No!Pazzia interattiva

forum-base - critica politica e critica medico-scientifica - alla psichia

sandro_c - 09 Gen 2005 - 04:01 AM
Oggetto: critica politica e critica medico-scientifica - alla psichia
al mio articolo "a proposito - /contro - la psichiatria 'basagliana' del dopo-Basaglia"
(nella pagina principale di no!pazzia interattiva), fabiod - mscevola ha commentato favorevolmente ma aderendo ai soli aspetti umanisti - politici ,
discordando come secondaria e astrusa sulla critica medico-scientifica alla psichiatria.
Ho risposto come qui sotto (mi sono accorto solo ora del suo commento - ricopio qui perché nel forum le discussioni sono più visibili ..

(copia:
critica politica e critica medico-scientifica

scusami, fabiod/mscevola
per non averti risposto prima, ma mi sono accorto solo ora del tuo intervento,

siamo tutti e due d'accordo, mi pare, che Basaglia ha condotto una grande battaglia etica colturale e politica. Nel senso da te sottolineato di battaglia politica come lettura della psichiatria come funzionale alla società borghese capitalistica e sua mano repressiva, Basaglia può anche essere letto in questo aspetto, ma è stata una battaglia da lui condotta molto per allusioni e indirettamente. E io personalmente, a fronte ai problemi di tutti i giorni che dobbiamo affrontare noi utenti ed exutenti con gli psichiatri come controparte, diffido parecchio dal buttarla in politica, specialmente se si tratta di affidarsi allo sperare in una rivoluzione o sconvolgimento politico miraggio lontano. Anche dato che le rivoluzioni civili politiche ultime, a cominciare dalla rivoluzione francese, fino a quella cinese recente, dapprincipio ci hanno sì liberato ma poi ben presto rinchiusi .. (né dimenticare il pessimo trattamento attuatoci in URSS).

Direttamente, rispetto la psichiatria tradizionale, Basaglia ha fatto esortazioni, il grillo parlante, ma è stato disposto ad accettare tutti gli psichiatri in quanto esperti purché disposti a sostenerlo nell'abbattimento dei manicomi. Con ciò li ha legittimati. Ed ora abbattuti i manicomi ora ci ritroviamo con tutti gli psichiatri addosso come prima, a sorvergliarci continuamente, a reprimerci, a danneggiarci. Non più con i muri-per-sempre ma con i farmaci-per-sempre e guardati a vista.

Ora se ci fosse autentica malattia medica per le principali diagnosi psichiatriche, questo potrebbe pur essere accettato, ma il fatto è che questa malattia non risulta alla scienza medica autentica. Qui sta il punto. Non di scienza come valore e disciplina superiore ed astratta stiamo parlando, mscevola, ma se c'è oppure no malattia autentica in senso medico, cioè cervello deteriorato o danneggiato. E questo può benissimo essere visto da qualsiasi medico in autopsie dopo morti. Difetti al cervello non risultano, se non a lungo farmacologicamente 'trattati'. Mentre risultano, dopo le loro "cure" prolungate, i danni sia da vivi nel comportamento e nel fisico, che nelle autopsie subito appena morti.

Per contrastare la pretesa della psichiatria di essere competente, per difenderci dai danni che la psichiatria compie quotidianamente, non c'è bisogno di scomodare i discorsi filosofici sulla scienza, ma neppure è sufficiente appellarsi a giudizi politici. Per giudicare negativamente la psichiatria sul piano scientifico non è necessaria una scienza approfondita solo per espertissimi, dato che è sufficiente una autopsia che qualsiasi medico può compiere per verificare la non-malattia in senso medico. E quindi contestare alla base il sopruso e l'abuso totale dei mezzi medici usati dagli psichiatri.

Ai tempi di Basaglia c'era ancora una certa incertezza sulle misure e sui riscontri di danni al cervello nelle diagnosi psichiatriche, e su come agissero i farmaci, e quali effetti a medio (assuefazione) e a lungo (danni irreversibili) termine tali farmaci facessero.
Quindi Basaglia nemmeno aveva molti elementi per potersi opporre alla psichiatria ricerca universitaria e ai farmaci.

Ora però la situazione è diversa - le prove di malattia in senso medico autentico non sono state trovate, e con i mezzi di ora sarebbero ora ben visibili, le prove dei danni da farmaci per medio e lungo periodo sono nette ed evidenti. Anche per i nuovi farmaci.

Ritornare o rimanere come faceva una certa lettura di Basaglia, ad una critica essenzialmente umanista o politica alla psichiatria è una cavolata, sarebbe una nostra autocastrazione. Sarebbe come limitarci, per difenderci, a cannoni che fanno rumore ma solo rumore - caricati a salve - quando è possibile avere vere bombe.

Mi capita molto spesso persone che aborriscono i manicomi ma poi dicono "però è meglio che ti fai una curetta", riprendendo così dalla porta una psichiatria cacciata dalla finestra.

Abbiamo un punto molto più forte: il non risultare esserci malattia medica, quindi la non competenza della medicina; invece danni rilevabili prodotti dai farmaci psichiatrici somministrati per medio e lungo periodo! Perché rinunciare, per difendere noi stessi, a una critica radicale alla psichiatria su questo basilare aspetto medico-scientifico e ridurci invece a una critica solo politica?

Sandro C
fabiod. - 10 Gen 2005 - 02:50 PM
Oggetto:
temo che non siamo proprio d'accordo. confesso, sono un umanista, e questo per me va al di là di qualsiasi considerazione ulteriore, perchè l'umanesimo, a partire da Erasmo a tirare in giù, fino a foucault e, per quanto mi riguarda, fino a basaglia, a Majakovskji, a Feuerbach, a Marx (poi le cosiddette rivoluzioni sono andate come sono andate, ma questo è un altro discorso), ha come punto centrale il rispetto dell'uomo nella sua individualità ed integrità; confesso anche di fare ampio uso della filosofia, perchè la mia formazione è filosofica, perchè ritengo che sia ricerca della verità strenua, incessante e soprattutto mai definitiva (pertanto mai autoritaria), e perchè aiuta a riflettere, fornendo chiavi di lettura che siano soprattutto storiche, quindi saldate all'oggettività dei fatti umani e del significato della loro successione. non me la sento proprio di essere uno che va scomodando la filosofia nell'approccio alla psichiatria e all'antipsichiatria, mi ritengo caso mai una persona che usa la filosofia. fra uso consapevole e atteggiamento atto a "scomodare la filosofia" c'è l'accettazione di un'impostazione e il rispetto di quest'ultima: t'assicuro che non scomodo questioni astratte, caso mai ho un metodo, se vuoi discutibile ma non in modo sottilmente canzonatorio, perchè qui non si scomoda proprio niente, nè mi sembra di essere andato ad acchiappar lucciole per esprimere ciò che penso. sia l'atteggiamento umanistico, che sono ben contento di avere, che la filosofia meriterebbero un po' più di rispetto. ma andiamo avanti. il mio consiglio è di leggere basaglia un po' più a fondo, o forse semplicemente con meno filtri pregiudiziali, perchè trovo semplicemente sbagliato sostenere che basaglia abbia condotto una battaglia "per allusioni e indirettamente": le cose che ha detto sono state molto chiare, e andavano in una direzione che di indiretto mi sembra aver poco. questo credo sia scarsamente opinabile, basta leggersi "la maggioranza deviante", dove la critica della società capitalistica, e quindi dei suoi strumenti, fra cui la psichiatria, è condotta in modo radicale e chiarissimo. che poi basaglia non abbia imbracciato falce e martello e non si sia messo a sbraitare che questo mondo andava sovvertito non significa che abbia condotto una battaglia poco chiara o ambigua. l'ho già detto e lo ripeto, qui parlo dei contenuti, non della persona e delle sue contraddizioni, ma spero che almeno su questo si possa concordemente sorvolare.
per il resto, a parte le considerazioni su come sono andati i tentativi di rivoluzione nella storia (starei attento a paragonare la rivoluzione francese a quella cinese, perchè la prima è borghese, la seconda no, il che , certo, non significa che una vada osannata e l'altra no, ma sono due cose distinte), ripeto quello che ho già detto: per me non è interessante affrontare la questione dell'esistenza o meno di un fondamento scientifico della psichiatria non perchè a mio avviso sussista qualche dubbio sulla questione, ma proprio perchè è evidente che la psichiatria non ha e non avrà mai nessuna legittimazione come scienza, e questo non è un argomento filosofico. argomento filosofico semmai è quello consistente nel cercare di capire cosa significhi che una disciplina ha un fondamento scientifico, e di quale scienza stiamo parlando. ma non vorrei scomodare troppo la filosofia della scienza, anche perchè se ne può fare benissimo a meno per capire che al nome pazzia non corrisponde alcun oggetto-pazzia, e questo ce lo assicurano anche quei filosofi del linguaggio che non si sono occupati della corrispondenza tra la parola follia e l'oggetto, l'entità follia, ma tra il linguaggio in genere e il suo referente oggettuale. resta quindi una questione, che per me è assai pratica, quindi assai politica ed etica, ovvero: ma col linguaggio che ci facciamo? all'interno di un sistema di potere come quello del capitale, occidentale ecc. ecc., che uso si fa delle parole? che uso della parola follia? ecco perchè per me è bene tener presente la valenza pratica, etica, politica, perchè no umanistica, dei sistemi culturali, delle loro parole d'ordine e dei loro risvolti concreti. non mi interessa sapere se la pazzia esista davvero, porca miseria, la trovo una domanda inutile: mi interessa sapere capire e scardinare le reali motivazioni che sottendono ad una prassi, in questo caso quella psichiatrica.
io sono omosessuale: sono stanco del dibattito che tanti miei "simili" (?) continuano a portare avanti sulla reale natura dell'omosessualità: scienziati americani (guarda caso sempre americani, perchè in Italia gli omosessuali basta discriminarli chiamandoli rotti in culo o al limite facendo come si è fatto con pasolini, che oltre che frocio aveva anche il vizietto di essere un umanista, un comunista e uno che scomodava spesso la cultura per esprimere ciò che pensava) che sostengono che esista un gene dell'omosessualità, altri scienziati che sostengono che gli omosessuali, in seguito ad autopsie, hanno rilevato sostanziali differenze nel lobo sinistro rispetto agli eterosessuali e altre gran belle discussioni del genere, per dissipare le quali forse basterebbe scomodare cinque minuti un po' di filosofia: quello che mi interessa non è sapere se l'omosessualità, così come qualsiasi altra devianza (perchè come devianze le diversità vengono sempre interpretate), sia naturale o se in seguito ad accertamenti autoptici risulti inesistente in sede cerebrale, ma il posto che le viene assegnato a senso unico in questa schifo di società. E' forse naturale che gli omosessuali debbano per lo più arrivare a conoscere e sperimentare se stessi attraverso un uso compulsivo, sfrenato e ultrapromiscuo del proprio corpo? o è un effetto del senso sociale che si dà scontatamente dell'omosessualità, delle sue possibilità di espressione entro un sistema culturale che è repressivo per tutti/e, delle sue interpretazioni malate? per me la questione è complessiva, il potere non fa vittime solo da una parte, ma ovunque, quindi l'unica soluzione è un sovvertimento. poi, come questo sovvertimento vada attuato, è questione da veri professionisti della politica, fra cui io sicuramente non figuro: una rivoluzione cruenta piuttosto che un più moderato riformismo, piuttosto che una rivoluziome permanente, o che so io. ma insomma, almeno intellettualmente un po' di pensiero rivoluzionario credo farebbe bene a tutti, tanto non fa nè morti e nè feriti. invece stare a chiedere su un sito antipsichiatrico se si è d'accordo o meno con l'esistenza reale del disturbo bipolare di personalità è inutile e rischia di farci avvitare intorno a questioni fasulle.
fabio
fabiod. - 17 Gen 2005 - 10:30 AM
Oggetto:
visto che qualsiasi tipo di risposta tarda a venire (chissà perchè... forse tutta questa discussione è infinitamente noiosa), pongo io un'ennesima domanda, rivolta a tutti/e: vi farebbe poi così piacere che dopo morti medici, che poi sempre medici sono, vi aprissero il cervello e dicessero: "beh, in effetti qui non ci sono lesioni"?, o che dicessero "eccolo eccolo il gene della follia, della poesia, della rabbia, della passione, della sessualità, l'avevo detto io che c'era quel gene!".
dico questo perchè ripensando alla questione accennata degli esami autoptici, mi è successivamente venuto in mente che è orribile sostenere di avere diritti perchè il proprio/altrui cervello è stato tormentato anche post mortem. e queste sarebbero le cannonate da sparare contro la psichiatria? meglio una revolverata
sandro_c - 18 Gen 2005 - 02:46 AM
Oggetto:
a Fabio !
io rispetto i pareri e le idee degli altri, ma come una loro scelta di vita, non se me le vogliono venire ad imporre perché "l'umanismo è bello basta quello" "della scienza non me ne frega".
Non ho risposto perché non c'era niente da rispondere, tu mantieni le tue idee (scelte più che opinioni motivate), secondo cui per contrastare lo strapotere psichiatrico basta l'umanesimo e la libertà valori assoluti e non importa se il cervello è malato o meno. Io al contrario diffido dei valori assoluti che valgano qualcosa da soli in questa battaglia.
Per dirtela meglio, visto che insisti , secondo me il tuo non è che una forma di fondamentalismo sui valori, non dissimile come fondamentalismo da quello dei valori islamici dei fondamentalisti coranici o il fondfamentalismo cattolico del'Opus Dei cattolica o .. o della superiorità dei bianchi .. . Parole valori su cui ci si esalta ma che quasi sempre restano solo parole sogni.
La psichiatria che riesce a convincere che il farmaco a vita è un bene, e uno ci crede, dato che abbastanza libero di scegliere ha scelto così, secondo il tuo ragionamento non c'è sopraffazione. La sopraffazione c'è invece ma si smaschera solo andando a vedere se il cervello è veramente malato o meno. E ovviamente per smascherare una teoria scientifica bastano pochi casi contro, non è che si deve andare a controllare tutti i casi.
sandro c
(scusami ma su questa polemica non rispondo oltre, ti lascio volentieri l'ultima parola se vuoi .. )
fabiod. - 24 Gen 2005 - 02:51 PM
Oggetto:
scusa per non aver risposto con tempestività, ma ho avuto bisogno di riflettere sulla risposta che mi hai dato.
mi prendo volentieri l'ultima parola semplicemente per dire che il modo in cui hai interpretato la discussione (altro che polemica, polemica caso mai è stata tutta la tua interpretazione delle mie idee) è tanto tanto triste.
se solo tu avessi letto davvero le cose che ho detto, non ti saresti permesso di muovere un'accusa così scontata e modaiola (in voga presso le destre, per giunta) come quella di fondamentalismo: e qui non siamo neppure sul piano dei contenuti, ma della forma; ma non hai visto che tutti gli interventi che ho fatto sono pieni di locuzioni come "io credo", "a mio avviso", "per come la vedo io", "io penso"? deve essere ben nascosto e velato, il mio fondamentalismo, per annidarsi dietro espressioni del genere. cercavo una discussione, e tu a senso unico l'hai trasformata in una polemica. che tristezza. e a questo punto, se la vuoi, l'ultima parola prenditela davvero tu, perchè non ho altro da aggiungere.
MALCOM - 27 Gen 2005 - 08:38 PM
Oggetto:
Scusami Fabiod, ha quanto mi sembra tu pensi che non abbia importanza sapere se ce la malattia.

Un figlio, o una figlia, una madre, un padre, un dottore, un direttore di banca, un comandante, un impiegato,un infermiere, ecc, che li passa l'idea di andare presso uno psichiatra, e costui e li che afferma che tu sei malato per anche loro guadagni, dato che non si vive di rendita, specialmente adesso che e uscita la loro nuova trovata, la malattia da scoping, be vedi anche li ci vogliono controllare per non comprarci quel'c...o che vogliamo, tra cui e stato detto in un sondaggio fatto da "loro", che il 90% delle donne ne e' colpita, praticamente tutte.
Be vedi forse questo andrà bene a te, perchè a me non va bene affato e penso anche molti non vada bene, perchè semplicemente quei sani diversi etichettati, ghettizzati,schematizzati, da altri sani diversi a fare una vita da "AUTOMA", cioè di mer*a, solo per chi non li sa capire e condividere creando diversita, e qui il punto Fabiod, vale anche per te questo, visto quello che ha scritto li inalto......

Perchè molta gente crede di avere ciò che il medico ha stabilito per loro, quando non ci sono mezzi validi per stabilirlo nei fatti, dunque questo e importante per me e per molti che ci sono passati.

E per questo invito tutti a darci un aiuto nei "fatti", pure te se vuoi, perchè i prossimi forse saranno gente di casa vostra o purè voi. Ciao Fabiod.
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