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Antonin Artaud: Succubi e supplizi

Articoli / libro (segnalaz. o recensione)
Inviato da malega_1 di 20 Mar 2005 - 03:05 PM

Ho terminato di leggere il libro qualche giorno fa. Che dire?
E' una lettura che lascia senza fiato. In questo libro c'e' Artaud,il poeta maledetto, l'uomo che ci conduce nei meandri dell'inferno,che ci fa toccare con mano il dolore e che ci illumina su di esso- Se avete voglia di conoscere l'anima umana, non rivolgetevi agli specialisti della mente; fatevi accompagnare dal poeta,
lasciatevi sedurre dalle sue parole,che non sono vuote e aride- Le sue parole sono carne viva,carne ferita-carne lacerata-
malega

Artaud, Antonin

Succubi e supplizi

Adelphi -
Note di Copertina

Con Succubi e supplizi ci troviamo di fronte all'ultimo Artaud: incandescente, folgorante. Concepito nei primi mesi del 1946 nel manicomio di Rodez - stazione finale di una lunga tortura iniziata nove anni prima e segnata da sofferenze e mortificazioni indicibili, fra cui più di cinquanta elettroshock -, il testo verrà dettato a una segretaria, che l'editore Louis Broder aveva messo a disposizione di Artaud, tra la fine di novembre dello stesso anno (quando, grazie all'intervento dei pochi amici fidati, sarà riuscito a stabilirsi a Ivry) e i primi di febbraio del 1947. Ma Broder, adducendo motivi di ordine religioso, si rifiuterà di pubblicarlo, sicché la prima edizione si avrà solo nel 1978, con il XIV volume delle CEuvres complètes. Per il modo in cui è nato (lo testimonia l'ampio Dossier, che ci offre' la rara possibilità di seguire le varie fasi che ne hanno scandito la genesi: stesure autografe, dettatura, rilettura, lettere, appunti, precisazioni) e per la sua stessa natura, Succubi e supplizi sfugge a qualsiasi classificazione. Potremmo definirlo una sorta di stenografia bruciante, dove la psiche e il corpo (e mai il corpo è stato così ossessivamente presente in una scrittura) si scontrano, si insidiano, si sopraffanno. Sono questi i testi fondatori di quella "scrittura orale" di cui Artaud ha il segreto: la parola agisce direttamente sui sensi del lettore - o dello spettatore, e sembra quasi comporre lo spettacolo esemplare di quel Teatro della Crudeltà che Artaud ha sempre sognato di mettere in scena, in quanto trascrizione di una lotta irriducibile fra colui che scrive e il mondo, percepito come una immane fattura di magia nera.

Così dunque con l'imputazione di essere dio io, Antonin Artaud, sono stato martirizzato per tutti i secoli dei secoli, ed essendo appunto quest'uomo, e l'uomo che non aveva mai voluto un dio, e che tutte le chiese hanno sempre perseguitato per estirpargli il suo ateismo, ed è con l'imputazione di essere dio che io, Antonin Artaud, piccolo borghese di Marsiglia, 4 settembre 1896, sono stato colpito da una coltellata alle spalle il 10 giugno 1916 a Marsiglia davanti alla chiesa dei Riformati, asfissiato da affatturamenti mortali durante tutta la mia esistenza, [...]
tenuto per tre anni in isolamento, avvelenato sistematicamente per cinque mesi, e che ho patito un mese di coma in seguito all'ultimo avvelenamento, al manicomio di Sainte-Anne, alla fine passato per due anni all'elettroshock nel manicomio di Rodez affinchè vi perdessi la memoria del mio cosiddetto io soprannaturale, mentre io non ho mai avuto due io, ma uno solo, il mio, quello di un uomo che non ha mai voluto sentir parlare di dio.