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fladoz - 27 Set 2004 - 09:20 PM
Oggetto: La mia storia
LA MIA STORIA

Salve, vorrei raccontare la mia esperienza fatta di depressione, psicofarmaci e di ritorno alla vita.
Iniziai a prendere psicofarmaci nel 1993 e, salvo una pausa di 1 anno, dal 96 non ho più smesso.
Ma tutto cominciò prima, nel lontano 1985, quando avevo 15 anni e frequentavo la seconda superiore.
Successe nell'arco di una notte e non fu preceduto da nessun segnale premonitore.
Mi addormentai una sera, reduce da una settimana di influenza, una domenica, pronto a tornare a scuola il giorno dopo.
Non so che successe quella notte al mio cervello ma so di sicuro che cambiò, drammaticamente, la mia vita.
Mi svegliai la mattina e capii in 5 minuti che avevo perso la capacità di ragionare o, semplicemente, di pensare. La memoria, la capacità di ricordare anche solo ciò che mi succedeva 5 minuti prima se ne era andata. La depressione cominciava il suo lungo cammino attraverso la mia anima e non mi avrebbe più abbandonato per lunghi mesi. E in più c'era l'ansia o meglio la fottuta paura di tutto e tutti, anche di mia madre. Pian piano cominciai ad evitare i rapporti con chiunque perchè, tutti, pensavo, non mi sopportavano ed ero convinto che mi prendessero sistematicamente in giro. Il mio disturbo ossessivo mi fece precipitare in una dimensione in cui ero il capro espiatorio per qualunque cosa. Ero completamente mortificato e percepivo gli altri come un complotto che mi accusava in continuazione e che alle mie spalle ridevano di me facendomi diventare, amo definirmi ora guardando indietro,una "larva ansiosa". Cominciai a perdere la fiducia perfino dalla persona che più era rimasta cara, mia madre. Nonostante mi volesse un bene dell'anima e soffrisse maledettamente per quello che mi succedeva, io sentivo che anche lei mi stava abbandonando e non mi sopportava più.
Durò 3 mesi e, naturalmente, persi l'anno scolastico.
Diversamente da come cominciò, ne uscì col tempo, riacquistando lentamente la voglia di vivere e divertirmi. Come il primo sole primaverile, che non è mai caldo, lentamente tutte le mie fobie e paranoie si dissolsero e soltanto in piena estate capii di essere tornato una persona normale capace di riassaporare le piccole cose che riempono una vita.
Ci ricaddi dentro, poco dopo, sul finire dell'estate, anche se l'episodio non fu spaventoso come il primo e anche allora la rinascita fu progressiva e dolorosa.
Ma nessun psichiatra, nessuna visita e nessuna medicina interferii con la mia vita. "Ne usci fuori solo con le mie forze", del resto mica ero un caso malato, non sono forse questi "momenti grigi che tutti hanno nella propria esistenza"?
Dal primo episodio alla seconda vera crisi, avvenuta nel 1993 trascorsi un'esistenza che definerei altalenante fatta di periodi di enorme spensieratezza contrapposti a lunghi mesi in cui mi chiudevo in me stesso, incapace di gioire, immerso nei miei pensieri di sospetto e paure immotivate. Periodi in cui vedevo il prossimo gioire inutilmente (mi dicevo dentro di me) di nente. Spesso consideravo gli altri, gli amici, come esseri superficiali. Nella mia introspettiva sofferenza mi sentivo in un qualmodo superiore a chi mi circondava.
Poco importa se stavo perdendo, e per sempre, gli anni più belli della mia vita. Era così che doveva andare, ero fatto così, "era il mio carattere". Certamente in tutti quegli anni non ho mai realizzato di avere un disturbo. In fin dei conti non mi andava così male. Anche perchè vi erano periodi in cui ero particolarmente esuberante e con grande gioia di vivere.
Finchè arrivò il ' 93.
Nel frattempo conobbi il mondo della droga, dell'ecstasy in discoteca e a volte, della cocaina.
E una notte ebbi una tragica esperienza di "brutto trip" proprio mentre ballavo in discoteca.
Fu naturalmente spaventoso, con la musica che percepivo rallentatata, con la gente che mi "ballava addosso" mentre io cercavo disperatamente un angolo dove rifugiarmi ed isolarmi per capire che stava succedendo. E passai così un paio d'ore a cercare quest'inesistente rifugio senza trovarlo. Avevo tutti gli occhi dilatatati di tutte le persone della discoteca che mi osservavono nel mio tremendo imbarazzo di non condividere con loro l'esuberanza di una notte di mezzo aprile strafatti di acido nella bollente atmosfera del Cocoricò.
Me ne tornai a casa a smaltire la brutta esperienza col solo risultato di essere ripiombato nell'inferno della prima crisi depressiva (del 85).
Resistetti una settimana finchè non crollai e dovetti dire la verità, tutta la verità,a mia mamma, la quale non era certamente preparata ad affrontare una tale emergenza.
Nella (vana) speranza che tutto passasse, in un periodo in cui mi presentavo al lavoro ridotto come l'ombra di me stesso, non mangiavo e non dormivo, e per pisciare dovevo concentrarmi un quarto d'ora davanti alla tazza del cesso (senza poi riuscirci), paralizzato dall'idea che mia madre mi spiasse facendosi delle grasse risate alle mie spalle.
In un periodo in cui trascorrevo tutto il mio tempo libero solo come un cane, steso sul letto a vegetare, in una stanza dalle finestre sigillate, in cui il minimo rumore dall'esterno mi faceva piombare nell'orrore più spaventoso, nei pensieri sempre più cupi di mia madre si cominciava a generare l'idea di una visita dallo psicologo o, ancora meglio, pensava, da uno psichiatra.
Passarono altri giorni in cui mia madre si informò per trovare una persona competente finchè un bel momento venni letteralmente scaraventato sulla scrivania di un noto professore bolognese.
La diagnosi fu depressione maggiore accompagnata da un disturbo paranoide ossessivo compulsivo (essere sempre al centro dell'attenzione ed oggetto di scherno da parte degli altri).
E ovviamente fui curato con dosi sempre maggiori di antidepressivi triciclici e SSRI, senza sapere assolutamente niente di queste pastiglie. Ma mi aggrappai a quest'ultima speranza nonostante fosse ben scritto nel foglietto di una di queste medicine che come effetto collaterale era prevista anche la morte.
Passarono i giorni, lenti ed inesorabili senza che io avvertissi un minimo miglioramento. Anzi, oltre ai sintomi del mio stato pietoso si aggiunsero anche i tremendi effetti collaterali degli psicofarmaci. Tremori, disturbi alla vista, "difficoltà di minzione". Se fossi stato in grado di formulare un pensiero razionale mi sarei adoperato per suicidarmi. Ma non ero in grado di pensare neanche a questa soluzione e continuai a vegetare in completa balia degli eventi.
E dovetti sopportare un altro mese. Finchè, senza accorgermene, pian piano ricomincia a nutrirmi. E a dormire la notte. Riuscivo a pensare di nuovo e cominciai a pormi delle domande, una fra tutte: che cosa mi era successo?
Volli così documentarmi e mi capitò tra le mani un libro, importantissimo per me, che parlava della cosidetta depressione.
Da allora ho capito tante cose, e la principale è che ho avuto e magari ho ancora, allo stato latente, un disturbo mentale.
Col tempo sono stato di nuovo bene finchè ho smesso di curarmi. Ma fu solo un periodo di calma prima dell'ennesima tempesta.
Oltre alla prima crisi dell '85 non curata e a quella del '93 ho avuto altri 2 importanti episodi, uno nel 94 e uno nel 96.
Come dicevo all'inizio di questa storia dal 96 non ho più smesso di prendere psicofarmaci e ne ho provati veramente di tutti i tipi.
E dopo la crisi del 96 non sono mai più stato male come una volta, pur passando brutti periodi.
Se devo essere onesto il mio stile di vita ha continuato a non essere impeccabile e, fino alla primavera del 2000 ho continuato, saltuariamente a fare uso di ecstasy e, qualche volta di coca, oltre alcool, naturalmente, che bevevo tranquillamente (e disgraziatamente) insieme ai farmaci.
Dal 2000 ci ho dato definitivamente un taglio, ho cambiato psichiatra e sono attualmente in cura presso una dottoressa di Pisa che me lo disse molto chiaramente e finì per ascoltarla: smettila di bere anche se solo il fine settimana e di far uso di droghe.
Così è stato. Ma la cura a cui ero sottoposto era molto pesante, c'è stato un periodo iniziale in cui assumevo qualcosa come 17 pastiglie al giorno, tra cui antiepilettici e antiparkinsoniani e gli effetti collaterali erano notevoli, tra cui l'impotenza sessuale.
Ma come umore stavo sempre meglio. L'ultima crisi (se posso chiamarla crisi) fu un perido particolarmente ansioso un paio di anni fa. Ho continuato ad andare dalla stessa psichiatra che intanto mi variava la cura nella speranza di trovare qualcosa di definitivo.
Ogni 4 mesi ho continuato a farmi vedere e da 2 anni ormai, ad ogni controllo mi togli qualcosa, pochissimo, per evitare ricadute.
Da 2 anni sto perfettamente bene ed ora prendo appena 4 pastigliette al giorno in dosaggi minimi. Riuscirò ad interrompere la cura? Che dire, ci spero, ma l'importante per ora è il risultato che conta e stare bene ed in pace con me stesso mi basta.
Non so se sono stato graziato dalla psichiatria o se sono semplicemente fortunato.
Non so neanche perchè sono venuto a scrivere qua in un forum critico verso la psichiatria. L'ho fatto comunque in vari forum di entrambi gli orientamenti.
Ma questa è la mia storia e mi andava di raccontarla. Mi piacerebbe che fosse rispettata e che non venissi considerato come un provocatore.
Ho letto le vostre esperienze e ne sono rimasto molto turbato ma vorrei che quando si parla di psichiatria non si generalizzasse troppo, nonostante le vostre brutte vicissitudini.
Voglio chiarire che non ho mai negato gli abusi e i soprusi della violenza psichiatrica, dei trattamenti coatti e dei crimini di cui, soprattutto in passato, si è macchiata.

Ciao e in bocca al lupo.
DeepC0ma - 01 Ott 2004 - 09:34 AM
Oggetto:
Ciao, a me francamente la tua storia non sembra uno spot pro-psichiatria considerando che sono 11 anni che vivi un calvario tra psicofarmaci, effetti collaterali, cambi di psichiatri e quant'altro. Alcuni di questi farmaci come ti sarai accorto fanno male quanto le droghe anche perchè sono a tutti gli effetti delle droghe anch'essi. Non mi meraviglio che è stata tua madre a portarti per la prima volta dallo psichiatra, spesso è così, raramente ci si va per propria volontà, poi con gli anni ti avranno anche convinto che ogni minimo progresso era merito loro e che senza prendere 17 pasticche al giorno eri spacciato, le cose in realtà in genere sono diverse e forse avresti ottenuto gli stessi risultati che hai ottenuto adesso con un semplice processo di maturazione, senza rovinarti la salutefisica e psichica con psicofarmaci e psichiatri. Al tempo stesso però magari ti avrebbero bollato come renitente alla cura e ti saresti fatto dei ricoveri che invece a quanto pare ti sei risparmiato. Diciamo che sotto quell'aspetto ti è andata bene perchè hai evitato di conoscere il lato più autoritario e repressivo della psichiatria, hai conosciuto solo quello subdolo, non meno pericoloso.
Buon per te comunque che riesci a stare sereno e in pace con te stesso nonostante la situazione.
miicio - 02 Ott 2004 - 02:04 PM
Oggetto: approccio non-psichiatrico
Beh, fladoz,
hai senz'altro il diritto di credere ciò che vuoi ed andare avanti come vuoi. Se però vuoi tentare di smettere i farmaci, puoi/dovresti secondo me, tentare un approccio diverso, considerando le sensazioni abnormi (vuoto, panico, blocchi..) non come malattia ma come segnali importanti provenienti da una parte (incoscia) di te stesso che chiedono di essere ascoltati. E QUESTI SEGNALI VANNO ASCOLTATI
Io ho vissuto solo in formato ridotto le sensazioni che dichiari:
Una volta mi sono sentito completamente quasi svuotare di forze (però avevo fatto un chek medico completo un mese prima con tutto bene) inoltre vedevo troppa luce intorno . Chiusi gli occhi ho visto una immagine di me stesso gettare via un paio di oggetti che avevo nella mia stanza. Mi sono ripreso ma appena nella mia stanza ho preso e gettato nella spazzatura i due oggetti della visione. Questo svuotamento di forze non si è più - ora quindici anni fa - ripresentato.
Se viene panico ad andare in una strada, fare un'altra strada o tornare indietro .. In generale è molto meglio rispettare le sensazioni abnormi nette senza pensarci molto (a meno che non portino ad atti penali!) Nonostante che si era deciso il contrario: è la nostra decisione che era sbagliata, l'io generale tenta di correggerla con le sensazioni 'abnormi'. Ma non è affatto detto che la prossima volta che si è davanti alla stessa strada non si possa percorrerla; prima non si poteva probabilmente solo perché c'era una altra cosa molto più importante da fare lì vicino, di cui ci eravamo dimenticati ..
Altri consigli dello stesso tipo derivati tutti da esperienze sono descritti nel file da me compilato in No!Pazzia - Contenuti - Prospettive - Consigli di miicio

Quanto alla depressione nera a quindici anni, butto là del tutto azzardatamente scusami, ma almeno per due amici questo era pertinente, non è che stavi nel dilemma essere o non essere omosessuale ? Un bivio per una scelta di vita, non una malattia! (non è che voglio qui sapere la risposta, è affare tuo personale).

Comunque se decidi di smettere i farmaci fallo molto gradualmente in parecchi mesi, dato che in particolare le sensazioni di panico risulta che aumentano più grandi a causa dell'assuefazione, bisogna tener duro parecchi mesi, poi svaniscono. E dammi retta segui già prima e anche poi i "consigli di miicio" che sono sempre di "rispettare le proprie sensazioni".
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