reparto n. 30,
sembra che al paziente senza sintomi fisici particolari che fosse caduto
tanto in basso da non godere più alcun privilegio, non venisse mai permesso
di rivolgere la parola al medico, se non era lo stesso dottor Baker a
chiedere di lui. Il gruppo insistente, brontolone e delirante - che nel
gergo degli infermieri era definito come "gli scocciatori", "le seccature" o
"i cani da punta" - spesso tentava di passare oltre il
sorvegliante-mediatore, ma quando qualcuno riusciva a farlo, veniva trattato
piuttosto male. (5)
Così com'è ridotta la possibilità di comunicare fra un livello e l'altro, è
altrettanto limitato il passaggio di informazioni, in particolare quelle che
riguardano i piani dello staff nei confronti dei ricoverati. Il ricoverato è
escluso, in particolare, dalla possibilità di conoscere le decisioni prese
nei riguardi del suo destino. Che ciò accada nel campo militare (viene
allora nascosta agli arruolati la destinazione del loro viaggio) o medico
(si nasconde la diagnosi, il trattamento e la lunghezza della degenza
prevista per i pazienti tubercolotici) (6) questa esclusione pone lo staff
ad un particolare punto di distanza dagli internati, conservando una
possibilità di controllo su di loro.
Queste limitazioni di rapporto è probabile contribuiscano a mantenere gli
stereotipi di tipo antagonistico. (7) Due mondi sociali e culturali diversi
procedono fianco a fianco, urtandosi l'un l'altro con qualche punto di
contatto di carattere ufficiale, ma con ben poche possibilità di
penetrazione reciproca. Inoltre l'ordinamento e l'istituzione stessa vengono
identificati, in modo significativo, sia dallo staff che dagli internati
come appartenenti in qualche modo allo staff, tanto che qualora l'uno o l'al
tro gruppo si riferisca alla finalità o agli interessi della "istituzione",
risulta implicito che si stanno riferendo (come del resto io stesso farò)
alla finalità e agli interessi dello staff.
La frattura fra staff e internati è una delle più gravi implicazioni della
manipolazione burocratica di grandi gruppi di persone; una seconda
implicazione concerne il problema del lavoro.
Negli ordinamenti usuali del vivere sociale, l'autorità del posto di lavoro
si arresta nel momento in cui il lavoratore riceve il compenso per la
propria attività svolta; il fatto di spenderlo nell'ambiente familiare e in
occasioni ricreative, resta una sua questione privata, il che costituisce un
mezzo per circoscrivere e delimitare l'autorità del luogo di lavoro. Ma
affermare che agli internati delle istituzioni totali viene pianificata
l'intera giornata, significa riconoscere che si dovrà organizzare la
soddisfazione di tutti i loro bisogni primari. Qualunque sia l'incentivo al
lavoro, esso non avrà il significato strutturale che ha nel mondo esterno.
Ci saranno motivazioni diverse e diversi modi di considerarlo. Questo è un
adattamento basilare richiesto agli internati e a coloro che devono indurli
a lavorare.
Talvolta viene loro richiesta un'attività così limitata che gli internati,
non abituati a lavori tanto leggeri, si annoiano enormemente. Il lavoro
richiesto potrebbe essere svolto ad un ritmo molto lento o essere inserito
in un sistema di pagamento che non corrisponde al valore dell'attività
prestata ed è spesso di natura rituale, come la razione settimanale di
tabacco e i regali di Natale che stimolano alcuni pazienti mentali a
dedicarsi a certe attività. Naturalmente accade che, in altri casi, venga
invece richiesto un orario di lavoro che supera quello di una normale
giornata lavorativa; il che viene ottenuto, non tanto attraverso l'incentivo
al guadagno, quanto piuttosto per la paura di una punizione fisica. In
alcune istituzioni totali, come ad esempio campi per lavori stagionali e
navi mercantili, la pratica del risparmio forzato pospone l'usuale rapporto
con ciò che il denaro può acquistare; l'istituzione si occupa di tutti i
bisogni di coloro che ne fanno parte ed il pagamento è effettuato soltanto
quando il periodo di lavoro è finito ed i lavoratori se ne vanno. In alcune
istituzioni vige una sorta di schiavismo, nel senso che tutto il tempo
dell'internato viene messo a completa disposizione dello staff; qui il senso
del sé dell'internato e del suo possesso possono venirgli alienati dalla sua
stessa capacità lavorativa. T. E. Lawrence ne dà un esempio nel suo racconto
sul servizio prestato in un centro addestramento della RAP.
I militari con un'anzianità di sei settimane che incontriamo sul lavoro
feriscono il nostro senso morale incitandoci al menefreghismo: "Siete dei
cretini, voi reclute, a scannarvi così", ci dicono. Che dipenda dal nostro
entusiasmo per un'esperienza nuova, o è da ritenersi un residuo di civiltà
che si conserva in noi? La RAF ci pagherà tutte le ventiquattre ore del
giorno a tre mezzi penny all'ora; pagati per lavorare, per mangiare, per
dormire: quei mezzi penny continuano ad accumularsi. È dunque impossibile
nobilitare una attività facendola bene. Bisogna perdere quanto piu tempo
possibile, dato che, alla fine del lavoro, non c'è ad aspettarci la casa e
la famiglia, ma un altro lavoro. (8)
Che ci sia troppo da fare o troppo poco, colui che, nel mondo esterno, era
un buon lavoratore, nell'istituzione totale viene corrotto a causa del
sistema lavorativo vigente. Un esempio di un tal tipo di scadimento morale è
la pratica, in uso in ospedali psichiatrici di stato, di "mendicare" o di
"lavorarsi qualcuno" per un soldo da spendere al bar. Ciò viene fatto -
seppure spesso con qualche riluttanza - da persone che nel mondo esterno lo
considererebbero un comportamento al di sotto del loro rispetto di sé. (I
membri dello staff, interpretando l'accattonaggio secondo i loro stereotipi
civili nei confronti del guadagno, tendono a vederlo come un sintomo di
malattia mentale e come un'ulteriore prova che li conferma nella convinzione
che i ricoverati sono malati).
Vi è, dunque, un'incompatibilità fra le istituzioni totali e la struttura di
base del pagamento del lavoro così com'è inteso nella nostra società. Le
istituzioni totali sono incompatibili anche con un altro elemento
fondamentale nella nostra società, la famiglia. La vita familiare è talvolta
in contrasto con la vita del singolo; tuttavia i conflitti piu reali si
evidenziano nella vita di gruppo, dato che coloro che vivono, mangiano e
dormono nel luogo di lavoro con un gruppo di compagni, difficilmente possono
avere una vita familiare particolarmente significativa. (9) Al contrario,
invece, il fatto di avere la famiglia separata dal luogo di lavoro, consente
ai membri dello staff di mantenersi integrati nella comunità esterna e di
sfuggire alla tendenza inglobante della istituzione totale.
Che una particolare istituzione totale agisca nella società civile come una
forza positiva o negativa, si tratta sempre di una "forza" che si
avvalorerà, in parte, della soppressione di un intero cerchio di gruppi
familiari, attuali o potenziali. Al contrario, l'esistenza di nuclei
familiari offre la garanzia strutturale che le istituzioni totali troveranno
qualche resistenza. L'incompatibilità di queste due forme di organizzazione
sociale dovrebbe quindi dirci qualcosa sulle loro piu ampie funzioni
sociali.
L'istituzione totale è un ibrido sociale, in parte comunità residenziale, in
parte organizzazione formale; qui sta appunto il suo particolare interesse
sociologico. Inoltre vi sono altre ragioni di interesse in questo tipo di
organizzazioni. Nella nostra società esse sono luoghi in cui si forzano
alcune persone a diventare diverse: si tratta di un esperimento naturale su
ciò che può essere fatto del sé.
Sono state qui proposte alcune caratteristiche cruciali delle istituzioni
totali. Ora vorrei prendere in esame queste organizzazioni da due
prospettive diverse: primo, il mondo dell'internato; secondo, il mondo dello
staff. Per poi parlare sui contatti fra l'uno e l'altro.

Note:
La categoria delle istituzioni totali è stata indicata, di volta in volta,
nella letteratura sociologica sotto denominazioni diverse, ed alcune loro
caratteristiche sono state segnalate, in particolare, in un lavoro
trascurato di HOWARD ROWLAND, Segregated Communities and Mental Health, in
F. R. MOULTON (a cura di), Mental Health Publication of tbe American
Association for tbe Advancement of Science, n. 9, 1939. Un'esposizione
preliminare di questo saggio è riportata in BERTRAM SCHAFFNER (a cura di),
Group Processes, Transactions of the Third (1956) Conference, Josiah Macy jr
Foundation, New York 1957. Il termine "totale" è stato anche usato nel suo
significato attuale in AMITAI ETZIONI, The Organizational Structure of
"Closed" Educational Institutions in Israel, in "Harvard Educational
Review", XXVII, 1957, p. 115.
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Il duplice carattere delle istituzioni totali mi fu segnalato da Gregory
Bateson ed è stato osservato nella letteratura. Cfr. LLOYD E. OHLIN,
Sociology and the Field of Corrections, Russell Sage Foundation, New York
1956, pp. 14-20. Nelle situazioni in cui si richiede allo staff di vivere
nell'istituzione, è presumibile che esso avverta di essere sottoposto ad una
particolare privazione, oltre al fatto di essere soggetto ad una condizione
di dipendenza che supera ogni aspettativa. Cfr. JANE CASSELS RECORD, The
Marine Radioman's Struggle for Status, in "American Journal of Sociology",
LXII, 1957, p. 359.
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Per la versione carceraria cfr. S. KIRSON WEINBERG, Aspects of the Prison's
Social Structure, in "American Journal of Sociology", XLVII, 1942, pp.
717-26.
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MARY JANE WARD, The Snake Pit, New American Library, New York 1955, p. 72.
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IVAN BELKNAP, Human Problems of a State Mental Hospital, McGraw-Hill, New
York 1956, p. 177.
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Un rapporto completo al proposito ci è dato nel capitolo Information and the
Control of Treatment nella monografia di prossima pubblicazione di Julius A.
Roth sui sanatori per tubercolotici. Il suo lavoro promette di essere un
modello di studio di un'istituzione totale. Cenni preliminari possono essere
individuati nei suoi articoli What is an Activity?, in "Etc.", XIV, autunno
1956, pp. 54-56, e Ritual and Magic in the Control of Contagion, in
"American Sociological Review, XXII, 1957, pp. 310-14.
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Proposto da OHLIN, Sociology ecc. cit., p. 20.
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T. E. LAWRENCE, The Mint, Jonathan Cape, London 1955. p. 40.
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Un caso marginale interessante è, a questo proposito, il kibbutz israeliano.
Cfr. MELFORD E. SPIRO, Kibbutz, Venture in Utopia, Harvard University Press,
Cambridge 1956; e ETZIONI, The Organizational Structure of "Closed"
Educational Institutions in Israel cit.
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