come s'inventa la malattia mentale
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Inviato da malega di 03 Mar 2004 - 08:23 AM
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no alla psichiatria no alla repressione
(inviato da Malega) Malattie "rare" in offerta speciale....
Ansia generica o sociale, disordine da stress post traumatico, shopping
compulsivo ecc.: le multinazionali del farmaco inventano nuove sindromi per
vecchie medicine. Un sistema geniale per fare affari.
E negli Stati Uniti legioni di psichiatri televisivi sono già al lavoro:
arrendetevi, siete tutti ammalati.
Le case farmaceutiche hanno trovato l'arma finale: invece di vantare i
benefici dei propri farmaci, propagandano le malattie che dovrebbero curare.
Prendi l'epidemia che colpì gli Stati Uniti nella primavera 2001. Come ha
raccontato Mother Jones in un interessantissimo articolo, le tv locali
cominciano a riferire che ben 10 milioni di americani soffrono di una
malattia sconosciuta. Si avvertivano i telespettatori di badare a questi
sintomi: irrequietezza, stanchezza, irritabilità, tensione muscolare,
nausea, diarrea, sudorazione.
In molti di questi programmi interveniva il dottor Jack Gorman, stimato
psichiatra della Columbia University.
I testimonial erano alternati con scene serene di una donna che giocava con
un passerotto e un'altra che ingeriva pillole. La malattia in questione era
il 'disordine di ansietà generalizzata' (Gad), una condizione che secondo i
rapporti lascia chi ne soffre paralizzato da paure irrazionali. I programmi
non citavano nessuna medicina particolare per questa nuova sindrome. Ma,
guarda caso, proprio il 16 aprile 2001 l'ente che sovrintende
all'introduzione di nuovi farmaci, la Us Food and Drug Administration (Fda),
aveva certificato l'antidepressivo Paxil, prodotto dal gigante farmaceutico
inglese GlaxoSmithKline (Gsk), per il trattamento anche dell'ansietà
generalizzata. Allora non ci stupisce più che lo stimato psichiatra Jack
Gorman sia stato per anni sui libri paga della Gsk come consulente. C'è di
più: quel 16 aprile, un gruppo di pazienti chiamato Freedom From Fear
("Libertà dalla paura") diffuse un sondaggio telefonico secondo cui "le
persone malate di Gad passano circa 40 ore a settimana - un lavoro a tempo
pieno - a preoccuparsi."
Il rapporto non citava né il Paxil, né la Gsk, ma il numero di telefono che
indicava era quello della ditta di relazioni pubbliche della casa
farmaceutica, la Cohn & Wolfe.
La genialità della trovata consiste nel fatto che è lo stesso consumatore a
chiedersi se anche lui per caso non soffre di quella sindrome, e che poi va
a bussare dal medico perché gli prescriva quel certo farmaco che ha fatto
tanto bene a quel suo amico che gliene ha parlato. Per ottenere questo
risultato, basta lanciare e sponsorizzare campagne di presa di coscienza
della malattia (disease awarness). Insomma, si prende una sindrome minore,
che nella sua forma grave colpisce pochissime persone (il Gad per esempio
colpisce l'1,2% degli americani, cioé 3 milioni, non i 10 di cui parlava il
dottor Gorman), ma che presenta sintomi abbastanza generici; poi si cerca di
far certificare dalla Fda che un certo farmaco, già in produzione per altre
malattie, cura anche questa nuova sindrome. Con questo metodo si risparmiano
miliardi (di euro) e anni: per lanciare un nuovo medicinale ci vogliono in
media 8 anni perché passi dallo stadio della ricerca in laboratorio alla
commercializzazione in farmacia, mentre per ottenere una nuova indicazione
per un farmaco già in commercio bastano 18 mesi.
La corsa cominciò nel 1988 quando Eli Lilly lanciò l'antidepressivo Prozac,
il primo farmaco di massa della famiglia degli Ssri, "inibitori selettivi di
reuptake della serotonina" ( proprio questo il termine).
Da allora il mercato dei Ssri è cresciuto dell'800%, e fino a oggi ben 22
milioni di americani hanno usato il Prozac. Le altre case lanciarono ognuna
il proprio antidepressivo: nel 1989 in Europa - ma solo nel 1998 negli Usa -
il Celexa (della Forest Laboratories), nel 1992 il Zoloft (Pfizer), nel 1993
il Paxil (GlaxoSmithKline Beecham), nel 1994 il Luvox (Upjohn Solvay).
Il mercato degli antidepressivi era però già saldamente presidiato dal
Prozac.
Perciò gli strateghi della Gsk si misero a sfogliare il Manuale diagnostico
e statistico dei disordini mentali (Dsm), la bibbia degli psichiatri, che
però risente molto delle lobby farmaceutiche e del clima culturale del tempo
(prima del 1970 l'omosessualità era considerata un "disordine psichico").
I cervelloni della Gsk scoprirono nel Dsm alcune sindromi promettenti.
Abbiamo già visto che nel 2001 riuscirono a far certificare l'antidepressivo
Paxil come efficace anche nella cura del Gad, l'ansietà generalizzata. Ma
non era la prima volta che facevano il colpo. Già nel 1998 avevano scovato
un'altra sindrome, il Sad, il "disordine di ansietà sociale", una forma di
timidezza patologica, però estremamente rara secondo il Dsm. Anche qui,
entro il `99 Gsk si assicurò la certificazione della Fda.
A quel punto però dovette propagandare la malattia stessa e per ciò si
rivolse alla ditta di Pr (public relations) di New York Cohn & Wolfe, che
coniò lo slogan "Immagina di essere allergico alla gente" sotto l'immagine
di un uomo derelitto che giocherella con una tazza da té vuota: "Avvampi,
sudi, tremi, ti è difficile persino respirare. Ecco come ci si sente con il
disordine di ansietà sociale".
Questi poster tappezzarono gli autobus di tutti gli Stati Uniti. Non
facevano riferimento né al Paxil né alla Gsk, ma recavano l'insegna del
gruppo "Libertà dalla Paura", della "Coalizione per il Disordine di ansietà
sociale" e dei suoi membri volontari dell'Associazione degli psichiatri
americani e dell'Associazione dei disordini di ansietà d'America.
Questi gruppi erano stati organizzati da Cohn & Wolfe che però non si
limitava ai poster, ma rilasciava documentari "indipendenti", certificazioni
di illustri luminari (tra cui, guarda un po', il dottor Jack Gorman che è
consulente non solo di Gsk, ma di almeno altre 12 farmaceutiche, tra cui Eli
Lilly e Pfizer). Cohn & Wolf forniva ai giornalisti anche pazienti più che
disposti a riferire come erano riusciti a uscire dall'inferno dell'ansietà
sociale grazie ai farmaci. In pochi mesi il Paxil superò il Zoloft e quasi
raggiunse il Prozac; e nel 2000 la Public Relation Society of America premiò
Cohn & Wolfe per la campagna Sad, come il "miglior programma di Pr del
1999".
La Pfizer non perse tempo a reagire: anche lei frugò nel manuale diagnostico
Dsm e nello stesso 1999 scoprì un'altra bella sindrome: il disordine da
stress post-traumatico (Ptsd) che fino ad allora aveva colpito solo i
veterani e le vittime di crimini violenti.
Imparata la lezione del Sad, Pfizer assoldò la ditta di Pr newyorkese
Chandler Chicco Agency e sovvenzionò la Ptds Alliance, che aveva sede negli
uffici della Chandler Chicco. La Ptsd Alliance metteva in contatto i
giornalisti con esperti di Ptsd, come Jewrilyn Ross, presidente e
amministratore delegato dell'Anxiety Disorder Association of America, un
gruppo pesantemente finanziato da Pfizer, Gsk, Eli Lilly.
Quest'Alleanza fornì statistiche secondo cui tra i bambini che avevano avuto
l'esperienza della morte improvvisa di un amico o di un parente, "uno su sei
sviluppava la sindrome Ptsd".
Secondo altri articoli, un americano su 13 avrebbe subito questo disordine
nel corso della sua vita (il che fa 22 milioni di potenziali pazienti).
Naturalmente l'anno scorso, dopo l'11 settembre la Pfizer saltò
sull'occasione: il 26 settembre la Ptsd Alliance emanava un comunicato
secondo cui lo stress post-traumatico può colpire chiunque abbia "assistito
a disastri naturali o altri inattesi, psicologicamente stressanti eventi
catastrofici, come gli attacchi dell'11 settembre". Nel mese successivo,
secondo Psychiatric News, Pfizer spese 5,6 milioni di dollari per
pubblicizzare i benefici dello Zoloft contro il Ptsd: il 25% in più di
quanto aveva spesso in tutto un semestre precedente. Ma il record dopo l'11
settembre toccò alla Gsk, che nell'ottobre 2001 spese 16 milioni di dollari
di pubblicità per il Paxil.
Pfizer e Glaxo non sono le sole case ad aver sfogliato il Manuale
diagnostico. Ogni casa si trova la sua bella sindrome che colpirebbe una 15
milioni di americani, un'altra 9 milioni. Sono statistiche manipolate,
spesso prodotte da centri studi finanziati dalle case farmaceutiche e che
estrapolano dalle situazioni lievi alle sindromi gravi. A credervi, alla
fine, ironizza Mother Jones, non c'è un americano che non sia preda di un
disordine di ansietà.
Secondo uno studio del 2000, finanziato da Pfizer e pubblicato dall'American
Journal of Obstretrics, ben il 20% di tutte le pazienti di
ostetricia-ginecologia avrebbe bisogno di un trattamento psichiatrico per
sindromi che vanno dalla depressione ai disordini di ansia alimentare.
D'altronde già nel 1994 Upjohn e Solvay avevano sovvenzionato la tournée
artistica di una californiana, Mary Hull, che aveva sofferto del disordine
compulsivo-ossessivo e che riferiva del gran bene tratto dai farmaci Ssri.
Uno studio, finanziato da Novartis Aventis, ha trovato che i farmaci Ssri
possono ridurre il rischio di attacco cardiaco nei fumatori.
E anche la Eli Lilly, minacciata nel suo monopolio antidepressivo del
Prozac, è passata al contrattacco: il 15 marzo scorso, ricercatori della
Mayo Clinic (finanziati da Eli Lilly) affermarono sul Journal of Clinical
Oncology che il Prozac "E'un'alternativa realistica alla sostituzione
estrogena per ridurre le vampate" nelle donne in menopausa.
Ma Eli Lilly punta al colpo grosso, a quella discussissima sindrome che è il
disordine disforico premestruale (Pmdd), un malessere femminile i cui
sintomi includono dolore fisico e sbalzi periodici. Il Pmdd fu incluso dal
Manuale nel 1987 tra quei "disordini potenziali proposti per ulteriore
studio" e colpirebbe tra il 3 e il 5% delle donne in mestruazione (1,5-3
milioni di americane). Intanto nel 2000 Eli Lilly ha ottenuto dalla Dfa che
il Prozac possa essere prescritto contro il Pmdd.
E a questo scopo lo ha riconfezionato in una pillola color rosa con il nuovo
nome di Sarafem.
La ricerca di nuove sindromi non ha limiti. La più geniale è quella
dell'"epidemia nascosta" presentata alla Convention annuale
dell'Associazione Psichiatrica Americana, il disordine di ="shopping
compulsivo": la pulsione a comprare senza freni. Secondo uno studio su
questo disordine finanziato da Forest Laboratories, lo shopping compulsivo
colpirebbe 20 milioni di americani, al 90% donne.
Queste cifre sono state enunciate nella popolarissima trasmissione tv Good
Morning America da un illustre specialista. Immaginate chi è ? Ma il dottor
Jack Gorman ben inteso, che è consulente anche di Forest Laboratories che
vuole trovare una nicchia per il suo Celexa.
(Da "Il Manifesto" 3 dicembre 2002 di MARCO D'ERAMO)
dott. G. Paolo Vanoli - Consulente in Scienza della Nutrizione e Medicine
Biologico Naturali http://www.mednat.org
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