forum-base - la malattia mentale non
esiste----secondo Bucalo malega_1 - 05 Dic 2004 - 02:52 PM Oggetto: la malattia mentale non esiste----secondo
Bucalo
Questo e' un intervento di G.Bucalo di
qualche hanno fa a una ml di
antipsichiatria-(ml che non esiste piu')
Ecco la sua risposta mi che mi diede-
malega
LA MALATTIA MENTALE NON ESISTE
malega
Mi piacerebbe sapere che cosa e' stato risposto ai familiari che
si sentivano rispondere che la malattia mentale non esiste.
Anche se non c'ero,sono certo -esperienza personale - che le
domande dei familiari vertevano:che cosa facciamo?
Se non li obbliaghiamo a curarsi.....ecc.ecc.
Qualcuno mi potrebbe informare?
Malega
Bucalo
una delle cose più interessanti che accadono quando si
toglie di
mezzo (anche drasticamente) il concetto di malattia mentale,
è che
ci ritroviamo tutti (volenti o nolenti) di fronte all'incertezza,
alla paura, alla meraviglia e al terrore di esperienze che ci
trasformano, trasformano la realtà intorno a noi e le
relazioni con
gli altri. I familiari a torino sono stati tutto sommato dolci e
comprensivi. Hanno riaperto vecchie ferite. Domande e dubbi che si
sono fatti (almeno una volta) e che poi hanno lentamente chiuso,
zittito e smesso di farsi e di fare agli altri. Hanno parlato della
necessità di lasciare libere le persone di esprimersi, ma
hanno
sottolineato anche l'angoscia che questo comporta: vuoi
perché le
persone libere di muoversi possano fare male a se stessi o ad altri,
vuoi perché possono fare scelte che li portano fuori da ogni
contesto sociale e relazionale...
Per me appare sempre più chiaro che l'uso della psichiatria
è un
tragico tentativo (per i familiari) per impedire all'altro di essere
quello che è e fare quello che fa. Ognuno poi ha la propria
sensibilità e magari sente intollerabile (e quindi da
impedire)
anche i comportamenti che ad altri sembrano tutto sommato
tollerabili. Desiderio umano quello di evitare ai nostri cari quello
che, a nostro avviso, può far loro male: ma il risultato
è
paradossalmente tragico...
Ognuno di noi ha esperienza di suicidi portati a termine con l'uso
dei "farmaci" per curare la depressione; del fatto di essere
marginalizzati e isolati per il solo fatto di essere stigmatizzati
come "malati di mente"; di numerose situazioni violente derivanti
dal fatto che nessuno mi crede, che tutti cercano di obbligarmi ad
accettare le cure e di abdicare alla mia visione della vita... In
realtà non si può impedire a nessuno di essere
quello che è. Si può
controllarne il corpo, lo si può rinchiudere, lo si
può confondere,
drogare... ma ciò che si ottiene non è mai un
ritorno "a quello che
era prima", ma solo una tragica caricatura di ciò che
volevamo che
fosse.
A questo serve la psichiatria. Sospende il confronto. Mette tutti
in attesa. Ci libera dalla responsabilità di capire e
affrontare la
voglia di morte dell'altro, la percezione del mondo che esprime, le
cose che sente e che vede e che mettono in forse la realtà
in cui
viviamo, le sue scelte radicali, il suo cambiamento (che richiede un
nostro cambiamento)...
Che fare?
Una cosa che contraddistingue la mia esperienza e quella del
comitato d'iniziativa antipsichiatrica, è proprio quella di
esserci
confrontati dal primo momento con questa domanda. Non "in
alternativa" alla psichiatria ma "anti" "prima" della psichiatria.
L'antipsichiatria per noi non è stata mai un modo di
sostituire la
psichiatria in questa azione di impedimento o di contenimento delle
ansie che la follia pone a ciascuno. Non è stata mai un
sostituire
la "spiegazione" psichiatrica con un'interpretazione psicologica o
sociologica, togliendo ancora una volta alle persone il potere di
definire quello che accade loro, come affrontarlo e come chiamarlo.
Ci siamo confrontati con le esperienze extraordinarie così
come ci
venivano poste. Se hai paura del gas che invade la tua stanza o hai
la casa invasa da insetti... cerchiamo intanto di starti vicino e
trovare strategie per isolare la casa o scacciare gli insetti. Poi,
se vuoi, possiamo provare con te a capire chi usa queste cose contro
di te o cosa ciò possa significare... Tutti i "sintomi"
della cd
malattia mentale non sono altro che comportamenti e ragionamenti che
ci formiamo per far fronte ad esperienze extraordinarie. Mi rintano
sotto il tavolo e grido aiuto perché presenze demoniache mi
inseguono e vogliono uccidermi; strappo in piazza tutti i buoni del
tesoro per rispondere alla chiamata divina che mi dice che la
povertà assoluta mi potrà mondare di tutti i miei
peccati... Le
persone così non andrebbero "curate" ma, attraverso la
condivisione
delle loro strategie, aiutate a realizzarle e a modificarle in modo
sempre più efficace (per loro e dal loro punto di vista).
Questo
farebbe sì (come ha fatto sì nella nostra
esperienza) che si tolga
di mezzo quantomeno la paura, il terrore, l'ansia di doversi
nascondere per non essere ricoverati, di sentirsi soli e non creduti
da nessuno (provate voi ad essere perseguitati dal demonio e vedere
che nessuno intorno a voi è disposto a darvi una mano,
anzi... vi
lasciano solo con lui in una cella 2 X 2)..
Quasi tutti i familiari che conosco ci hanno provato inizialmente,
ma poi forti della filosofia psichiatrica e, soprattutto,
perché
loro stessi isolati dal contesto sociale che continua ad essere il
mandante dell'orrore psichiatrico, si sono arresi alla
semplificazione psichiatrica. Tutti sonnolenti, drogati... tutto
insensato... tutto da impedire... niente da sperare....
Non ci sono cose da consigliare, perché non esiste una cosa
come
la malattia mentale e niente che unisce tutti gli utenti
psichiatrici (se non il fatto di essere abusati da essa). Quello che
ho detto a Torino, ma anche a Aosta, a Milano e dovunque mi imbatto
in familiari, è: provate a credere, provate a dare una mano
ad
accogliere l'esperienza del vostro caro, provate ad accettare che
non "sta male" quando agisce, ma semmai tenta di stare bene e ha
bisogno del vostro aiuto, che non "sta male" se non ve lo dice, che
non "sta male" se se ne va in giro per la citta, che siete voi "a
stare male" di questo... provate a dargli credito quando vi dice "io
non sono malato", "voglio uscire subito da questo ospedale" "questa
terapia mi fa star male"... Spesso mi dicono che ci hanno tentato,
io so per esperienza che raramente lo hanno fatto o ci hanno creduto
fino in fondo. Io so per esperienza che quasi mai sono stati
appoggiati da altri (come abbiamo fatto per anni e facciamo ancora
in sicilia nella nostra esperienza antipsichiatrica). Io so per
esperienza che i familiari rappresentano solo se stessi, le loro
paure, le loro confusioni... per questo chiedo sempre di sapere dove
sono i loro cari, quando loro vengono alle mie conferenze...
perché
non sono lì, perché non gli si è
permesso di confrontarsi
liberamente in un luogo in cui non partono con l'handicap di essere
i pazzi incredibili e non creduti...
Ad aosta ho vissuto una bella esperienza di confronto. Tutti gli
interventi sono stati da parte della Dia.psi locale (associazione di
familiari nazionale fra le più agguerite). Il colloquio
è stato
sereno e serrato su tutte le questioni. La cosa che mi ha colpito di
più però è stata che in questo dialogo
fra me e i familiari non si è
intromesso nessuno degli organizzatori, degli antipsichiatri e dei
simpatizzanti presenti... Ho sentito per l'ennesima volta la
lontananza fra "ideologia" e "pratica" antipsichiatrica. Questa
nostra impossibilità di scendere giù nelle
contraddizioni e
confrontarci su un piano umano e materiale con i conflitti che la
follia crea... Molti fra noi "volano alto" (e non è il caso
degli
amici aostani che mi sono sembrati desiderosi di capire e di
affrontare i dubbi e le incertezze che la pratica antipsichiatrica
che propongo crea)... e in questo volare alto non possono che
incontrare i tecnici, i filosofi, gli psichiatri democratici, ma mai
le persone che concretamente vengono da loro spiegati e piegati...