DIFFICILE CONVIVENZA : - MOTIVI "NORMALI"
Il problema più netto dopo il primo impazzimento è di non poter tornare tranquillamente in famiglia. Sia per aver perso la faccia a causa delle quasi inevitabili escandescenze durante la fase di pazzia, aver attribuito colpe ai familiari e simili; sia per l'atmosfera di sospetto e paura che d'ora in poi i familiari sono sempre pronti, anche senza volerlo, a tirar fuori.
L'alternativa di andare a vivere fuori famiglia, già ormai di solito giovani od adulti, non esiste quasi a causa di notevoli carichi economici, essendo arrivati quasi sempre ad aver perduto il lavoro e con i familiari nettamente contrari ad aiutare, soprattutto a causa della convinzione culturale di nostra improvvidenza, che ancora "malati" ecc. Nell'attuale società europea uno spazio personale, sia pure vecchio e appena vivibile in periferia, pochi possono permetterselo; a causa della moda di appartamenti ultrasolidi, accessoriati, sempre costosi; della speculazione edilizia. I pazzi del terzo e quarto mondo, avendo facilmente disponibilità di un riparo nelle favelas, stanno senz'altro meglio ! Per le ragazze anche una ulteriore paura da parte delle famiglie per ritenuta leggerezza sessuale.
A vivere in famiglia invece si deve sopportare la tremenda seccatura di essere guardati controllati sospettati : Non spazio e tempo disponibile per un'idea del momento, per far qualcosa una notte insonne perché i familiari escono fuori col sospetto di nuova pazzia!
Si deve cadere in una regolazione ritmata rigorosa del fare giornaliero altrimenti il sospetto di un nuovo impazzimento, la preoccupazione il timore sorge subito.
Questa paura e sospetto domina tutto e diventa una ulteriore pesante causa di nervosismo, che si somma alle cause che già c'erano prima dell'impazzimento, nonchè un blocco consistente a fare qualsiasi cosa di fuori routine; fuori routine che invece alleggerirebbe anzi forse potrebbe far trovare una nuova via di attività, sviluppo.
La vecchia casa non è più vivibile.
MOTIVI "PAZZESCHI"
Se si tenta comunque a permanere nella vecchia famiglia, oltre a questi ovvii motivi contrari di cui appena detto, ci sono altri meno ovvii ma altrettanto forti motivi appartenenti al carattere all'essenza della "pazzia"; "pazzia" che difficilmente si estingue completamente, nel senso che oramai la porta dei sensi acuiti, delle allucinazioni, delle sensazioni psicosomatiche è aperta, stabilmente aperta: Ad ogni problema queste percezioni e sensazioni abnormi si riattivano spontaneamente - a soccorrerci ?- a confonderci ? -.
Con queste percezioni e sensazioni in azione, la vita in famiglia diventa rapidamente un problema dietro l'altro, una lotta continua. Questo fatto è quasi completamente non conosciuto, invece è essenziale. Per descriverlo adeguatamente ci vorrebbero parecchi resoconti di "pazzi" di diversa età, sesso, estrazione sociale.
Un breve resoconto in lingua italiana sul web è messo a disposizione da G.Nignoli "difficile convivenza in famiglia" , che invitiamo a leggere per capire di che stiamo parlando.
Nel caso di Nignoli la spersonalizzazione selettiva solo in presenza del padre lo porta automaticamente a prendersela col padre, dal suo punto di vista giustamente. Anche dal nostro punto di vista - (però l'unica maniera giusta di reagire è andarsene di casa).
Da questo resoconto (e riteniamo che ci sono moltissimi "pazzi" in situazioni simili) la situazione tipica e frequente del "pazzo" che inveisce in famiglia ha tutt'altra luce di quella che la cultura corrente (e la psichiatria medica) continuano a fornirci. Non un "pazzo" senza testa con tutte le colpe, ma un groviglio familiare invivibile .
DIFFICILE VIVERE DA SOLO
Se si riesce ad andare a vivere da soli, scompaiono i motivi "normali" della difficile convivenza sopradescritti e si diventa più liberi; ma non è che si attenuano i modi le percezioni "pazzesche" (anzi forse la solitudine li aumenta...).
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CONCLUSIONE PERSONALE DI CHI SCIVE
Si può tentare utilmente di alternare la vita fuori famiglia con la vita in famiglia; mantenendoci sempre, costi quel che costi, un rifugio esterno anche se una baracca, ma totalmente "nostro".