NO!PAZZIA  DIBATTITO

LA PAZZIA E' UNA MALATTIA PSICOLOGICA ?
(questo è un editoriale della redazione di no!pazzia, è piuttosto una nostra opinione che una certezza, opinione che perciò sottoponiamo a dibattito, di cui chiediamo che si faccia dibattito ...)

Noi di No! Pazzia e con noi tutte le teorie e pratiche antipsichiatriche, compresi gli autori T.J. Szasz, R.D. Laing, P.R. Breggin, L.R.Mosher, G. Antonucci, .., non crediamo che per ciò che è comunemente chiamato "pazzia" (schizofrenia, mania, maniaco-depressione, ..,) ci sia una effettiva malattia medica sottostante, quindi non riteniamo competenti i medici in particolare secondo noi non sono competenti i medici-psichiatri, specialmente se e in quanto attuano terapie mediche, tutte gravemente disturbanti e deterioranti la salute del 'paziente'.

Resta però la domanda, il dubbio, se in noi 'pazzi' -psicotici, schizofrenici, paranoici, maniaco-depressi, ..,- ci sia una malattia psicologica, cioè se il nostro comportamento e le nostre convinzioni, che effettivamente risultano più o meno nettamente abbastanza fuori della norma fuori delle consuetudini, siano dovuti a convinzioni psicologiche personali errate da correggere o raddrizzare. Ci sia una malattia psicologica. Cioè una malattia di cui non sono competenti i medici ma sono competenti gli psicologi e gli psicoterapeuti o gli psicoanalisti, e consigliabile che noi si vada in cura da essi.

Ora, il nostro rigetto della teoria: pazzia = malattia medica , è basato su fatti controllabili scientificamente. Fatti controllabili scientificamente quali: mancanza di deterioramenti e differenziazioni nei tessuti del cervello: nelle autopsie non risultano differenze; mancanza di differenziazione nei liquidi biologici: la teoria psichiatrica anni '80 della differenza nei neurotrasmettitori non è risultata confermata; mancanza di differenziazione nel genoma: nonostante i vanti in contrario, non risultano differenziazioni genetiche certe.Oltre a questa mancanza di difetti riscontrati, le cure messe in atto dagli psichiatri, risultano sul medio e lungo periodo - cioè anni - tutte molto più danneggianti che curanti la salute complessiva.

Ma per una teoria o meno di: pazzia= malattia psicologica, non ci sono fatti controllabili con altrettanta solidità scientifica. Già il solo parlare di malattia psicologica come un fatto, che esista una malattia di cui i medici non siano competenti, ma solo gli psicologi, manda in controversie enormi di definizioni, competenze, misure; risolleva questioni di oceani già versati di distinguo e parole, come la differenza tra corpo e mente, tra corpo e spirito, tra mente e spirito. Però a parte le sottigliezze e le polemiche vecchie e nuove, il concetto è abbastanza chiaro: si ragiona male in sé, non per difetto del cervello, e su questo soltanto si deve intervenire, sulle convinzioni personali e il ragionamento, non sul cervello.


La convinzione di chi scrive è che anche questa teoria pazzia=malattia psicologica, intendendo appunto grosso modo che 1) ci siano convinzioni personali più o meno coscienti che siano sbagliate e perciò da cambiare e che 2) ci siano esperti in grado di farlo, appunto psicologi psicoterapeuti psicoanalisti, sia poco fondata. Poco fondata essenzialmente perché 1) si ha il diritto di esplorare proprie convinzioni personali e 2) un esperto esterno, ammesso e non concesso che esista, si porrebbe sempre come invalidante l'altro come uno che sa di più e dirige l'altro.

Al contrario chi scrive ritiene che l'impazzimento sia un tentativo di essere qualcuno, non più sottomesso, un processo di crescita sostanzialmente una ricerca - piuttosto avventata e quasi sempre sfortunata - di un nuovo centro di sé, di una nuova concezione di sé nel mondo e quindi un viaggio verso una migliore situazione personale. Abbia quindi, ciò che è chiamato pazzia, più una valenza positiva che negativa, non sia perciò malattia, ma semmai solo un essere approdati - o stare attraversando - una concezione di sé e del mondo poco conciliabile con la società esterna. Ma sempre e solo di una opinione personale - (e la maggior parte delle carte dei diritti dell'uomo e delle costituzioni nazionali riconosce il diritto ad avere opinioni personali anche divergenti e comportarsi in conseguenza, almeno finché non si danneggia l'esterno). Ora andare in terapia psicologica è accettare che l'altro ne sa più di noi .. il contrario della via da noi intrapresa di trovare noi la via contro l'ingerenza degli altri .. Preferiremo quasi sempre continuare sulla nostra via, cercando di abbattere il muro, anche se ci rompiamo la testa .. . Quale malattia?


L' immagine negativa della 'pazzia' è tutta principalmente una questione di pregiudizio e di comodità di avere sempre la collettività un capro espiatorio a portata di mano, e alcuni familiari e persone (il vicino benpensante) e gruppi di persone (gli psichiatri, l'industria farmaceutica) ad avere l'interesse a invalidare i nostri diritti, più che effettivi esorbitanti danni da noi prodotti ..-. Non c'è malattia ma solo immagine negativa, pregiudizio, convenienza del capro espiatorio; non voler concedere un minimo di margine di ricerca di sé, di spazio vitale; certamente è conveniente toglierci diritti averi, .. . E' vero che a volte facciamo danni ma questi sono molto spesso più per l'esaperazione della invalidazione costrizione debilitazione di cui siamo vittime, che per caratteristica della pazzia.


Però su questa importante questione se la pazzia e l'impazzimento siano malattia di tipo psicologico, altri possono essere di diverso avviso, che sia meglio cercare di correggere le convinzioni sbagliate e riportare noi "pazzi" sulla "retta via" .. . Questa è di solito l'opinione dei familiari dei bempensanti dei politici, tutti più propensi a volerci riportare, con le buone (mandandoci da psicologi) o con le cattive (affidandoci a psichiatri), sul "giusto" alveo ... .

La situazione storica sulla psicoterapia ai "pazzi" è che dall'inizio del secolo scorso, con Freud e seguaci e scismatici, gli psicoanalisti hanno tentato di 'prendere in analisi' intendendo 'prendere in cura' i 'pazzi leggeri' o nevrotici che ora sarebbero chiamati "fobici" o "maniaco-depressi" leggeri o "depressi" leggeri (o qualcosa di simile). Storicamente non c'è stato un riuscita molto positiva di queste "cure" (analisi interminabili ; scismi accuse e controscismi fra scuole; fino a scandali recenti di interazioni personali sessuali analista-curato molto frequenti ..) Parallelamente c'è poi anche sempre stata una psicoterapia non freudiana basata prevalentemente su consigli .. Ogni successiva scuola psicologica ha aggiunto un suo metodo e pratica. Fino alle attuali pratiche psicoterapeutiche dell'ultima versione di teoria psicologica, quella detta 'cognitiva'

Tutte queste pratiche terapeutiche hanno però riguardato prevalentemente appunto i "nevrotici" o "pazzi leggeri" (claustrofobici, depressi, ansiosi, insonnia, con attacchi di panico, ....,), senza quasi mai prendersi l'impegno dei "pazzi veri" (cioè gli schizofrenici, schizo-paranoici, paranoici, maniacali, ..). Ultimamente questi "psicologi" e "psicoterapeuti" fanno più numerose eccezioni, prendendosi in cura anche schizofrenici, paranoici, maniacali, maniaco-depressi .. ma quasi di regola se e solo se siamo sotto attutimento farmacologico. - d'altra parte difficilmente un "pazzo" non 'attutito' accetta di andare dallo psicologo o psicoterapeuta o psichiatra che fa psicoterapia, dato che è un fatto che nessuno di noi ritiene di essere malato - e secondo chi scrive a pieno diritto -; e poi durante la terapia ben presto ci si convince che l'altro sia tutt'altro che un esperto attento e competente - siamo molto più di occhio lungo di quanto attualmente popolarmente si ritenga !-.

Ma, messi sotto attutimento farmacologico, ci bercameniamo, ascoltiamo, ma di regola quel che entra da un'orecchio spontaneamente esce ben presto per virtù sua dall'altro orecchio, senza pressoché sostare affatto nel pensiero per più di qualche minuto. Perciò sulla psicoterapia sotto psicofarmaci, chi scrive ritiene che ci sia un grave falso sia etico che ideologico: noi non siamo liberi di decidere sotto psicofarmaci, gran parte del funzionamento del nostro cervello è distorto. Questa pratica quindi, la psicoterapia sotto psicofarmaci, se non aggiungere al danno (gli psicofarmaci sempre danneggianti) le beffe (il colloquio psicoterapeutico tra sordi o quasi - presunzione di sanità dello psicoterapeuta compreso) poco ci manca. Ma sicuramente gran parte degli psicoterapeuti si illuderanno per anni (dato che sotto farmaci antipsicotici mentre loro parlano noi stiamo ad ascoltare buoni buoni) di "stare lavorando" .. .

Comunque non è detto che uno psicologo non possa aiutare. Personalmente chi scrive conosce la pratica di Giorgio Antonucci (*) che con la sua tranquilla vicinanza al 'malato', lo ha di fatto aiutato. Ma più che un esperto che cura un malato secondo chi scrive si è trattato sempre di un amico che ascolta e se può dà una mano. Nel momento stesso che lo psicologo chiama se stesso "esperto", in quello stesso momento il suo ruolo come amico decade. Non è più in grado di essere amico alla pari e quindi non è più in grado di aiutare.

Concludendo:

Esiste un esperto delle altrui esperienze ?

Non esiste! Può esistere un amico alla pari, ma non un esperto della vita dell'altro. L'esperto può essere per un reinserinento sociale, interessarsi a problemi familiari, legali, lavoro, non dei pensieri e delle decisioni .. .

Ma comunque questo è un invito al dibattito

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NOTE:

(*) Giorgio Antonucci, medico, collaboratore di gruppi basagliani in Friuli, poi condirettore del centro d'igiene mentale di Reggio Emilia, poi direttore del reparto 'agitate' del manicomio di Imola che ha aperto. Ora in pensione nella sua Firenze. L' unico autentico antipsichiatra italiano, osteggiato anche dalla psichiatria basagliana. Vedi qui in AUTORI.