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Beverly Mills: La follia come percorso di crescita

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Inviato da sandro_c di 30 Mag 2004 - 12:02 PM

Dal congresso di Piacenza dei 20-21 maggio 2004, l'intervento di Beverly Mills, sopravvissuta alla psichiatria inglese: la follia è un percorso individuale di crescita, ostacolato dalla psichiatria. La danza come autoterapia e terapia 'sciamanica' (trascritto da Corrado Penna):

Per me la follia è un'opportunità, una grande opportunità di crescita, non
è la follia ciò di cui ho paura, è la psichiatria. La follia per me è
qualcosa di cui essere orgogliosi: sono orgogliosa di essere psicotica,
sono orgogliosa di essere matta. La follia per me è una possibilità che mi
è stata concessa, per quanto dolorosa, di crescita umana e spirituale.
Non ho avuto bisogno di molto tempo per capire che la psichiatria stesse
abusando di me, che mi stesse facendo del male. Durante il primo ricovero
chiesi ad un'infermiera dove fosse il telefono e lei non volle
rispondermi. Quando insistetti e ne nacque una piccola discussione sei
infermieri maschi mi presero di forza, mi sbatterono la testa contro il
muro, e mi bloccarono per farmi un'iniezione.
Sono convinta anch'io che la cosiddetta "crisi" di follia non è qualcosa
che si può ascrivere solo alla persona che viene poi diagnosticata folle,
allo sfortunato che viene rinchiuso e trattato dalla psichiatria: La crisi
è sempre di una famiglia di un nucleo sociale, di una comunità, e la
persona ritenuta folle è solo il più debole, il capro espiatorio di una
situazione che non si vuole affrontare e risolvere.
Ho passato dieci ricoveri coatti ma non mi hanno domato e sono sempre più
convinta che bisogna opporsi alla psichiatria, che bisogna resistere.
Le nuove norme psichiatriche inglesi prevedono cose orrende come la
sterilizzazione forzata, la costrizione all'aborto di donne incinte
considerate "malate di mente". La nuova legge è stata voluta dal ministero
dell'interno, non da quello della sanità che è contrario, e nemmeno dagli
psichiatri che sono contrari (come lo sono le associazioni di paziente, ex
pazienti e sopravvissuti alla psichiatria). La legge è stata voluta dal
ministero dell'interno a scopi puramente repressivi. Ci doveva essere una
grande manifestazione di tutti quelli che si opponevano a questa nuova
legge, persino la psichiatria ufficiale era coinvolta. Poi ci fu un
duplice assassinio, due ragazze vennero trovate uccise pochi giorni prima
del corteo. Quando venne trovato l'assassino, una persona senza nessun
precedente di diagnosi psichiatrica, senza nessuna storia precedente di
"follia", la stampa inglese montò una campagna sulla "pericolosità sociale
del folle", ripetendo fino all'infinito che si trattava di un folle, che
l'assassinio era il gesto di un malato di mente, che i malati di mente
erano pericolosi. Di fronte a questa manovra mediatica (ispirata dal
governo?) il fronte contrario alla controriforma psichiatrica si indebolì,
molti ebbero paura di essere considerati in qualche modo dalla parte
dell'assassino, e la dimostrazione fu di piccola portata.
Nel mio percorso di convivenza con la "follia" e con la psichiatria ho
trovato un grande aiuto nella danza, soprattutto nella danza sciamanica, è
qualcosa che mi trovo molto utile, "terapeutico" diremmo. Ma quando vengo
rinchiusa in un reparto gli psichiatri mi odiano perché coinvolgo nella
danza gli altri ricoverati, come se portare la vita, la danza in un
reparto fosse una cosa sbagliata (forse quello che non sopportano è che si
tratti dell'iniziativa di una paziente, se fossero loro ad organizzare il
ballo si tratterebbe immagino di "arte-terapia").
La psichiatria deve essere ovviamente inquadrata in un contesto politico e
sociale, si tratta di un'arma di repressione in mano a questa società, e
non si può pensare ad una liberazione dalla psichiatria se non si pensa ad
un nuovo modo di organizzare la società ed i rapporti umani all'interno di
essa.



Re: Beverly Mills: La follia come percorso di crescita (Punteggio: 1)
 da restellix di 13 Gen 2005 - 06:14 PM
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  Anche io sono stata ricoverata e sono ancora traumatizzata dal trattamento ricevuto, sembra che dentro i reparti di psichiatria non ci siano più i diritti, mi hanno rotto un dente tenendomi in quattro perchè non volevo farmi fare la puntura...
 Volevo dire che durante i miei momenti di "pazzia" anche io trovo di notevole conforto danzare, mi sembra di comunicare con l'universo mentre ballo ed è una terapia che aiuta certo più degli psicofarmaci che ti intontiscono e basta rendendo vani tutti gli sforzi di evolversi. Il fatto che la psichiatria abbia questo strapotere mi ricorda i tempi dell'inquisizione quando solo le idee ufficiali potevano essere espresse. Sono pessimista e credo che non cambierà a breve in favore delle differenze in una società come questa dove ci vogliono tutti in grado di produrre come se fossimo in una catena di montaggio economico, il "pazzo" non produce che idee e queste non hanno mercato...