NO ! PAZZIA FONDAMENTI


Impazzimenti successivi e pericolosità controproducente della teoria medica della pazzia

Dopo il primo impazzimento, di solito si torna con i piedi per terra. Lo facciamo noi stessi spontaneamente o molto più di frequente a forza a causa degli psicofarmaci attutenti somministratici dagli psichiatri. Quel che avevamo creduto nell'impazzimento non ci speriamo più molto o ne dubitiamo fortemente. Dopo qualche mese o anno è però quasi regola che ci siano 'ricadute', cioè il ricrearci nuove convinzioni 'pazzesche' su cui torniamo a contare molto.

E' a questo proposito, negli impazzimenti successivi, che la teoria medica della pazzia, cioè che la pazzia sia una effettiva malattia medica del cervello, è sommamente controproducente.

Infatti gli psichiatri conseguentemente alla loro teoria sono portati a sostenere che la malattia stia avanzando, che si stia peggiorando, che il cervello si stia deteriorando sempre più. Che quanto più sono numerosi gli impazzimenti successivi, tanto meno ci possa essere 'guarigione'. Perdono perciò ogni speranza di farci tornare con i piedi per terra e passano ad 'attutirci' stabilmente con psicofarmaci antipsicotici a dosi consistenti per l'eternità. Ma gli effetti negativi degli psicofarmaci, deterioranti sempre tutto il corpo e debilitanti il pensiero, si sommano accumulandosi nel tempo e così risulta una nostra debilitazione permanente irreversibile.

Invece dal punto di vista delle teorie antipsichiatriche - di non malattia medica del cervello, soltanto pensiero, convinzioni diverse divergenti da quelle usuali - la situazione è tutta al contrario. Infatti negli impazzimenti successivi, se la pazzia l'impazzimento ha un suo senso, una direzione giusta crediamo, si scartano le convinzioni risultate non valide, si aggiustano le convinzioni "pazzesche" a un po’ più possibili. Si impara con l'esperienza, gli impazzimenti successivi sono sempre meno divergenti dalle convinzioni culturali correnti - o quanto meno presentati in una forma più conciliabile e socializzabile. Quindi quanto più sono numerosi gli impazzimenti successivi, tanto più ci avvicianiamo ad una vita sociale possibile, cioè alla 'guarigione'. (-Ma ci si giunge se siamo totalmente noi stessi quindi senza psicofarmaci !).

Come si vede le due teorie portano a concezioni d'intervento - ed azioni - diametralmente opposte.

Proprio per questo non è possibile conciliarle.

E a noi ex 'pazzi' e 'pazzi', se vogliamo 'guarire' non resta che rigettare in toto la psichiatria. A meno che / proprio a voler cercare un punto di conciliazione ad ogni costo / la psichiatria contraddicendo la teoria medica della pazzia, cioè se stessa e abbandonando il connubio con le industrie produttrici di psicofarmaci non riduca rapidamente a zero tutti gli psicofarmaci dopo ogni impazzimento, anzi abolendoli per tutto il futuro subito dopo i primissimi impazzimenti ! Ma il bravo burocrate-psichiatra non rischierà mai la carriera, paventando caso mai capitasse un qualsiasi incidente al da lui 'curato': tra un possibile danno a se stesso e un danno permanente ad un 'pazzo' zombizzato a vita, la cultura generale attuale, la cultura medica, la società, la famiglia, la legge fanno pesantemente pendere la bilancia si sa dove ... . (Nonostante, vedi..., all'indagine statistica seria, non risultiamo più 'pericolosi' della media delle personi 'normali' : anche gli scienziati psichiatri sono vittima del pregiudizio pazzo=pericolo, o hanno una costituzione mentale particolare - forse ereditaria - di fifa congenita ?)