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forum-base - il corpo "liberato" come merce

malega_1 - 14 Dic 2004 - 03:44 PM
Oggetto: il corpo "liberato" come merce
dal libro:le cose dell'amore di U.Galimberti



A questo tipo di seduzione siamo giunti perchè il corpo è stato liberato da
due catene che hanno sempre accompagnato il suo incedere nella storia, dove
abbiamo conosciuto un corpo di fatica e un corpo di riproduzione. Maschile
il primo, femminile il secondo, il corpo era segnato da queste due mansioni
che scandivano il suo senso per la vita.
Ora tutto questo non è più necessario. La riproduzione è sempre meno
essenziale, la fatica è sempre più delegata alla macchina, per cui sempre
più abbiamo a che fare con corpi liberi da codici che, giocando in modo
eccentrico dei significati imprevisti, decentrano il loro senso verso linee
di fuga, dove si smarrisce il sistema dei valori che la tradizione ha
costruito sul corpo di fatica e sul corpo di riproduzione.
Eppure, anche se oggi il corpo si apre in un campo di dispersione, non per
questo è impossibile utilizzarlo come energia produttiva. E ciò avviene
incanalando i desideri e mettendo in scena lo spettacolo della se-duzione in
vista della pro-duzione. Nella nostra società, infatti, che più non conosce
il corpo di fatica e il corpo di riproduzione, ogni corpo "liberato" è
liberato solo perchè è già stato catturato dalla rete del mercato e
dall'ordine delle sue parole.
A questo sistema di "liberazione" dà man forte tutta quella letteratura sul
corpo che lo mobilita non per una manifestazione delle sue potenzialità
espressive, ma per un'emancipazione programmata in vista di uno sfruttamento
più razionale e sistematico. E così, paradossalmente, questa "scoperta del
corpo", che si vuole presentare come premessa per la sua liberazione, è
utilizzata per liquidare il corpo in quello spazio unitario e omogeneo che è
il sistema economico e la sua produzione.
Questa, non più interessata al corpo come forza lavoro, ne sfrutta,
attraverso la seduzione, la forza del desiderio, allucinandolo con quei
bisogni da soddisfare, quali la bellezza, la giovinezza, la salute, la
sessualità, che sono poi i nuovi valori da vendere. Mobilitato nello
spettacolo della seduzione, il corpo diventa quell'istanza gloriosa, quel
santuario ideologico in cui l'uomo consuma gli ultimi resti della propria
alienazione.
Tutta la religione della spontaneità, della libertà, della creatività, della
sessualità gronda del peso del produttivismo; anche le funzioni vitali si
presentano immediatamente come funzioni del sistema economico. La stessa
nudità del corpo, che pretende di essere emancipata e progressista, lungi
dal trovare la naturalezza aldilà degli abiti, dei tabù e della moda, passa
accanto al corpo come equivalente universale dello spettacolo delle merci,
per scrivere i suoi segni univoci, che si evidenziano nel linguaggio dei
bisogni indotti e dei desideri manipolati.
Nella nostra società, infatti, la cultura di massa unifica le ideologie e le
sovrastrutture e, grazie alla seduzione, dà in uso, a classi che non
possiedono le disponibilità economiche per consumarli, prodotti di cui molto
spesso esse non consumano che le immagini. Ma, anche là dove le
disponibilità economiche non mancano, il desiderio ormai codificato non si
riferisce tanto agli oggetti, quanto alle immagini molto più ampie che,
grazie alla seduzione, gli oggetti acquistati suggeriscono. E spesso sono
solo queste ultime a essere consumate.

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malega_1 - 14 Dic 2004 - 11:20 PM
Oggetto: AL MERCATO DELLA SOFFERENZA MENTALE
Liberazione 11/12/04
Secondo l'Oms, nel 2020 una persona su due potrebbe soffrire di un disagio
psichico

Al mercato della sofferenza mentale
sempre più Ritalin, Prozac e Tavor

La conferenza nazionale di Psichiatria Democratica che sitiene oggi è
l'occasione per fare il punto sulla situazione nel nostro paese. Il quadro
non è per nulla rassicurante. Il primo dato è l'estrema carenza di
personale, risultato di una politica di tagli sulla sanità. Il Progetto
Obiettivo prevedeva un operatore ogni 1.500 abitanti: ne mancano
all'appello 8.000. Il governo e gran parte delle amministrazioni regionali
non hanno mai impegnato quel famoso 5% della spesa sanitaria per i
Dipartimenti di salute mentale. Il progetto di legge di una esponente di
Forza Italia oltre che demagogico sembra teso a distruggere il patrimonio
di cultura scientifica e di civiltà prodotto dalla 180. Ormai si conoscono
le buone pratiche, i risultati dei servizi di qualità emergono e nessuno
apparentemente vuole tornare agli errori/orrori del manicomio. La parola
cura per gli operatori impegnati nel cambiamento non è sinonimo di
guarigione, la sanatio dei latini, ma ha riacquistato altri significati:
gestire, farsi carico di, proteggere i deboli, sollecitudine verso gli
altri, trasformare in senso evolutivo più che ridare equilibrio a qualcosa
di originarioS Impressiona che nel 2020, per l'Oms, una persona su due
potrebbe soffrire di un disagio psichico. Per questo è particolarmente
significativo che Roberto Musacchio, con Giovanni Berlinguer ed altri
parlamentari europei del Gue, stia lavorando per costruire con Psichiatria
Democratica una "Europa senza manicomi". Dobbiamo rispondere a domande
inquietanti: si può immaginare che un fenomeno ritenuto così esteso e di
massa sia spiegabile in modo strettamente medico-clinico? Si può delegare
la risposta esclusivamente ai tecnici? Possiamo accettare che la malattia,
come dice Paolo Vineis, diventi un "depersonalized nowhere", un nessun
luogo depersonalizzato? Possiamo subire il prevalere del neoriduzionismo
procedurale e che vincano le parole individualismo, autonomia, calcolo,
utilità, efficienza, compatibilità? Chi come noi si è formato nelle
pratiche e con le straordinarie acquisizioni teoriche di Franco Basaglia
risponde no! Se la sofferenza dilaga, l'impegno deve essere collettivo e la
politica non può restarne fuori. La miseria non è solo un dato economico.
E' anche desertificazione delle relazioni. E' per questo, e Foucault e
Basaglia lo hanno ampiamente dimostrato, che esiste un rapporto
strettissimo tra questa miseria e la follia. Rivoltare il mondo e
sconfiggere la miseria è anche cambiare i destini del "folle". Non si
tratta di questioni da specialisti ma dell'assetto del mondo e delle nostre
stesse singole esistenze: un impegno da segnare nell'agenda politica. Va
discusso ed indagato il senso attuale della normalità, della norma, della
normalizzazione. Dobbiamo evidenziare quanto competizione, concorrenza,
legge del più forte incidano profondamente sul senso di inadeguatezza, di
insicurezza e sulla "depressione" di vasti strati della popolazione e delle
donne in particolare. L'analisi delle forme di esercizio del potere è parte
integrante di un modo serio, e soprattutto utile, di affrontare la crisi
soggettiva delle persone. Spaziando dal piccolo del potere monocratico dei
manager delle aziende pubbliche fino all'invasione del modello imposto
dalle televisioni nella nostra vita, ci accorgiamo che c'è un riflesso
enorme sulla questione sofferenza mentale. Il capitalismo, che nel nostro
caso ha la faccia delle grandi multinazionali del farmaco, si organizza e
trasforma il dolore in mercato, ci vende pillole per ogni età, di tutti i
colori e per ogni problema. Non demonizziamo i farmaci, ma ci piace Mark
Twain: «Tutte le scoperte della medicina si possono ricondurre alla breve
formula l'acqua, bevuta moderatamente, non è nociva». La parola farmaco è
ormai diventata sinonimo di rimedio terapeutico tout court, lasciando in
ombra il significato di sostanza tossica, presente nel greco pharmakon o
nel latino medicamentum. Ci creano l'illusione della sostanza
personalizzata, la "pallottola magica", che risolverebbe tutto
miracolosamente quando di fatto non esistono "bersagli" chiari, cioè geni
unici responsabili di malattia, tranne qualche rara eccezione. Ecco il
Ritalin per i bambini vivaci, con cui non si affronta il problema della
scuola e dell'adolescenza, il Prozac per chi si sente triste, il Tavor per
chi si sente in ansia. La farmacologia non è il regno del demonio ma
vorremmo una ricerca non solo a senso unico, quello della mercificazione
dell'umanità e delle sue crisi. Al di là di tutto c'è l'orgoglio, rispetto
ad altre nazioni, di un orizzonte quotidiano più ricco di civiltà perché
senza manicomi e con al centro le persone, i loro diritti e le loro
differenze. Non è utopia immaginare e realizzare un altro mondo dove
ciascuno possa esprimere la propria soggettività senza dover impazzire. Per
dirla con Cesare Zavattini, vogliamo continuare a spostarci dalla realtà
tradizionale non per cercare quello che non c'è ma per cercare quello che
c'è e che la realtà tradizionale nasconde.

Luigi Attenasio
Giusy Gabriele
Psichiatria Democratica
isabella - 15 Dic 2004 - 12:29 AM
Oggetto: AL MERCATO DELLA SOFFERENZA MENTALE
chissà se questi psichiatri hanno dentro qualcosa di buono io non ci credo proprio.....
certo anche loro sono espressione di una qualche divinità ed hanno un senso immanente di cui bisogna in un modo o in un altro prendere atto
sono stufa stremata sono stanca di questa tensione portata al massimo
mi piacerebbe correre su di un prato ma torno a casa sempre con l'autobus, faccio due passi solo per stare lontana da tutti e mi copro la faccia con il cappello, che nessuno mi veda, per favore, che nessuno mi tocchi
che psichiatri! ieri hanno fatto un tso, oggi ne hanno fatto un altro e che grida che ho sentito
che paura
mi cago sotto
ma ci tengo
per non sporcare
buonanotte
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