Psichiatria e Nazismo
Articoli / libro (segnalaz. o recensione)
Inviato da malega_1 di 27 Gen 2005 - 05:04 PM
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Oggi, 27 gennaio, nel giorno della commemorazione degli ebrei morti nei
campi di concentramento,propongo questo libro per non dimenticare
coloro che furono internati nei manicomi,e prelevati dalle SS.
Psichiatria e Nazismo
Angelo Lallo - Lorenzo Torresini, Psichiatria e nazismo, Nuova Dimensione, Edicilo Editore, Portogruaro 2001.
di Maddalena Mapelli
I fatti: l'11 ottobre del 1944 sei ebrei internati nell'ospedale
psichiatrico di San Servolo di Venezia vengono prelevati su ordine
delle SS. Il loro destino non sarà la libertà ma di nuovo
l'internamento questa volta nei campi di concentramento.
Il libro ridà un volto a sei persone riconsegnandole alla
memoria di chi non vuol dimenticare e ridisegna sei storie sottraendole
al buio degli archivi dove ne restava traccia solo all'interno di
impietosi resoconti burocratici (bastava una ricevuta al direttore
dell'Ospedale, per l'avvenuta consegna della "merce", per sbrigare le
pratiche di uscita dei degenti dal manicomio).
Ma non è solo l'appello a "non dimenticare" il motivo di fondo
del breve saggio che resterebbe, per quanto accurato nella ricerca
archivistica e di testimonianza, relegato tra le tante pagine
già scritte (e film già visti) per ricordare alle nuove
generazioni le atrocità dei regimi dittatoriali e per indurre a
non cadere negli stessi errori.
La particolarità di Psichiatria e nazismo sta nei pesanti
interrogativi di fondo che emergono man mano che la ricostruzione dei
fatti e delle storie al singolare si delineano: che legame c'è
tra la psichiatria come scienza e l'ideologia della razza elaborata dal
regime nazista?
E ancora: il paradigma di una scienza come la psichiatria che rinchiude
il malato in manicomio, che erge vere e proprie mura tra il normale e
il diverso, che usa le scariche elettriche come terapia, non è
forse lo stesso paradigma che sta alla base del concetto di razza
elaborato dal nazismo che considera "indegna di essere vissuta" la vita
dei diversi? Che responsabilità ha una scienza che afferma la
diversità e che arriva a credere all'esistenza di una razza,
quando poi viene effettivamente applicata alla realtà e diventa,
come è diventata, "soluzione finale" cioè eliminazione
sistematica e fisica del diverso?
E ancora: non è evidente il legame tra l'ideologia nazista e la
propaganda che anche nei recenti fatti dell'ex Jugoslavia ha portato ad
elaborare e mettere in pratica il concetto di pulizia etnica?
Interrogativi che gli autori pongono e lasciano aperti anche se il
titolo del saggio parla chiaro e toglie ogni punto di domanda
limitandosi ad affermare, appunto, il legame tra psichiatria e nazismo.
Le pagine di questo breve saggio si leggono tutte d'un fiato,
perché in fin dei conti raccontano delle storie e sembra di
rileggere Primo Levi o Solgenitzin o di rivedere Schindler's List di
Spielberg o La vita è bella di Benigni.
Ma ti viene voglia anche di andare a ripescare col videoregistratore i
documenti della propaganda nazista - riproposti nei lavori di
Caracciolo e De Felice - dove gli ebrei vengono, attraverso giochi di
luci e inquadrature particolari, fatti passare per malati di mente o
identificati con i topi che rovistano tra la spazzatura. L'ideologia di
un regime diventa uno spot per convincere, per persuadere, per creare
consenso.
La storiografia più recente e aggiornata cerca appunto di
togliere il velo alle ideologie, di smascherarne i fondamenti dopo che
le ideologie stesse sono state riconosciute come tali perché,
nella realtà della storia del Novecento, se ne sono visti gli
effetti devastanti.
In questa direzione la ricerca si fa interdisciplinare, proprio
perché i fondamenti di una scienza (in questo caso la
psichiatria) vanno vagliati da più punti di vista, senza
presupporre che esista ancora un muro invalicabile al di là del
quale possa essere elaborato un sapere assoluto e scientificamente
fondato.
Ed è sicuramente una scelta di metodo quella che ha messo
assieme un ricercatore storico, Angelo Lallo, ed uno psichiatra,
Lorenzo Torresini, gli autori del libro, assieme a Liliana Picciotto
Fargion , ricercatrice storica sulla Shoah della Fondazione Cdec di
Milano.
Non è un caso che la prefazione a quello che a tutta prima
sembra solo un breve saggio di ricerca storica sia scritta da Mario
Galzigna - docente di Storia del pensiero scientifico e di
Epistemologia clinica alla Facoltà di Lettere e Filosofia di
Cà Foscari (Venezia) - che si chiede: "Quanto del tradizionale
manicomio (delle sue tecniche e dei suoi saperi oggettivanti) continua
a vivere nella psichiatria clinica dei nostri giorni? Cosa sopravvive
oggi nel nostro paese di quel manicomio che è stato e che
è tuttora, in varie parti del mondo, complice, quanto meno
oggettivo, delle procedure di esclusione e di annientamento della
diversità?".
La storia delle sei persone prelevate dal manicomio di San Servolo
diventa il racconto di sei destini le cui fila sono tessute da un
protagonista che non appare e al quale loro stessi non sanno,
nonostante ne abbiano la possibilità perché avvertiti di
quanto poteva accadere loro dai medici dell'ospedale, di doversi
sottrarre. Ma i sei ebrei non capiscono chi sia il vero nemico, se
l'ospedale o ciò che li aspetta fuori dall'ospedale. Non
c'è nelle loro vicende un nemico in carne ed ossa. Quel nemico
reale, con un volto preciso, che, se si trattasse di un romanzo o di
una novella, rende appassionante ogni intreccio in cui a muoversi siano
personaggi con un nome e un cognome. E' un nemico invisibile; è
un'ideologia più forte, evidentemente, degli uomini stessi,
ridotti al ruolo di comparse: un'ideologia che ha vinto e che ha
schiacciato nel passato migliaia di persone, così come continua
a vincere oggi, ogni giorno, nel presente, ogni qualvolta persone mosse
da un'ideologia si dimenticano di sé e della loro storia fino al
punto da arrivare ad ammazzare altre persone.
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