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a proposito - /contro - la psichiatria 'basagliana' del dopo-Basaglia

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Inviato da sandro_c di 02 Dic 2004 - 01:57 PM

Ecco qui un mio personale giudizio negativo sulla psichiatria basagliana ora .. un giudizio negativo non tanto sulle persone, quanto sulla capacità dei metodi basagliani di essere validi ora, a manicomi oramai da tempo chiusi ..

a proposito - /contro - la psichiatria 'basagliana' del dopo-Basaglia
l'operazione basagliana
Franco Basaglia ha condotto ai suoi tempi, anni 1965-78, una grande battaglia sociale culturale politica e medica.
La sua battaglia, d'avanguardia a livello mondiale, è stata l'apertura dei manicomi, il togliere la costrizione a star chiusi dentro, l'apertura dei cancelli. Quindi lo smantellamento degli stessi manicomi - solo l'inizio purtroppo perché Basaglia è deceduto prematuramente nel 1978.
Questa apertura dei cancelli, i pazzi che andavano quasi del tutto liberi in giro per Gorizia e Trieste, era in quegli anni in grande evidenza sui giornali e sulle televisioni di tutto il mondo.
Questa novità mondiale era basata sulla teoria e prassi basagliana della "libertà come terapia" e anche (un pò più in sordina) del "rispetto dei diritti", di noi 'pazienti mentali'.
Franco Basaglia riteneva che lasciarci liberi, cioè aumentare il più possibile il nostro margine di libertà fino appunto ad uscire parzialmente o definitivamente dal luogo di reclusione, prendere decisioni autonome, .., aumentasse di molto le nostre possibilità di ritornare con i piedi per terra, di 'guarire'. Magari discutendo tutti assieme 'pazzi' medici e infermieri quasi ogni cosa in assemblea. C'erano di fatto negli ospedali basagliani assemblee pressoché permanenti di medici infermieri pazienti .. quasi in ogni momento per discutere insieme qualsiasi problema. Come del resto c'erano assemblee continue in Inghilterra nei luoghi curati da Ronald D. Laing.
Il grosso della battaglia di Franco Basaglia è stata non tanto di tipo medico quanto piuttosto di tipo politico. Su più fronti. Contro gli infermieri che non volevano cambiare il loro tran tran in particolare continuare con le costrizioni; contro gli psichiatri dei suoi ospedali e di fuori che volevano sempre continuare con il tran tran e la loro prassi principale delle diagnosi-e-cura di tipo medico; contro i politici locali impauriti dei pazzi in giro ..; con i politici di professione per modificare le leggi statali .. .
Per quanto riguarda l'azione curativa, l'aspetto medico, se ci fosse una malattia sottostante o meno da curare medicalmente, era messo in secondo piano, addirittura "messo tra parentesi", cioè non considerato, rispetto l'aspetto principale della "liberazione come terapia" e delle "assemblee come mezzo/metodo" "rispettando i diritti dei pazienti". La liberazione le assemblee i diritti costituivano il nucleo della iniziativa di Basaglia. Però gli psicofarmaci, da alcuni anni introdotti massicciamente, erano somministrati anche negli ospedali di Basaglia, per quanto cercando di non esagerarci.
La tecnica "curativa" di Basaglia - la liberazione dalle costrizioni, il ridarci la parola nelle assemblee, il ridarci diritti, il restituirci alla società - funzionavano. Molti di noi resuscitavano alla vita pienamente, altri barcamenandosi, ancora un pò attutiti dai farmaci.
Nelle critiche a Giorgio Basaglia da parte degli psichiatri tradizionalisti si è sostenuto che l'operazione di liberazione fosse diventata possibile solo per l'uso sistematico di psicofarmaci, solo questo rendeva non più necessaria la reclusione. In realtà gli psicofarmaci negli ospedali basagliani non erano usati di più rispetto ai luoghi non-basagliani. A molti pazienti gli psicofarmaci erano tolti nei luoghi di reclusione in via di apertura e molti dei liberati rinviati nella società erano senza prescrizioni di farmaci.

compromessi basagliani
Ma comunque l'aspetto politico, ripetiamo
su più fronti, contro gli infermieri che non volevano cambiare il loro tran tran in particolare continuare con le costrizioni, contro gli psichiatri dei suoi ospedali e di fuori che volevano sempre continuare con il tran tran e la loro prassi principale delle diagnosi-e-cura di tipo medico, contro i politici locali impauriti dei pazzi in giro ..; con i politici di professione per modificare le leggi ..
è stato prioritario nell'operazione basaglia di smantellamento dei manicomi. E l'intelligenza politica di Basaglia giostrandosi e contrapponendo i molti fronti - gli infermieri contro gli psichiatri, i 'pazzi' contro i 'medici', i politici locali contro i politici parlamentari, .., i mass media contro lo stigma, è stata molto acuta, il suo maggior autentico capolavoro.
Purtroppo per noi, 'pazienti' di ora anno 2000, per condurre queste battaglie politiche interne ed esterne, Basaglia ha fatto dei compromessi, ha fatto delle concessioni, che allora erano capolavori politici ma ora per noi sono macigni.
Anzi macigni giganteschi.
Il più grave dei compromessi /concessioni attuate da Basaglia risulta ora, ad avviso di chi scrive ma anche alle associazioni internazionali utenti/sopravvissuti (*), il non aver Basaglia affatto messo in dubbio nè tanto meno nemmeno un pò delegittimato formalmente la psichiatria quale branca della medicina. La psichiatria quale unica professione competente per curarci. Altri psichiatri che conducevano altrove nel mondo una battaglia parallela di liberazione dai manicomi, tra cui essenziale Ronald D. Laing in Inghilterra sul piano pratico-teorico e Thomas S.Szasz negli Usa principalmente su piano teorico, mettevano profondamente in discussione i fondamenti stessi della psichiatria, che ci fosse una vera malattia medica del cervello. Questo Franco Basaglia non ha mai fatto esplicitamente.
Per chiarire:
Dal punto di vista "curativo", di azione curativa rispetto i suoi pazienti, tutta l'opera di Basaglia è stata non-medica, quindi non-psichiatrica se per psichiatria si intende una branca della Medicina, dato che era esclusivamente fondata sulla "liberazione", sul "riconoscerci diritti", sulle "assemblee plenarie". Non c'era pressoché niente di medico nella parte originale dell'opera curativa di Basaglia - per quanto per così dire "sottomano" dato che non risulta affatto rilevato nelle relazioni e dibattiti come parte importante dell'opera basagliana, parallelamente psicofarmaci fossero assegnati in molti casi, dai suoi sottoposti o da lui personalmente.
Di fatto Basaglia diceva agli psichiatri: "basta che usate la terapia della liberazione e siete con me". Il compromesso era ed è "siete sempre e soltanto voi psichiatri i competenti, però aggiornatevi ed usate la terapia della liberazione, la liberazione dalle costrizioni, le assemblee, ..".
Ma la novità della sua terapia, ripetiamo, era non-medica. Avrebbe anche potuto, come avevano fatto altri psichiatri quali appunto Thomas Szasz negli Usa e Ronald D.Laing e David Cooper in Inghilterra, fare un altro piccolo passettino e se non proprio dichiarare l'incompetenza di fondo della psichiatria quale branca della medicina (Szasz), comunque avanzare dubbi consistenti su tale competenza (Laing - Cooper), dato che prove misurabili di danni al cervello non risultavano, e dato che nel grosso dei suoi casi nei suoi ospedali non era la medicina che usava, ma il dialogo la liberazione i diritti le assemblee.
I farmaci non erano dati per-sempre ma cercando di toglierli in moltissimi casi. Quanto nel metodo basagliano siano stati opportuni i farmaci o se non erano veramente necessari, o se potevano essere tolti subito, è oramai acqua passata.
Per quanto per un giudizio distaccato storico sull'operazione Basaglia, sul valore terapeutico della liberazione come terapia, delle assembleee come terapia, del concedere i diritti come terapia, la questione dei farmaci somministrati è senz'altro importante e non ci pare che sia stata abbastanza studiata.
Però l'opera di Basaglia è stata tutta condotta con la mira, lo scopo, l'obbiettivo essenziale, dello smantellamento dei manicomi, anche come operazione di per sé terapeutica, anche come operazione di per sé eticamente giusta e culturalmente e legalmente necessaria, non come studio sperimentazione medico-psichiatrica.
A Franco Basaglia interessava lo smantellamento dei manicomi come prioritario, questo lo ha ottenuto. Gli se ne deve rendere merito.

non dubbi sui fondamenti della psichiatria ora deleteri
Ma ora che i manicomi sono smantellati la situazione è diversa. In che consiste la terapia della liberazione ora, in che rapporto con i farmaci?
Non c' è più un muro da abbattere, dei cancelli da aprire. La terapia principale basagliana, la liberazione, non è più attuabile. Le assemblee, anche dato che non c'è più un luogo di soggiorno obbligato, non ci sono più. Il sistema dei Distretti di Salute Mentale (DSM) obbliga di fatto lo psichiatra a fare il procedimento inverso alla liberazione, non liberazione ma richiamarci e controllarci e psicofarmacizzarci nel DSM. Di fatto un controllo poliziesco.
I diritti sono quasi sempre totalmente calpestati o aggirati con minacce e menzogne, proprio per la necessità di controllarci sul territorio. Non c'è la libertà di scegliere l'equipe di cura, se statale, dato che non si può cambiare DSM, a meno che non se ne prenda uno psichiatra privato.
Prendere i farmaci, di fatto per sempre, o altrimenti Tso ! è il ritornello corrente, nel pubblico e nel privato .. Con minacce di molti tipi e anche ricatti e anche menzogne
Gli psichiatri che si dichiarano e cercano di essere basagliani, privati dalla possibilità di attuare la terapia base basagliana, di fatto non si distinguono quasi in niente dagli altri psichiatri.
Una maggiore attenzione ai nostri problemi, forse. Ma sempre il farmaco come mezzo principe necessario in ogni caso cioè nel 99% dei casi.
Non avendoci sempre sotto gli occhi e non potendo liberarci, hanno paura. Come tutti gli altri psichiatri, hanno paura di nostri possibili misfatti, di rimetterci in tal caso di carriera, .. D'altra parte anche i familiari richiedono cure quanto più possibile. Dato che la psichiatria basagliana non ha mai avuto il coraggio di dichiarare ai familiari e al grosso pubblico che ci sono dubbi sostanziali sui fondamenti stessi della psichiatria, dato che gli psichiatri basagliani si sono sempre dichiarati essenziali come medici, essi debbono "curare" medicalmente come gli altri psichiatri. Come gli altri psichiatri minimizzano ai familiari ai pazienti i danni a lungo termine prodotti dai farmaci, le assuefazioni, i rischi gravi per il corpo e la mente. Mentono anche a se stessi, su questi danni che ci procurano?
Difatti gli psicofarmaci si sono rivelati tutti sul lungo periodo nettamente deleteri, sia gli antidepressivi che i tranquillanti minori che gli antipsicotici, sia i vecchi che i nuovi.
E parallelamente non si sono trovate a tutt'oggi anno 2004, prove minimamente consistenti di effettivi danni al cervello per nessuna delle cosiddette "malattie psichiatriche maggiori" - schizofrenia, mania , maniaco-depressione, depressione -. Le teorie psichiatriche proposte si sono tutte successivamente rivelate infondate alle misure. Gli psichiatri - e l'industruia farmaceutica dietro essi - rilanciano continuamente nuove teorie ma a tutt'oggi sempre basate su sole ipotesi. Le misure sono tutte con grandissimo errore di misura o inattendibili come procedura o fraudolentemente dati taciuti dall'industria farmaceutica. Sempre senza misure solide comprovanti.
La antipsichiatria ritiene perciò che siano sempre solo grossi castelli di carte, castelli costruiti come quelli fatte con le carte da gioco. Castelli di congressi relazioni pubblicazioni tutti basati su ipotesi ma inconsistenti, castelli di carte da gioco, contrabbandati per veri.
Il non aver la psichiatria basagliana avanzato dubbi sui fondamenti medici della psichiatria si rivela ora una trappola. I familiari chiedono cure, chiedono cure. I basagliani non possono confessare che ci sono dubbi sostanziali, che sia tutto un castello per aria, che la competenza della medicina sia in dubbio, che molto meglio dare pochissimo o per poco tempo o non dare affatto farmaci. Di fronte ai familiari, sono prigionieri del loro stesso vantarsi medici competenti. Che la medicina sia competente. Non hanno il coraggio di riconoscere e dichiarare che loro possono meglio 'guarire' non tanto in quanto medici, quanto soltanto come persone che si interessano dei problemi di vita - non medici! - del paziente. Che quanto più fanno i medici - danno farmaci - tanto più aumenta il rischio di danneggiare permanentemente il paziente.

il buon nome della psichiatria italiana come danno
Ora in Italia da una parte ci troviamo con psichiatri con prestigio aumentato nei media dai buoni risultati di Basaglia, buoni risultati in grande risalto non solo negli anni 70 - 80 ma tutt'oggi, da una altra parte con un grosso di psichiatri che sono tutt'altro che basagliani. E quei pochi basagliani che ci sono non possono più applicare i metodi del maestro
Simultaneamente ci troviamo, in questo pari al resto del mondo, con una industria degli psicofarmaci che gestisce bilanci ultramiliardari. Industria farmaceutica che bada solo a vendere, a trovare partners e appoggi per la propaganda per le vendite. Gli psichiatri si sono rivelati partners ideali dell'industria farmaceutica. Privi di veri mezzi terapeutici, gli psichiatri hanno trovato nelle pillole vantate miracolose dall'industria una provvida sponda, un approdo alle totali incertezze. Un trave nel mare in tempesta a cui, naufraghi, si sono aggrappati disperatamente, acriticamente. A un male enigmatico ed imprevedibile la farmacoindustria ha trovato un rimedio che almeno apparentemente, almeno dapprincipio, funziona !..
Che per convincerere e vendere l'industria farmaceutica inquini pesantemente non solo l'informazione ma anche la stessa ricerca medica, questi naufraghi non sono in grado di controllarlo
Ad es. c'è una informazione completamente distorta sulla bontà degli psicofarmaci antidepressivi. In realtà si tratta di sostanze subito assuefacenti e nient'altro che droghe sintetiche euforizzanti. Addirittura "associazioni benefiche" costruite ad hoc, le vanno a reclamizzare in Italia nelle scuole statali come da prendere al più presto al primo giù di umore.
Ma anche congressi e pubblicazioni scientifiche sono ampiamente controllati dall'industria farmaceutica. I "contribiti scientifici" dei ricercatori sotto paga o sovvenzioni o agevolazioni dell'industria farmaceutica, sminuiscono al massimo gli ampi e notevoli danni procurati in realtà dagli psicofarmaci.
In particolare per gli psicofarmaci antipsicotici si minimizza fino a mentire sulla assuefazione che presto inducono, sulla debilitazione fisica e mentale, sulla riduzione della vita media, sul rendere in molti casi disabili ..
Il connubio tra buon nome della psichiatria in Italia quale risultato dell'operazione storica basagliana, sommato alle ampie distorsioni ed inquinamento dell'industria farmaceutica, sommato alla maggioranza di psichiatri non-basagliani, rende attualmente di fatto i 'pazienti' dei Servizi di Salute Mentale italiani, tra quelli al mondo con meno probabilità di ritornare se stessi e persone valide.(*)
Purtroppo infatti i familiari e gli amici sono completamente ingannati dal buon nome della psichiatria italiana e dai media (televisione, libri, giornali). Media (televisione, libri, giornali) pure loro ancora succubi del buon nome degli psichiatri a causa dell'operazione basaglia, ma anche, riteniamo, succubi di manovre dietro le quinte condotte dai peggiori connubi tra industria farmaceutica e certi psichiatri. Come mai infatti nella televisione compaiono sempre psichiatri che sostengono gli psicofarmaci a spada tratta, nonostante che nella letteratura scientifica grossi dubbi in proposito escono fuori ogni giorno? (**)

I "Servizi di Salute mentale" pubblici e privati
Inoltre gli psichiatri tradizionali hanno trovato molti modi e maniere di aggirare la legge promulgata sotto l'influenza dell'operazione basaglia - la legge 180 del 1978, poi 833 - svuotandola di fatto di significato, di senso, di azione.
Dai sedicenti "Servizi di Salute Mentale" statali, siamo perennamente 'attutiti', 'sedati', debilitati, anzi in gran parte dei casi resi disabili dalle 'cure' farmaceutiche psichiatriche. Che si prolungano di regola a vita. Nelle cliniche private spesso anche peggio, spesso anche ancora l'elettrochoc !.. .
Dove ci aiutano ora i pochi psichiatri basagliani ? Costretti anche a convivere sotto lo stesso tetto di DSM con psichiatri tradizionali . E dato che quest'ultimi sono è vero senz'altro peggiori dei basagliani dato che molto restii a "prendersi cura" di noi per problemi di vita come invece tentano talvolta i basagliani, però sono molto pronti questi colleghi a scavalcare nella graduatoria burocratica il basagliano. E questo può avvenire se il paziente, poco 'attutito', fa la minima mossa pericolosa "a sé e agli altri". Tutti gli psichiatri vivono nella paura continua che il paziente da lui in cura possa recare danno "a sé o agli altri". Con questa paura e questa situazione uno psichiatra basagliano è costretto a fare come gli altri, ad 'attutirci' perennamente con i farmaci come unica sostanziale azione.
La terapia della liberazione, l'attenzione ai problemi di vita del paziente, roccaforti basagliane, vanno a farsi benedire. Anche a causa della ristrettezza dei mezzi economici.
Ma secondo chi scrive la paura dei danni alla carriera se noi non attutiti è predominante. Nei fatti lo psichiatra sé dicente basagliano nella somministrazione degli psicofarmaci per-sempre non si distingue dagli altri psichiatri.
Tranne rarissime mosche bianche coraggiose .. che non si sa nemmeno se ci sono oramai più.
O perché proclama in ogni momento, ma solo a parole!, la grandezza di Basaglia .. .
_____________________

Note:

(*) Nessuna associazione utenti/exutenti /sopravvissuti in italia

(**) Puoi vedere qui in Contenuti - Psicofarmaci - http://www.nopazzia.it/psicofarm/psicofar_psichdemoc.html - brano sugli psicofarmaci di Rocco Canosa ed Emilio Lupo, esponenti di spicco di "Psichiatria Democratica" la associazione di psichiatri di sinistra e basagliani.

brano compilato da Sandro C. sacappan@tin.it per No!Pazzia Roma 1 dic 004


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Re: a proposito - /contro - la psichiatria 'basagliana' del dopo-Basaglia (Punteggio: 1)
 da DeepC0ma di 03 Dic 2004 - 12:47 AM
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  Ottimo articolo, una analisi molto esauriente e precisa della situazione.



Re: a proposito - /contro - la psichiatria 'basagliana' del dopo-Basaglia(Punteggio: 1)
da fabiod. di 18 Dic 2004 - 11:25 AM
  le cose che hai scritto sono molto chiare e condivisibili. dal mio punto di vista (quello di mscevola, che non è riuscito a registrarsi con lo stesso nome qui su nopazzia), ci sono solo alcune cose da precisare. intanto, condivido in pieno che l'obiettivo principale di basaglia fosse di natura politica, dove per politica va intesa l'unica prassi che secondo me merita questo nome, cioè la prassi della liberazione. e questo è anche già il problema centrale, oltre che, come hai già sottolineato abbondantemente, il grosso pregio dell'attività di basaglia: infatti, se uno psichiatra che fa lo psichiatra mette sotto accusa da un punto di vista politico la psichiatria come elemento di autorità e braccio armato di un potere repressivo, la questione non è già più se la malattia mentale esista o meno, se le cure vadano affrontate con gli psicofarmaci piuttosto che con l'arteterapia, ma che la malattia mentale intesa come disagio reale e materiale è un elemento innegabile della nostra società e che è funzionale alla sua sopravvivenza e al mantenimento dei suoi equilibri. trovo anch'io datate alcune posizioni di basaglia, come trovo, in generale, noiosa qualsiasi santificazione di chiunque. ciò che dal mio punto di vista penso che sia importante è che l'operazione che da comunista basaglia ha condotto nella lettura della psichiatria e delle sue funzioni è la rottura più radicale che si potesse fare, specie a quei tempi e in italia, nei confronti non solo della psichiatria, ma in generale del potere. per comunista non intendo - così si evitano gli attacchi gratuiti che mi arrivano spesso dagli amanti dei luoghi comuni - iscritto al partito con tessera n. 002, ma amante della libertà con una capacità di analizzare la realtà nelle sue funzioni oggettive e nei suoi elementi vitali, perchè amare la libertà non basta, purtroppo bisogna fare i conti con il mondo e col modo in cui va. nel momento in cui la lettura lucidamente comunista di basaglia spezza l'equilibrio in cui la psichiatria si colloca tra medicina e polizia (su questo, sandro, se io conoscessi meglio basaglia nei testi mi piacerebbe discutere con te: non mi sembra che basaglia non abbia mai messo in discussione il carattere di scienza medica della psichiatria: ne ha ravvisato la funzione oggettivcamente medica, ma attaccandola), si compie un'operazione di smascheramento della psichiatria come prassi repressiva che segna una linea, da cui non si torna indietro: se la psichiatria è tutto ciò, tutto il sistema teorico che si inscrive nell'ambito della psichiatria va in crisi; allora, la questione non è se basaglia è stato limitato, o quanto lo è stato, rispetto all'uso dei farmaci: era uno psichiatra, e questa specifica contraddizione della sua esistenza forse l'ha potuta risolvere solo lui e attraverso chissà quali percorsi; la questione è che tipo di servizio ha reso quello psichiatra alla psichiatria: se si legge basaglia, e lo si legge con la radicalità di cui le sue analisi sono intrise, non si può che arrivare alla conclusione che la psichiatria deve essere cancellata. questo però , detto così, è utopistico, velleitario e falsamente anarcoide; l'impegno per basaglia, che con la realtà manicomiale lavorava, doveva essere ed è stato (di qui forse i compromessi di cui dici) di eliminare la psichiatria partendo dal dato di fatto che la psichiatria era e doveva restare, fino ad un radicale cambiamento della nostra società civile, elemento ineliminabile di REALTA'. a mio avviso è un atteggiamento preferibile all'idea vera ma vaga che la psichiatria vada "affondata", o, come dici a proposito di Laing e Szasz, all'atteggiamento consistente nel discutere i fondamenti scientifici della psichiatria. E' una questione di differenza metodologica, per come la vedo io: Basaglia non può aver scritto e fatto ciò che ha scritto e fatto e poi non mettere in discussione i fondamenti scientifici della psichiatria; se ho capito bene la natura hegeliana, marxista, realista, del pensiero di basaglia, la questione è piuttosto che scientifica è l'analisi della realtà e di tuitto ciò che si pone come scientifico all'inetrno di una società e del codice delle sue regole; quindi non è in dubbio la scientificità della psichiatria solo perchè essa fa parte integrante di un potere che le conferisce in partenza l'autorità di una natura scientifica; niente è di per sè scientifico, sono le regole sociali entro cui si determinano i giochi di inclusione/esclusione che definiscono scientifica una prassi; quindi mettere in dubbio la scientificità della psichiatria, come tu dici, secondo me funziona, in realtà, di meno che attaccare quella stessa scientificità dandola per buona e quindi accettandola come reale e COMUNQUE eticamente, teoricamente, umanamente sbagliata. ecco perchè secondo me basaglia è andato più a fondo ed ecco perchè è stato più radicale. i dibattiti sulla scientificità a volte mi fanno venire quella stessa sensazione di orticaria che mi assale quando incappo nelle discussioni del tipo l'omosessualità è una natura o una cultura? ma siamo sicuri chew questa è la domanda giusta? siamo sicuri che la rivoluzionarietà di una teoria e di una prassi dipendano dall'accettazione di una realtà come scientifica o meno, e non piuttosto dall'analisi delle sue funzioni e dalle denuncia di queste ultime? tu sandro dici che alla fine l'interesse primario di basaglia era liberare i pazienti. Cosa c'è di più rivoluzionario della libertà? basaglia era uno psichiatra, un borghese, nonostante ciò un comunista: presumo, con la modestia che mi deriva dal pensare che siamo fattoi tutti più o meno alla stessa maniera, che a livello personale basaglia si sia dovuto vivere coscientemente varie volte quello che tu hai accennato, ovvero la consapevolezza, tutto sommato rassicurante, di stare dalla parte di quelli salvi, di quelli sani, di quelli meno incasinati: scusami, ma queste sono contraddizioni personali e se la searà viste per fatti suoi. comunque onesto riconoscersele, perchè permette di non rimanerne intrappolati. resta l'obiettivo politico (quindi non personale, nè inviluppato in contraddizioni intime): libertà.




Re: a proposito - /contro - la psichiatria 'basagliana' del dopo-Basaglia(Punteggio: 1)
da sandro_c di 09 Gen 2005 - 03:46 AM
  critica politica e critica medico-scientifica
 
 scusami, fabiod/mscevola
 per non averti risposto prima, ma mi sono accorto solo ora del tuo intervento,
 
 siamo tutti e due d'accordo, mi pare, che Basaglia ha condotto una grande battaglia etica colturale e politica. Nel senso da te sottolineato di battaglia politica come lettura della psichiatria come funzionale alla società borghese capitalistica e sua mano repressiva, Basaglia può anche essere letto in questo aspetto, ma è stata una battaglia da lui condotta molto per allusioni e indirettamente. E io personalmente, a fronte ai problemi di tutti i giorni che dobbiamo affrontare noi utenti ed exutenti con gli psichiatri come controparte, diffido parecchio dal buttarla in politica, specialmente se si tratta di affidarsi allo sperare in una rivoluzione o sconvolgimento politico miraggio lontano. Anche dato che le rivoluzioni civili politiche ultime, a cominciare dalla rivoluzione francese, fino a quella cinese recente, dapprincipio ci hanno sì liberato ma poi ben presto rinchiusi .. (né dimenticare il pessimo trattamento attuatoci in URSS).
 
 Direttamente, rispetto la psichiatria tradizionale, Basaglia ha fatto esortazioni, il grillo parlante, ma è stato disposto ad accettare tutti gli psichiatri in quanto esperti purché disposti a sostenerlo nell'abbattimento dei manicomi. Con ciò li ha legittimati. Ed ora abbattuti i manicomi ora ci ritroviamo con tutti gli psichiatri addosso come prima, a sorvergliarci continuamente, a reprimerci, a danneggiarci. Non più con i muri-per-sempre ma con i farmaci-per-sempre e guardati a vista.
 
 Ora se ci fosse autentica malattia medica per le principali diagnosi psichiatriche, questo potrebbe pur essere accettato, ma il fatto è che questa malattia non risulta alla scienza medica autentica. Qui sta il punto. Non di scienza come valore e disciplina superiore ed astratta stiamo parlando, mscevola, ma se c'è oppure no malattia autentica in senso medico, cioè cervello deteriorato o danneggiato. E questo può benissimo essere visto da qualsiasi medico in autopsie dopo morti. Difetti al cervello non risultano, se non a lungo farmacologicamente 'trattati'. Mentre risultano, dopo le loro "cure" prolungate, i danni sia da vivi nel comportamento e nel fisico, che nelle autopsie subito appena morti.
 
 Per contrastare la pretesa della psichiatria di essere competente, per difenderci dai danni che la psichiatria compie quotidianamente, non c'è bisogno di scomodare i discorsi filosofici sulla scienza, ma neppure è sufficiente appellarsi a giudizi politici. Per giudicare negativamente la psichiatria sul piano scientifico non è necessaria una scienza approfondita solo per espertissimi, dato che è sufficiente una autopsia che qualsiasi medico può compiere per verificare la non-malattia in senso medico. E quindi contestare alla base il sopruso e l'abuso totale dei mezzi medici usati dagli psichiatri.
 
 Ai tempi di Basaglia c'era ancora una certa incertezza sulle misure e sui riscontri di danni al cervello nelle diagnosi psichiatriche, e su come agissero i farmaci, e quali effetti a medio (assuefazione) e a lungo (danni irreversibili) termine tali farmaci facessero.
 Quindi Basaglia nemmeno aveva molti elementi per potersi opporre alla psichiatria ricerca universitaria e ai farmaci.
 
 Ora però la situazione è diversa - le prove di malattia in senso medico autentico non sono state trovate, e con i mezzi di ora sarebbero ora ben visibili, le prove dei danni da farmaci per medio e lungo periodo sono nette ed evidenti. Anche per i nuovi farmaci.
 
 Ritornare o rimanere come faceva una certa lettura di Basaglia, ad una critica essenzialmente umanista o politica alla psichiatria è una cavolata, sarebbe una nostra autocastrazione. Sarebbe come limitarci, per difenderci, a cannoni che fanno rumore ma solo rumore - caricati a salve - quando è possibile avere vere bombe.
 
 Mi capita molto spesso persone che aborriscono i manicomi ma poi dicono "però è meglio che ti fai una curetta", riprendendo così dalla porta una psichiatria cacciata dalla finestra.
 
 Abbiamo un punto molto più forte: il non risultare esserci malattia medica, quindi la non competenza della medicina; invece danni rilevabili prodotti dai farmaci psichiatrici somministrati per medio e lungo periodo! Perché rinunciare, per difendere noi stessi, a una critica radicale alla psichiatria su questo basilare aspetto medico-scientifico e ridurci invece a una critica solo politica?
 
 Sandro C