NO!PAZZIA - SOPRAVVISSUTI  raccontano

Sara: Legàti dentro (una riflessione di una utente sulle "cure" farmacologiche)

[da www.antipsichiatria.it del 8 maggio 2003 - questo benemerito sito ad ampia interattività contiene anche materiali ed interventi di utenti - exutenti]


Sara: Legàti dentro

Ci sono farmaci che, purtroppo, permettono di annullare la volontà e le reazioni delle persone. Senza né lacci né camicie di forza.


Ci sono proposte di legge, purtroppo, che vorrebbero costringere degli esseri umani ad essere legàti dentro da queste catene micidiali ed invisibili. Con medici e infermieri che vengono a domicilio per obbligare degli esseri umani ad assumere farmaci che annientino la loro anima. Ci sono familiari, purtroppo, che auspicano queste "cure". Ho rispetto per alcuni di loro, ma ho più timore per chi, venendo etichettato come malato di mente, si ritrova defraudato della propria identità personale e sociale. Gli psichiatri ingannano. Mentono ai pazienti schedando la loro vita e mentono alle loro famiglie, promettendo cure che non sono cure ma sottili armi di contenzione. Questi "tecnici" dell'anima (sembra un ossimoro, vero? E lo è…), asseriscono, tra le altre cose, di sedare la violenza e portare alla guarigione. Ora, io mi chiedo come si possa pensare di rasserenare qualcuno rinchiudendolo, minaccindolo, umiliandolo e costringendolo a fare ciò che non vuole: e infatti l'unico modo per sedare una persona nonostante la violenza cui viene sottoposta dagli psichiatri si rivela l'utilizzo di droghe in grado di annientarlo.

E' mia convinzione che i disagi dello stare nel mondo, le paure ed ogni problema umano, non possano mai definirsi malattia. E' un concetto che altri hanno già illustrato meglio di quanto farei io e, allo stesso tempo, è una considerazione che dovrebbe apparire chiara nella sua ovvietà: l'ulcera è una malattia, la disperazione di vivere e le sue diverse manifestazioni (ogni modo di essere al mondo), non lo sono.

E' luogo comune considerare comportamento responsabile quello di "curarsi" quando il proprio modo di vedere ed esperire le cose non risulta normale e ci spaventa. Io penso invece che l'obbligo alle terapie sia il modo più violento e vigliacco per strappare la vita dalle mani delle persone. Se sono "malato" non ho responsabilità e, di conseguenza, non posso (non mi è permesso) scegliere. Invece siamo sempre tutti responsabili proprio perché non può esservi separazione tra noi e la nostra vita, questa scissione che autorizza altri a "salvarci da noi stessi" è un assurdo, una contraddizione in termini.

Ora io vorrei che qualcuno senza problemi esistenziali, qualcuno che avesse avuto l'enorme fortuna di non dovere mai incappare in cure psichiatriche, leggesse queste righe, per riflettere su alcune idee comunemente accettate. Che provasse a capire che anche i cosiddetti "psicotici" o "schizofrenici" che molti riterrebbero normale rinchiudere (nei vari modi in cui questo termine può essere concepito), hanno sempre perfettamente intatta la capacità di soffrire per ogni violenza e prevaricazione perpetrata a loro danno. Il "pazzo" sente la costrizione di un ricovero, di una puntura, l'affronto di una derisione (e c'è da stupirsi che reagisca? E che reagisca esageratamente quando viene forzato e aveva già paura prima?). Come si possa pensare di alleviare la paura di qualcuno terrorizzandolo è qualcosa che sfugge alla mia comprensione. Mi chiedo piuttosto quanta violenza debba esserci in quegli psichiatri che vorrebbero ancora più potere, quello che appunto l'approvazione delle proposte di legge consentirebbe loro. Quanta prepotenza occorra per desiderare di poter essere legittimato a costringere un essere umano a stare dove non vuole stato, ad essere guardato quando non vuole essere osservato, ad essere sottoposto a visite mediche di ogni genere e subire terapie contro la sua volontà.

Bisogna essere terribilmente violenti e pericolosi per rivendicare un tale potere….

Provate, per assurdo, a pensare a cosa fareste se, mettiamo il caso soffrendo di mal di testa, sapeste che la legge dice che, una volta varcata la soglia dell'ambulatorio del vostro medico, non poteste scegliere di non curarvi. Che si trattasse di assumere un antidolorifico senza effetti collaterali, innocuo. Innocuo in tutto e per tutto tranne che per il fatto che, una volta diagnosticata la vostra emicrania, voi non aveste più possibilità di scelta. Verrebbero medici e infermieri a casa vostra per accertarsi che prendiate tutti i giorni quella pastiglia. E dovreste obbedire o vi ricovererebbero per costringervi. Credo vi terreste l'emicrania…

Ora pensate che non si tratta di un' innocua pasticchetta, se non altro perché il solo fatto di assumerla vi qualifica come diversi e quindi pericolosi. E quando gli operatori vengono a domicilio lo sanno i vostri parenti, i vicini di casa e, se ne avete, anche gli amici e i colleghi. Stanare e sottomettere il malato: questo è l'unico bisturi che può separare una persona dalla propria vita. E a chi crede che questo sia fare il suo bene rispondo che ogni violenza produce solo altra impossibilità di vivere, paura e violenza che richiedono mezzi sempre più violenti e subdoli. Aggiungo che fare del male a sé stessi o farlo agli altri sono due cose completamente diverse, questo è ovvio fino all'inverosimile. Nessuno può vivere la vita di un altro. Chi fa del male ad altri è un criminale, non un malato. E per provare a restare esseri umani, si deve avere almeno la libertà di non essere legàti dentro.

Sara