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forum-base - Napoli: rassegna cinematografica antipsichiatrica

malega_1 - 23 Nov 2004 - 01:14 PM
Oggetto: Napoli: rassegna cinematografica antipsichiatrica
Avrei voluto postarlo al centro- ma poiche' ho perso e dimenticato la password,la posto qui-
malega






Napoli: rassegna cinematografica antipsichiatrica
November 23 2004 at 2:37 AM


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Rassegna cinematografica antipsichiatrica
“MALATI DI NIENTE”

24 novembre, ore 18:30
“Respiro” regia di E. Crialese

1 dicembre, ore 18:30
“Woyzeck” regia di W. Herzog

8 dicembre, ore 18:30
“Matti da slegare” regia di S. Rulli, S. Petraglia, M. Bellocchio, S. Agosti

15 dicembre, ore 18:30
“Family life” regia di K. Loach


Ateneo Libertario
Vico Verde Monteoliveto 4, Napoli
(tra il cinema Adriano e la facoltà di Architettura)
ateneo.libertario@libero.it


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MALATI DI NIENTE

"Si tratta di trasferire al malato stesso il potere di produrre la sua follia e la verità della sua follia, piuttosto che di cercare di ridurlo a zero". Foucault

Il mese di dicembre sarà interamente dedicato all'antipsichiatria e come ancor oggi sia importante lottare contro l'emarginazione e la violenza inflitta a chi viene bollato come pazzo. Oltre ad una cinerassegna a tema, il 9 dicembre interverranno alcuni compagni del Collettivo Antipsichiatrico “Violetta Van Gogh”, di Firenze, che ci esporranno le sofferenze e le ingiustizie inflitte dal sistema ai "folli".
La nostra denuncia, affinché venga eliminato questo sistema di cose, nasce anche dalla convinzione che non esiste una malattia mentale che giustifichi comportamenti e leggi discriminatorie e arbitrarie. Si viene diagnosticati "malati di mente" sulla base del giudizio che lo psichiatra si fa del modo di pensare, sentire, comunicare della persona che gli sta davanti, come un giudice che decide cosa è giusto e cosa è sbagliato dire, fare, pensare.
Il movimento antipsichiatrico nasce nei primi anni 70 e da subito denuncia le violenze che subiscono sin dalla tenera età i cosi detti malati, puntando il dito soprattutto sul ruolo repressivo che svolge la famiglia: luogo inibitorio che amalgama sin dall'infanzia le persone con il sistema, facendoli divenire cittadini modello. Quindi chiunque tentasse di uscire fuori da questo mediocre circolo vizioso si ritroverà etichettato come pazzo o schizofrenico. L'emarginazione, però, non è la sola violenza che i trasgressori della normalità devono subire ma anche il cosi detto "trattamento sanitario obbligatorio": un vero e proprio sequestro di persone, a cui vengono somministrati psicofarmaci (tipo il SERENASE che procura danni al sistema motorio e crea uno stato permanente di confusione mentale), rinchiusi in celle di isolamento e attaccati a letti di contenzione, per non parlare poi delle continue e sempre sottaciute violenze inflitte loro da infermieri e secondini (nel caso dei manicomi penitenziari). Se questo non dovesse bastare a sedare la persona, si passa ad assaltare direttamente il cervello: negli anni trenta con il coma da insulina, che eliminava gli zuccheri presenti nel cervello facendolo morire, e oggi con la terapia elettroconvulsivante o elettroshock in cui al paziente vengono applicate due piastrine metalliche all'esterno dell'emisfero non dominante del cervello, attraverso cui viene fatta passare una corrente dell'intensità di circa 0.9 Ampere con una tensione di 100-110 Volt. Nonostante la mancanza di adeguati e rigorosi studi scientifici questa terapia è stata generalizzata e allargata alla quasi totalità dei disturbi psichiatrici. L'unica cosa certa è che essa, provoca amnesia, incapacità ad apprendere, danni cerebrali irreversibili, paura, apatia, perdita di creatività, caratteristiche queste che ne fanno un ottimo mezzo di controllo. Non é un caso infatti che molti dei suoi primi esperimenti vennero finanziati dalla CIA, che nell'Africa “bianca” viene usato come mezzo di tortura per costringere i ribelli a parlare e che nel 1996 il ministro Bindi abbia reintrodotto questa pratica nei casi depressione e schizofrenia.
Tutto questo ci fa riflettere su come la psichiatria possa essere utilizzata dal potere come strumento di controllo sociale. Chi non si allinea viene marchiato come malato e come tale va curato. La soluzione più semplice è metterli da parte, imbottirli di medicinali, e nel caso lobotomizzarli. Così la psichiatria, pretendendo di curare i sintomi di diffusi malesseri sociali e, mascherandoli con fantasiosi nomi di malattie inesistenti, vuole impedire che si vada a fondo del problema introducendo valori di libertà che comporterebbero una radicale trasformazione della nostra struttura sociale. Quindi la nostra esigenza è di lottare contro qualsiasi potere e contro qualsiasi istituzione operi per relegare in un ghetto i "meno adatti" e i "più scomodi" della nostra società.


"Perché voi non sapete che cos'é un ospedale psichiatrico, né che cos'é la società....
....Perché io posso testimoniare con chiarezza: questa società è malvagia, è malsana. I padri di famiglia, i cosiddetti padri di famiglia, sono degli assassini, siano essi infermieri, siano essi professori. Noi dobbiamo semplicemente lavarci la faccia per guardarci: e la nostra faccia è sporca. La faccia di questa società non vale nulla, perché voi, tutti quanti, siete in malafede..." Un ricoverato
maelaba - 24 Nov 2004 - 09:31 AM
Oggetto:
ciao caro malega
ti ringrazio per i bellissimi articoli che sempre ci invii.
ricordo che sei stato proprio tu a parlare di emozioni, tipo ma voi che vi ritenete o siete ritenuti "pazzi" lo sapete che forse siete piu' belli di altre persone, ecc.
ma tu?
le tue emozioni, i tuoi pensieri?
io penso di essrmi messa in gioco abbastanza tu cosa ne pensi?
visto che ci conosciamo da tempo, anzi la lista antipischiatria non esiste piu'?
bacioni
maela
isabella - 25 Nov 2004 - 10:56 PM
Oggetto:
Caro Malega,
grazie veramente per i bellissimi messaggi che mandi,
hanno una verità dentro che può comprendere solo chi lo ha provato.
come me che sono stata con le mani addosso dei colleghi di lavoro, dei parenti che mi hanno addirittura vestita per farmi uscire e portare all'ospedale mentre facevo il peso morto come resistenza passiva, come i vigili che mi hanno preso gambe e piedi e gli inferimieri che mi hanno legata sul lettino e quei maschi all'spdc, uno che si è fatto una sega davanti al mio viso ed un altro che mi ha strusciato addosso il suo membro.
Che paura che ho avuto.
Che paura che ho ancora quando mi si avvicina un collega, una persona, mi vengono vicino sorridendoe dicendo "come stai ornella? vero che non stai bene, dicci la verità che non stai bene" e io rispondo che no non ho niente, allora si scatenano se mi va bene in due ma a volte anche in cinque mi sono saltati addosso ed allora dalla disperazione ho anche urlato.
Scusa se ti racconto ancora queste brutte cose, ma 6 volte mi hanno portato all'spdc e soprattutto mi ha fatto male l'ultima volta quando questa dott.ssa che sta in quel posto fino alle 18.30 di sera solo per i soldi diceva agli infermieri di tenermi in anticamera finchè non fosse diminuita l'affluenza agli appuntamenti, perchè creavo confusione.
Che madre di famiglia!

E vero mi riconosco in uno zero, non ho più nemmeno un lavoro, mi fanno fare delle cose senza senso che non servono a niente e mi nascondono in un ufficio dove entra solo qualche studente.

Sono recentemente molto rattristata sempre perchè sul lavoro al mio posto hanno messo una "terrona", aveva un contratto a tempo determinato, poteva rimanere altri due anni, ma si fumava due tre cicche e lasciava squillare il telefono qualche volta.

L'allegra combricola di madri e padri di famiglia cattolicissimi l'ha sgommata perchè napoletana e con una figlia piccola e con un papà lontano morente di cancro.

Secondo me nello "zero" non ci siamo solo noi schizofrenici ma anche quelli che hanno la pelle un po' scura e chiaramente le puttane.
Non so però se siamo puri, per questo, ma non credo, al posto loro faremmo magari lo stesso.

L'ultima poesia:

Care Martina ed Elisa

dai riccioli risplendenti

ora che l'inverno è alle porte

vi rimpiangono le lunghe giornate

dalla risata adamantina

nel prato verde

o dall'altalena del nonno.

L'orto muore e piano piange, nel freddo, il lillà.

Arriva il Babbo Natale

ma tanti regali non annoiano

la vostra fantasia fanciullesca?

Segue la biglia

la Gatta Rosetta

aspettando paziente

i vostri piedini di bambole.
malega_1 - 26 Nov 2004 - 02:43 AM
Oggetto: lettere dalla Kirghisia
Ciao. Chiedo scusa se rispondo in ritardo-
Ho scoprto un sito dove ci scrive il regista e autore silvano Agosti, un uomo che conosce a fondo il mondo dei " folli"-
Lo ammiro perche' nei suoi film si e' messo dalla parte dei detenuti del manicomio- Tiene una rubrica dove scrive e risponde alle persone-
Chi vuole visitare il suo sito, vada a quello che ho scritto qui sotto-
Un abbraccio a tutti-

E' stato pubblicato il libro " Lettere dalla Kirghisia" di Silvano
Agosti"-(regista e scrittore)-
Chi vuole leggere le sue lettere, vada al sito
http://www.byweek.com/scipioni/ita/diario.asp
a destra del sito ci sono le sue lettere-(lettere dalla Kirghisia)-
Posto questa perche' da' l'idea di cio' che pensa l'autore-
malega




LETTERE DALLA KIRGHISIA




lAVORARE TRE ORE AL GIORNO-

PRIMO ARTICOLO
Dalla Kirghisia, agosto 2003.
Non sono venuto in Kirghisia per trascorrere le ferie, ma per assistere al
miracolo di una societa' nascente a misura d'uomo.
"Su quale fondo di infiniti mari
giace il tesoro del suo ritorno?"
Il ritorno dell'uomo dalla propria assenza storica dalla vita. Ecco, in
questi due versi di Catullo, la nostalgia strisciante di chiunque sia
impedito a vivere, costretto a credere che l'esistenza sia gia'molto e che
il diritto alla vita riguardi solo le generazioni future.
Queste riflessioni alludono alla crudelta' del concetto di "ferie", cui
Basaglia alludeva dicendo scherzosamente che i suoi ricoverati, i malati di
mente, diversamente da coloro che li avevano rinchiusi, a modo loro erano
sempre "in ferie".
Lui che insancabilmente organizzava feste nei recinti manicomiali, perché'
sosteneva che la vita va festeggiata ogni giorno, lui che suggeriva ai
medici di non indossare il camice, perché' la gente doveva identificarli dal
loro comportamento e non da una divisa.
Franco Basaglia, che ho udito dire "Il problema psichiatrico sara' veramente
risolto solo quando anche tutti gli altri verranno liberati."
E quando poi gli ho chiesto "Tutti gli altri chi? E liberati da cosa, da
chi?" Lui con quel suo sorriso da Apollo etrusco ha sussurrato "Tutti gli
altri, tutti quelli che credono di essere sani. Liberati, dal lavoro
obbligatorio, dai recinti familiari, dalla finta produttivita', da un
cultura ostile ai loro desideri. Ma non diciamolo o rinchiudono subito anche
noi."
Se c'e' un sogno comune, che riguarda ogni essere umano e' sicuramente
quello di trovarsi a vivere in un territorio di liberta', nel quale
esprimere le aspirazioni e realizzare quotidianamente i propri desideri.
L'attuale concetto occidentale di ferie risulta feroce quanto la concezione
del lavoro, non soltanto perché' interferisce in modo profondo con il senso
della liberta', ma perché' ne trasforma e deforma il significato.
Se e' vero che la condizione di liberta' e', per cosi' dire, "il respiro"
della personalita', come e' possibile proporre una respirazione saltuaria e
parziale?
Ovvero, qui da noi in occidente, un anno circa di apnea nell'attivita'
lavorativa e qualche settimana di "libera respirazione", con l'aggiunta di
uno o due giorni la settimana detti "festivi".
Nel periodo delle ferie, quando milioni di persone sono obbligate a
divertirsi, cosi' come nel resto dell'anno sono obbligate a lavorare, senza
tregua, o a sognare di trovare un lavoro o a guarire dai guasti di un'
attivita' coatta e quotidiana.
La proposta risanatrice di questi ormai invisibili orrori, si e' risolta nel
piccolo stato della Kirghisia, dove la piccola repubblica, staccatasi dall'
impero sovietico, ha avviato una serie di avventure riformatrici che in
pochi anni sono riuscite e modificare le abitudini e i comportamenti dei
suoi cittadini.
Qui in Kirghisia chiunque abbia un'attivita' non lavora piu' di tre ore al
giorno, con la riserva di un'ora di straordinario, dedicando le rimanenti 20
o 21 ore al sonno, al cibo, alla creativita', a se stessi e ai propri
simili, all'amore e alla vita.
Chiunque può' richiedere un periodo di allontanamento dal lavoro per una
durata a piacere, periodo che, rientrando nell'attivita', recuperera'
aggiungendo un'ora di straordinario al proprio tempo di lavoro, quattro ore
al giorno invece che tre.
La produttivita' e' aumentata di ben quattro volte qui in Kirghisia, da
quando anche chi lavora e' un personaggio vivo e non solo esistente,
partendo dal principio che una persona felice produca in un giorno piu' di
quanto un essere costretto e sottomesso riesce a produrre in una settimana.
In questo contesto il concetto di "ferie" appare goffo e perfino insensato.
La corruzione politica si e' azzerata perché' qui, chi appartiene all'
apparato governativo, esercita il proprio ruolo in forma di "volontariato",
semplicemente continuando a mantenere per tutta la durata del mandato
politico lo stesso stipendio che percepiva nella sua normale attivita'.
Quando ho saputo il particolare del volontariato politico ho finalmente
capito, come in un'illuminazione, perché', ogni volta che vedo, un
rappresentante politico parlare alla televisione nel mio Paese, c'e'
qualcosa nel suo volto che mi rivela una incolmabile lontananza da cio' che
sta dicendo.
Ecco, ora ho capito che il volto di chiunque abbia, come ognuno dei nostri
deputati, uno stipendio minimo di quaranta milioni di lire (circa 20.000
euro) al mese, non può' in alcun modo essere convincente, in cio' che dice,
pensa o fa.
Qui in Kirghisia, la possibilita' di dedicare alla vita almeno mezza
giornata al giorno ha consentito la realizzazione di rapporti completamente
nuovi tra padri e figli, tra colleghi di lavoro, tra vicini di casa.
Finalmente i genitori hanno il tempo non solo di conoscersi tra di loro, ma
di frequentare i propri figli.
I parchi sono ogni giorno ricolmi di persone e il traffico stradale e' oltre
quattro volte inferiore, dato il variare degli orari di lavoro.
Si e' rilevato un fenomeno importante gia' al terzo anno di questa singolare
esperienza. Il consumo di droghe, sigarette, alcoolici e' diminuito in modo
quasi totale e i farmaci rimangono in gran parte invenduti.
Certo, tutto cio' può' sembrare incredibile a chi, da sempre, e' costretto a
credere che l'attuale organizzazione dell'esistenza sia la sola possibile.
Qui in Kirghisia, poiche' l'attivita' di governo e'una forma di volontariato
esistono, due governi, uno che si occupa della gestione quotidiana della
cosa pubblica, l'altro che si dedica esclusivamente al miglioramento delle
strutture,
Ho incontrato il Ministro per il miglioramento delle attivita' lavorative
che ha in progetto, nel giro del prossimo quinquennio, di ridurre
ulteriormente per tutt l'attivita' lavorativa obbligatoria. E' convinto, il
Ministro, che un'umanita' liberata dal lavoro scopra finalmente l'operosita'
fino a divenire veramente "produttiva", dedicandosi, nel tempo libero, a
realizzare i propri sogni creativi.
Ho deciso di rimanere ancora un po' in Kirghisia. Almeno finche' svanirà
questa strana sensazione di vivere, qui, all'interno di un sogno comune.
Silvano Agosti
isabella - 26 Nov 2004 - 06:30 PM
Oggetto:
Caro Malega,

hai salutato anche me?

se sì sono contenta.

Agosti l'ho conosciuto a Pergine questa estate, lì c'era la ex struttura manicomiale ed alle volte fanno un qualche dibattito sempre proposto e controllato anche dai cim.

Mi ha soddisfatto vedere uno psichiatra arrossire fortemente e non sapere più come replicare.

Mi ha un po' deluso perchè un ragazzo conosciuto all'spdc ha fatto un intervento sulla violenza di cui è stato vittima (gli hanno messo addirittura le manette!) è stato anche lui picchiato da altri utenti nel ricovero, cioè non ha detto questo, solo che non è che con la chiusura dei manicomi tutto sia bello e giusto e che lo schifo di haldol ti faccia vedere dio.

Però il regista ha solo risposto che i veri psicofarmaci sono i telegiornali e la televisione, ha ragione per quello, ma mi aspettavo una presa di posizione, almeno quello.

Comunque dopo il film "la seconda ombra" in realtà non si è parlato di psich. il discorso è andato a parare da tutt'altra parte, ed ha ragione agosti con quello che manda il veleno televisivo di cosa vuoi che desideri parlare la gente, soldi e creme anticellulite e macchine soprattutto macchine, le case ed i bambini piccoli.
Le rogne si tengono alla larga, se si può le si delega ai medici, anche se non sono malate ma hanno solo il viso scazzato e cupo.

L'intervento che hai mandato è però superlativo,
ti saluto devo andare a ginnastica.

isabella

"che cos'è un traumatismo per Charcot? E' sempre e comunque qualcosa di questo genere: un avvenimento violento, un colpo, una caduta, una paura, uno spettacolo, eccetera, che provocherà una sorta di stato ipnotico lieve, localizzato, oppure anche, talvolta, di lunga durata, e comunque tale per cui, in seguito a tale traumatismo, una certa idea entrerà nella testa dell'individuo, si inscriverà nella sua corteccia e agirà come una sorta di ingiunzione permanente"

"M. Foucault"
malega_1 - 29 Nov 2004 - 03:54 AM
Oggetto: da malega x isabella
Si, ho salutato anche te- Se ti rispondo in ritardo e' perche' sono stato impegnato in questi giorni-
Dell'autore conosco i suoi film- Uomo sensibile e aperto alla ragione dei " folli",piu' di qualsiasi psichiatra ha dato voce alle persone che hanno vissuto nei manicomi-
I manicomi sono stati eliminati,ma per dare spazio a una psichiatrizzazione della societa'-
Non ci sono piu' pazzi,chiusi dentro fetide camerate-I pazzi sono usciti dai manicomi, e che cosa resta?
Che la psichiatria s'e' fatta invasiva-
Perche' rinchiuderli quando al posto dei muri ci sono i farmaci?
La psichiatria non pensa piu' in termini di controllo-I suoi dispositivi si sono
affinati- non resta che prenderne atto- Oggetto di attenzione non sono piu' le persone che manifestano sindromi psicopatologiche.Oggetto di attenzione siamo tutti noi-Non e' forse vero che la sua filosofia si rifa' al modello delle agenzie private di assicurazione?
In che cosa consiste questo modello?
Eccolo-

Il MODELLO ATTUARIALE.

Rispetto al modello trattamentale, che ha funzione di controllo e di repressione, il modello attuariale "sposta l'attenzione dai soggetti singoli alle categorie di soggetti classificando queste ultime secondo le potenzialita' di rischio che vengono ad esse attribuite". Il modello attuariale non si fonda sul reato, ma sulla presunta pericolosita' di categorie di soggetti.

Togli la parola reato e sostituiscila con malattia mentale-E il gioco e' fatto-

La nuova psichiatria non pensa piu' in termini di controllo,ma di previsione-
Stastisticamente sa che da qui a qualche anno ci saranno milioni di individui che soffriranno di disturbi mentali-
Cosa fa? Mica sta a guardare! Col cavolo- E che ci stanno a fare gli scienziati? Gli economisti? I sciologi? Gli studiosi di epidemiologia?
Se non si capisce questo......allora buona notte al secchio-
Non a caso,oggetto di attenzione della psichiatria sono i ragazzi-
Fino a qualche hanno fa la sindrome da deficit di attenzione non esisteva.
Forse che i bambini non erano distratti? Forse stavano fermi nei banchi?

La fortuna dei bambini nati prima che fosse inventata di sana pianta questa "malattia",e' che non era stata pensata dagli psichiatri-

Poi e' nata una schiera di esperti......ed ecco affacciarsi all'orizzonte
un esercito di ricercatori per inquadrare nosologicamente questi sintomi-
Naturalmente benedetti dalle case farmaceutiche e dalla connivenza dei familiari che abbocano come dei coglioni a tutto cio' che gli esperti gli propinano- In america sono milioni i bambini che sono oggetto di cura e attenzione di neuropsichiatri-
In Italia la situazione e' meno drammatica- Ma stanne certa che anche qui
le cose cambieranno-

E' finita qui? Col cavolo----

tra breve il modello attuariale verra' integrato dal modello

BIO-TECONOLOGICo- E in questo campo la fara' da padrone l'ingegneria genetica- E' facile comprendere in che cosa consiste-

Ci sono psichiatri chesipercepiscono come il buon samaritano-
Il paziente sta male,viene da me,lo ascolto e cerco di aiutarlo mettendo in atto cio' che ho imparato all'universita' e nella pratica clinica-

Cosa dire? Di fronte a tanta umanita' si resta disarmati-
Come mettere in dubbio la loro buona fede?
Ma non vorrei calcare la mano piu' di tanto-
Mi basta averti dato l'idea-

Per il momento mi fermo qui----- sapendo che ci sara' il tipico paziente che mi dira': belle parole.....Ma cosa fai di fronte a un paziente depresso,a
un uomo che soffre di allucinazioni, a un paranoico?

malega
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