Non ci sono prove che la pazzia (ora chiamata 'malattia mentale') sia una malattia in senso medico proprio, cioè nel senso di tessuti del corpo - del cervello - danneggiati; anzi è dato oramai per certo che non ci sia alcun deterioramento. Nemmeno l'ipotesi che ci sia nel cervello dei 'malati mentali' psichiatrici una quantità diversa dal normale di sostanze biochimiche importanti - i "neurotrasmettitori"- risulta confermata.
A proposito del criterio di quali siano malattie in senso proprio, vere autentiche malattie, si deve tener presente che verso il 1850 le Scuole di Medicina più avanzate hanno adottato il criterio [criterio di R.Virchov, o di 'patologia cellulare'], che per poter poter parlare di malattia, ai sintomi osservabili esternamente si dovesse trovar riscontro in difetti nei tessuti, a livello di cellule, rilevabili con strumenti - cioè cellule malate o danneggiate o diverse.
E' utile un pò di storia della Medicina recente:
La Medicina è uscita dalle nebbie medioevali solo nella seconda metà del 1800, con il trovare (Pasteur) che la causa di molte malattie era dovuta a batteri, osservati per le prime volte al microscopio; con l'introduzione di tecniche di laboratorio; con il rigore di metodi di controllo scientifici; finalmente con l'affermarsi della concezione (criterio di Rudolf Virchov) che ogni malattia è dovuta a cellule dei tessuti del corpo deteriorate. Secondo questa concezione ad ogni malattia corrisponde un deterioramento, osservabile al microscopio, di determinate cellule del corpo; l' istologia, cioè lo studio dei tessuti di cellule e delle cellule del corpo umano, diventa la base della medicina.
Le Scuole di Medicina delle principali Università europee concorrono a trovare gli abbinamenti malattia-cellule danneggiate. E quindi l'agente causa del danneggiamento, di solito batteri poi (più piccoli) virus; talvolta una secrezione glandolare abnorme, od occlusioni. Infine il rimedio, uccisione dei batteri e virus con agenti contrastanti, o ripristino dell'equilibrio glandolare o dell'efficienza circolatoria. Sempre tutto osservabile in maniera obbiettiva, con riscontri d'analisi di laboratorio; almeno nei casi studiati nelle cliniche universitarie; l' informazione è da lì propagata immediatamente nelle provincie più lontane mediante le riviste mediche che ora si cominciano a compilare e distribuire in maniera massiccia.
Perdurano tuttavia vecchie tecniche soggettive, come il ricorso, anche come scorciatoia per la necessità immediata, all'"occhio clinico". O perdurano teorie spesso mere ipotesi e/o più di comodo che provate; non provate non solo secondo il criterio rigoroso di Virchov, ma nemmeno con riscontri metodologicamente validi anche se meno rigorosi, teorie largamente ipotetiche appunto, quali l'ereditarietà o malattie psicosomatiche.
Il progresso autentico medico va avanti però sui riscontri con strumenti sempre più potenti (ultramicroscopi; radiografie; analisi chimiche spettrografiche; radiografie computerizzate; analisi con magnetorisonanza ..), sulla individuazione delle cause oggettive di malattia effettivamente rilevate. E' di pochi anni fa (198.) la prova che una malattia prima ritenuta psicosomatica, l'ulcera gastrica, è invece provocata da un determinato virus ( o batterio?) e finalmente si approntano efficaci rimedi.
All'inizio del 1900 non si dubitava che le forme più gravi delle malattie del gruppo della pazzia [schizofrenia, mania, maniaco-depressione, .. e vecchie classificazioni ebefrenia, paranoia, autismo..] fossero dovute a danni delle cellule del cervello. Se non si avevano ancora riscontri concreti, questo era certamente dovuto, si riteneva, a strumenti ed a tecniche non ancora sufficientemente potenti. Freud stesso attendeva questi rilevamenti strumentali, cioè la prova di tessuti di cervello deteriorati - "deterioramento patologico", -["patologia" è nel linguaggio medico un danno rilevato irreversibile, di regola tessuti cellulari gravemente deteriorati]-, da un momento all'altro, per quelle 'malattie mentali' più gravi che distinse in "psicosi" (schizofrenia, ebefrenia, paranoia, ..), mentre riteneva che non si sarebbe avuto questo rilevamento per quelle più leggere -"nevrosi"- (isteria, ossessioni, fobie, ..) che erano quelle che lui riteneva di poter curare con la sua psicoanalisi. L'unica cosa che si riuscì a provare con certezza in quegli anni d'inizio secolo fu che una forma di pazzia molto simile alla schizofrenia ma stabilmente associata alla sifilide, comportava cellule del cervello deteriorate. Ma fu anche provato che l'agente era un virus che danneggiava diverse parti del corpo, appunto il virus della sifilide; debellato il virus scompariva anche la forma di pazzia in questione. Ogni tanto qualche ricercatore usciva fuori con proclami di aver trovato la prova, la zona del cervello lesionata; proclami che però non risultarono mai confortati validi nei rilevamenti delle indagini successive più accurate.[per tutta questa parte puoi vedere T.S. Szasz : la schizofrenia simbolo sacro della psichiatria cap.1]
Per tutto il resto dell'appena trascorso secolo, si è andati avanti a cercare nel cervello difetti riscontrabili, con autopsie dopo morti, con radiografie, radiografie computerizzate (Tac); magnetorisonanza computerizzata (Mri); con tecniche di traccianti radioattivi (tecnica PET), cercare difetti a cui far risalire la causa dei comportamenti strani o aberranti dei "pazzi", cercare e trovare nel cervello le cause della supposta "malattia mentale". Effettivamente qualcosa si è trovato, si sono trovate tutta una serie di effettive malattie dovute a deterioramenti del cervello, malattie abbastanza distinguibili per sintomi esteriori anche dai medici non specialisti, con difetti riscontrati riscontrabili nelle cellule e tessuti e sostanze biochimiche del cervello; esse non sono però le 'malattie psichiatriche' principali, quelle comunemente chiamate 'pazzia'; anche se alcuni sintomi sono simili sono abbastanza diverse, sono ora classificate come 'malattie neurologiche' (oltre a demenza da sifilide e tumore al cervello, ora anche morbo della mucca pazza, morbo di Parkinson, morbo di Alzemeir, demenza senile, intossicazioni da stupefacenti, intossicazioni da solventi di vernici, ..). Sono effettive malattie del cervello agevolmente riconosciute con rilevamenti strumentali dai medici neurologhi. Di competenza del neurologo, non dello psichiatra.
Ma per quanto riguarda il grosso delle 'malattie mentali' psichiatriche - schizofrenia, mania, maniaco-depressione, .. ebefrenia, paranoia, catatonia, autismo, .. , /anche depressione/ - niente si è trovato di concreto, quanto ad effettivi difetti del cervello. Nonostante l'enorme sviluppo di tecniche e mezzi sempre più precisi di cui sopra accennato, a tutto il 2005-2007 non è stata mai trovata una prova valida ripetuta ricontrollata di deterioramento di cellule del cervello (neuroni), in nessuna delle forme di pazzia più gravi - e nemmeno in quelle meno gravi - . Non si trova niente di danneggiato o diverso, né da vivi né nelle autopsie dopo morti.
Ciononostante la teoria che la pazzia sia una malattia come le altre e quindi, a stretto rigore scientifico, con cellule deteriorate, ha continuato ad essere sostenuta da grossa parte dell'establishement medico, sempre aspettandosi un ritrovamento concreto da un momento all'altro da parte della ricerca di queste prove 'istologiche'.
A questo punto anno 2000, la autovantata competenza della medicina-psichiatria per la comunemente chiamata 'pazzia' appare speranza ingenuità od interesse personale e di gruppo ma non scienza ! Non scienza ! Se ci fossero stati danni effettivi al cervello, essi sarebbero oramai stati rilevati.
Ciononostante la medicina-psichiatria persegue a sostenere essere la 'pazzia' una malattia del cervello, essere la medicina e la psichiatria competenti. E si dà da fare ad usare mezzi medici forti - elettrochoc, psicofarmaci antipsicotici - nonostante che la sua competenza per effettiva malattia non risulti e che i danni prodotti non solo sulla mente ma su tutto il corpo da tali mezzi forti siano invece sempre più ben documentati. [vedi in No!Pazzia nella sez. Contenuti - Psicofarmaci - Danni].
Che ci sia una malattia vera, non risulta ! Che ci siano danni gravi prodotti dagli interventi psichiatrici, risulta !
Prosegue tuttora nuovo secolo 2000 la psichiatria a ricercare le minime differenze nel cervello di noi 'pazzi', che sembrano apparire appena tali appena intravedibili alla prima indagine. Ma si tratta di una ricerca quasi sempre di parte /della parte degli psichiatri / ed interessata; spesso se non sempre manovrata dalle compagnie farmaceutiche produttrici degli psicofarmaci.
Ora l'incasso il guadagno delle compagnie farmaceutiche con lo smercio degli psicofarmaci in tutto il mondo è diventato enorme. Un bussiness di interessi plurimiliardari.
Con il risultato del distorcimento della ricerca, il falsare i dati di misura, il corrompere, il sovvenzionare interessato, il influenzare e sottobanco comprare riviste mediche, la pubblicità a piene mani di parte in giornali e televisioni, tutto a favore del bussiness degli psicofarmaci. Ne è risultato un connubio stretto di distorsioni menzogne e corruzione tra psichiatri pro-farmaci e industria farmaceutica, fino al livello della ricerca universitaria e degli organismi statali di controllo. L'industria farmaceutica appoggia la psichiatria sovvenzionando ricerche che trovino ad ogni costo prove di danni al cervello, in modo da sostenere la psichiatria; la psichiatria adotta universalmente come mezzo principale essenziale di cura ed uso prolungato ad anni ed anni gli psicofarmaci. Il connubio è ad ogni livello, sia nella ricerca universitaria, sia nelle apparizioni e dibattiti pubblici, ma anche nello psichiatra di base che trova utilissimo distribuire ai familiari le assicurazioni di validità del farmaco e il pieghevole forniti dall'industria farmaceutica. Anche senza computer gratis o congresso tutto pagato in località di villeggiatura, lo psichiatra trova utilissimi i farmaci e la loro pubblicità associata, dato che altrimenti non ha niente altro.
Grazie a questo enorme interesse di soldi associato allo smercio degli psicofarmaci, le minime prime apparenze di prova di difetti trovati e di farmaci trovati buoni sono strombazzate subito a gran voce come certe : finalmente un riscontro, un rilevamento, una prova ! come dati quasi certi, anzi certi ! Ma in realtà sempre senza prove autentiche. Ripetendo altri ricercatori la stessa esperienza subito dopo sempre finora si è trovato che il risultato prima strombazzato risulta invece tutt'altro che certo, che molti fattori importanti erano stati trascurati, che i 'pazzi' erano stati già 'trattati' a psicofarmaci ed era l'effetto degli psicofarmaci che risultava sostanziale, che ..
In sostanza per tutto il fine secolo ipertecnologico, i vantati proclami / questo o quel neurotrasmettitore, questo o quel difetto genetico/ proclami di aver trovato finalmente una prova che il cervello di noi pazzi sia deteriorato, sono risultati tutti buchi nell'acqua. Tutti buchi nell'acqua !
Però i mezzi di comunicazione strombazzano sempre in ben visibile il primo annuncio, ma in piccolo o mai le successive rettifiche e smentite. Cosicché il grosso del pubblico recepisce solo il primo messaggio e ci crede. Cosicché le compagnie farmaceutiche e il grosso degli psichiatri hanno buon gioco a lasciar credere che una effettiva malattia ci sia veramente .. .
Al contrario le uniche differenze riscontrate è stato dimostrato essere causate dai 'trattamenti' degli psichiatri ( farmaci antipsicotici vecchi e nuovi, elettrochoc). E queste anomalie da loro provocate causano ben presto e senz'altro se di lungo impiego, pesanti deterioramenti irreversibili sia alla mente che al corpo ! La ricerca ha dimostrato non già che i 'pazzi' sono malati, ma bensì che le cure degli psichiatri ci rendono tali !!
A questo punto anno 2007, la autovantata competenza della medicina-psichiatria per la comunemente chiamata 'pazzia' appare speranza ingenuità ed interesse di gruppo e personale ma non scienza ! Non scienza ! Se ci fossero stati danni effettivi al cervello, essi sarebbero oramai stati rilevati. Se non c'è danno al cervello un medico non è competente, caso mai è competente uno psicologo o se problemi di adattamento sociale un sociologo ..
Teoria genetica :
A proposito della teoria che la pazzia abbia origine genetica, cioè sia ereditaria:
Una linea di ricerca e teoria psichiatrica è stata - molti ancora la sostengono - che in noi 'pazzi' ci siano geni danneggiati o diversi ricevuti tali per eredità genetica, per nascita. Si è andati avanti su questa linea di ricerca 1) senza un criterio scientificamente valido di riconoscimento, a monte della ricerca, di chi è "malato" e chi non lo è /i criteri diagnostici degli psichiatri tipo DSM-4 sono tutti discutibili per una ricerca scientifica seria/; ma 2) soprattutto con metodi di analisi statistica da dilettanti.
In particolare la prova massima di questa origene genetica della malattia "pazzia" è dedotta da ricerche su gemelli di cui uno "pazzo". Se uno dei gemelli è "pazzo" [la ricerca principale è sugli "schizofrenici"] si è riscontrata un'alta frequenza che anche l'altro gemello lo è -"schizofrenico"-; da questo risultato si è dedotto che ci deve essere una causa genetica per la schizofrenia: un gene identico malato comune ai due gemelli. Però, e in questo consiste l'analisi da dilettanti dei dati statistici, non si è tenuto conto in questo ragionamento che la stessa situazione personale e familiare ha altrettanta probabilità di causare pazzia come ambiente identico - vicende e persone con cui intereagito - vissuto da entrambi i gemelli, anche un imitare l'uno l'altro: cause spiegazioni altrettanto se non più plausibili della ipotesi-teoria del gene comune danneggiato. Passando, questi sostenitori della teoria genetica, anche sopra al fatto, altrove sempre confermato, che se i geni fossero diversi essi produrrebbero non solo pensieri ma anche cellule e tessuti diversi. [Per questa disamina degli studi sui gemelli e altro sulla teoria genetica, vedi ad es. P. Breggin: 'Toxic Psychiatry', cap. 5].
Neurotrasmettitori
Oramai constatato che difetti visibili nelle cellule e nei tessuti del cervello non risultavano, la ricerca medica psichiatrica, continuando a ritenere per certo che la pazzia fosse una malattia medica, fin dagli anni '70 è ripiegata su una ipotesi di danno secondario, che le malattia mentali potessero essere causate se non da cellule o tessuti danneggiati, da una concentrazione diversa dal normale di sostanze chimiche particolari, attive nel cervello, i "neurotrasmettitori": I neurotrasmettitori sono sostanze biochimiche, gran parte appartengono alla categoria delle ammine, presenti all'interno delle cellule del cervello (neuroni). I neurotrasmettirori migrano lungo il singolo neurone fino a fuoriuscire ad una delle propaggini in cui il neurone si ramifica (dendrite) nella particolare microscopica zona di contatto con il neurone contiguo. Da qui può essere catturato o meno dal neurone contiguo, se o meno c'è nella membrana di contatto del secondo neurone una macromolecola apposita ("recettore") che la aggancia. I neurotrasmettitori funzionano da messaggeri chimici di informazione, tra un neurone e i neuroni vicini con cui sono a contatto tramite le dendriti.
Una differenza di concentrazione, rispetto il normale, nei neuroni di una determinata zona del cervello, di una o l'altra di queste sostanze neurotrasmettitrici sarebbe stata appunto sufficiente a causare la malattia, la sua causa diretta. Questa teoria è stata avanzata negli anni 70 ed è quella ritenuta più valida /ora nella variante più recente basata sui 'recettori' dei neorotrasmettitori / tra le teorie mediche sulla pazzia. E' basata sulle osservazioni degli effetti fisiologici degli psicofarmaci, sostanze chimiche a molecola complessa che erano state trovate e sperimentate appunto in quegli anni 1950-60. Era stato appunto ben presto riscontrato che gli psicofarmaci modificavano notevolmente la quantità complessiva di neurotrasmettitori in zona o in tutto il cervello.
Gli psicofarmaci, in particolare quelli 'neurolettici ' (aldol, aloperidolo, serenase,... ), sono sostanze chimiche sintetiche che empiricamente si era constatato, negli anni 50, che, somministrati, agiscono (rallentano) sui riflessi, sul decidere (e non solo); col risultato che spesso tolgono le convinzioni "pazzesche" ai "pazzi" in genere, agli schizofrenici spesso tolgono le allucinazioni . Poiché appunto fanno star buoni i "matti" sono stati rapidamente adottati in tutte le cliniche per malattie nervose in tutto il mondo.
[A questo proposito dei 'farmaci' 'neurolettici' è importante dire subito, ma ne riparleremo a lungo in altro luogo, secondo chi scrive, secondo tutti gli antipsichiatri, secondo anche molti ricercatori scientifici e molti medici coscenziosi questi psicofarmaci neurolettici, detti anche antipsicotici, non guariscono niente, solo attutiscono il funzionamento di tutto il cervello in modo che non riusciamo più a pensare velocemente, ci sono molti effetti dannosi concomitanti - che possono essere anche mortali-, a lungo andare funzionano meno ma intanto tutto il corpo ed il cervello si sono deteriorati irreversibilmente].
Ma per quel che ci interessa qui, si era qualche anno dopo che già erano ampiamente utilizzati (fine anni 60) scoperto che questi 'neurolettici' modificavano le concentrazioni dei neurotrasmettitori.
Fu con questi dati che fu costruita la teoria che la pazzia fosse dovuta a concentrazioni fuori del normale di neurotrasmettitori nei neuroni, in una zona o un'altra del cervello. In particolare la teoria era basata sul neurotrasmettitore "dopamina" la cui quantità appunto si scoprì - anni dopo che già si davano gli psicofarmaci a piene mani - che diminuiva in seguito alla somministrazione del neurolettico (largactil .. haldol serenase), agli schizofrenici. Erano misure appena sopra la soglia degli errori sperimentali di misura, cioè appena rilevabili, su persone sempre "trattate" con tali psicofarmaci neurolettici in dosi più o meno da cavallo. La si considerò una grande scoperta : si arguì infatti che se questa diminuzione di concentrazione era l'effetto dello psicofarmaco e correggeva la malattia (riduce le allucinazioni, non sempre), la malattia consistesse, fosse causata appunto, da uno squilibrio al contrario della concentrazione delle sostanze neurotrasmettitrici, avesse lo schizofrenico normalmente troppa dopamina. Si spacciò per certo di aver trovato la causa della pazzia degli schizofrenici e non solo: che un meccanismo simile agisse per le altre forme di pazzia. La ricerca mondiale si buttò a cercare le prove di questo squilibrio dei neurotrasmettitori: in individui pazzi non trattati con psicofarmaci, si sarebbe dovuta trovare una concentrazione abnorme squilibrata al contrario (troppa dopamina negli schizofrenici ).
Per vent'anni si è cercato in tutto il mondo, con misure sempre sulla soglia degli errori sperimentali, senza poter provare niente di certo, se non gli effetti degli psicofarmaci [cfr Breggin 'Toxic Psychiatry' cap 5, ediz. U.K. pag 136 e seg.].
Ma ora con la tecnica PET (tomografia con traccianti radioattivi)(1990 ..) gli errori di misura sono molto ridotti ed è pressoché oramai certo che questa differenza di dopamina non ci sia (si vede infatti ora molto nettamente nelle misure la diminuzione di dopamina in seguito alla somministrazione di psicofarmaci neurolettici, ma una differenza nei valori tra 'pazzi' senza somministrazione di psicofarmaci e 'non pazzi' non si vede). Ultime misure considerate definitive1994: non c'è differenza : l'ipotesi dopaminica prima formulazione cade.
Gli psichiatri si sono però subito dati da fare per trovare teorie di difetti biochimici, alternative o più complesse rispetto alla dopaminica iniziale. In particolare si è avanzata l'ipotesi che quantunque la concentrazione dei neurotrasmettitori fosse normale, essi neurotrasmettitori non riuscissero a funzionare normalmente, precisamente non riuscissero ad agganciarsi, dopo aver migrato nella vescicola all'estremità della dentrite, al neurone a cui doveva arrivare per trasmettere il messaggio chimico - o si agganciassero troppo facilmente. Cioè non funzionasse bene il meccanismo d'aggancio neurotrasmettitore - neurone contiguo. A questo proposito è stata costruita la teoria dei "recettori" dei neurotrasmettitori malfunzionanti. Questi 'recettori' sono macromolecole o gruppi di molecole che stanno sulla membrana di superficie del neurone e sono addetti ad agganciare (ricevere, recepire) il neurotrasmettitore che vaga nella vescicola microscopica presente nel punto di contatto con il neurone trasmittente.
Il difetto secondo gli psichiatri sostenitori della attuale (anni 2000) teoria del difetto biochimico quale causa della 'pazzia' sarebbe in questi "recettori" troppo o poco numerosi o troppo o poco efficienti. A proposito di questa teoria dei "recettori" usciamo dal campo elementare di questo scritto; rimandiamo a testi e autori più specializzati: ma a quanto sostengono i ricercatori smaliziati [puoi vedere qui brani di E. S Valenstein] a tutt'oggi 2001 perdurano misure con errori di misura ed incertezze di metodo così grandi che si può sostenere tutto e il contrario di tutto.
Però, indipendentemente dalla buona funzionalità o meno dei recettori, sostanzialmente ancora tutto in dubbio, resta sempre più accertato in queste ricerche recenti e quindi solido come un macigno che gli psicofarmaci perturbano fortemente le concentrazioni dei neurotrasmettitori nei neuroni, concentrazioni che senza psicofarmaci nel "pazzo" più pazzo sono misurate e misurabili normali. In particolare la quantità di dopamina risulta normale senza neurolettici ma è fortemente abbassata dai neurolettici. Che quindi gli psicofarmaci perturbano, e di grosso, il cervello in caratteristiche importanti altrimenti normali. In altre parole queste ricerche hanno mostrato l'esatto contrario di quel che gli psichiatri intendevano dimostrare: non già che c'è un difetto nel cervello che gli psicofarmaci correggono, ma bensì che non c'è nessun difetto prima che si prendano psicofarmaci, ma esclusivamente a causa degli psicofarmaci, dopo il difetto c'è !
Al riguardo della teoria dopaminica, cioè essere l'eccesso di dopamina causa della pazzia negli schizofrenici, sulla storia di questa ipotesi, si vede bene che sia la psichiatria ricercatrice nelle università, ma ancor più la psichiatria medica agente sul territorio, hanno agito, rispetto le tutt'altro che definitive informazioni e teorie disponibili, sempre sulla strada dell'ipotesi accettata acriticamente, ma cambiata e vantata, rispetto i familiari e il grosso pubblico, da ipotesi non ancora confermata a conoscenza certa. Sulla strada non della scienza e quindi del dubbio, della precauzione, specialmente negli interventi sui 'pazienti', ma della vantata certezza della vanteria della millantatura del danno irresponsabile.
Il grosso degli psichiatri hanno infatti subito data per certa al grosso pubblico, nei decenni '70 - '80, questa differenza di concentrazione della dopamina come certamente trovata, come prova della malattia effettivamente riscontrata; ma non c'erano misure a comprovarlo! Su questa supposizione hanno giustificato il dare psicofarmaci neurolettici a piene mani. Hanno continuato a dar per certo che questa differenza sicuramente c'era, che sarebbero riusciti a misurarla meglio, dando la colpa agli errori di misura ancora troppo grandi (*), anni '70-90. Ma già nei primi anni '90 era oramai solido il contrario, che l'eccesso dopaminico primario non c'era.
Rincorrono con la teoria della disfunzione dei ricettori dopaminici, ma anche qui misure contrastanti. Rincorrono con la teoria dei sottogruppi di ricettori dopaminici; anche qui nulla di solido.
Ma ogni volta hanno sempre sostenuto che avevano trovato e provato il difetto, che i loro farmaci correggevano il difetto : ma non era mai vero! Sempre od autosuggestione o millantatura cosciente !
Ora, 1999 la maggior parte di loro non vogliono accettare né arrendersi all'evidenza delle misure sempre negative fino alle ultime attuali condotte appunto con la tecnica PET. E non solo non confermanti la teoria originaria dei neurotrasmettitori a concentrazioni abnormi, ma nemmeno quella successiva dei 'ricettori' dei neurotrasmettitori malfunzionanti.
Invece le deduzioni dalla teoria erano spacciati per fatti, che gli schizofrenici avessero troppa dopamina, che le emozioni eccessive dipendessero dall'eccesso di dopamina, .. . Tutto sostenuto in dotte elucubrazioni con sfoggio di erudizione, in opuscoli, in conferenze, in libri di divulgazione autorevole, dall'alto di una prosopopea che nemmeno il re nudo della favola di Andersen aveva. Il tutto senza nessuna misura a sostenerlo! Ma spacciando presso il grosso pubblico, i giornalisti, i genitori, come risultati solidi e non come deduzioni da una teoria ancora totalmente da confermare sperimentalmente -questo lo tacevano-.
Anche ammesso comunque che, in questa ricerca della dopamuna in eccesso, qualcosa si fosse mai rilevato, se non primaria nei ricettori, se non nei ricettori primari nei ricettori secondari, se non ..., sarebbe sussistito anche in tal ipotetica eventualità l'argomento di quale la causa e quale l'effetto: noi opineremmo infatti che la nostra - di noi 'pazzi'- ricerca frenetica di una soluzione ai nostri concreti guai è la causa, che generando il nostro ansioso pensare di conseguenza potrebbe produrre un aumento del neurotrasmettitore (o una chiusura dei recettori), se non altro per la nostra necessità al momento impellente di aumentare la attività del cervello per trovare soluzioni.
Anche la logica più semplice è stata calpestata dagli psichiatri, che alla domanda se chi è nato prima l'uovo o la gallina /il pensiero convulso la causa o l'effetto della disfunzione neurotrasmettitoriale/ hanno sostenuto a spada tratta la totale certezza per solo uno dei due ! [cfr. Peter Breggin "Toxic Psychiatry " pag 138].
Tutto questo si badi bene non tanto in discussioni accademiche, quanto in assicurazioni a tutto il mondo, ai familiari, alla legge, di essere competenti; nonché purtroppo in massiccie somministrazioni a vita di psicofarmaci pesantemente debilitanti il corpo e la mente, zombanti a vita; somministrazioni contrabbandate per "scienza medica"; al solo scopo pratico di rinchiudere la nostra pazzia in una prigione chimica d'impotenza; insieme all'effetto, rivelatosi del tutto secondario ed aleatorio, di ridurci le allucinazioni. Che invece, forse, ci sono utili.
Cosicché una delle più prestigiose Scuole Mediche, forse proprio quella più autorevole e senz'altro dotata di più mezzi di ricerca, l'American Society of Medicine, visto che non si è riuscito a trovare nessun difetto secondo il criterio di Virchov suddetto (e nemmeno conferme alla teoria della variazione di concentrazione di neurotrasmettitori), ha recentemente (1994-95), senza far molto rumore, declassato le malattie del gruppo della pazzia (schizofrenia, mania, depressione, .. ) a 'non patologie', non malattie gravi (spostandole in sordina da un gruppo all'altro del loro elenco).
Ma non basta. Al primo colpo mortale alla teoria che la pazzia sia una malattia medica, la mancanza oramai riconosciuta da tutti di cellule e tessuti danneggiati nel cervello e altrove ("mancanza di referti patologici"), al secondo colpo mortale non differenza di concentrazione di sostanze biochimiche ("ipotesi di concentrazione diversa dei neurotrasmettitori non confermata"), si aggiunge un terzo colpo mortale, forse ancor più definitivo, riguardante il raffronto circa le guarigioni dalla pazzia nei paesi più progrediti, rispetto le guarigioni nel terzo e quarto mondo. I dati sono dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e sono stati controllati a più riprese e danno il risultato scioccante per i nostri psichiatri più progrediti (nonché case farmaceutiche che li riforniscono delle ultime specialità) che nel terzo e quarto mondo, nonostante la scarsità dei mezzi psichiatrici, nonostante che il numero di impazzimenti sia in percentuale lo stesso, si guarisce nettamente di più, quasi circa il 50% di ritorno alla vita normale contro il circa 33% dei paesi 'più progrediti'. (dati per gli 'schizofrenici', i "pazzi" per eccellenza).
Evidentemente le cure degli psichiatri progrediti nostrani curano molto di meno delle non-cure messe in atto nel terzo e quarto mondo !
A questo punto la debacle della psichiatria e dalla teoria su cui la psichiatria si basa che la pazzia sia una malattia medica, secondo noi è ben definitiva.
Ma gli psichiatri e anche gran parte dell'establishment medico non
demordono, sostenendo che comunque c'è un 'disagio' stabile e netto ed è loro compito farvi comunque fronte.
Ma chi ben informato continua a dar loro credito, anche considerando che i mezzi da loro messi in campo, ad es. gli psicofarmaci neurolettici nel caso della schizofrenia, attutiscono solo i sintomi, non guariscono niente, hanno una massa di effetti - loro dicono 'secondari' ma in realtà principali - nettamente pericolosi ed effettivamente danneggianti il corpo (Peter Breggin: Brain-Disabling Treatments in Psychiatry ,1997 vedi qui tradotto il primo capitolo, tra cui sovente una assuefazione dello stesso tipo di quello da droghe morfina eroina e simili) ?
Purtroppo gli interessi anche economici in campo sono fortissimi.
Le multinazionali farmaceutiche hanno un bussiness enorme con gli psicofarmaci
e influenzano pesantemante anche la ricerca scientifica universitaria.
Gli psichiatri infine non rinunciano certamente spontaneamente al
loro mestiere e lavoro per andare a cercarsene un altro !... C'è
poi simultaneamente a dare fiducia e aggio alla psichiatria tutta la concezione
culturale di incomprensibilità di pericolosità di paura nei
nostri confronti; concezione per cui ben volentieri i familiari la
società la legge scaricano il nostro problema sugli psichiatri.
Il problema del nostro essere socialmente e culturalmente divergenti
è quel che essi ottengono di attutire, non di migliorarci la salute che in realtà paggiorano ! Poliziotti del pensare diverso, non medici ! Psichiatri che fino a qualche decennio fa ritenevano in buona fede di essere competenti, tentavano inutilmente di esserlo; ma ora alla luce della attuale ricerca scientifica in loro secondo noi c'è solo presunzione se non malafede e talvolta sadismo.
Secondo noi , come abbozzeremo meglio in altro capitolo, la pazzia è essenzialmente un "montarsi la testa" - e poi demoralizzarsi, abbattersi - molto spesso su ipotesi di realtà magica, realtà magica di regola non accettata dalla consuetudine culturale circostante l'impazzito. Essenzialmente quindi un formarsi una propria concezione del mondo e comportarsi in conseguenza. Un opinione ed una prassi diversa dal 'normale', come un'aderire ad una setta politica o religiosa estremista, formata da un solo elemento. Un delitto d'opinione ed azione (semmai), NON malattia. Una concezione su cui si spera molto a cui si aderisce disperatamente, a cui anche il corpo aderisce come ad una seconda pelle, questo sì - quindi quegli effetti che i medici chiamano effetti psicosomatici (fobie panico vomito e simili). Una quasi-malattia quindi. Ma come una convinzione isterica di gravidanza non è una gravidanza, così questa quasi-malattia non è malattia organica. Da non trattare quindi con farmaci pesantemente agenti su tutto il corpo! Questo è il punto base.
Secondo noi, vorremmo chiarire meglio in seguito, questi effetti psicosomatici sono in realtà segnali-errore che la parte incoscia di noi dà tramite segnali-sensazioni corporee all'io cosciente, segnali errore di cosa appena iniziata da non fare .. tornare indietro: la giusta risposta ad una fobia di non entrare in una piazza è non entrarci ... (è possibile una valenza simbolica della proibizione ..)
E' bene escludere ben inteso con un opportuno controllo presso un buon medico (non psichiatra !) che il disturbo psicosomatico - vomito,..nausea,.. - non sia causato da effettivo malanno al corpo; dopodiché niente secondo noi va concesso ai medici-psichiatri, ai loro psicofarmaci !
In questo processo di costruirci una realtà magica le allucinazioni giocano un ruolo di primo piano: sono 'malattia'? o è una risposta abnorme ma lecita nella razza umana alla situazione di grave crisi esistenziale dell'io? Questo delle allucinazioni è l'unico appiglio - oltre al "delirio", al sragionare, - che resta in mano ai medici per una teoria della pazzia = malattia medica, che le allucinazioni essendo un fenomeno abnorme, chi le ha è malato, i riscontri cellule o liquidi biologici diversi li troveremo in seguito ! [non ancora trovato niente, ma forse nel 2050 .., sicuramente nel 2100..! ] : ma allora coerentemente si dovrebbero ritenere malati anche i santi e il coraggio di sostenerlo apertamente, non fare due pesi due misure ! ( - Noi riteniamo che le allucinazioni siano un fenomeno normale, connaturato alla razza umana, per quanto eccezionale; ma a cui appunto il corpo-cervello ricorre in situazioni eccezionali; che correttemente utilizzate siano di aiuto).
Il "sragionare" è dovuto all'aver costruito-accettare teorie di mondo magico: ci si basa conseguentemente su intuizioni, sui 'segni', su 'voci' , .., per decidere quasi tutto, non più sulla logica normale. Perciò per un 'normale' sembra illogico, sragionamento. Ma è la stessa logica che usavano le pizie e gli sciamani !
Quanto al "delirio", le convinzioni "deliranti" sono illuminazioni-teorie estreme balenate all'intuizione a cui ci si appiglia aggrappa cercando di andare avanti fidandoci sostenendole a tutti i costi. (Col senno di poi è senz'altro possibile, poi, riconoscere ed assegnar loro solo un valore metaforico; era una giusta direzione per noi, anche se solo simbolica o di sola direzione; dentro la pazzia la metafora e la realtà sono poco distinguibili, questo è vero e porta ad abbagli. Ma è inevitabile perchè per cercare un nuovo nostro orientamento le categorie logiche e di osservazione vanno-sono necessariamente accomunate semplificate).
Se proprio si vuol usare la categoria 'Malattia' si dovrà propriamente parlare, tenendo presenti quelle cause di vita , di affetti, di cui si parlava sopra, di "Malattia psicologica". Anche cause Familiari, Sociali e Culturali riteniamo abbiano concorso a scatenarla e spesso concorrono a mantenerla. Anche quindi "malattia psicologica-sociale". Ammesso e non concesso che si tratti di malattia, perché secondo la nostra convinzione di fondo, che esporremo più avanti nei dettagli, la pazzia è un tentativo di ristrutturazione, automodifica, quindi positiva ed anche efficiente; se raramente ottiene risultati e quasi sempre fa precepitare nel vaneggiamento e nel delirio e nel lasciarsi totalmente andare, questo è sia per debolezza dell'individuo, debolezza della sua situazione personale familiare e sociale, che per mancanza della Cultura Generale (e della cultura personale dell'individuo che impazzisce, ma questa non può che essere che una parte di quella generale) che nè dispone di ruoli sociali di sbocco per chi impazzisce, nè ha fornito in anticipo un'inquadratura culturale valida a chi precepita nella pazzia.
Il momento del delirio del vaneggiamento può essere raggiunto, di fronte alla debacle totale dei proponimenti, alla sconfitta su tutta la linea delle speranze, del "pazzo", di noi pazzi, di me pazzo, non lo neghiamo; ma al massimo in quel momento può essere somministrato un calmante. Non certo proseguire però con i calmanti a vita!
Quel che ci preme qui sottolineare è che la spiegazione medica non è più scientificamente sostenibile. E quindi mezzi di intervento medici non sono più giustificabili ad occhi chiusi come nel passato:
Se non è una malattia del corpo a quale titolo può intervenire un medico che - tra l'altro - ha studiato e curato sempre e pressoché soltanto malattie del corpo? ( Solo recentemente e solo in alcune Università, è stato istituito per gli studenti di Medicina un corso di psicologia, ma sempre come esame secondario, facoltativo e tuttora poco seguito. I medici che si specializzano in Psichiatria,.......di solito imparano a disprezzare, come regola di spirito del Corpo Medico, la psicologia da studiare....... ) Può una medicina per il corpo guarire uno Spirito malato ?, essere giustificata a 'curare' una Convinzione personale socialmente non accettata ? O intervenire in una fase di lotta interna (le allucinazioni), lotta interna per autoristrutturarci, - che solo raramente è lotta con l'esterno, molto più "paura" dei conviventi che nostra pericolosità - da fuori con i piedi addormentando tutto (psicofarmaci in dosi massicce quando non elettrochoc) ? Rilasciandoci poi, se ci rilasciano, con tutti gli stessi problemi di prima davanti.
A stretto rigore l'uso della medicina su un 'pazzo' deborda ampiamente nella ciarlataneria nella presunzione ignorante e nel non rispetto dell'individuo, nell'abuso del nome di medico. Tanto più che nessuna guarigione sicura la Medicina con i suoi mezzi ha mai ottenuto. Non perchè non ha ancora trovato il rimedio buono, ma perché, ripetiamo, non c'è malattia del corpo, cervello beninteso compreso. E ricordiamo che uno dei vincoli di Ippocrate ai medici, del giuramento ippocratico dei medici, fosse di non usare mezzi medici su non malati ! - FINE
(*) Una perla di presunzione o anzi sostanziale ignoranza o menzogna deliberata a questo proposito è del compilatore, tale Leonardo Ancona, la prefazione all'ediz. Armando '84 del libro di S.Szasz ' La schizofrenia...' citato, secondo cui [pag. 11], a proposito della critica di Szasz alla mancanza di riscontri di tessuti deteriorati, " i modelli di tipo deterministico e qualitativo hanno fatto il loro tempo persino nel mondo fisico, .... si sono mostrati inadeguati per la spiegazione della realtà subatomica .. e hanno prodotto il viraggio dal principio di causalità a quello informazionale(?), ....in un modo quindi applicato alla Psichiatria e alla Psicosomatica." : Non è così, caro Leonardo Ancona : nella fisica contemporanea il viraggio è avvenuto da una causalità meccanica ad una causalità probabilistica : c'è una indeterminazione nella misura (principio di indeterminazione di Heisenberg) ma al di sotto dell'errore teorico o sperimentale di misura i fisici continuano a non fare ipotesi , mentre gli psichiatri, se-dicenti scienzati, pretendono di poterne fare.
Riferimenti: i libri Thomas
S. Szasz :"La schizofrenia simbolo sacro della pazzia" Armando
e Peter R. Breggin : "Toxic Psychiatry" ediz U.K. (vedi pagina Libri Riviste).
Per la teoria dopaminica della pazzia puoi anche vedere
la in questo sito presente deposizione in tribunale sugli psicofarmaci
di David Cohen, circa a metà.
Per lo smantellamento delle teorie di cause genetiche
della pazzia, oltre a Breggin citato puoi vedere R.C. Lewontin, Steven
Rose, Leon Camin: Not in Our Genes (1984) (Lewontin
è uno dei massimi genetisti mondiali).
Un testo recente (1998) critico della teoria biochimica
della pazzia è Elliot S. Valenstein: Blaming The Brain - the truth about drugs and mental health - the Free Press, New York (puoi vedere recensione e alcuni brani)
Per i danni prodotti dagli psicofarmaci ottimo il recente Peter Breggin : Brain-Disabling Treatments in Psichiatry Springer 1997 qui recensito e primo capitolo tradotto.
Per i raffronti di guarigione nel mondo (per la schizofrenia) la stessa deposizione di David Cohen quasi in fondo o la prefazione a Richard Warner: Schizofrenia e guarigione ed. It Feltrinelli 1991 o i testi originali World Healt Organization: Schizophrenia. An Interational follow-up study Wiley, Chichester, 1979 e Sartorius N. et al. : Early manifestations and first contact incidence of schizophrenia in different cultures, Psychological Medicine, v. 16, 1986 ; e altri reports seguenti.
!!! Una bibliografia scientifica generale, cioè di articoli su riviste scientifiche e libri, in parte annotata, contro la teoria biochimica (cioè 'medica') della pazzia, è stata recentemente anno 2001 raccolta dal prestigioso Loren S. Mosher, lo psichiatra di fama mondiale creatore delle cliniche Soteria , recentemente passato alla dissidenza cioè all'antipsichiatria (riportata anche qui in no! pazzia ) !!!
Vedi anche The Antipsychiatry coalition ; ..
non diritti d'autore - La Pazzia non è una malattia da
medici - NO! PAZZIA ottobre 999 rev. novembre 007 - è di libera distribuzione purché riportando che proviene da www.nopazzia.it -