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La famigerata - quanto a propagandare psicofarmaci ovunque e quanto più e il più presto possibile - "Fondazione Idea" tiene corsi per 'facilitatori' all'Università di Roma Tor Vergata
[la assoc. 'Fondazione Idea' I 'facilitatori'  |  Corsi per 'facilitatori' tenuti dalla assoc Idea  |  Articolo de "Il Messaggero" del 20 genn 003 | ]

La associazione "Fondazione Idea"

Da qualche anno è attiva specialmente nel milanese, ma sta dandosi da fare a essere presente ovunque, la associaz. "Fondazione Idea" [FONDAZIONE IDEA - Istituto per la ricerca e la prevenzione della Depressione e dell'Ansia.- Sede Nazionale: Via Statuto 8 - 20121 Milano - tel. 02-654126  02-654132  fax 02-654716 - http://pwhux.tin.it/qwaszx/index.htm].
 
Questa associazione si contraddistingue tra le altre sue azioni, per andare nelle scuole medie superiori a tenere conferenze 'informative'  sui pericoli per la salute mentale e in particolare sui pericoli dovuti a 'depressione'. Conferenze decisamente terrorizzanti inculcanti come prima cosa lo spettro del pericolo di suicidio per la depressione; e il sintomo di 'depressione' è qualsiasi scocciatura un pò pesante e demoralizzazione: Il tutto  -"sintomi" e rischio sempre presente atti inconsulti, inefficienza scolastica, .. . sono secondo questi conferenzieri con efficienza in modo giusto risolvibili con psicofarmaci antidepressivi al primo segno. I motivi di scocciatura personale anche grave, propagandano di fatto, sono risolvibili con quanto approntato dalla scienza medica, che è, secondo loro, un pronto intervento farmacologico; passando sopra alla consistenza dei motivi e della situazione, di fronte al rischio peggioramento o suicidio (quest'ultimo è lo spettro con sapienza scenica e mestiere navigato principalmente evocato - minacciato in queste 'conferenze'). Dimenticano completamente di dire che nessun farmaco né antidepressivo né antipsicotico è attualmente riconosciuto dalla farmacopea attuale anno 2003 valido contro il rischio di suicidio. Si guardano bene, poi, in queste conferenze, dall'informare dalla rapida assuefazione prodotta da questi 'farmaci', quindi dalla difficoltà di dismetterli. Si guardano anche dal far presente col giusto rilievo dei pesanti 'effetti collaterali' comulativi ed autoaccrescentesi col passare degli anni di uso di tali 'farmaci', minimizzando sempre comunque questi effetti negativi come inevitabili ma un giusto rischio di fronte dei 'pericoli' di atti inconsulti sempre terroristicamente minacciati. Sono conferenze fondamentalmente terrorizzanti gli ascoltatori ingrandendo i pericoli e propagandanti i farmaci con sapienza scenica e mestiere di pause, effetti, retorica, qualche menzogna, spettri. Le menzogne del resto sono le stesse propagandate ovunque dal grosso degli psichiatri, che si sono trovati prime indicazioni di danni al cervello - sempre da quarant'anni, ogni cinque mesi un nuovo primo riscontro in qualche nuovo  ricettore o gene mai poi confermati !

Come e perché, i presidi delle scuole permettano queste "conferenze", ce lo chiediamo. Riteniamo essenzialmente per ingenuità e sostanziale disinformazione; ingenuità e disinformazione anche prodotta dalla menzogna pubblica della medicina psichiatrica di essere competente e le sue cure efficienti e il "miglior rimedio possibile".

Tutti gli antipsichiatri italiani lottano contro questa associazione "Fondazione Idea" e la 'prevenzione' terroristica e deleteria  della salute, portata avanti da questa associazione. Sospettiamo anche che si tratti di una associazione pesantemente foraggiata dalle industrie farmaceutiche. Le industrie farmaceutiche spendono miliardi per propagandare gli psicofarmaci capillarmente in ogni studio medico, con ogni "informatore scientifico", con congressi  scientifici gratuiti in località amene, con finanziamenti a giornalisti compiacenti, con ricerca scientifica sovvenzionata e distorta, con 'comparaggio' (cioè scambio di doni e favori in cambio di prescrizioni farmaceutiche, vedi ad es. Psicodissea 2101 ). Bastano i finanziamenti e lo sottoscrizioni di "bempensanti" a finanziare tutte le multiformi e costose attività esplicate dai membri di questa 'Fondazione Idea' ? O invece c'è, sospettiamo, sostanziale la mano dell'industria farmaceutica a ben sorreggerli?

I 'Facilitatori'

La figura, la qualifica, il ruolo di "facilitatorè", è una nuova figura professionale prevista da alcune disposizioni regionali. Sono operatori di base, differenziati e particolari alla situazione e al compito. In particolare sono ruoli e posti previsti e attuati da pochi mesi anche nelle strutture di salute mentale ad es. in Toscana. A Massa, presso la Usl - Distretto di Salute Mentale , sono operatori di base nella salute mentale pagati a pieno stipendio e sono stati assunti ex utenti dei servizi mentali stessi, quali figure intermedie e intermediatrici tra gli utenti e gli operatori tradizionali. Si tratta quindi di una prospettiva di lavoro pienamente valida, non assistenziale, per ex utenti dei Servizi di Salute Mentale. Valida e qualificata anche perché noi ex-utenti effettivamente siamo gli unici a sapere veramente quel che ci può passare ora per la testa ai 'malati' mentali nuovi, avendo ben presente i nostri ricordi.

Corsi per facilitatori tenuti dalla Fondazione Idea

Orbene in questa situazione di istituzione di posti per questa nuova qualifica di facilitatore, chi si fa avanti con la massima faccia tosta, opportunismo e sfrontatezza a tenere corsi regionali di qualifica per facilitatori alla Regione Lazio ? : la associazione 'Fondazione Idea' ! !
Come dire: il lupo tiene corsi ufficiali di qualifica di mansuetudine agli agnelli

La psichiatria farmacologica più bieca si appropria di uno dei pochi spazi di lavoro aperti ad ex utenti, ce lo toglie se non risultiamo da essa qualificati mansueti cioè completamente sottomessi all'ordine farmaceutico. E annulla con ciò di fatto una delle poche possibilità di effettivo aiuto ai nuovi "impazziti"  fornito da effettivi competenti !


Ecco l'articolo de "Il Messaggero"- pagina di Roma del  20 gennaio 2003 :

IL Messaggero                          lunedì 20 gennaio 2003

Corso all’ateneo romano di Tor Vergata


Ex depressi sui banchi:
imparano ad aiutare
chi ha il “male di vivere”

di CARLA MASSI

ROMA - Trentacinque ore di lezione, 10 di esercitazione, 55 di studio, sette incontri dalle 9 alle 17,30, 45 i partecipanti. Numero chiuso, frequenza obbligatoria, esame alla fine del corso. Rigorosamente riservato a chi è stato depresso o ha parenti che soffrono del "male di vivere" o di ansia. E’ il primo seminario, organizzato da un’università, nato per formare i coordinatori dei gruppi di auto-aiuto. Quei gruppi, cioè, in cui si incontrano persone colpite dalla stessa malattia. E, attraverso, lo scambio di esperienze, il confronto del dolore o solo ascoltando i racconti di chi è vicino si riesce a superare il buio della testa e dell’animo. In Italia si contano sei milioni di persone. Una donna su quattro, un uomo su otto. Obiettivo dell’iniziativa è far sviluppare in modo capillare i gruppi di auto-aiuto.
Il corso gratuito di "Formazione in facilitatori", promosso dal nucleo di Roma della Fondazione Idea insieme all’università "Tor Vergata", facoltà di Medicina, e alla Regione Lazio, inizierà il 1 febbraio, ma le domande di iscrizione dovranno arrivare entro il 27 gennaio (tel. 06-3610955 Fax. 06-3628).
E’ necessario essere in possesso del diploma di scuola media superiore
«I gruppi - spiegano i coordinatori del corso, gli psichiatri Alberto Siracusano e Antonio Turndo - sono destinati a persone colpite da disturbi dell’umore o di ansia e ai loro familiari. La stessa Organizzazione mondiale della Sanità ha riconosciuto che questi rappresentano un’integrazione ed un supporto ai trattamenti tradizionali, farmacologici e psicologici». Gli incontri tra i pazienti, coordinati appunto da chi seguirà le lezioni universitarie, non vengono definiti come una vera e propria forma di terapia. Ma certo è, dicono gli esperti, che grazie a questi scambi di esperienze è «possibile avere maggiori informazioni sulla propria malattia, sulle cure più appropriate, sull’influenza che stile di vita e stress sociali possono avere sul rischio di recidive». Di qui, il desiderio di insegnare al "capogruppo" la via corretta per spiegare qual è l’atteggiamento più costruttivo da tenere se in famiglia c’è una persona depressa o fortemente ansiosa. Il gruppo serve a condividere quel dolore dell’anima che isola, disorienta, spalanca l’abisso della paura, rende apatici e insicuri. «I facilitatori - aggiungono gli psichiatri - se opportunamente preparati e costantemente aggiornati, sono essenziali per il raggiungimento di questi obiettivi. Sono loro, infatti, gli iniziatori e l’anima del gruppo. I catalizzatori, i veri elementi di ordine».

L’elenco delle materie è lungo e impegnativo: va dalle patologie psichiatriche e le loro conseguenze, all’approfondimento del disturbo di panico e dell’ossessivo compulsivo, all’anoressia e bulimia, alla "costruzione" del gruppo fino alle indicazioni nel caso nascano problemi o conflitti all’interno del gruppo stesso. E poi legislazione, psicoterapia, farmacologia. Ma soprattutto il comportamento più idoneo per stare vicino, e aiutare davvero, chi sta male. Spesso, fanno sapere gli esperti della Fondazione Idea (Istituto per la ricerca e la prevenzione della depressione e dell’ansia), si aggrava la situazione ripetendo frasi fatte o banali del tipo "sforzati", "reagisci", "devi farcela da solo". «Ripetere, invece, che ogni cosa apparirà diversa, ben più facile da accettare e da afrrontare, una volta sconfitta la depressione. Una volta chiesto aiuto allo specialista».