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appello per Alda Merini

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Inviato da redazione_nopazzia di 09 Feb 2004 - 09:50 PM

riceviamo da Edoardo Re, psichiatra milanese non di quelli cattivi, la sottostante email - appello per chiedere al sindaco di Milano un sostegno per la poetessa Alda Merini, poetessa di riconosciuto livello internazionale - e con oltre un decennio di manicomio alle spalle -. Nell'appello c'è una intervista recente alla Merini, con alcuni brani, tra cui "SUL MANICOMIO E L'ESPERIENZA DELLA SCHIZOFRENIA":

a tutti gli amici e compagni

Questo e' un appello a cui tengo moltissimo...

va inviato in e-mail (basta un copia e incolla)
e firmato col proprio nome e cognome a:

sindaco.albertini@comune.milano.it

a presto

Edoardo Re
edore@tin.it

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SIGNOR SINDACO AIUTI ALDA MERINI

La poetessa Alda Merini sta vivendo un altro momento drammatico della
sua esistenza. Non è più autosufficiente. Vive con il minimo di una
pensione e ha bisogno di una persona che abbia cura di lei in ogni
momento della giornata. Vive e ha sempre vissuto di poesia. Una città
come Milano non può dimenticare una fine artista come lei.
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Una sua intervista ed una sua poesia:

ALDA MERINI A BRIGLIA SCIOLTA
PENSIERI E RIFLESSIONI TRATTE DA UN LUNGO COLLOQUIO CON LA POETESSA
~ di Obi Wan ~

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Sono con una persona che non ha bisogno di presentazioni poiché la sua biografia è forse prescindibile. Bisogna guardare alla sua anima di poetessa, alla tensione mistica che abbraccia la sua opera tutta.
Cercherò ora di riferirvi quanto di più importante è emerso dal nostro dialogo.

Lei si sente minacciato da me. Sono pericolosa?
Un po' sì signora
Ma da quando? Va bene che stava scritto sulla cartella clinica ma perché poi?
È un po' di timore reverenziale.
No questa è fifa. Se io non fossi un poco pericolosa, lei mi avrebbe già mangiata viva si rende conto?

--------- SUI POETI E LA MONDANITA'

E' odioso che un poeta dopo aver scritto, lavorato, vissuto e pensato sia costretto a doversi esporre al pubblico. Noi non siamo gente di spettacolo, non siamo attori, siamo pensatori, gente che sta a casa e che si crogiola nelle proprie depressioni, non abbiamo voglia di considerare pubblicamente quello che ci passa nel cuore. Ed è bene che sia così.
Io credo di scrivere cose passate attraverso il mio corpo, la mia esperienza, nonostante la mia vecchia età. Oramai ho 70 anni anch'io.
Però comincio a essere stanca di servire da tiro a segno di tanti cretini.
Il poeta non ha bisogno di grande cultura per scrivere, ma di grande cuore. Forse la gente questo non lo capisce. Una volta, veramente, i poeti venivano tenuti molto in considerazione. Oggi, invece, mi sento spesso chiedere: "Lei che corsi ha fatto? Perché conosceva Montale? Perché conosceva Quasimodo? Che persone erano?" Ebbene, erano persone normali, con tutte le avarie, i disguidi, le figuracce che il poeta fa con se stesso, i pentimenti, le tentazioni di tutti noi. Quindi non capisco questo voler vedere la celebrità che non esiste se non nell'effimero plauso che un uditorio può fare.

--------- SUL MANICOMIO E L'ESPERIENZA DELLA SCHIZOFRENIA

Il livellamento psichiatrico mette sullo stesso piano i geni e i folli. È un atto innaturale. I medici non sono in grado di capire che cos'è l'uomo, che cos'è l'uomo-Dio che è in noi, l'uomo creatore.
Il male fisico lo capiscono tutti, il male mentale, invece, è lo scacco per l'uomo e la sua scienza che non riesce mai a penetrare appieno i segreti dell'anima.

L'uomo non è nato per soffrire, ma è nato per la felicità. Io sono passata attraverso il tunnel del dolore che in realtà è stata per me una considerazione di ciò che può essere la vita, di ciò che può farti la vita ma anche di quello che noi possiamo fare alla vita. Perché possiamo essere anche noi stessi a mortificarla e a renderla brutta.
Quei dieci anni trascorsi in manicomio hanno aperto uno squarcio in me che ho voluto raccontare perché nessuno conosce ciò che accade al di là del muro.

Quanto vuoto fanno i medici per avere in mano il cuore del paziente, ma non è preservandolo dal dolore che lo si guarisce. A volte questo è solo un pretesto per ucciderlo. Perché se l'uomo non sente il dolore non sente né la musica, né la poesia, né la vita e neanche la morte.
Non dimentichiamo che moriremo tutti, però prima la vita va vissuta con gioia ed occorre capire che la poesia fa parte della vita e anche della morte e che è un grande rischio. Il poeta rischia molto è sempre al limite, è sempre sul filo del rasoio ma lo fa per insegnarci la felicità, la felicità per la vita che è in ognuno di noi.

La sopportazione mia del manicomio è stata dovuta alla mia religiosità, all'obbedienza, all'accettazione dei fatti divini della vita.

Io depreco quelli che vogliono soffrire più degli altri perché questo lo considero una colpa e un reato.
Probabilmente pensano che attraverso la sofferenza si raggiunga la poesia...
Ed è lì lo scorno e l'offesa. Non è vero! Perché attraverso la sofferenza si raggiunge o la morte o l'abbandono.

--------- SUL FUMO

Io mi faccio una fumata. Anche perché sono talmente stufa di sentire Veronesi che blatera sul fumo passivo, fumo attivo, la paura di morire, la patologia del finocchio. insomma basta! Io non ne posso più. Sì lo so che il fumo fa male, ma fanno male anche tante altre cose.
anche la poesia fa male...
Sì anche la poesia fa male, infatti ci sono dei poeti che farebbero bene a non scrivere più perché fa male veramente.

--------- SU MILANO

Quanto c'è, signora, di Milano e dei Navigli nella sua poesia? Quanto è importante la città in cui vive per la sua ispirazione?
Guardi io i manicomi non li rimuovo ma i Navigli volentieri. Perché non dormiamo mai, ci costano l'ira di Dio, fumano tutti gli spinelli, ti piazzano le macchine in ogni dove, non ne possiamo più. Io non ne posso più.
Ma a livello di sensibilità la città di Milano le ha donato qualcosa?
Niente, mi ha donato di più il manicomio.
Ma la gente si rende conto che i crimini degli altri sono anche i nostri o hanno tutti così fretta di andare a lavorare?

--------- SULLA FIGURA DELL'ARTISTA

L'artista è un patriota è uno che da lustro al luogo dove è nato, alla propria terra. È un acuto osservatore dei costumi della propria gente.

Noi abbiamo il vantaggio di una grande solitudine ma anche di una grande fantasia, di un occhio che vede e pensa la vita degli altri. Il poeta, l'artista, rappresentano la Storia.

I poeti, sono i pronipoti di Dio.

--------- SUI GIOVANI POETI

Cosa pensa dei giovani poeti?
Diceva Rilke: "ma datevi all'agricoltura, datevi al lavoro pesante, cominciate a lavorare sodo!"
...ma anche lei è stata una giovane poetessa.
Sì io avevo sedici anni quando sono entrata nelle antologie, sono stata un caso nazionale, a venti sono entrata in manicomio. Prima nelle antologie, poi in manicomio. così ho cambiato pagina.

--------- SULL'ARTE E LE SUE FINALITA'

Io ritengo che ogni forma d'arte sia riconducibile a una finalità comune che si può esprimere con tanti mezzi, come la musica, la danza.
Qual è secondo lei il fine comune di tutte le forme espressive? Il fine comune del fare arte?
La felicità. E poi un grande desiderio di farsi capire, di parlare, di comunicare.
E non c'è come la poesia per ottener chiarezza.
No, c'è anche il silenzio che spesso è assai più chiaro.


Io come voi sono stata sorpresa mentre rubavo la vita,
buttata fuori dal mio desiderio d'amore.
Io come voi non sono stata ascoltata
e ho visto le sbarre del silenzio
crescermi intorno e strapparmi i capelli.
Io come voi ho pianto, ho riso e ho sperato.
Io come voi mi sono sentita togliere
i vestiti di dosso
e quando mi hanno dato in mano
la mia vergogna
ho mangiato vergogna ogni giorno.
Io come voi ho soccorso il nemico,
ho avuto fede nei miei poveri panni
e ho domandato che cosa sia il Signore,
poi dall'idea della sua esistenza
ho tratto forza per sentire il martirio
volarmi intorno come colomba viva.
Io come voi ho consumato l'amore da sola
lontana persino dal Cristo risorto.
Ma io come voi sono tornata alla scienza
del dolore dell'uomo,
che è la scienza mia.