Il dott. Pino Pini, psichiatra di area basagliana, direttore del DSM Asl 4 di Prato, presenterà a Firenze, Palazzo Vecchio, il 21 ottobre ore 15, il libro "Coming off Psychiatric drugs" cioè "Uscire dagli psicofarmaci" di Peter Lehmann, che sarà presente.
l'importante libro di Peter Lehmann "Coming off Psychiatric drugs" da poco rinnovato e tradotto dal tedesco in inglese, non è ancora edito in italiano ma già in via avanzata di traduzione in italiano).
Lehmann è attualmente segretario dell'Enusp europeo ("Rete Europea di Utenti - Ex Utenti - Sopravvissuti alla Psichiatria) e personalmente nettamente antipsichiatra.
Il dott Pini è stato propugnatore e curatore a Prato di uno dei pochi casi di gruppi di auto-aiuto tra utenti funzionanti da anni.
AL'AISMe è una associazione genitori - utenti di area basagliana attiva in alcune regioni del centro nord.
Anche Peter Lehmann sarà presente.
Ecco l'annuncio dell'evento:
AISMe
(ASSOCIAZIONE ITALIANA PER LA SALUTE MENTALE)
Settimana Italiana della Salute Mentale
Firenze, Palazzo Vecchio, 21 ottobre 2004, ore 15-18
Presentazione del libro di Peter Lehmann
“Coming off Psychiatric drugs”
Successful Withdrawal from Neuroleptics, Antidepressants, Lithium, Carbamazepine and Tranquilizers
Liberarsi dagli psicofarmaci
Sospendere con successo Neurolettici, Antidepressivi, Litio, Carbamazepina, e Ansiolitici
Edizioni: tedesca (1998, 2., actualized edition 2002), americana e inglese (2004)
E’ con grande piacere che ho accolto alcuni mesi fa l’invito di Peter Lehmann a cercare un editore italiano per il suo libro “Coming off Psychiatric drugs”.
Ho pensato che la cosa migliore fosse fare un’iniziativa pubblica come questa di oggi facendo conoscere, per adesso, l’edizione inglese uscita quest’anno. Spero che in breve possiamo offrire ad un vasto pubblico anche l’edizione Italiana.
Peter Lehmann partecipa da molti anni alle iniziative per l’auto aiuto psichiatrico di Firenze e Prato condividendo un percorso finalizzato a dar voce a chi è oppresso da problemi di salute menatale e da sistemi curativi unilaterali troppo improntati al modello terapeutico. Ci siamo incontrati molte volte in diverse parti del mondo in occasioni importanti finalizzate a sviluppare nuovi rapporti fra utenti, servizi e la comunità.
Peter è segretario dell’European Network of Users and Survivors of Psychiatry (ENUSP), egli stesso si definisce un survivor del sistema della salute mentale.
“Coming off Psychiatric drugs” è un testo internazionale rivolto ai pazienti in trattamento, che per propria scelta vogliano cessare l'uso degli psicofarmaci loro prescritti. Il libro è rivolto anche a familiari e terapeuti.
Il testo offre le esperienze di 28 persone provenienti da Belgio, Danimarca, Germania, Inghilterra, Serbia & Montenegro, Nuova Zelanda, Austria, Svezia, Japan, Australia, Ungheria, Svizzera, Olanda e Stati Uniti. Tutte queste persone vivono adesso libere dagli psicofarmaci.
Inoltre 8 specialisti (psichiatri, medici, psicoterapeuti, assistenti sociali e terapisti della medicina naturale e alternativa) illustrano come sia possibile aiutare i clienti a cessare l'uso degli psicofarmaci.
Il libro si compone dei seguenti capitoli: La decisione di smettere • Smettere senza problemi di astinenza • Smettere gradualmente • Smettere controbilanciandosi • Smettere con assistenza professionale • Psicofarmaci: meglio a volte che sempre • Gli interventi dei professionisti • Dopo aver smesso.
Riporto qui di seguito alcuni passi tratti dalla prefazione di Peter al suo libro, passi che mi sembrano molto significativi.
“Questo libro inizia laddove le persone oggetto del trattamento psicofarmacologico, prendono la loro propria decisione di smettere o di provare a smettere di assumere i farmaci prescritti. Questa partenza iniziale spaventerà quei lettori che considerano i consumatori di queste sostanze non come soggetti con proprie facoltà decisionali, bensì come malati psichici e innanzitutto pazienti senza consapevolezza di sé.
Prefazione di Peter Lehmann
„Cercasi autori/trici sul tema ›Liberarsi dagli psicofarmaci‹”. Ecco l’appello che nel 1955 ho lanciato in ambienti del settore di tutto il mondo. Nel dettaglio scrissi:
“Liberarsi dagli psicofarmaci. Testimonianze scritte di esperienze con tranquillanti, antidepressivi, neurolettici, carbamazepina e litio”. Questo è il titolo del libro che sarò pubblicato nel 1997/98. Per la maggioranza di coloro a cui viene prescritto o somministrato uno o più degli psicofarmaci citati, il sapere che altri sono riusciti a liberarsi da queste sostanze, senza per questo essere ricapultati nello studio dello psichiatra e nel reparto psichiatrico, è di vitale importanza. Per questo motivo cerco autori/autrici desiderosi di rendere conto delle loro esperienze personali in merito al cammino che porta alla sospensione e che adesso vivono liberi dagli psicofarmaci. Tuttavia sono anche alla ricerca di persone che per professione o convinzioni personali aiutano i pazienti psichiatrici a smettere gli psicofarmaci”.
A questo appello hanno risposto numerosi ex-pazienti psichiatrici intenzionati a contribuire con la loro storia. Hanno risposto anche alcuni esperti i cui interventi sono stati pubblicati nel libro. Una psichiatra di Berlino ha ritirato il contributo, precedentemente offerto, che verteva sulla possibilità di smettere gradualmente i farmaci col suo aiuto e con quello dei gruppi di auto-aiuto psicoterapeutico, presumibilmente per la paura (non del tutto ingiustificata) che il suo studio venisse letteralmente invaso da pazienti desiderosi di liberarsi dagli psicofarmaci. Siccome non ho ricevuto nulla da parte dei familiari ho inviato il mio appello anche all’associazione tedesca dei familiari dei “malati mentali”. Reazione: silenzio. La ragione di questo silenzio è da ricercare nel fatto che da anni i familiari organizzati in associazione ricevono gratuitamente informazioni e relazioni dalle case farmaceutiche?
Sarebbe tuttavia un errore fatale ridurre la problematica dell’assunzione permanente degli psicofarmaci, e delle possibili difficoltà nella sospensione, a familiari insensibili o inconsapevoli, a medici irresponsabili e a case farmaceutiche avide di guadagni. Due autrici, che avevano risposto all’appello desiderando raccontare la loro storia, hanno successivamente ritirato la loro offerta. Sono state vittima di una “ricaduta”. Una di loro mi informò che il momento che aveva scelto per smettere era risultato molto infelice: si era lasciata col suo ragazzo. L’altra mi comunicò, senza altre precisazioni, di essere stata di nuovo ricoverata in clinica a causa del ripresentarsi della psicosi: stava vivendo quella che gli esperti chiamano la “psicosi della sospensione” oppure era stata di nuovo travolta dai suoi vecchi e mai risolti problemi?
Saggiamente mi sono astenuto dall’incitare a sospendere i farmaci. Mi sono rivolto solo a quelli che avevano già smesso i farmaci prima del mio appello. Tuttavia mi sono posto il quesito se, solo a causa della mia attività editoriale sul tema “liberarsi dagli psicofarmaci”, potessi colposamente indurre qualcuno ad abbandonare con leggerezza i farmaci.
Da quando esistono gli psicofarmaci sono molti i pazienti che li smettono di propria iniziativa. Sarebbe interessante sapere quanti di essi hanno avuto, solo per questa ragione, una “ricaduta”, eventualmente seguita dalla ripresa della somministrazione dei farmaci. Di una cosa sono sicuro e cioè che un grande numero di tentativi di sospensione andrebbe a buona fine se i pazienti, e coloro che li assistono, disponessero di sufficienti conoscenze sui problemi che possono eventualmente insorgere e avessero un’idea di quello che si deve veramente fare affinché la tanto profetizzata ricaduta non si presenti. Anche a livello professionale ci si dà poco pensiero – eccezion fatta per una manciata di casi – su come assistere i propri clienti, una volta che questi hanno deciso di sospendere i farmaci. Volgere le spalle al paziente e lasciarlo solo coi suoi problemi dimostra poco senso di responsabilità.
I tanti e diversi modi di sospendere gli psicofarmaci non possono in nessun caso essere tutti presentati nello spazio limitato di un libro. In qualità di editore ho dato molta importanza al fatto che i “miei” autori – a prescindere dai professionisti coinvolti – potessero esprimere al meglio i loro desideri, le loro paure e i loro modi di procedere. C’era solo una cosa che non potevano fare: dare consigli ad altri su quello che dovrebbero fare e distribuire ricette patentate. Ciascuna lettrice e ciascun lettore deve trovare le proprie risorse e le proprie vie in base ai propri problemi e proprie possibilità, ai propri personali punti di forza e di debolezza nonché ai propri limiti e desideri individuali. Le testimonianze di coloro che sono riusciti a liberarsi dagli psicofarmaci dimostrano che è possibile raggiungere, senza danni, questo obiettivo e conseguentemente vivere liberi dagli impedimenti prodotti dalla terapia psicofarmacologica.
Appendice alla 2. edizione
Due degli autori non sono più tra noi: Ilse Gold è deceduta il 7 settembre 1998 per una neoplasia al seno, sviluppatasi successivamente al trattamento psichiatrico.
Dopo ripetute somministrazioni di psicofarmaci, contro la sua volontà, Erwin Redig ha cessato di vivere il 14 giugno 1999. Entrambi avrebbero meritato di vivere cent’anni.
Peter Lehmann
16 settembre 2002
Di grande interesse anche le prefazioni di persone significative come: Judi Chamberlin, Pirkko Lahti e Loren R. Mosher.
Ed ancor piu’ interessanti i contributi dei diversi autori, molti dei quali conosciamo direttamente e che citiamo qui di seguito
Testimonianze: Peter Lehmann, Karl Bach Jensen, Regina Bellion, Carola Bock, Wilma Boevink, Michael Chmela, Bert Gölden, Ilse Gold, Gábor Gombos, Katalin Gombos, Maths Jesperson, Klaus John, Manuela Kälin, Kerstin Kempker, Leo P. Koehne, Jan Kuypers, Elke Laskowski, Ulrich Lindner, Iris Marmotte, Constanze Meyer, Harald Müller, Eiko Nagano, Mary Nettle, Una M. Parker, Nada Rath, Erwin Redig, Hannelore Reetz e Roland A. Richter.
Interventi dei professionisti: Marc Rufer, Jasna Russo, Lynne Setter, Martin Urban, Wolfgang Voelzke, David Webb, Gerda Wozart, Josef Zehentbauer and Katherine Zurcher. Translations byChie Ishii, Mary Murphy, Ivanka Popovic and Christina White.
Per chi ne vuole sapere di piu’
www.peter-lehmann-publishing.com/withdraw.htm
Dr Pino Pini
Direttore del Dipartimento di Salute mentale ASL 4 di Prato (Italy)
MHE board member
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