NO!PAZZIA Fondamenti

Ci sono prove biochimiche per la pazzia ? - Ultime battute -per ora - del dibattito piuttosto mancato tra il Comitato Scientifico di Mindfreedom International e l' Associazione degli Psichiatri Usa - in Usa, - settembre / dicembre 2003



Ultime battute del dibattito - piuttosto mancato - tra il Comitato scientifico di appoggio dello Sciopero della Fame per la Libertà in Salute Mentale, organizzato dalla associazione SCI International - Mind Freedom, di "Sopravvissuti alla Psichiatria" e simpatizzanti (la più organizzata associazione di sopravvissuti attualmente al mondo, su decise posizioni antipsichiatriche) e la più grossa ed agguerrita associazione psichiatrica esistente, la statunitense American Psychiatric Association. (notizie in riquadro in prima pagina di No!Pazzia)

Il dibattito non è stato in contrapposizione diretta tra le due parti, e non per volontà di SCI International che invece l'ha cercato in tutte le maniere con telegrammi telefonate proclami radiotelevisivi lo stesso sciopero della fame, quanto per distanza e contegno di superiorità dell'American Psychiatric Association, che o ha nicchiato o ha risposto solo indirettamente, e sempre rimanendo sulle generali, mai riferendosi a prove e pubblicazioni scientifiche precise, che invece era la richiesta..

Lo sciopero della fame è stato in agosto inizio settembre 2003 scorsi in Usa, con la mobilitazione parallela di un comitato scientifico di appoggio scientificamente valido ed agguerrito, con lo scopo di protesta pubblica e mediatica contro la psichiatria e i suoi metodi, e in particolare richiedente alle principali associazioni psichiatriche Usa, di provare con dati scientifici la affermazione psichiatriaca corrente che per le principali "diagnosi" psichiatriche ci sia sottostante una malattia del cervello medica autentica, e che i trattamenti psichiatrici siano vera cura. Il comitato scientifico comprende tra gli altri Loren Mosher lo psichiatra creatore delle cliniche Soteria in cui per la prima volta al mondo si sono guariti schizofrenici senza farmaci e con la stessa percentuale di risultati favorevoli e stesso costo di cliniche convenzionali farmaco-basate, e Peter Breggin psichiatra conduttore di decennali battaglie prima contro l'elettrochoc ed ora contro i danni proovocati dagli psicofamaci neurolettici ed antidepressivi.   [Vedi qui il proclama dello sciopero con le richieste delle "prove" di validità scientifica della psichiatria]

Inizialmente la American Psychiatric Association non aveva risposto alle richieste degli scioperanti di fornire prove scientifiche concrete della validità dei suoi metodi mezzi ed asserzioni. Poi una risposta molto generica e altezzosa. [Vedi qui la richiesta diretta del comitato SCI, la risposta vaga dell' APA, la controrisposta del comitato SCI]

Anche di fronte alla ripercussioni sui media dello sciopero, circa mese dopo circa la fine dello sciopero, l'American Psychiatric Association risponde con un documento più ampio ma dello stesso tipo quanto a generalità e non precisare dei suoi soliti e precedenti (sotto riportato). Il comitato scientifico degli scioperanti controrisponde (secondo file) [Riportiamo qui sotto questi due ultimi documenti, ricopiandoli da www.mindfreedom.org/hunger-strike, per i documenti precedenti vedi la già detta richiesta - risposta - controrisposta]

[Il colore rosso blu è una aggiunta di no!pazzia, per non fare addormentare e dare un pò di rilievo grafico ai punti secondo noi principali. Aggiungiamo in fondo una breve nota intitolata : Il re è nudo ? per chi non conosce la situazione e gli argomenti ]

26 Settembre 2003 - Documento della "American Psychiatric Association" su "Diagnosi e Trattamento dei Disordini Mentali"

Oggetto : DOCUMENTO DELLA AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION SU  DIAGNOSI E TRATTAMENTO DEI DISORDINI MENTALI

Documento APA

Per rilascio immediato:

26settembre 2003

n. del docum.03-39

Per informazioni contatta:

Amy Levey , 703-907-8534

Hillarie Fogel , 703-907-8536

DOCUMENTO DELLA AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION SU  DIAGNOSI E TRATTAMENTO DEI DISORDINI MENTALI

Negli ultimi cinque anni, la Nazione ha più che duplicato gli stanziamenti per lo studio del comportamento dell'uomo e del cervello, conducendoci ad una comprensione più ampia ed estesa dei disordini che affliggono il cervello o sono mediati da esso. Questo sforzo, compiuto sia da settori pubblici che privati della ricerca, e anche da diverse organizzazioni professionali impegnate a convertire le nuove informazioni sui disordini mentali in applicazioni cliniche, ha potenziato molto la nostra abilità a trattare con efficenza sia i disordini mentali gravi, che sovente rendono disabili, che i disordini di comportamento. I trattamenti messi in azione migliorano nettamente la qualità della cura e di conseguenza la qualità della vita di milioni di americani sia le persone che hanno un disordine mentale, sia le innumerevoli famiglie in cui un membro ha un grave disordine mentale o di comportamento.

E' spiacevole che di fronte a questo notevole progresso scientifico e clinico, un piccolo numero di persone e gruppi persistono a mettere uin dubbio la realtà e le legittimità clinica dei disordini che affliggono il comportamento, la mente, il cervello. Una sfida recente ha contestato che la mancanza di test diagnostici di laboratorio in grado di confermare la presenza di disordini mentali, costituisca evidenza che questi disordini non siano condizioni della persona di valida competenza medica.

Per quanto la direzione della American Psychiatric Association (APA) rispetta il diritto di individui ad esprimere impazienza per il passo lento della scienza, facciamo presente che lo studio del cervello umano è la sfida più complessa della storia della scienza. Quelle condizioni denominate "disordini mentali" che affliggono il cervello o sono mediate da esso, rappresentano disfunzioni di funzioni con il più alto alto livello di integrazione nel cervello umano, quali la cognizione e il pensiero, la regolazione delle emozioni, la funzione esecutiva cioè l'abilità del cervello a pianificare ed organizzare il comportamento.

Le ricerche hanno mostrato che gravi disordini neurobiologici quale la schizofrenia rivelano anormalità della funzione e anormalità della struttura cerebrale (quale l'allargamento della regione ventricolare) che si ripetono. C'è una stringente evidenza che disordini quali la schizofrenia, il disordine bipolare, l'autismo - per nominarne alcuni - hanno una netta componente genetica. Allo stato attuale la scienza del cervello non è avanzata al punto che scienziati o clinici possano additare lesioni patologiche né anormalità genetiche facilmente riscontrabili, che possano servire come marcatori biologici ripetibili e predettivi di un determinato disordine mentale. Attualmente non possono in nessun caso essere rilevate lesioni anatomiche grosse come si fa ad es. per un tumore; piuttosto si è più vicini a provare che i disordini mentali rappresentino disordini della comunicazione intercellulare, o comunque interruzioni dei collegamenti neuronali. La ricerca ha anche chiarito i meccanismi di azione dei farmaci che sono risultati efficienti per la depressione, la schizofrenia, l'ansietà, la mancanza di attenzione, e i disordini cognitivi quali il morbo di Alzheimer. Queste medicazioni chiaramente esercitano influenza su specifici neurotrasmettitori, soccorrendo in maniera naturale la chimica del cervello per effettuare o regolare la comunicazione tra neuroni in regioni del cervello che regolano l'umore, il ragionamento complesso, l'ansietà, la cognizione. Nel 1970 il premio Nobel è stato assegnato ad Julius Axelrod, Ph.D., dell' Istituto Nazionale per la Salute Mentale, per la sua scoperta di come le medicazioni antidepressive regolano la disponibilità di neurotrasmettitori, quali la noripinefrina, nelle sinapsi o nell'intercapedine tra cellule nervose a contatto.

In mancanza di uno o più marcatori biologici per i disordini mentali, queste condizioni di disordine sono definite da una serie di concetti. Questi concetti comprendono i disturbi sperimentati e raccontati dalla persona che ha il disordine mentale; comprendono il grado di disabilità associato alla particolare condizione; comprendono modi caratteristici di comportamento; riguardano deviazioni statistiche da normalità rispetto una popolazione di base standard per processi cognitivi, controllo dell'umore, e altri indici di pensiero emozioni comportamento.

Come è rilevato nel Manuale Diagnostico Statistico per i Disordini Mentali [DSM-4, ndt], che è pubblicato dall' APA, la mancanza di test diagnostici di laboratorio non c'è solo per i disordini mentali. Il riconoscimento dell'emicrania è basato sull'averne i sintomi, l'esserci ipertensione è rivelato da una misura di devianza rispetto una norma di media fisiologica statistica. La definizione di colesterolo "alto" è stata spostata negli ultimi anni a più bassa avendosi imparato di più sul ruolo della lipoproteina (LDL) colesterolo quale fattore di rischio nelle malattie cardiovascolari e avendosi migliori e più efficienti medicazioni atte a ridurre il colesterolo LDL.

Inoltre la mappatura del genoma umano sta spronando la ricerca dei geni e delle varianti dei geni che da soli o in combinazione possono portare al rischio dell'insorgere dei disordini mentali. E' molto probabile che una cattiva formulazione genetica abbia però bisogno del fattore scatenante di determinate situazione negative ambientali, per agire. E "ambientale" può essere sia eventi traumatici, come complicazioni prenatali od ostetriche, o altri fenomeni che agiscono od intereagiscono col cervello. Perciò i disordini mentali possono presentarsi quale effetto visibile di sistemi multipli in cui qualcosa è andato appena un pò storto.

La mancanza di diagnosi basate su test di laboratorio per i disordini mentali, non sminuisce l'irrefutabile evidenza che i disordini di comportamento e mentali esigono una tassa devastante, emozionale e finanziaria, a persone, a famiglie, a comunità, alla nazione. L' Istituto Nazionale per la Salute mentale dà una stima del costo diretto (trattamenti e servizi clinici) e indiretto (perdita/diminuzione di produttività e mortalità prematura) di circa 160 bilioni di dollari all'anno, negli Usa. E lo studio basilare del Global Burden of Disease, condotto dagli scienziati della Harvard University su incarico dell' Organizzazione Mondiale della Sanità e della Banca Mondiale, ha trovato che i disordini mentali, suicidio compreso, sono il secondo dei gravami sulla società, solo dopo le malattie cardiovascolari, in società con economia di mercato come l' Usa.

L'aumento della consapevolezza del gravame dei disturbi mentali e dei miglioramenti ottenuti dalla ricerca, ha contribuito ad un aumento focalizzato delle politiche di organizzazione e finanziamento per la salute mentale. Nell'anno trascorso il Presedente Bush ha identificato tre ostacoli che non permettono agli americani di avere le cure di salute mentale di cui abbisognano - lo stigma, le limitazioni ai trattamenti a causa dei finanziamenti insufficienti nell'ambito dei piani di tutela della salute, e un programma di fornitura servizi troppo frammentato nel campo della salute mentale. Ad aprile, la Commissione Presidenziale Nuova Libertà in Salute Mentale ha raccomandato strategie per rimuovere queste ed altre barriere per una migliore qualità, più appropriati servizi di salute mentale per tutti gli americani che ne avessero bisogno. L'APA è stata previlegiata nell'essere resa partecipe allo sviluppo del programma e ha fortemente sostenuto di richiedere alla Commissione Presidenziale Nuova Libertà "... di proteggere e ampliare i diritti delle persone con malattie mentali".

Nei mesi ed anni prossimi, l'APA, insieme alla Lega Nazionale per i Malati Mentali (la potente associazione di familiari Usa, NAMI, ndt), alle comunità nazionali di clinica e ricerca in salute mentale, e al pubblico tutto, si sforzerà di realizzare la visione della Salute Mentale della Presidenziale Nuova Libertà, e non si lascerà distrarre da coloro che vogliono negare che i disordini mentali gravi siano autentiche malattie mediche accuratamente diagnosticate ed efficientemente curate.

La Associazione Psichiatrica Americana è una associazione di specializzazione medica nazionale, fondata nel 1884, con 35.000 medici specializzati per diagnosi, trattamento, prevenzione di malattie mentali, compresi disordini per abuso di sostanze. Per più informazioni rivolgersi al sito web APA a

http://www.psych.org.


15 dicembre 2003 -- Risposta del Comitato Scientifico dello Sciopero della Fame per la Libertà in Salute Mentale, al documento del 26 settembre della American Psychiatric Association.

da

MindFreedom Support Coalition International
454 Willamette, Suite 216
PO Box 11284
Eugene, OR 97440 USA

E-mail: office@mindfreedom.org

a

James H. Scully, Jr., M.D.,
Medical Director American Psychiatric Association
1000 Wilson Boulevard, Suite 1825
Arlington, VA 22209-3901 USA

E-mail: MedicalDirector@psych.org

Oggetto: Risposta al documento della American Psychiatric Association sulla Diagnosi e Trattamento dei Disordini Mentali del 25 settembre 2003, catalogato 03-39

Caro Dr Scully:

Riteniamo che il summenzionato documento APA sia stato rilasciato in risposta alle questioni poste alla American Psychiatric Association, alla National alliance for the Mentally Ill, al Surgeon General degli Stati Uniti, dagli Scioperanti della Fame per la Libertà in Salute Mentale basata a Pasadena in California.

Il comitato scientifico convocato dagli scioperanti ha scritto la presente lettera in risposta a tale documento APA. Abbiamo confrontato il contenuto di questo documento APA di 11 paragrafi con le domande poste originariamente dagli scioperanti e abbiamo in più aggiunto nostri commenti ad alcune questioni che il documento APA solleva.

Gli Scioperanti della Fame per la Salute Mentale hanno, il 28 luglio 2003, scritto:

" NOI CHIEDIAMO CHE VOI PRUDUCIATE evidenze scientificamente valide per quanto segue, o che altrimenti pubblicamente ammettiate ai media, ai responsabili governativi, al pubblico, che non siete in grado di farlo:

"1. EVIDENZA CHE CHIARAMENTE STABILISCA la validità che la 'schizofrenia', la 'depressione', o altre 'maggiori malattie mentali' siano malattie del cervello basate su difetti biologici.

"2. EVIDENZA DI ESAMI DIAGNOSTICI FISIOLOGICI - come scansioni radiografiche o test del cervello, del sangue, delle urine, genetiche, ecc -- che possano ripetibilmente distinguere persone con queste diagnosi (prima del trattamento con farmaci psichiatrici), da persone senza queste diagnosi . "

Il quarto paragrafo del documento APA dichiara:

Le ricerche hanno mostrato che gravi disordini neurobiologici quale la schizofrenia rivelano anormalità della struttura cerebrale che si ripetono .." Senza nessuna corrispondente citazione di ricerche, queste dichiarazioni non possono essere né accettate né discusse né respinte.

Comunque nei paragrafi quinto, sesto e ottavo, il documento APA ammette l'assenza di "riconoscibili lesioni patologiche o anormalità genetiche" nei disordini mentali. Questa ammissione contraddice la precedente asserzione di "riprodocibili anormalità".

Senza l'evidenza di una patologia del cervello non esistono basi per chiamare affaticamenti emozionali, comportamenti disturbanti, pensieri o percezioni unusuali, come "disordini neurobiologici" . Questo e altri simili termini linguistici negano che la situazione di affaticamento emozionale del sofferente possa essere una impostazione di reazione, di protesta, o di adattamento della persona nel suo contesto sociale importante. Una persona va compresa in termini di storia personale e di contesto sociale. Un disordine neurobiologico è conoscibile diversamente. La scelta dei termini usati è gravida di conseguenze.

Comunque, il trovare dei markers ripetibili biologici, è solo il primo passo prima di poter concludere che i disordini mentali siano essenzialmente neurobiologici. Ad es. l'arrossire, una ovvia reazione fisica, non è causata biologicamente. La sua causa è una acuta situazione imbarazzante. I processi biologici rendono l'arrossire possibile ma non ne sono la causa.

Nemmeno il caso di netto accordo tra processi biologici ed eventi fisici, come nell'esempio dell'arrossire, è sufficiente a far sostenere che i primi siano causa dei secondi. La ricerca psichiatrica è lontana dal mostrare una qualche ripetibile connessione tra disordini mentali e misure biologiche, ancor più lontana dallo scoprire alcunché di definitivo circa la natura dei disordini mentali.

Consapevole di questi cattivi risultati, l'APA cita l'emicrania e l'ipertensione per illustrare che la mancanza di markers biologici (e quindi di test diagnostici fisici) non avviene soltanto per i disordini mentali e del comportamento. E' vero che la medicina non ha ancora trovato la causa di questi due disordini, per quanto ha sviluppato una misura molto ripetibile per la pressione del sangue.

Però in altre branche della medicina disordini simili sono l'eccezione, mentre in psichiatria sono la norma. La Psichiatria è la sola specializzazione medica che tratta disordini senza markers biologici.

Inoltre, l'ipertensione è considerata un sintomo valido di una malattia fisica perché l'ipertensione può degenerare in una malattia fisica più scoperta, persino nella morte. Non una situazione simile c'è in psichiatria. Ad es. persone diagnosticate con schizofrenia o con depressione maggiore spesso sono fisicamente sane: a meno che circostanze sociali o l'abbandono interferiscano negativamente, esse possono avere una lunga vita e morire delle stesse cause fisiologiche delle altre persone.

L'APA conferma nel paragrafo sei che, data l'assenza di marcatori biologici, i disordini mentali possono essere definiti da "una varietà di concetti": "afflizioni sofferte e riferite," "grado di disabilità," "modi di comportamento," e "deviazione da norme misurate e misurata con metodi statistici." Appunto. L'APA però dovrebbe spegare come mai questi concetti sociologici - che sono appena in grado di definire situazioni quali povertà, discriminazione, o guerra - forniscono ora credibilità all'esistenza di "disordini neurobiologici."

Quantunque l'APA riconosce l'assenza di anormalità genetiche, però proclama che "ci sono convincenti evidenze che esista una forte 'componente' genetica per la schizofrenia e altre afflizioni". Questa affermazione può sviare persone che non hanno letto le pubblicazioni scientifiche della ricerche descriventi questi riscontri di evidenza di situazione genetica. In realtà queste ricerche solo conteggiano la frequenza di casi di schizofrenia (diagnosticata secondo criteri di comportamento e giudizio clinico) e misurano la probabilità che questi casi possano presentarsi in determinati soggetti.

Gli studi fatti sui gemelli e su adozioni che di solito l'APA cita in proposito della teoria di cause genetiche, sono infirmati da insostenibili presupposti teorici (ad es. i gemelli identici sono cresciuti nello stesso identico ambiente) e seri problemi metodologici (ad es. l'aver esteso la definizione di schizofrenia in modo da comprenderci anche casi che pochi considerano tali). Quel che rimane dei dati dopo aver tenuto conto e sottratto tali indebite manipolazioni, può essere ampiamente spiegato su base non genetica (Joseph, 2003; Lewontin, Rose, and Kamin, 1984; Pam, 1995).

Gli scioperanti della fame per la libertà in salute mentale, chiedevano anche:

"3. EVIDENZA PER LA DEFINIZIONE DEI LIVELLI DI BASE STANDARD neurochimici di personalità 'normale' neurochimicamente 'ben bilanciata', rispetto cui un eventuale 'squilibrio' neurochimico possa essere misurato e corretto con misure farmaceutiche.

A questa richiesta non è stato risposto nel documento APA.

Il documento APA avrebbe potuto precisare che i neuroscienziati non hanno finora stabilito un livello base quantitativo per nessun neurotrasmettitore (non esistono tuttora misure nemmeno lontanamente paragonabili alla valutazione della pressione sanguigna per controllare l'ipertensione), né hanno dimostrato esserci nessuno squilibrio biochimico correlato a individui diagnosticati malati mentali non-medicati (Breggin, 1991; Healy, 1997; Valenstein, 1998).

Gli scioperanti della fame per la libertà in salute mentale, chiedevano poi:

"4. EVIDENZA CHE UN DETERMINATO FARMACO PSICOTROPICO possa correggere un determinato 'squilibrio biochimico' considerato responsabile di una determinata diagnosi psichiatrica, e che non sia invece solo un non specifico agente alterante la fisiologia del cervello."

Il documento APA afferma solo quel che ben si sa da almeno 50 anni, e cioè che "certamente le medicazioni esercitano influenza su neurotrasmettitori specifici .." Questa risposta afferma l'ovvio: tutti i farmaci che alterano la mente e il comportamento agiscono sul cervello. Comprese le droghe illegali alteranti la mente e il comportamento, per quanto finora nessuno ha sostenuto che esse correggono squilibri biochimici del cervello.

A causa dell'impotenza del "Food and Drug Administration" [l'organismo federale Usa di controllo dei farmaci, ndt] ad esercitare il suo mandato di proteggere i consumatori da pubblicità ingannevole, le compagnie farmaceutiche fanno sconsideratamente cartoni animati pubblicitari che mostrano "squilibri" di neurotrasmettitori corretti da farmaci. Però, in assenza di prove scientifiche che confermino questi proclami, dovrebbe essere responsabilità ed etica dei medici di non fornire simili messaggi per giustificare la prescrizione di farmaci, e dell'APA di non accogliere nelle sue pubblicazioni tale pubblicità.

Infine, gli scioperanti della fame per la libertà in salute mentale, chiedevano anche:

"5. EVIDENZA CHE OGNI FARMACO PSICHIATRICO può ripetibilmente diminuire il livello di violenza o di suicidio."

L'APA non ha dato risposta

"6. EVIDENZA CHE I FARMACI PSICHIATRICI non aumentino invece il livello globale di violenza e suicidio."

L'APA non ha dato risposta

"7. ULTIMO, che riveliate pubblicamente le evidenze pubblicate nelle maggiori riviste mediche, ma non riferite nel grosso dei media, che rilevano un collegamento tra l'uso di alcuni farmaci psichiatrici e il sopraggiungere di modificazioni strutturali nel cervello."

L'APA non ha dato risposta

Nonostante usi termini quali "una evidenza stringente" e "la ricerca mostra", il documento APA non dà però alcuna citazione di pubblicazioni scientifiche. Questa stessa mancanza c'è stata anche nella prima lettera con cui il dott. Scully ha risposto al nostro comitato scientifico in data 12 agosto 2003.

Associazioni dedicate alla ricerca e al trattamento di autentiche malattie, sono use provvedere prontamente a fornire agli utenti dati di referimento scientifico sulle basi patologiche dei loro malanni. L'APA, nonostante che sia una organizzazione di 35.000 membri, con un bilancio annuale di oltre 38 milioni di dollari, con una serie di associazioni alleate, che fornisce i servizi di salute mentale in tutto il paese, e ha convinto i paganti le tasse a fornirgli milioni di dollari per fargli puibblicizzare che gli psichiatri "trattano i disordini neurobiologici", ciononostante non è in grado di fornire una lista di una pagina una di studi scientifici pubblicati che sostengano le sue affermazioni.

Invece l'APA continua a speculare su ritrovamenti futuri: "Si sta per provare oramai che i disordini mentali rappresentano disordini della comunicazione intercellulare, oppure che la circuitazione neuronale è interrotta." (Questa affermazione è un'altro riconoscimento de facto che non si è in grado di trovare neuropatologie nei disordini mentali.)

L'APA usa termini come "complesso," "proprietà emergenti" e "sottile" quando descrive pesanti crisi emozionali e mentali. Dichiara: "il cervello umano è il più complesso .. oggetto di studio nella storia della scienza umana." Però questo linguaggio sulla complessità è completamente in disaccordo con il modello biologico che riduce la mente umana a una macchina. Dal tempo della scoperta della causa infettiva della neurosifilide cento anni fa, questo modello ha fallito a spiegare la causa di neppure uno disordine mentale. Ciononostante questo modello domina il sistema della salute mentale.

Consapevole di questa assoluta incapacità a trovare cause, l'APA dichiara che il denaro fornito dal settore pubblico e privato "ha di molto aumentato la nostra abilità a trattare con efficienza i gravi, spesso disabilitanti, disordini mentali e del comportamento." Però indicatori importanti mostrano l'esatto opposto.

Per la schizofrenia, un peggioramento della frequenza di ricadute e un incremento del numero delle persone diventate disabili caratterizza i risultati degli ultimi cinquanta anni (Hegarty, Baldessarini, Tohen, Waternaux, and Oepen, 1994; Whitaker, 2002). Per la depressione, è stato trovato un aumento dell'incidenza e della prevalenza. E veramente il documento APA dichiara che i disordini mentali "sono al secondo posto come gravame sociale, secondi solo alle malattie cardiovascolari" nelle nazioni avanzate.

Forse il trattamento peggiora il disordine. Al massimo, il trattamento non aiuta: ora i ricercatori trovano che i farmaci più popolari, gli antidepressivi SSRI, funzionano solo leggermente meglio di placebo inerti (Kirsch, Scoboria, and Moore, 2002; Kirsch, Moore, Scoboria, and Nicholls, 2002). In aggiunta, risultati negativi nelle ricerche (sponsorizzate dalla industria) sono comunemente taciuti, mentre gli effetti negativi dei farmaci sono massicciamente sottoriportati nei giornali psichiatrici e dalla Food and Drug Commission (l'organismo Usa di controllo sui farmaci, ndt). Queste pratiche dubbie ma tollerate hanno creato una enorme svista sull'attuale efficienza dei trattamenti farmacologici.

Invece di riconoscere la mancanza di progressi nonostante l'enorme spesa di fondi pubblici e privati, l'APA ha dimissionato la critica e nega con il "passo tranquillo della scienza" la realtà della sofferenza dei pazienti. Una autentica scienza costruisce ipotesi in modo da poter poi verificare se sono vere o false. In quest'ultimo secolo la psichiatria ha tirato fuori ipotesi su ipotesi sempre non controllabili se vere o false.

Ora, nonostante non si siano trovate cause biologiche, non misurabili anormalità biologiche e relativi markers, non test diagnostici, non predizioni accurate della risposta ai trattamenti e della loro riuscita, l'APA ciononostante continua a dichiarare che i disordini mentali sono autentici disordini neurobiologici ... con cause troppo sottili da poterle attualmente determinare! E' molto difficile dire che ci sia stato un progresso rispetto altre non controllabili ipotesi, quali il complesso di Edipo.

Insomma, i documenti APA rispecchiano meno "il passo tranquillo della scienza" che il passo del commercio: essi sono macchiati dai messaggi pubblicitari farmaceutici che saturano già i nostri media. Questo perché la APA non è una organizzazione indipendente. Un terzo del suo bilancio finanziario operativo proviene dall'industria farmaceutica. Le compagnie farmaceutiche dominano i suoi congressi professionali per promuovere farmaci. In aggiunta l'industria farmacologica promuove, dirige ed analizza molti studi farmacologici (Healy, 2003), e le riviste psichiatriche pubblicano i cosiddetti reports scientifici di questi studi farmacologici, che sono scritti con lo spirito di impiegati dell'industria o di firme di grido del marketing. Esperti in farmaci psichiatrici che non abbiano entrate significative dall'industria, è molto difficile trovarne. E la generosità dell'industria lega a se stessa molti praticanti la psichiatria (Editorial, 2002).

Gli scioperanti della fame hanno chiesto all'APA "evidenze di base" che giustifichino la stretta alla gola del modello biomedico sulla salute mentale. L'APA non ha fornito nessuna evidenza al riguardo, il che spinge questo comitato scientifico a porre una domanda finale: su quale base la la società giustifica l'autorità concessa agli psichiatri, in qualità di medici, a costringere a farmaci psicoattivi, o a trattamenti elettroconvulsivi, individui che non lo vogliono, o a incarcerare persone che sia abbiano come anche non abbiano commesso atti criminali? Dal momento che, chiaramente, è solo su base di fede nei loro proclami secondo cui i loro atti professionali e le loro raccomandazioni sono fondati su scienza medica, che la società attibuisce loro una così straordinaria autorità.

Sollecitiamo chi legge questo dibattito, persone normali, giornalisti, avvocati, pubblici ufficiali, a chiedere che siano date risposte meno vaghe a queste domande che abbiamo posto all'APA. Chiediamo anche al Congresso di investigare sulla menzogna di massa che le "diagnosi e trattamento dei disordini mentali" quali promossi da corporazioni quali l'APA e i suoi potenti alleati, rappresenti oggi in America.

Firmato:

Il Comitato Scientifico dello Sciopero della Fame per la Salute Mentale Fred Baughman, MD; Mary Boyle, PhD; Peter Breggin, MD; David Cohen, PhD; Ty Colbert, PhD; Pat Deegan, PhD; Al Galves, PhD; Thomas Greening, PhD; David Jacobs, PhD; Jay Joseph, PsyD; Jonathan Leo, PhD; Bruce Levine, PhD; Loren Mosher, MD; Stuart Shipko, MD

Gli scioperanti sottoscrivono questo documento del Comitato scientifico. Lo Sciopero della Fame per la Libertà in Salute Mentale è un progetto di MindFreedom Support Coalition International.

www.MindFreedom.org

Riferimenti:

Breggin, P. (1991). Toxic psychiatry. New York: St. Martin's Press.

Editorial. (2002). Just how tainted has medicine become? Lancet, 359, 1167.

Healy, D. (1997). The antidepressant era. Cambridge: Harvard University Press.

Healy, D. (2003). Let them eat Prozac. Toronto: James Lorimer & Company.

Hegarty, J., Baldessarini, R., Tohen, M., Waternaux, C., and Oepen, G. (1994). One hundred years of schizophrenia: A meta-analysis of the outcome literature. American Journal of Psychiatry, 151, 1409-1416.

Joseph, J. (2003). The gene illusion: Genetic research in psychiatry and psychology under the microscope. Ross-on-Wye: PCCS Books.

Kirsch, I., Moore, T. J., Scoboria, A., and Nicholls, S. S. (2002a). The emperor's new drugs: An analysis of antidepressant medication data submitted to the US Food and Drug Administration. Prevention and Treatment. Available:
http://journals.apa.org/prevention/volume5/pre0050023a.html

Kirsch, I., Scoboria, A., and Moore, T. J. (2002b). Antidepressants and placebos: Secrets, revelations, and unanswered questions. Prevention and Treatment. Available: http://journals.apa.org/prevention/volume5/pre0050033r.html.

Lewontin, R. C., Rose, S., and Kamin, L. J. (1984). Not in our genes. New York: Pantheon.

Pam, A. (1995). Biological psychiatry. In A. Pam and C. Ross (Eds.), Pseudoscience in biological psychiatry: Blaming the body (pp. 7-84). New York: John Wiley and Sons.

Valenstein, E. (1998). Blaming the brain: The truth about drugs and mental health. New York: The Free Press.

Whitaker, R. (2002). Mad in America: Bad science, bad medicine and the enduring mistreatment of the mentally ill. Cambridge: Perseus Publishing.

26 September 2003 -- American Psychiatric Association statement on "Diagnosis and Treatment of Mental Disorders."

Subject: AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION STATEMENT ON DIAGNOSIS AND TREATMENT OF MENTAL DISORDERS

APA Statement

For Immediate Release:

September 26, 2003

Release No. 03-39

For Information Contact:

Amy Levey, 703-907-8534

Hillarie Fogel, 703-907-8536

AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION STATEMENT ON DIAGNOSIS AND TREATMENT OF MENTAL DISORDERS

Over the past five years, the Nation has more than doubled its investment in the study of the human brain and behavior, leading to a vastly expanded understanding of disorders that afflict and are mediated by the brain. This effort, undertaken by both the public and private research sectors, as well as by diverse professional organizations that are dedicated to moving new information about mental disorders into clinical applications, has greatly improved our ability to treat severe, frequently disabling mental and behavioral disorders effectively. Improved treatments dramatically improve the quality of health care and, in turn, the quality of life for millions of Americans who themselves have a mental disorder as well as for countless families in which a family member has a severe mental or behavioral disorder.

It is unfortunate that in the face of this remarkable scientific and clinical progress, a small number of individuals and groups persist in questioning the reality and clinical legitimacy of disorders that affect the mind, brain, and behavior. One recent challenge contended that the lack of a diagnostic laboratory test capable of confirming the presence of a mental disorder constituted evidence that these disorders are not medically valid conditions.

While the membership of the American Psychiatric Association (APA) respects the right of individuals to express their impatience with the pace of science, we note that the human brain is the most complex and challenging object of study in the history of human science. Conditions termed "mental disorders" that affect or are mediated by the brain represent dysfunctions of the highest integrative functions of the human brain including cognition, or thought; emotional regulation; and executive function, or the ability of the brain to plan and organize behavior.

Research has shown that serious neurobiological disorders such as schizophrenia reveal reproducible abnormalities of brain structure (such as ventricular enlargement) and function. Compelling evidence exists that disorders including schizophrenia, bipolar disorder, and autism to name a few have a strong genetic component. Still, brain science has not advanced to the point where scientists or clinicians can point to readily discernible pathologic lesions or genetic abnormalities that in and of themselves serve as reliable or predictive biomarkers of a given mental disorder or mental disorders as a group. Ultimately, no gross anatomical lesion such as a tumor may ever be found; rather, mental disorders will likely be proven to represent disorders of intercellular communication; or of disrupted neural circuitry. Research already has elucidated some of the mechanisms of action of medications that are effective for depression, schizophrenia, anxiety, attention deficit, and cognitive disorders such as Alzheimer's disease. These medications clearly exert influence on specific neurotransmitters, naturally occurring brain chemicals that effect, or regulate, communication between neurons in regions of the brain that control mood, complex reasoning, anxiety, and cognition. In 1970, The Nobel Prize was awarded to Julius Axelrod, Ph.D., of the National Institute of Mental Health, for his discovery of how anti-depressant medications regulate the availability of neurotransmitters such as norepinephrine in the synapses, or gaps, between nerve cells.

In the absence of one or more biological markers for mental disorders, these conditions are defined by a variety of concepts. These include the distress experienced and reported by a person who has a mental disorder; the level of disability associated with a particular condition; patterns of behavior; and statistical deviation from population-based norms for cognitive processes, mood regulation, or other indices of thought, emotion, and behavior.

As noted in the Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, which is published by the APA, the lack of a laboratory-based diagnostic test is not unique to mental and behavioral disorders. The identification of migraine headache is based on symptom presentation, and the presence of hypertension is detected through a measure of deviance from a physiological norm, or standard. The definition of 'high" cholesterol has moved downward in recent years as more has been learned about the role of low-density lipoprotein (LDL) cholesterol as a risk factor for cardiovascular disease and as medications highly effective in reducing LDL cholesterol have been refined and increasingly available.

The mapping of the human genome already is spurring the search for genes and gene variants that singly or in combination may confer risk for the onset of a mental disorder. It is highly likely that the maladaptive expression of a risk gene will be shown to require "triggering" by certain adverse environmental influences. Here, "environment" may refer to traumatic events, prenatal/obstetric complications, or other phenomena that act on and interact with the brain. Thus, mental disorders may well be shown to be emergent properties of multiple systems that have gone subtly awry.

The lack of a laboratory-based diagnostic test for mental disorders does not diminish the irrefutable evidence that mental and behavioral disorders exact devastating emotional and financial tolls on individuals, families, communities, and our Nation. The National Institute of Mental Health estimates the direct (clinical treatment and services) and indirect (lost/diminished productivity and premature mortality) cost of mental disorders to be some $160 billion annually in the United States. And the landmark Global Burden of Disease study, conducted by Harvard University scientists under the sponsorship of the World Health Organization and the World Bank, found mental disorders, including suicide, to rank second in societal burden, behind only cardiovascular conditions, in established market economies such as the U.S.

Growing public awareness of the burden and costs of mental illness and of the gains being made through research are contributing to increasingly enlightened policies for the organization and financing of mental health care. Last year, President Bush identified three obstacles that prevent Americans from getting the mental health care that they need - stigma, unfair treatment limitations and financial requirements under health insurance plans, and a fragmented mental health service delivery program. In April, the President's New Freedom Commission on Mental Health recommended strategies for redressing these and other barriers to high quality, appropriate mental health care for all Americans who need it. The APA was privileged to participate in the development of the report and strongly endorses the call of the President's New Freedom Commission "...to protect and enhance the rights of people with mental illness."

In the months and years ahead, the APA, along with the National Alliance for the Mentally Ill, the Nation's mental health research and clinical communities, and the public at large will strive to achieve the President's New Freedom Mental Health vision, and will not be distracted by those who would deny that serious mental disorders are real medical conditions that can be diagnosed accurately and treated effectively.

The American Psychiatric Association is a national medical specialty society, founded in 1844, whose 35,000 physician members specialize in the diagnosis, treatment and prevention of mental illnesses including substance use disorders. For more information, visit the APA Web site at

http://www.psych.org.


15 December 2003 -- Reply by Scientific Panel of the Fast for Freedom in Mental Health to the 26 September Statement by American Psychiatric Association.

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15 December 2003

From:

MindFreedom Support Coalition International
454 Willamette, Suite 216
PO Box 11284
Eugene, OR 97440 USA

E-mail: office@mindfreedom.org

To:

James H. Scully, Jr., M.D.,
Medical Director American Psychiatric Association
1000 Wilson Boulevard, Suite 1825
Arlington, VA 22209-3901 USA

E-mail: MedicalDirector@psych.org

Re: American Psychiatric Association Statement on Diagnosis and Treatment of Mental Disorders, 25 September 2003, Release 03-39.

Dear Dr. Scully:

We believe that the above-mentioned APA Statement was released in response to the questions posed last summer to the American Psychiatric Association, the National Alliance for the Mentally Ill, and the Surgeon General of the United States by the Fast for Freedom in Mental Health based in Pasadena, California.

The scientific panel convened by the hunger strikers has written the present letter to respond to this APA Statement. We have paired the contents of the 11-paragraph APA Statement to the strikers' original questions and also added our own comments about some issues the APA Statement raises.

The Fast for Freedom in Mental Health wrote on 28 July 2003:

"WE ASK THAT YOU PRODUCE scientifically-valid evidence for the following, or that you publicly admit to media, government officials and the general public that you are unable to do so:

"1. EVIDENCE THAT CLEARLY ESTABLISHES the validity of 'schizophrenia,' 'depression' or other 'major mental illnesses' as biologically-based brain diseases.

"2. EVIDENCE FOR A PHYSICAL DIAGNOSTIC EXAM -- such as a scan or test of the brain, blood, urine, genes, etc. -- that can reliably distinguish individuals with these diagnoses (prior to treatment with psychiatric drugs), from individuals without these diagnoses."

The APA Statement's fourth paragraph states:

"Research has shown that neurobiological disorders like schizophrenia reveal reproducible abnormalities of brain structure..." Without any citations, these statements cannot be supported, qualified, or rejected.

However, in the fifth, sixth, and eighth paragraphs, the APA Statement admits to the absence of "discernible pathological lesions or genetic abnormalities" in mental disorders. This admission contradicts the previous assertion of "reproducible abnormalities."

Without evidence of brain pathology no basis exists to call emotional distress, disturbing behavior, or unusual thoughts or perceptions "neurobiological disorders." This and similar terms negate the sufferer's distress as reaction, protest, or adaptation to his/her position in the personally relevant social context. A person is understood in terms of personal history and social circumstances. A neurobiological disorder is understood differently. The choice of labels is of great consequence.

Moreover, finding reliable biological markers would be only a first step toward concluding that mental disorders are essentially neurobiological. For example, blushing, an obviously physical reaction, is not biologically caused. Its effective cause is acute embarrassment. Biological processes make blushing possible but they do not cause blushing.

Even total congruence between biological processes and psychological events does not show that the former cause the latter. Psychiatric research is far from showing any reliable connections between mental disorders and biological measurements, much less revealing anything definitive about the nature of mental disorders.

Aware of this shortcoming, the APA cites migraine headache and hypertension to illustrate that the lack of biological markers (and thus of physical diagnostic tests) is not unique to mental and behavioral disorders. It is true that medicine has yet to find the biological cause for these two disorders, though it has developed a very reliable physical measurement for blood pressure.

However, in other branches of medicine such disorders are exceptions. In psychiatry they are the norm. Psychiatry is the sole medical specialty that treats only disorders with no biological markers.

Moreover, hypertension is regarded as a symptom of physical disease because hypertension can degenerate into frank physical disease, even death. No such parallel exists in psychiatry. For example, people diagnosed with schizophrenia or major depressive disorder often are physically healthy: unless their social circumstances and neglect interfere negatively, they may live long lives and die of the same physical causes as other people.

The APA confirms in paragraph six that, in the absence of biological markers, mental disorders are defined by "a variety of concepts": "distress experienced and reported," "level of disability," "patterns of behavior," and "statistical deviation from population-based norms." Precisely. The APA should therefore explain how such sociological concepts -- which easily define conditions such as poverty, discrimination, or war -- substantiate the existence of "neurobiological disorders."

Although it acknowledges the absence of genetic abnormalities, the APA still claims that "compelling evidence exists for a strong genetic "component" for schizophrenia and other conditions. This statement might mislead people who have not read the research into thinking that physical evidence for a genetic condition has been discovered. In fact, this research only involves counting cases of schizophrenia (diagnosed according to behavioral criteria and clinical judgment) and testing the probability that such cases would occur in certain samples.

The twin and adoption studies of this nature that the APA usually cites are plagued by untenable theoretical assumptions (e.g., that identical and fraternal twins grow up in identical environments) and serious methodological problems (e.g., expanding the diagnosis of schizophrenia to include conditions no one thinks are schizophrenia). Any results that remain after accounting for these manipulations can be fully explained on non- genetic grounds (Joseph, 2003; Lewontin, Rose, and Kamin, 1984; Pam, 1995).

The Fast for Freedom in Mental Health also requested:

"3. EVIDENCE FOR A BASELINE STANDARD of a neurochemically-balanced 'normal' personality, against which a neurochemical 'imbalance' can be measured and corrected by pharmaceutical means.

These issues were not addressed in the APA Statement.

The APA Statement could have replied accurately that neuroscientists have not established any normal baseline quantity for any known neurotransmitter (no measurements even remotely parallel to blood pressure to diagnose hypertension exist), nor have they shown any chemical imbalance to correlate with mental disorders diagnosed in un- medicated individuals (Breggin, 1991; Healy, 1997; Valenstein, 1998).

The Fast for Freedom in Mental Health also requested:

"4. EVIDENCE THAT ANY PSYCHOTROPIC DRUG can correct a 'chemical imbalance' attributed to a psychiatric diagnosis, and is anything more than a non-specific alterer of brain physiology."

The APA Statement merely states what has been known for at least 50 years, that "medications clearly exert influence on specific neurotransmitters..." This response states the obvious: all mind and mood altering drugs have effects on the brain. This includes illegal mind and mood altering drugs, though no one has suggested that they correct chemical imbalances in the brain.

Given the Food and Drug Administration's impotent exercise of its mandate to protect consumers from false advertising, pharmaceutical companies recklessly advertise cartoons showing neurotransmitter "imbalances" corrected by drugs. However, in the absence of scientific proof to substantiate such claims, it is ethically and medically reprehensible for doctors to convey such messages to justify prescribing drugs, and for the APA's own journals to publish such advertisements.

And finally, the Fast for Freedom in Mental Health also requested:

"5. EVIDENCE THAT ANY PSYCHOTROPIC DRUG can reliably decrease the likelihood of violence or suicide."

Not addressed in the APA statement.

"6. EVIDENCE THAT PSYCHOTROPIC DRUGS do not in fact increase the overall likelihood of violence or suicide."

Not addressed in the APA statement.

"7. FINALLY, that you reveal publicly evidence published in mainstream medical journals, but unreported in mainstream media, that links use of some psychiatric drugs to structural brain changes."

Not addressed in the APA statement.

Despite its use of terms such as "compelling evidence" and "research shows," the APA Statement provides no citations to any scientific literature. This was also the case in the first letter that Dr. Scully addressed to the scientific panel on 12 August 2003.

Associations devoted to research and treatment of genuine diseases readily provide consumers with scientific references on the pathological basis of these diseases. The APA is a 35,000-member organization, with an annual budget exceeding $38 million. With a handful of allies, it shapes mental health practice and policy in this country and has convinced taxpayers to spend billions to support its claim that psychiatrists treat "neurobiological disorders."

The APA should be able to provide a one-page list of published scientific studies to support this claim. Yet, the APA only speculates on future findings: "Mental disorders will likely be proven to represent disorders of intercellular communication; or of disrupted neural circuitry." (This sentence is yet another de facto acknowledgement that neuropathology cannot be shown in mental disorders.)

The APA uses terms like "complex," "emergent properties," and "subtle" when describing people's overwhelming mental and emotional crises. It states: "the human brain is the most complex ... object of study in the history of human science." Yet this language about complexity is completely at odds with the biological model that reduces the human mind to a machine. Since the discovery of the infectious cause of neurosyphilis nearly a century ago, this model has failed to explain the cause of a single mental disorder. Yet this model dominates the mental health system.

Aware of this utter failure to find causes, the APA claims that money spent by the public and private sector "has greatly improved our ability to treat severe, frequently disabling mental and behavioral disorders effectively." However, relevant indicators show the exact opposite.

For schizophrenia, worsened relapse rates and increased numbers of people on disability status characterize outcomes over the last 50 years (Hegarty, Baldessarini, Tohen, Waternaux, and Oepen, 1994; Whitaker, 2002). For depression, increased incidence and prevalence are reported. Indeed, the APA Statement cites that mental disorders "rank second in societal burden, behind only cardiovascular conditions" in modern societies.

Perhaps the treatment is worsening the disorder. At best, the treatment is not helping: researchers now recognize that the most popular psychiatric drugs, the SSRI antidepressants, rate only slightly better than inert placebos (Kirsch, Scoboria, and Moore, 2002; Kirsch, Moore, Scoboria, and Nicholls, 2002). In addition, negative research findings (sponsored by industry) are commonly suppressed, and adverse drug effects are massively under-reported in psychiatric journals and to the Food and Drug Administration. These dubious but tolerated practices create an enormously misleading view of the actual impact of drug treatments.

Rather than acknowledge the lack of progress despite the huge expenditure of public and private funds, the APA dismisses its critics as denying the reality of suffering and impatient with the "pace of science." A genuine science states hypotheses in ways that allow them to be proven true or false. For a century now psychiatry has put forth hypothesis after hypothesis that is not falsifiable.

Today, despite no biological causes, no discernible biological markers or abnormalities, no diagnostic tests, no accurate predictions of treatment response and outcome, the APA still continues to claim that emotional disorders are genuine neurobiological disorders ... with causes too subtle to detect at present! This is hardly an advance over earlier unfalsifiable ideas such as the Oedipal complex.

In sum, the APA's statements reflect less the "pace of science" than the pace of commerce: they blur with the pharmaceutical advertising themes saturating our media. This is because the APA is not an independent organization. One third of its operating budget comes from the drug industry. Drug companies dominate its professional meetings to advertise drugs. In addition, the drug industry funds, directs, and analyzes many drug studies (Healy, 2003), and psychiatric journals publish so-called scientific reports of these drug studies that are ghost-written by industry employees or marketing firms. Psychiatric drug experts with no significant ties to industry can hardly be found. Industry largesse binds many psychiatric practitioners to the industry (Editorial, 2002).

The hunger strikers asked the APA for the "evidence base" that justifies the biomedical model's stranglehold on the mental health system. The APA has not supplied any such evidence, which compels the scientific panel to ask one final question: on what basis does society justify the authority granted psychiatrists, as medical doctors, to force psychoactive drugs or electroconvulsive treatment upon unwilling individuals, or to incarcerate persons who may or may not have committed criminal acts? For, clearly, it is solely on the basis of trust in the claim that their professional acts and advice are founded on medical science that society grants psychiatrists such extraordinary authority.

We urge members of the public, journalists, advocates, and officials reading this exchange to ask for straightforward answers to our questions from the APA. We also ask Congress to investigate the mass deception that the "diagnosis and treatment of mental disorders," as promoted by bodies such as the APA and its powerful allies, represents in America today.

Signed:

Scientific Panel for the Fast for Freedom in Mental Health Fred Baughman, MD; Mary Boyle, PhD; Peter Breggin, MD; David Cohen, PhD; Ty Colbert, PhD; Pat Deegan, PhD; Al Galves, PhD; Thomas Greening, PhD; David Jacobs, PhD; Jay Joseph, PsyD; Jonathan Leo, PhD; Bruce Levine, PhD; Loren Mosher, MD; Stuart Shipko, MD

The hunger strikers endorse the scientific panel's statement. The Fast for Freedom in Mental Health is a project of MindFreedom Support Coalition International. www.MindFreedom.org

References:

Breggin, P. (1991). Toxic psychiatry. New York: St. Martin's Press.

Editorial. (2002). Just how tainted has medicine become? Lancet, 359, 1167.

Healy, D. (1997). The antidepressant era. Cambridge: Harvard University Press.

Healy, D. (2003). Let them eat Prozac. Toronto: James Lorimer & Company.

Hegarty, J., Baldessarini, R., Tohen, M., Waternaux, C., and Oepen, G. (1994). One hundred years of schizophrenia: A meta-analysis of the outcome literature. American Journal of Psychiatry, 151, 1409-1416.

Joseph, J. (2003). The gene illusion: Genetic research in psychiatry and psychology under the microscope. Ross-on-Wye: PCCS Books.

Kirsch, I., Moore, T. J., Scoboria, A., and Nicholls, S. S. (2002a). The emperor's new drugs: An analysis of antidepressant medication data submitted to the US Food and Drug Administration. Prevention and Treatment. Available:
http://journals.apa.org/prevention/volume5/pre0050023a.html

Kirsch, I., Scoboria, A., and Moore, T. J. (2002b). Antidepressants and placebos: Secrets, revelations, and unanswered questions. Prevention and Treatment. Available: http://journals.apa.org/prevention/volume5/pre0050033r.html.

Lewontin, R. C., Rose, S., and Kamin, L. J. (1984). Not in our genes. New York: Pantheon.

Pam, A. (1995). Biological psychiatry. In A. Pam and C. Ross (Eds.), Pseudoscience in biological psychiatry: Blaming the body (pp. 7-84). New York: John Wiley and Sons.

Valenstein, E. (1998). Blaming the brain: The truth about drugs and mental health. New York: The Free Press.

Whitaker, R. (2002). Mad in America: Bad science, bad medicine and the enduring mistreatment of the mentally ill. Cambridge: Perseus Publishing.

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NOTA esplicativa di no!pazzia : Il re è nudo ?

Per chi non molto in dentro agli argomenti in questione, la controversia di cui nella disputa di sopra va avanti da una quarantina d'anni, da quando nei primi anni '70 è nata la critica radicale alla psichiatria con Szasz, Laing, Cooper.

-- La controversia principale è sempre ferma sullo stesso punto nodale: le prove di effettiva malattia medica per "schizofrenia", "mania", "maniaco-depressione", "depressione". Tali prove (reperti di cellule e tessuti danneggiati del cervello, misure di squilibri biochimici nel cervello, comprovati riscontri di differenza genetica) gli psichiatri dichiarano sempre che le stanno per avere, ci sono forti indicazioni, qualcosa si ha già .. e gli antipsichiatri a controbattere che non ci sono vere prove, i primi risultati acclamati non sono stati confermati da misure successive, le misure sono infirmate da influenze esterne non scientifiche ... nonostante questa storica e attuale mancanza di riscontri, quasi sempre gli psichiatri mentono dando per certi quel che non lo è, in particolare la teoria che ci fossero deficienze nella concentrazione dei neurotrasmettitori primari è tuttora contrabbandata per certa a molti familiari, mentre da oltre venti anni risulta il contrario, ora contrabbandano per certa per certa che ci sia deficienza nei 'ricettori' dei neurotrasmettitori, sempre senza misure di prova valide .. . (vedi in no!pazzia /autori brani di E:S:Valenstein)

-- Un secondo punto di contrasto sono l'efficienza delle cure che gli psichiatri reclamano valide e gli antipsichiatri documentano quasi sempre e sicuramente sul lungo periodo di somministrazione se farmaci, danneggianti. (vedi in no!pazzia /autori brani di Peter Breggin)

-- Ci sono poi sempre nella disputa tra psichiatri e antipsichiatri gli effetti psicologici dannosi delle coercizioni fisiche, che però non è argomento esplicito in questa disputa.

Questa azione di SCI International riguarda essenzialmente il primo punto, la mancanza di prove di malattia secondo criteri medici standard. A questa richiesta, la psichiatria risponde nel suo solito modo, sostanzialmente mostrando indignazione ma di fatto nicchiando sui risultati concreti sui documenti sulle pubblicazioni di sostegno; e con parallele affermazioni di grande necessità di se stessa. E d'altra parte non può fare diversamente dato appunto che le prove non ci sono. Il Re come già nella famosa favola di Andersen, non può mai ammettere di essere Nudo.

[per la mancanza di prove nella letterature scientifica, anzi di prove al contrario, vedi nota bibliografica compilata recentemente da Loren R. Mosher, il creatore delle cliniche Soteria, direttore nel passato di biblioteca psichiatrica universitaria]

Anzi recentemente si sono aggiunte parecchie prove della dannosità dei farmaci, anche gli ultimissimi, riscontrati disabilitanti e spesso anzichè riducenti la pericolosità a se stessi a agli altri, di fatto la aumentano. [vedi file gli psicofarmaci neurolettici danneggiano .......]

Oltre al fatto parallelo dello stretto connubio tra psichiatria e industria farmaceutica, che distorce la ricerca, i dati di misura, le informazioni al grande pubblico, influenza i singoli medici, influenza le leggi .. . [vedi file di E S Valenstein in Autori]