cura e morte per "depressione" in reparti psichiatrici ospedalieri a Milano
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Inviato da sandro_c di 05 Mar 2004 - 08:10 AM + TRE COMMENTI
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Come uno stato d'ansia dovuto ad
una caduta in casa di una donna di 65 anni, e un successivo incidente
d'auto diventa "depressione" da curare al più presto con farmaci
e in clinica, secondo un professorone dell'Università di Milano.
La successiva odissea in reparti psichiatrici 'buoni' milanesi, ansia e
panico,.., MORTE.
altre cure nuovi psichiatri nuove cure, ancor più ansia agitata
... Da pochi mesi queste "cure", ora sopraggiunta morte inaspettata ..
Nella lista di discussione utenti - exutenti abbiamo ricevuta il drammatico resoconto:
[Utenti-exutenti-salutementale] aiuto per la mia mamma
Data: domenica 22:18:49
Da: "Ketty" <chettimi@tin.it>
A: <utenti-exutenti-salutementale@inventati.org>
Risposte a: utenti-exutenti-salutementale@inventati.org
Ciao a tutti. Mi chiamo Ketty e sono disperata. Volevo chiedervi aiuto
perchè la mia mamma è morta, uccisa dal Risperidone.
La mia mamma (65 anni) era di carattere molto emotiva ed ansiosa e i
fatti che erano successi recentemente l'avevano scossa. Era caduta in
casa sbattendo il naso e lo zigomo in terra e in più il piatto
che aveva in mano le aveva fatto un taglio. Di ritorno dal pronto
soccorso, un'auto ci ha tamponato provocando a me e a lei un colpo di
frusta. Così ha cominciato ad essere sempre più ansiosa
ed agitata, le erano venuti degli attacchi di panico. L'abbiamo portata
allora da un neurologo, un professore dell'Università di Milano,
che ha cominciato a curarla come depressa. Ha iniziato a darle un sacco
di antidepressivi (mutabon, cipralex e xanax) che la facevano stare
sempre peggio. Allora ci hanno consigliato un altro professore
dell'Università di Milano, uno che ha una clinica privata per la
cura della depressione. Dopo essersi assicurato che non avevamo i soldi
per il ricovero di mia mamma, ha ricominciato pure lui ad imbottirla di
psicofarmaci (laroxil, deanxit e xanax). La mia mamma non stava
più in piedi. Non mangiava, non beveva, non dormiva, non
riusciva a smettere di parlare. Diceva che stava morendo.
L'abbiamo portata in 3 ospedali al pronto soccorso. Nessuno l'ha
accettata. Fino a quando ci hanno consigliato di portarla a "Ville
Turro" un distaccamento dell'Ospedale San Raffaele, assicurandoci che
era il miglior posto in Italia per la cura della depressione.
La dottoressa di Ville Turro che l'ha visitata ha fatto la diagnosi:
Depressione agitata. "E' mista", ci diceva. "E' grave ma non è
niente di irrecuperabile, guarirà sicuramente." Ci ha chiesto se
mia madre fosse un soggetto bipolare. Le abbiamo detto di no, che era
normalissima fino a quando ha avuto l'incidente. Hanno allora iniziato
a curarla con le loro cure standard per la depressione agitata. In due
settimane di cura le hanno fatto venire i deliri. Ho passato due
settimane che non potevo neanche entrare in ospedale, perchè
come mia mamma mi vedeva mi correva incontro per mandarmi via,
perchè diceva che altrimenti i dottori avrebbero fatto a me
quello che stavano facendo a lei, cioè la stavano uccidendo.
Allora ecco che dopo due settimane la diagnosi è cambiata: da
depressione agitata a depressione delirante.
Hanno iniziato a curarla come depressione delirante. Dato che le erano
insorti i deliri, hanno comincitato a curarla come psicotica e le hanno
somministrato antipsicotici (serenase). L'hanno ridotta ad un vegetale.
Non riusciva più a parlare, a camminare, a mangiare da sola. Era
talmente rintronata che è caduta (almeno così mi è
stato raccontato dalle infermiere, ma due giorni prima l'ho trovata io
svenuta accanto al letto e nessuno se ne era accorto), si è
rotta la spalla. Allora mi sono informata su internet, su cosa fosse
questa depressione delirante. Abbiamo chiesto un colloquio con il
primario. Gli abbiamo spiegato che nostra mamma non aveva mai avuto
deliri o allucinazioni, era solo ansiosa. Il primario non ne sapeva
niente. Eravamo sotto Natale e lui era in ferie. Comunque ci hanno
detto di non fissarci sugli effetti collaterali dei farmaci. Che nostra
mamma era depressa e andava curata, anche con la terapia
elettroconvulsivante (elettroshock); anzi, proprio quel giorno, a
nostra insaputa, le avrebbero fatto la lastra al torace per preparala
per l'elettroshock . Su nostra insistenza, il primario ha deciso di
sospenderle immediatamente la somministrazione di tutti i farmaci.
Così da un momento all'altro, dopo due mesi di psicofarmaci,
senza una sospensione graduale. Ci ha detto che al max in 48 ore mia
madre sarebbe stata quella di prima. E lei ha cominciato a stare
meglio. Era sempre un po' agitata, diceva di aver paura ma per il resto
era normale. Mostrava però anche sintomi di agorafobia.Una sera
ho incontrato la dottoressa e le ho detto che mia madre non sembrava
depressa perchè non aveva i comportamenti tipici dei depressi
(tristezza, disinteresse, ecc.). E lei mi ha risposto: "E infatti non
è depressa!". Dopo 10 giorni senza farmaci, i medici hanno
iniziato col dire che era deperimento organico (Non era neanche
dimagrita). Che dovevano somministrarle vitamina e, potassio e altre
cose di origine naturale tra cui la acetilcarnetina e il risperidone."
Tutte cose di origine naturale, senza alcun effetto collaterale", ci ha
detto il primario. Dopo poco più di una settimana è
morta. L'aveva lasciata mio papà la sera prima che stava bene.
Sono tornata io la mattina dopo alle 8.40. C'era il medico di guardia.
Mi ha detto che mia mamma aveva avuto un lieve malore, un lieve
abbassamento dell'attività cardiaca ma che erano riusciti a
normalizzare la cosa. Mi ha detto che per precauzione l'avevano mandata
in pronto soccorso al San Raffaele e anzi, i medici del pronto soccorso
l'hanno rimproverato perchè non c'era bisogno. Mi ha detto di
tornarmene a casa.
Allora ho preso subito la metro e sono corsa al pronto soccorso. Il
tempo di trovarla ed è uscito un medico a dirmi che era
deceduta. Che era arrivata in pronto soccorso praticamente morta. In
neanche 5 km di stada è morta. Il medico del pronto soccorso ha
disposto l'autopsia perchè non è sicuro neanche lui di
cosa sia successo. Presuppone un infarto. Mi ha chiesto se mia mamma
avesse mai avuto problemi di cuore. Mai. E non aveva niente. Niente
colesterolo, niente diabete, niente di niente. E' sempre stata
sanissima.
Nella prima settimana di cura col risperidone, non riusciva a stare
ferma. Era sempre per il corridoio e non c'era verso di farla sedere.
Camminava spostando il peso del corpo da un lato. Aveva le gambe
gonfie. Le erano tornati i deliri. Ma i dottori dicevano che si era
visto un miglioramento. Nessuno ci ha mai avvisato sulla
pericolosità degli antipsicotici. Anzi, ci hanno detto che il
risperidone non aveva effetti collaterali.
Ma la cosa che mi rattrista di più, al di là della sua
morte, è ricordarmi come l'hanno trattata in quell'ospedale di
merda. Mia mamma era sempre per il corridoio. Non era mai ferma. Come
passava un dottore, lo chiamava. Dottore, dottore... e loro non
giravano neanche la testa. Ho deciso di starle accanto 24 ore su 24.
Non passava mai un dottore o un'infermiera. Due sere è stata
male e ho dovuto avvisarli io. L'hanno liquidata con una pastiglina per
il vomito e fino al giorno dopo non è venuto più nessuno.
Erano le 9 e ho dovuto richiamare gli infermieri perchè stava
ancora male e non era ancora passato nessuno. E probabilmente anche
quella sera che non ero lì è stata male. E non se ne sono
accorti.
E' caduta due volte. Ha rotto la spalle. Le hanno fatto una fasciatura
molto stretta. A lei dava fastidio e continuava a tirarsela. Tira e
tira, a volte riusciva dopo giorni a disfarla quasi del tutto. E loro
lasciavano lì, senza quasi più fasciatura, con il braccio
libero che lo usava per fare le cose e muoveva la spalla. Un'altra
volta è caduta e ha battuto la faccia e la testa. Aveva una
faccia gonfia.. e l'hanno portata il giorno dopo a fare le lastre
perchè era domenica e lì il radiologo di sabato e di
domenica non c'è. Nonostante non sia mai stata quasi mai a
letto, le è venuta una piaga da decubito al piede che non le
medicavano quasi mai. Passavano quasi solo su richiesta nostra a
medicargliela. Era sempre piena di lividi da tutte le parti.
E lei mi pregava di portarla a casa, che la stavano uccidendo. E dentro
di me sapevo che era vero. Tutti mi tranquillizzavano perchè mi
dicevano che non si poteva morire di depressione. Ma io lo sapevo che
sarebbe morta. Una sera che stava un po' meglio mi ha detto: "Ketty,
sai come mi facevano stare male? Sicuramente hanno sbagliato a darmi la
terapia!" E poi è morta. E io con lei.
AIUTATEMI! VOGLIO SOLO GIUSTIZIA PER LA MIA MAMMA. E' sempre stata una
persona dolce e gentile. Lei si fidava dei medici e loro l'hanno
uccisa. Abbiamo fatto denuncia ad ignoti alla procura di Milano.
Qualcuno sa indicarmi cosa fare o indicarmi qualcuno che mi possa
aiutare?
Grazie.
Ketty
chettimi@tin.it
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Re: cura e morte per "depressione" in reparti psichiatrici ospedalieri a Milano
da DeepComa di 08 Mar 2004 - 07:14 PM
(Info Utente | Invia un msg)
Trovo molto
interessante questo articolo. La prima cosa che mi balza agli occhi
è di come Ketty sicuramente non aveva mai avuto a che fare con
psichiatri e ospedali psichiatrici e idem sua madre.
Purtroppo il trattamento
subito dalla madre di Ketty non è anomalo nè un caso di
malasanità, è semplicemente un caso di ordinaria
amministrazione psichiatrica, dato che casi come quello della signora
ed anche peggiori sono all'ordine del giorno. La sfortuna ha
voluto che purtroppo la donna non ha avuto la forza di reagire ed
è morta, ma tanti altri vegetano in quella situazione o
rimangono traumatizzati a vita. Io ho assistito personalmente a casi di
vero e proprio abuso come un infermiere che ha preso a schiaffi una
vecchia e un altro che prendeva in giro un ritardato mentale legato a
letto e tanti altri casi simili, ragion per cui in ambito psichiatrico
ormai non mi scandalizzo più di nulla. Sarebbe interessante
magari scrivere un articolo sulla vita quotidiana in un ospedale
psichiatrico per far capire a chi non è pratico o non ha mai
avuto esperienze di questo tipo quanto a volte persino in carcere si
hanno più diritti, considerando che almeno in carcere ti
considerano come una persona mentre in un ospedale psichiatrico la tua
parola vale zero, puoi sgolarti tutto il giorno come faceva la madre di
Ketty e non essere ascoltato da nessuno, esattamente come un fantasma,
perchè tu sei pazzo e quindi ciò che dici non ha nessun
valore o al massimo se ha valore è per dimostrare che per
l'appunto sei pazzo. Quindi in sostanza per gli psichiatri se
la donna si lamentava con i dottori e gli infermieri chiedendo di
uscire da lì, era una che non era cosciente della sua malattia,
ovvero una delle tipologie di persone maggiormente invisa agli
psichiatri. Magari se il webmaster è d'accordo un giorno
scriverò un articolo su come sopravvivere in un ospedale
psichiatrico e quali comportamenti adottare per cercare di uscirne al
più presto. Penso che potrebbe tornare utile a molte persone che
possono finire in un ospedale psichiatrico per mille e più
motivi, perchè molti pensano che non ci finiranno mai e che la
psichiatria è una scienza perfetta, ma pensare queste cose
è pericoloso principalmente per se stessi.
Riguardo
all'ipotesi di riuscire a fare giustizia su un caso simile,
purtroppo a meno che non sorgano cose clamorose dall'autopsia
ne dubito fortemente, ma tentar non nuoce.
da sandro_c di 24 Mar 2004 - 08:24 AM
(Info Utente | Invia un msg)
Però,
DeepComa, quel che dici è senz'altro vero nei ricoveri
più o meno forzati (Tso obbligatori o 'volontari' molto spesso
quest'ultimi ottenuti con pesanti pressioni e ricatto altrimenti il tso
forzato ..).
Ma qui si tratta
di un ricovero in clinica privata senza inizialmente affatto pressioni,
sperando che, su suggerimento di un 'professore' dell'università
di Milano, il ricovero effettivamente curasse dallo stato di
prostazione.
Qui c'è la
conseguenza della pesante situazione d'informazione distorta sulla
"Depressione", informazione distorta a causa di innumerevoli
'autorevoli' interventi dui 'psichiatri esperti' in trasmissioni
televisive, riviste tabloid, libri. Informazione che la "depressione"
sia una malattia medica certa da curare al più presto con
farmaci ed eventualmente in clinica.
In realtà:
1) non c'è nessuna prova che il cervello sia deteriorato; 2) gli
psicofarmaci al solito non curano, drogano solo il cervello, danno
assuefazione, c'è chi non li sopporta affatto.
Qui è la
disinformazione che le cliniche private e l'industria farmaceutica e
gran parte della psichiatria associata a cliniche hanno sparso a piene
mani, che ha provocato il guasto. Ingannando gran parte dei familiari,
che ingenuamente credono all'esperto'
Qui non si tratta
di "pazzi" ma solo di demoralizzati da fatti di vita, con ?"diagnosi"?
di "depressione". La "Depressione" è in realtà una
malattia dello spirito e non del corpo, ma purtroppo è "curata"
da questi sedicenti medici psichiatri con pesanti trattamenti come se
ci fosse una autentica malattia del cervello che in realtà non
c'è. (non risulta esserci autentica malattia del cervello
nemmeno per le "più gravi" schizofrenia e maniaco-depressione,
ma questo è un altro discorso).
Sandro C
Re: cura e morte per "depressione" in reparti psichiatrici ospedalieri a Milano
da DeepComa di 24 Mar 2004 - 08:06 PM
(Info Utente | Invia un msg)
Ok, non era ricoverata al diagnosi e cura ma io mi baso sul
testo che ho letto e dalla lettura del racconto mi è parso
chiaro che la signora VOLEVA andarsene e lo chiedeva a gran voce,
evidentemente tanto libera di farlo non lo era. Fra parentesi anche
nelle cliniche private talvolta se chiedi di andartene dopo pochi
giorni e i medici sono del parere opposto, cercano dapprima di
convincere te e i tuoi familiari con le buone che hai bisogno di cure e
che lì è un bel posto per curarsi (e nel caso della
signora è bastato questo) dopodichè se ti intestardisci
ti lasciano uscire ma solo per passare direttamente al diagnosi e cura.
Nelle cliniche private assai di frequente ti tengono per varie
settimane, a volte anche mesi senza che tu abbia la possibilità
reale di andartene quando vuoi. In sostanza anche quelli sono posti da
evitare anche se le condizioni di degenza perlomeno sono più
umane che nei diagnosi e cura.
Riguardo poi alla questione dell'informazione e dei grossi
interessi che ci sono dietro la "depressione" hai pienamente ragione.
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