Presentazione Libro Lehmann "Coming off Psychiatric Drugs" a Firenze Palazzo Vecchio
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Inviato da sandro_c di 08 Ott 2004 - 09:44 AM
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Il dott. Pino Pini, psichiatra
di area basagliana, direttore del DSM Asl 4 di Prato, presenterà
a Firenze, Palazzo Vecchio, il 21 ottobre ore 15, il libro "Coming off
Psychiatric drugs" cioè "Uscire dagli psicofarmaci" di Peter
Lehmann, che sarà presente.
l'importante libro di Peter Lehmann "Coming off Psychiatric drugs" da
poco rinnovato e tradotto dal tedesco in inglese, non è ancora
edito in italiano ma già in via avanzata di traduzione in
italiano).
Lehmann è attualmente segretario dell'Enusp europeo ("Rete
Europea di Utenti - Ex Utenti - Sopravvissuti alla Psichiatria) e
personalmente nettamente antipsichiatra.
Il dott Pini è stato propugnatore e curatore a Prato di uno dei
pochi casi di gruppi di auto-aiuto tra utenti funzionanti da anni.
AL'AISMe è una associazione genitori - utenti di area basagliana attiva in alcune regioni del centro nord.
Anche Peter Lehmann sarà presente.
Ecco l'annuncio dell'evento:
AISMe
(ASSOCIAZIONE ITALIANA PER LA SALUTE MENTALE)
Settimana Italiana della Salute Mentale
Firenze, Palazzo Vecchio, 21 ottobre 2004, ore 15-18
Presentazione del libro di Peter Lehmann
“Coming off Psychiatric drugs”
Successful Withdrawal from Neuroleptics, Antidepressants, Lithium, Carbamazepine and Tranquilizers
Liberarsi dagli psicofarmaci
Sospendere con successo Neurolettici, Antidepressivi, Litio, Carbamazepina, e Ansiolitici
Edizioni: tedesca (1998, 2., actualized edition 2002), americana e inglese (2004)
E’ con grande piacere che ho accolto alcuni mesi fa
l’invito di Peter Lehmann a cercare un editore italiano per il
suo libro “Coming off Psychiatric drugs”.
Ho pensato che la cosa migliore fosse fare un’iniziativa pubblica
come questa di oggi facendo conoscere, per adesso, l’edizione
inglese uscita quest’anno. Spero che in breve possiamo offrire ad
un vasto pubblico anche l’edizione Italiana.
Peter Lehmann partecipa da molti anni alle iniziative per l’auto
aiuto psichiatrico di Firenze e Prato condividendo un percorso
finalizzato a dar voce a chi è oppresso da problemi di salute
menatale e da sistemi curativi unilaterali troppo improntati al modello
terapeutico. Ci siamo incontrati molte volte in diverse parti del mondo
in occasioni importanti finalizzate a sviluppare nuovi rapporti fra
utenti, servizi e la comunità.
Peter è segretario dell’European Network of Users and
Survivors of Psychiatry (ENUSP), egli stesso si definisce un survivor
del sistema della salute mentale.
“Coming off Psychiatric drugs” è un testo
internazionale rivolto ai pazienti in trattamento, che per propria
scelta vogliano cessare l'uso degli psicofarmaci loro prescritti. Il
libro è rivolto anche a familiari e terapeuti.
Il testo offre le esperienze di 28 persone provenienti da Belgio,
Danimarca, Germania, Inghilterra, Serbia & Montenegro, Nuova
Zelanda, Austria, Svezia, Japan, Australia, Ungheria, Svizzera, Olanda
e Stati Uniti. Tutte queste persone vivono adesso libere dagli
psicofarmaci.
Inoltre 8 specialisti (psichiatri, medici, psicoterapeuti, assistenti
sociali e terapisti della medicina naturale e alternativa) illustrano
come sia possibile aiutare i clienti a cessare l'uso degli psicofarmaci.
Il libro si compone dei seguenti capitoli: La decisione di smettere
• Smettere senza problemi di astinenza • Smettere
gradualmente • Smettere controbilanciandosi • Smettere con
assistenza professionale • Psicofarmaci: meglio a volte che sempre
• Gli interventi dei professionisti • Dopo aver smesso.
Riporto qui di seguito alcuni passi tratti dalla prefazione di Peter al suo libro, passi che mi sembrano molto significativi.
“Questo libro inizia laddove le persone oggetto del trattamento
psicofarmacologico, prendono la loro propria decisione di smettere o di
provare a smettere di assumere i farmaci prescritti. Questa partenza
iniziale spaventerà quei lettori che considerano i consumatori
di queste sostanze non come soggetti con proprie facoltà
decisionali, bensì come malati psichici e innanzitutto pazienti
senza consapevolezza di sé.
Prefazione di Peter Lehmann
„Cercasi autori/trici sul tema ›Liberarsi dagli
psicofarmaci‹”. Ecco l’appello che nel 1955 ho
lanciato in ambienti del settore di tutto il mondo. Nel dettaglio
scrissi:
“Liberarsi dagli psicofarmaci. Testimonianze scritte di
esperienze con tranquillanti, antidepressivi, neurolettici,
carbamazepina e litio”. Questo è il titolo del libro che
sarò pubblicato nel 1997/98. Per la maggioranza di coloro a cui
viene prescritto o somministrato uno o più degli psicofarmaci
citati, il sapere che altri sono riusciti a liberarsi da queste
sostanze, senza per questo essere ricapultati nello studio dello
psichiatra e nel reparto psichiatrico, è di vitale importanza.
Per questo motivo cerco autori/autrici desiderosi di rendere conto
delle loro esperienze personali in merito al cammino che porta alla
sospensione e che adesso vivono liberi dagli psicofarmaci. Tuttavia
sono anche alla ricerca di persone che per professione o convinzioni
personali aiutano i pazienti psichiatrici a smettere gli
psicofarmaci”.
A questo appello hanno risposto numerosi ex-pazienti psichiatrici
intenzionati a contribuire con la loro storia. Hanno risposto anche
alcuni esperti i cui interventi sono stati pubblicati nel libro. Una
psichiatra di Berlino ha ritirato il contributo, precedentemente
offerto, che verteva sulla possibilità di smettere gradualmente
i farmaci col suo aiuto e con quello dei gruppi di auto-aiuto
psicoterapeutico, presumibilmente per la paura (non del tutto
ingiustificata) che il suo studio venisse letteralmente invaso da
pazienti desiderosi di liberarsi dagli psicofarmaci. Siccome non ho
ricevuto nulla da parte dei familiari ho inviato il mio appello anche
all’associazione tedesca dei familiari dei “malati
mentali”. Reazione: silenzio. La ragione di questo silenzio
è da ricercare nel fatto che da anni i familiari organizzati in
associazione ricevono gratuitamente informazioni e relazioni dalle case
farmaceutiche?
Sarebbe tuttavia un errore fatale ridurre la problematica
dell’assunzione permanente degli psicofarmaci, e delle possibili
difficoltà nella sospensione, a familiari insensibili o
inconsapevoli, a medici irresponsabili e a case farmaceutiche avide di
guadagni. Due autrici, che avevano risposto all’appello
desiderando raccontare la loro storia, hanno successivamente ritirato
la loro offerta. Sono state vittima di una “ricaduta”. Una
di loro mi informò che il momento che aveva scelto per smettere
era risultato molto infelice: si era lasciata col suo ragazzo.
L’altra mi comunicò, senza altre precisazioni, di essere
stata di nuovo ricoverata in clinica a causa del ripresentarsi della
psicosi: stava vivendo quella che gli esperti chiamano la
“psicosi della sospensione” oppure era stata di nuovo
travolta dai suoi vecchi e mai risolti problemi?
Saggiamente mi sono astenuto dall’incitare a sospendere i
farmaci. Mi sono rivolto solo a quelli che avevano già smesso i
farmaci prima del mio appello. Tuttavia mi sono posto il quesito se,
solo a causa della mia attività editoriale sul tema
“liberarsi dagli psicofarmaci”, potessi colposamente
indurre qualcuno ad abbandonare con leggerezza i farmaci.
Da quando esistono gli psicofarmaci sono molti i pazienti che li
smettono di propria iniziativa. Sarebbe interessante sapere quanti di
essi hanno avuto, solo per questa ragione, una “ricaduta”,
eventualmente seguita dalla ripresa della somministrazione dei farmaci.
Di una cosa sono sicuro e cioè che un grande numero di tentativi
di sospensione andrebbe a buona fine se i pazienti, e coloro che li
assistono, disponessero di sufficienti conoscenze sui problemi che
possono eventualmente insorgere e avessero un’idea di quello che
si deve veramente fare affinché la tanto profetizzata ricaduta
non si presenti. Anche a livello professionale ci si dà poco
pensiero – eccezion fatta per una manciata di casi – su
come assistere i propri clienti, una volta che questi hanno deciso di
sospendere i farmaci. Volgere le spalle al paziente e lasciarlo solo
coi suoi problemi dimostra poco senso di responsabilità.
I tanti e diversi modi di sospendere gli psicofarmaci non possono in
nessun caso essere tutti presentati nello spazio limitato di un libro.
In qualità di editore ho dato molta importanza al fatto che i
“miei” autori – a prescindere dai professionisti
coinvolti – potessero esprimere al meglio i loro desideri, le
loro paure e i loro modi di procedere. C’era solo una cosa che
non potevano fare: dare consigli ad altri su quello che dovrebbero fare
e distribuire ricette patentate. Ciascuna lettrice e ciascun lettore
deve trovare le proprie risorse e le proprie vie in base ai propri
problemi e proprie possibilità, ai propri personali punti di
forza e di debolezza nonché ai propri limiti e desideri
individuali. Le testimonianze di coloro che sono riusciti a liberarsi
dagli psicofarmaci dimostrano che è possibile raggiungere, senza
danni, questo obiettivo e conseguentemente vivere liberi dagli
impedimenti prodotti dalla terapia psicofarmacologica.
Appendice alla 2. edizione
Due degli autori non sono più tra noi: Ilse Gold è
deceduta il 7 settembre 1998 per una neoplasia al seno, sviluppatasi
successivamente al trattamento psichiatrico.
Dopo ripetute somministrazioni di psicofarmaci, contro la sua
volontà, Erwin Redig ha cessato di vivere il 14 giugno 1999.
Entrambi avrebbero meritato di vivere cent’anni.
Peter Lehmann
16 settembre 2002
Di grande interesse anche le prefazioni di persone significative come: Judi Chamberlin, Pirkko Lahti e Loren R. Mosher.
Ed ancor piu’ interessanti i contributi dei diversi autori, molti
dei quali conosciamo direttamente e che citiamo qui di seguito
Testimonianze: Peter Lehmann, Karl Bach Jensen, Regina Bellion, Carola
Bock, Wilma Boevink, Michael Chmela, Bert Gölden, Ilse Gold,
Gábor Gombos, Katalin Gombos, Maths Jesperson, Klaus John,
Manuela Kälin, Kerstin Kempker, Leo P. Koehne, Jan Kuypers, Elke
Laskowski, Ulrich Lindner, Iris Marmotte, Constanze Meyer, Harald
Müller, Eiko Nagano, Mary Nettle, Una M. Parker, Nada Rath, Erwin
Redig, Hannelore Reetz e Roland A. Richter.
Interventi dei professionisti: Marc Rufer, Jasna Russo, Lynne Setter,
Martin Urban, Wolfgang Voelzke, David Webb, Gerda Wozart, Josef
Zehentbauer and Katherine Zurcher. Translations byChie Ishii, Mary
Murphy, Ivanka Popovic and Christina White.
Per chi ne vuole sapere di piu’
www.peter-lehmann-publishing.com/withdraw.htm
Dr Pino Pini
Direttore del Dipartimento di Salute mentale ASL 4 di Prato (Italy)
MHE board member
Re: Presentazione Libro Lehmann "Coming off Psychiatric Drugs" a Firenze Palazzo Vecc (Punteggio: 1)
da sandro_c di 15 Ott 2004 - 04:18 PM
(Info Utente | Invia un msg)
AGGIUNTA : RICHIESTA due storie italiane di dismissione
Peter Lehmann ha chiesto tramite la traduttrice in italiano a
No!Pazzia (e ad altri) di chiedere agli ex utenti italiani di
aggiungere per l'edizione italiana due storie di dismissioni riuscite.
Si prega di preparare tali resoconti e quindi inviarli in
allegato email a No!Pazzia <interattiva@nopazzia.it> ad es. in
formato Word per Windows oppure Office Open Source, che li
invierà alla traduttrice del libro (e quindi li sceglierà
poi Lehmann).
L'autore può presentarsi sia con nome e cognome autentico che sotto pseudonimo;
Guardando i brani dell'edizione inglese, per uniformarsi agli
altri resoconti, sarà bene nel resoconto personale (da una ad
alcune pagine circa) chiarire:
possibilmente la diagnosi psichiatrica a monte e i farmaci presi
e le dosi; i problemi avuti vivendo con i farmaci, se avuti; i problemi
avuti per la dismissione prima di tutto come sintomi poi anche come
lotta con l'ambiente psichiatrico e familiare, se lotta; come in quanto
tempo fatta la dismissione, se con supporto psicologico esterno, o
supporto gruppi di auto-aiuto, o psichiatrico, o da soli; se avute
ricadute e come recuperato; da quanto tempo (qualche anno almeno) si
è senza nessun farmaco né ricadute.
(non necessariamente in quest'ordine come se inchiesta rigida, ma
questi dati sarebbero auspicati, la diagnosi e i farmaci in testa a
tutto)
Per No!Pazzia
Sandro C
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