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PSCHIATRICHE malega_1 - 10 Set 2004 - 07:41 PM Oggetto: iL BOOM DELLE SINDROMI PSCHIATRICHE
da www. carmillaonline.com
Il BOOM DELLE SINDROMI PSICHIATRICHE
di Sheila M. Rothman
[Docente presso la Columbia University. L'articolo è tratto
dal Washington Post]
Negli anni recenti, i tipi di comportamenti etichettati come malattie
sono aumentati drammaticamente. La psichiatria moderna è
pronta a
trattare non solo depressione e schizofrenia, ma anche malumore, ansia
e bassa autostima, sentimenti che la maggior parte di noi ha provato
ogni tanto.
In nessun luogo questo si è sviluppato tanto chiaramente
quanto
nelle edizioni del manuale degli psichiatri, “Manuale
Statistico e
Diagnostico dei Disordini Mentali”, o DSM. Pubblicato
dall’American
Psychiatric Association, la cui prima edizione uscí nel
1952, elencava
60 categorie, che includevano la schizofrenia, la paranoia e altre
aberranti forme di comportamento. In contrasto, la quarta edizione o
DSM-IV, che uscì tre anni fa, ha più di 350
classificazioni (secondo il
mio conteggio). Molti dei disordini descritti hanno criteri che si
sovrappongono e deboli manifestazioni, e ognuno può avere
sei o più
sintomi. Pazienti che ne manifestano tre o più ricevono la
diagnosi.
Dato che molti di noi hanno sofferto di almeno alcuni dei sintomi
che caratterizzano le nuove malattie, il loro status come disordini
solleva la prospetiva di definirci tutti come mentalmente malati. La
proliferazione delle categorie di malattie sta iniziando ad offuscare
la distinzione tra malattia e salute, tra persone e pazienti.
Offrendoci di sollevarci dai malumori e dalle ansie che sono parte
della vita quotidiana, i medici non stanno procurando altro che le cure
per dati disturbi: essi sono pronti ad aiutarci rendendoci meglio che
normali.
Prendete una delle nuove malattie classificate, disordine
dismorfico del corpo. BDD, così è conosciuto,
è caratterizzato dal
passare eccessivo tempo ad esaminare se stessi allo specchio e grande
preoccupazione per la taglia e forma di una parte del corpo. Ma come si
distingue la malatia dalla vanità? In un suo recete libro,
“The Broken
Mirror,” Katharine Phillips, una psichiatra della Brown
University
School of Medicine che contribuì a stabilire i criteri del
BDD, dice
che più di 5 milioni di Americani (sia uomini che donne) ne
soffrono.
Ella ammise che “la differenza tra BDD e normale
preoccupazione per
l’apparenza può essere ampiamente una questione di
grado.” Ma questo
non dissuase lei, né l’American Psychiatric
Association, dal
classificarlo come disordine - e includerlo nel DSM-IV.
Un’altra nuova malattia, disturbo disforico premestruale
(PMDD) è
caratterizzato da irritabilità, tensione, tristezza,
letargia, mal di
testa, e aumento di peso. Ciò che trasforma questi comuni
sintomi in
una malattia è la [comparsa] temporale; essi di solito
compaiono una
settimana prima delle mestruazioni e scompaiono alcuni giorni dopo. Ma
sintomi irrilevanti e transitori sono veramente indicativi di una
malattia? E’ una (imperfetta) correlazione tra un normale
ritmo
corporeo e cambiamenti ormonali terreno sufficiente per trovare una
patologia? Con la PMDD la linea di separazione tra normale e anormale
diviene ambigua.
I curatori del DSM-IV, si trovano a loro agio ad espandere
ulteriormente le già vaste categorie dei disordini mentali.
Sotto il
titolo “Altre Condizioni Che Possono Essere Oggetto Di
Attenzione
Clinica,” essi includono “problema relazionale tra
i partner, problema
di relazione tra fratelli, declino cognitivo correlato
all’età, lutto,
problemi accademici, problema occupazionale, e problema della fase di
vita.” Mettete tutte queste categorie insieme e la divisione
tra
persona e paziente virtualmente scompare.
Questo è anche evidente nell’espansione del gruppo
di malattie
associate con i noti disordini alimentari. Il primo ad essere
ampiamente riconosciuto, negli anni ’70, fu
l’anoressia nervosa, i cui
sintomi includono una intensa paura di guadagnare peso, amenorrea (in
assenza di mestruazioni) e distorsione dell’immagine
corporea, così che
chi ne soffre pensa di essere grasso anche quando è
sottopeso ed
emaciato. L’anoressia fu seguita nella letteratura
psichiatrica degli
anni ’80 dalla bulimia nervosa, che è
caratterizzata da abbuffate o
diete croniche e persistente preoccupazione per il peso e la forma del
corpo. Entrambi questi disordini rappresentano reali problemi per chi
ne soffre, ma dato chi i sintomi possono sporadicamente apparire in
persone sane, gli psichiatri sono obbligati a valutare “il
contesto in
cui il mangiare avviene,” secondo il manuale. Ciò
che è “eccessivo
consumo in un tipico pasto può essere considerato normale
durante una
celebrazione o il pasto di una festa.”
Vedendolo sotto qualsiasi altro aspetto, saremmo tutti candidati al
trattamento psichiatrico il giorno del Ringraziamento.
In un articolo del New England Journal of Medicine intitolato
“Running:
An Analog of Anorexia?” Alayne Yates scrive che la ginnastica
di
routine può essere sintomatica di malattia. Una ginnastica
troppo
regolarei −o, in termini psichiatrici, compulsiva–
indica un “disordine
di attività,” scrive Yates. Il problema non
è il momento del
comportamento(come nel PMDD) o il suo contesto (come nella bulimia
nervosa), ma il suo scopo. Nella visone di Yates, l’eccessivo
correre
per perdere peso o controllarlo diventa patologico. Il comportamento
può ben essere incluso nella prossima edizione del DSM: la
psichiatria
è chiaramente preoccupata dalle piste [podistiche], dai
centri di
fitness e dalle palestere.
Il dissolvimento della distinzione tra normale e anormale che
queste nuove patologie suggeriscono è ancora più
evidente nelle
cosiddette “Sindromi ombra.” Proposta da John
Ratey, uno psichiatra
della Harvard Medical School il cui nuovo libro ha preso come titolo il
termine, le sindromi rappresentano disordini psicologici
“nascosti”. Le
persone che sono “un po’” depresse o
ansiose o hanno un brutto
temperamento soffrono di esse. Benchè Ratey ammetta che i
sintomi sono
troppo deboli per rientrare in quelli che egli chiama “Il
blocco reale
del DSM,” tuttavia argomenta che sentimenti di questo tipo
sono un
genuino rischio: “La vita della gente può andare
in pezzi...a causa di
piccoli problemi.”
Questa straordinaria espansione delle malattie mentali coincide con il
nostro aumentato interesse per il determinismo biologico. In
verità, le
due tendenze si rinforzano reciprocamente. Questo nuovo settore
suggerisce che le caratteristiche una volta credute individuali e
fluide sono, al contrario, altamente fissate dentro di noi. Biologi e
genetisti stanno invadendo il campo della psichiatria, ipotizzando che
le deficienze biochimiche, sovente causate da difetti genetici,
scatenino depressione, aggressione e ansia. Anche se essi ammettono che
le dinamiche famigliari possono essere rilevanti, mettono con
determinazione la natura al di sopra dell’allevamento.
Nella loro visione – e in contrasto con il pensiero
psichiatrico
prevalente nel 20° secolo – la biologia conta di
più. Non sorprende che
questo orientamento stia generando nell’opinione pubblica un
tipo di
ansia genetica che recenti rapporti sulla clonazione aggravano
solamente. Forse siamo realmente pupazzi al termine di una stringa di
DNA – il nostro temperamento, come la probabilità
di sviluppare cancro,
è definito dai nostri geni.
La spiegazione più comunemente invocata per spiegare molte
forme di
comportamento irregolare concerne carenze della serotonina, uno dei
naturali componenti chimici del cervello che trasmette il segnale tra
le cellule nervose. In “The Broken Mirror,” la
Phillips correla il
dismorfismo corporeo ad “una anormalità del
sistema neurotrasmettitore
serotoninico .” Altri psichiatri hanno attribuito i disordini
alimentari e di ginnastica, sindromi ombra e anche il PMDD a bassi
livelli di serotonina. Qali sono le loro prove? I pazienti si sentono
meglio una volta che i loro livelli di serotonina vengono alzati con la
somministrazione di medicine chiamate SSRI, di cui il Prozac
è il più
comunemente prescritto. Poichè i pazienti con BDD sembrano
rispondere a
questi farmaci, la Phillips insiste che “La chimica cerebrale
disturbata gioca un ruolo importante” in questa malattia.
Il ragionamento della Phillips si acorda con le argomentazioni che
Peter Kramer propone nel suo bestseller, “Listening to
Prozac.”
Entrambi gli psichiatri ricorrono allo stesso ragionamento circolare:
L’esistenza di una malattia è confermata
perchè il trattamento avvia
una risposta farmacologica positiva. Una volta i medici diagnosticavano
la malattia e poi ne scoprivano la cura. Ora sono gli interventi che li
ispirano a creare nuove malattie.
Accettate per un momento che l’accresciuto interesse per il
proprio
aspetto o che un pò di depressione costituiscano una
malattia. Da quale
tipo di medico uno dovrebbe andare e per quale tipo di trattamento? Gli
psichiatri insistono che malgrado le cause biologiche di queste
malattie, esse sono comportamento-correlate e sono perciò
trattate
meglio con i metodi psichiatrici. Benchè alcuni psichiatri
contano
ancora sulla psicoterapia a lungo termine, il Prozac o uno dei suoi
equivalenti farmaceutici sono essenziali alla pratica di quasi tutti. E
pazienti con una ampia varietà di problemi sembrano
migliorare con il
Prozac. La loro “autostima e autofiducia salgono,”
dichiara la
Phillips. Essi “si sentono più normali.”
Anche se le prove cliniche che confermano affermazioni come quelle
della Phillips scarseggiano, l’entusiasmo è
rampante. Il Prozac e
sostanze SSRI simili sono state con successo usate nel trattamento
classico dei disordini compulsivi-ossessivi (chi ne soffre
può non
essere in grado di lasciare la casa perchè il lavaggio delle
mani o del
pavimento dura tutta la giornata). Da quando molte delle nuove malattie
scoperte sono caratterizzate da questi comportamenti ripetitivi o
preoccupazioni, molti psichiatri sono convinti che gli SSRI
funzioneranno bene anche per loro. Nel frattempo, gli aneddoti
sostituiscono i dati. Il Prozac, Kramer sostiene, “sembra
dare
sicurezza sociale ai timidi abituali, trasformare i sensibili in
esuberanti, conferire agli introversi le abilità sociali del
piazzista.” La Phillips contribuisce: ” Gli
scienziati con me vogliono
essere prudenti.” Comunque, “I miei trattamenti di
molti pazienti,
molti dei quali hanno sofferto per decenni e che hanno risposto bene
-qualche volta miracolosamente- a questi approcci, mi induce a
difenderli.”
Ma altri medici specialisti stanno competendo nel trattamento di
queste nuove malattie. Persone preoccupate per un sintomo fisico (forse
un abbassamento della palpebra o un naso grosso) possono rivolgersi ad
uno psichiatra per chiedere perchè sono così
preoccupate per la loro
apparenza. O possono rivolgersi ad un chirurgo plastico, dermatologo,
oftalmologo o otorinolaingoiatra per risolvere il problema.
La più importante differenza tra questi specialisti
è la
comprensione della causa della malattia. Per gli psichiatri la
preoccupazione del paziente per l’apparente difetto, non il
difetto in
sè, è la causa del problema.
L’obiettivo è eliminare l’ansia (sia con
la psicoterapia o le droghe), non modificare il corpo. Per il chirurgo
non è un problema di ossesioni psicologiche ma di tessuti e
ossa.
Entrambi gli specialisti possono offrire una soluzione, ed entrambi
dichiarano una alta quota di successi.
Le nuove categorie di malattie stanno stanno spingendo i medici a
minimizzare la differenza tra cura e miglioramento, tra il far
ritornare i pazienti normali ed il farli diventare meglio del normale.
Kramer ha coniato il termine “psicofarmacologia
cosmetica” per
descrivere il trattamento dei pazienti il cui comportamento
è stato
ottimizzato con il Prozac. E Ratey usa gli SSRI per trattare le
“sindromi ombra” sul presupposto che:
“Per molti di noi, la normalità
non è sufficiente. Il fatto che un temperamento cupo o un
carattere
pessimistico possano essere normali non significa che sia facile
conviverci. Ma, se i medici fanno del miglioramento il loro obiettivo,
tutti noi diventiamo pazienti perenni. Con questo ragionamento, il
criterio per andare in uno studio medico diventerà una
visone
esistenziale della persona che uno potrebbe essere.
Che esaltante compito per i medici, e che angosciante posizione per
noi. Nessuno vuole rinunciare ai benefici terapeutici che la medicina
del 21° secolo porterà; alcuni di noi possono
persino guadagnare un
margine di competitività attraverso il miglioramento. Ma
come si possa
raggiungere questi obiettivi senza perdere la propria
identità o
divenire pazienti perenni è una delle più grandi
sfide messe in atto
dalla nuova psichiatria, biologia e genetica. Dopo tutto, nessuno di
noi vuole spendere la migliore parte della sua vita nella sala
d’attesa
del medico.