NO!PAZZIA SOPRAVVISSUTI Raccontano
Il collaboratore di no!pazzia G. Malega - altri suoi scritti .in No!pazzia (in particolare 3 storie ..)e molto attivo nel nostro forum., ha inviato al nostro forum la sottostante storia di odissea psichiatrica di Claudia , da infermiera a paziente. Appare qui chiaro che negli attuali reparti psichiatrici il rapporto umano paziente-personale auspicato da Basaglia come essenziale è diventato un pallido ricordo di albe perdute. Impera solo il "farmaco" ostia miracolosa e gli psichiatri unici detentori della conoscenza e del "curare" ! (si tratta in realtà al 99,9 % di incompetenti però presuntuosi , avvelenatori a cuor leggero e a man salva !)
Nota: - andando a cercare nel forum alla data 22 giugno 003, si possono vedere anche dei commenti che qui tralasciamo. La trascrizione di Malega è diretta da nastro audio del resoconto orale: Noi di No!Pazzia abbiamo aggiunto a volte degli a capo per migliore lettura , e alcune note in parentesi quadre per chiarimenti.
la storia claudia
Questa e' la storia di una mia amica,infemiera ed ex-utente della psichiatria- Il suo tunnel e' terminato - a visto la luce, dopo anni e anni d'inferno-
Poiche' mi ha dato il permesso di pubblicarla,ve la mando-
Pur credendo alla " psichiatria", e' molto critica verso i metodi dei sanitari--e i sanitari - medici e infermieri-
Ho eliminato i nomi e la citta' per rispetto della privacy e per non essere riconosciuta--
L'ho lasciata cosi' com'e' -senza correzioni- l'ho trascritta dal nastro-
Buona lettura-
Malega
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La prima volta che ho avuto a che fare con il mondo della psichiatria è quando sono stata trasferita [per il mio lavoro d'infermiera, quale infermiera - no!pazzia] dall'ospedale alla clinica psichiatrica di *******.
Pur non avendo avuto un buon colloquio con il caposala perché questo voleva uomini in reparto, non voleva donne: poi ho scoperto perché molto tempo dopo. Comunque ero convinta che fosse un lavoro adatto a me per le mie caratteristiche intrinseche, una sensibilità particolare piuttosto accentuata, avevo studiato i libri di nursey psichiatrica mi ero preparata insomma per andare a lavorare lì non è che mi fossi buttata a capofitto in un lavoro di cui non sapevo niente.
Poi avevo 8 anni di psicoterapia alle spalle ed ero forte di questa mia esperienza convinta che il mondo della psichiatria fosse simile al modo della psicoterapia nel senso che ero convinta prima di tutto di saper distinguere quello che era mio da ciò che apparteneva all'altro, poi ero sempre prima della classe in psicologia, studiavo psicologia da 8 anni come autodidatta soprattutto i libri di Roger, per cui conoscevo bene la relazione paziente-terapeuta, soltanto che quando mi sono trovata lì, fin dal primo momento mi sono accorta che le cose non andavano come io avevo pensato.
Non tanto il rapporto con i colleghi che era discretamente buono anche se mi avevano raccontato che la ragazza che lavorava lì prima di me si era, aveva tentato il suicidio perché il caposala l'aveva messa sotto pressione, io non ci credevo pensavo di essere abbastanza forte da riuscire a resistere anche se, diciamo che in quel periodo avevo problemi familiari. mi stavo separando da mio marito e cioè mi ero appena separata.. c'erano delle crisi perché. io ho un buonissimo rapporto attualmente con il mio ex marito però in quel momento lui era ancora molto preso, era convinto che io sarei tornata a casa.. quindi diciamo che mi tormentava e quindi avevo incominciato a fare uso di benzodiazepine.
Ma a parte questo stavo abbastanza bene, ero convinta di riuscire a instaurare un buon rapporto con i pazienti ed infatti avevo messo in pratica quello che dicevano i libri di nursey. cioè io colloquiavo con i pazienti , utilizzavo certe tecniche che si utilizzano. che io ho imparato ad utilizzare, diciamo, in psicoterapia. come il disegno terapeutico, la respirazione diaframmatica . perché io facevo della terapia organicistica bioenergetica di Lowel, Reich,. lavoravamo molto sul corpo. quindi avevo imparato queste tecniche e ceravo di utilizzare quello che sapevo .. il minimo senza sconfinare e sempre consultandomi con gli specializzandi in psichiatria . Soprattutto con una dottoressa che aveva il marito che studiava psicoterapia, quindi si intendeva di psicoterapia ed era un pochino dalla mia parte mi sosteneva.
Però per quanto riguardava sia il caposala che gli psichiatri erano assolutamente contrari a queste mie iniziative. L'unico rapporto che volevano che noi infermieri avessimo con i pazienti era quello di distribuire medicinali e di sorveglianza distribuzione pasti e sorveglianza.
Se un paziente entrava in crisi d'ansia, se cominciava ad avere crisi di pianto se si sentiva male io cercavo di utilizzare le tecniche che conoscevo, però sono stata rimproverata più di qualche volta anche dagli psichiatri stessi. Avevano detto che istigavo i pazienti al suicidio, che le mie tecniche erano completamente fuori luogo, che non ero assolutamente autorizzata ad utilizzarle. L'unico rapporto che si poteva avere con i pazienti era quello di distribuire appunto i medicinali. Io ho chiesto più volte anche per quanto riguardava le patologie.. quando uno entrava si usavano metodi che io definirei preistorici perché non c'erano schede infermeristiche, non esisteva una storia del paziente, l'unica cosa che veniva riportata sul diario era la patologia.. ma io sono andata più volte dagli psichiatri a chiedere delucidazioni sulla patologia. perché. dicevo se io devo rapportarmi con questo paziente devo anche sapere come prenderlo, cioè non posso andare a leggere tutto sui libri ci sono i medici servono a qualcosa.. e poi dovrebbe esserci un rapporto medico-infermiera.
Il rapporto medico-infermiere in clinica psichiatrica non esisteva.. almeno gli psichiatri che ho conosciuto io non volevano questo.
Volevano avere un rapporto esclusivo con il paziente ma il rapporto si basava non tanto su una raccolta di dati.. personali fino ad un certo punto cioè c'era una mini storia del paziente però non andavano ad indagare le cause.. come io ero abituata in psicoterapia insomma.. a parte il colloquio con il paziente si limitavano, praticamente alla prescrizione.. il giro [di visita giornaliero al reparto - no!pazzia] ad esempio si limitava alla prescrizione del medicinale, non chiedevano nemmeno al paziente come stesse, come si sentiva.. non valutavano.. io riferivo magari che avevano avuto delle crisi d'ansia, che stavano male. Non gliene fregava assolutamente niente anzi cercavano di ostacolare in qualsiasi modo il rapporto con il paziente. Io per sapere qualcosa del paziente dovevo andare a scartabellare le cartelle cliniche che la maggior parte delle volte non erano neanche compilate, per leggere qualcosa sulla storia del paziente per cercare di capire qualcosa di più. Comunque la cosa è precipitata quando io ne ho rimesso di mio. perché l'ambiente era tanto ostile.. c'era tanta feccia nascosta sotto le righe.
Ed è iniziata con una paziente che ha tentato di impiccarsi. Io mi ero affezionata particolarmente a questa paziente su consiglio della sua dottoressa che era specializzanda che era quella con cui avevo un rapporto più aperto, con cui si parlava, si discuteva, mi facevo spiegare i termini che non conoscevo, mi ha insegnato a fare il test di Rorschach perché loro facevano molti tests. ma anche l' ambiente stesso, l'ambiente fisico della clinica non ispirava alla guarigione ma dava proprio l'impressione della malattia.. finestre sprangate, porte chiuse, porte su scritto scritte elettroschoc, tutto sprangato. Non c'era neanche una pianta, io proponevo di portare piante in reparto. potremmo far occupare i pazienti alle cure delle piantine. Cercavo di giocare a parole crociate con i pazienti.. mi veniva proibito tutto..
tutto era fuori della norma.. non era normale trattare così, in quel posto, i pazienti. Loro erano malati dovevano essere considerati malati. Se riferivo una crisi d'ansia mi dicevano di somministrare o più gocce di serenase o di fare fiale di valium, aldol.. altri psicofarmaci. Il problema veniva risolto così.. nessuno si preoccupava di colloquiare con i pazienti.
Si occupavano molto di ricerche su farmaci su varie metodologie.. facevano convegni.. roba del genere.. però dei pazienti se ne fregavano poco, molto poco devo dire. Sono rimasta molto scioccata perché la mia esperienza di psicoterapia era molto diversa. Mi sono accorta della differenza quando.. quella volta aveva 8 anni di esperienza in psicoterapia e quindi avevo un tipo di esperienza di un certo tipo, mi sono accorta quando mi sono ammalata . che è stato in clinica psichiatrica dopo che è successo che quella paziente ha cercato di impiccarsi ed era entrata nella mia vita privata e.. l'ho coinvolta nella mia vita su suggerimento appunto come dicevo della sua psichiatra. mi sono accorta che c'era qualcosa che non andava.
Iniziavo a stare male, abusavo di farmaci, visto che uscivo comunque con gli amici e associavo alcol e farmaci e stavo male. ma era l'ambiente che mi demoralizzava, mi ha buttata giù, quando ho saputo quello che c'era sotto.. che gli infermieri abusavano delle pazienti mi sono sentita non inutile ma che non avrei potuto cambiare niente. Mi è venuta una depressione, sono rimasta a casa e ho cambiato lavoro. All'inizio del nuovo lavoro prendevo antidepressivi. Poi ci sono stati i tentami. Ho tentato tre volte di suicidio con psicofamaci. Il primo tentativo non è stato proprio di suicidio volevo stordirmi e dormire ed ho associato gli psicofarmaci all'alcol e l'effetto è stato che ho dormito tre giorni e non mi ricordavo niente. La seconda volta ho preso volontariamente... prendevo il tavor e c' era l'effetto di tavorizzazione che ad un certo punto il tavor non mi faceva più effetto.. e c'era il fatto di averne presi pochi perché sono stata male.. perdita di memoria, grosse crisi di pianto, giorni che sono stata a letto. Ma erano tentativi blandi. Il terzo è stato più serio. Ho preso Nafralin dose cospicua lexotan associati con altri psicofarmaci con alcol. ho chiuso porte, sbrangato tutto, sono venuti con i carabinieri e mi hanno portata in ospedale. Io ho rifiutato il ricovero però mi hanno obbligata a rivolgermi ad un centro di igiene mentale. e lì è iniziata l'odissea. Lì ho avuto a che fare con una psichiatra che ogni volta che io entravo suonava il telefono per almeno cinque sei sette volte. non si riusciva a colloquiare..
era impossibile avere un colloquio lineare.. io ero abituata alla psicoterapia individuale. Sì pagavo i miei soldi, però andavo lì, c'era la mia ora a disposizione e parlavo delle mie cose, si discuteva, si facevano esercizi.
Invece quando mi sono rivolta alla M****** [servizio psichiatrico territoriale statale - no!pazzia], da questa psichiatra che non se ne fregava niente della mia storia personale, mi ha trattato proprio con sufficienza, e mi ha risposto che visto che avevo la mia psicoterapeuta potevo continuare con lei. se ne è completamente fregata anzi ha chiamato la mia psicoterapeuta e si sono messe d'accordo loro che io avrei continuato la psicoterapia ma io a quel punto a 80 mila lire all'ora non potevo più permettermelo non essendo più in turno, il mio stipendio si era notevolmente abbassato poi facendo uso di psicofarmaci spendevo molto in farmaci spendevo molto in medici perché soffrivo le svariate malattie::
endovetriosi, mal di schiena::
alla fine sono rimasta a casa per tre mesi, non mangiavo. mi rifiutavo di mangiare. ad un certo punto ho deciso di smettere di fare psicoterapia perché avevo perso fiducia nella mia psicoterapeuta. Io ho smesso di mangiare .. Già da cinque mesi mangiavo latte con i pavesini. ero dimagrita molto e non stavo bene, però mi stavo riprendendo pian pianino quando sono stata trasferita [per lavoro]. sono andata a lavorare sul territorio: Quando sono arrivata sul territorio [cioè trasferita in qualità d'infermiera dal reparto ospedaliero ad in un reparto psichiatrico territoriale - no!pazzia]. ho chiesto io di andare ad *******, . Perché conoscevo il caposala, perché eravamo stati colleghi, o quindi sapevo che sarebbe stato disponibile e avrebbe capito le mie problematiche.. così un po' fragile ancora.. soffrivo di crisi di pianto però cominciavo a stare meglio.: poi la situazione è precipitata.. facevo uso di psicofarmaci.. prendevo antidepressivi ed ero seguita al centro Di ******. All'inizio mi sono trovata bene perché ho trovato uno psichiatra con cui avevo un rapporto molto umano, si discuteva non solo. diciamo si avvicinava un po' come metodologia al discorso della psicoterapia perché si parlava anche di libri, non si discuteva solo di farmaci, si parlava un po' della vita in generale, delle problematiche quotidiane. Poi la situazione è precipitata. quando il dottore è stato trasferito ed io ho dovuto cambiare medico.
Nel frattempo è successo che ho dovuto subire due interventi chirurgici a distanza di sei mesi.. mi hanno riempita di stupefacenti ed ho avuto problemi da dipendenza di stupefacenti che poi un mio amico mi ha consigliato una terapia breve strategica. ed io sono andata fino a ****** da questo luminare. e sono andata da una psicoterapeuta a ***** che lui mi aveva consigliato.
In 10 sedute sono riuscita ad eliminare la dipendenza da stupefacenti però già il mio rapporto con il centro si erta deteriorato nel senso che io non andavo d'accordo con lo psichiatra.
non riuscivano ad indovinare il farmaco che era adatto a me, mi riempivano di medicine, ero rincoglionita, non sapevo quello che facevo, non ricordo quello che è successo, il ricordo della mia vita, due tre anni della mia vita. Non ricordo né quello che ho fatto, né quello che ho detto, come mi sono comportata qualcuno mi dice che non sopportavo i bambini. Soprattutto i miei nipoti, non sopportavo che mi venissero vicino, non volevo parlare con la gente. Mi avevano ridotto in uno stato non dico catatonico.. però quello che mi ha colpito particolarmente e su cui ho riflettuto ultimamente è il tipo di approccio che c'è stato quando è andato via il dott. M***** con cui avevo avuto un buonissimo rapporto, si parlava di tutto ed è molto vicino alla psicoterapia anche se lui diceva. non mi ha mai detto che non ci credeva. mentre gli altri hanno sempre affermato che non ci credevano alla psicoterapia, per cui non era psicoterapia, che la psichiatria era cosa molto diversa.
Me ne sono accorta molto presto che era una cosa diversa. Anche perché il centro [d'igiene mentale] dovrebbe essere un luogo di riabilitazione. Tutto si fa a meno che riabilitazione: Si fa sorveglianza sui pazienti, si sedano i pazienti quando rompono troppo le scatole, si fa abbondante uso di psicofarmaci. e questo è quanto .. quello che fanno gli psichiatri.
Si preoccupano se il farmaco va bene, se il farmaco non va bene, questo è quello che a mio avviso hanno fatto quegli psichiatri per me.
Mi sono stupita molto per la differenza tra la psicoterapia e la psichiatria. In psicoterapia mi hanno diagnosticato con molto ritardo.. con quattro anni di ritardo.. prima erano convinti che sofrissi di depressione e mi trattavano con prozac e altro.. le ho provate tutte.. non né andava una.. mi facevano stare male. Alternavo periodi di mania a periodi di depressione:
Finalmente è venuta l'intuizione al medico che io soffrissi di una sindrome maniaco depressiva che quindi diagnosticarono distonia bipolare. Mi hanno trattata con il litio sono stata meglio e con un leggero neuroletico che prendo ancora adesso. Però poi io mi sono rifiutata di prendere il litio.
Quello che mi ha colpito maggiormente è stato pensare a come sono stata demonizzata per quello che ero, in psichiatria. Mentre in psicoterapia io ho cercato di convivere per 8 anni. a parte che sono scomparse le mie fobie, quelle per cui sono andata in psicoterapia non ce l'ho più, riesco a controllare perfettamente anche se magari mi fa paura ancora uscire da sola la sera, mi fa paura guardare fuori la finestra di notte, però riesco a controllarle per cui posso anche farlo, la paura degli oggetti appuntiti, riesco a controllarli e questo grazie alla psicoterapia e non sicuramente alla psichiatria.
Quello che mi ha colpito è stato proprio.. io ho tentato di convivere per otto anni con il mio carattere, con le crisi maniacali. Io sono una che si impegnava al 100 per 100 in quello che faceva. Io ho iniziato, non ho studiato quando avevo l'età, ho iniziato quando mi sono sposata. A 21 anni ho trovato un lavoro nella casa di riposo.. da lì è incominciato il mio lavoro nel campo dell'assistenza.. poi ho fatto le scuole superiori, il biennio privatamente, ho fatto un corso per domiciliare, mi sono iscritta alla scuola di infermieri con buonissimi risultati, poi mi sono iscritta al triennio, ho fatto la maturità con un buon voto 47. Quando, finito questo mi sono iscritta a psicologia, ma ho dovuto lasciare perché iniziavano questi disturbi.. non riuscivo a conciliare il lavoro e lo studio, i problemi economici che stavano dietro, ho dovuto lasciare anche il mio appartamento dove abitavo, ho dovuto trovare un appartamento più piccolo. Poi ci sono stati gli interventi chirurgici.
Però in terapia avevo imparato a convivere con queste mie manie, crisi maniacali, mettevo in risalto gli aspetti positivi di me: Tutti mi definivano una persona esplosiva, dinamica, che trascinava i gruppi, una persona che non si fermava mai davanti a niente, determinata. Quando si trattava di sostenere degli esami io ero sempre tra i primi, perché rendevo soprattutto sotto stress, forse erano proprio queste crisi maniacali che mi facevano essere così: Però io avevo imparato a convivere con questo e anche con i miei momenti depressivi che mi prendevano crisi di pianto r giorni che volevo stare a letto, però mi ero convinta anzi di avere delle qualità particolari perché riuscivo bene in tutto quello che facevo, riuscivo a fare tutto, mi impegnavo, avevo sempre la giornata impegnata 24/24. Ad un certo punto mi sono convinta di avere anche delle qualità.. poi scrivevo mi piaceva..Tutte le qualità migliori, secondo me, erano emerse in psicoterapia.. anche se c'era sotto il meccanismo psicologico un po' malato che mi portava ad analizzare tutto quello che mi accadeva fino al punto che sono arrivata a non saper più distinguere quello che era ciò che percepivo e sentivo e ciò che analizzavo. Non sapevo distinguere più quale era la realtà. cioè se la realtà era ciò che percepivo e che sentivo o ciò che in realtà io elaboravo. Si è instaurato questo meccanismo psicologico che poi probabilmente mi ha portato alla crisi.
Forse troppa psicoterapia non ha fatto molto bene, Però ho destrutturato la mia personalità, sono diventata una persona diversa, in positivo. Ho ottenuto qualcosa. In psichiatria cosa ho ottenuto? Psicofarmaci, flebo, il medico mi ha detto che ho studiato troppo, che ho disturbi di personalità, che troppa psicoterapia mi ha fatto male, che so troppe cose che sapere troppe cose certe volte non fa bene, che studiare non fa bene. hanno demonizzato tutto quello che io ero.
Fatto sta che proprio ieri sono stata al centro per prendere le medicine perché non si fidano ancora dopo quattro anni e un po' che ho fatto i tentami, non si fidano a darmi la scatola intera perché hanno paura che io ne abusi e quindi devo andare ogni giorno a centellinare due tre pastigliette. non so quando mi libererò da questa schiavitù, ma prima o poi dovrà finire.
Mi hanno detto gli infermieri con cui ho un buon rapporto perchè sono stati compagni di classe, quindi mi hanno sempre trattato in modo diverso dagli altri pazienti.. cioè non come una completamente sciroccata, ma come con una collega in difficoltà.è questo è stato anche demonizzato dagli psichiatri.. gli psichiatri non volevano assolutamente.. volevano che io frequentassi il centro, con tutte quelle persone fuori di testa, con cui io non mi riconoscevo:
Quando c'era M****** c'era una atmosfera diversa. C'era il gruppo giovani, si facevano delle attività e c'era gli psicologi che facevano il tirocinio, facevano dei colloqui, quindi si parlava.. era una cosa diversa e mi andava bene frequentarlo.
Quando è andato via il dottor M***** è deteriorato completamente. Secondo me i medici devono avere per forza un rapporto di potere, devono sentirsi loro i superiori, loro sanno, loro conoscono le medicine, sanno gli effetti farmacologici. Io sono un infermiera qualcosina ne so dopo tanti anni, però non accettano questo. non accettano l' interferenza. Poi non se ne fregano niente della vita privata, della vita sociale, loro dicono di intervenire sul sociale, forse lo faranno con qualcuno, forse integreranno qualcuno nella comunità.. ma io ho visto fare questo lavoro molto poco. Quello che ho visto è stato un grosso lavoro di sorveglianza, tanta gente che non ha voglia di fare niente. Soprattutto persone che non sono preparate.
Io ritengo che una persona che deve lavorare in un posto così deve avere caratteristiche particolari, deve essere molto tranquilla spiritualmente, deve essere molto libera psicologicamente, deve aver fatto un grosso lavoro che ho fatto io su me stessa. mi è servito molto poco, però. perché io mi
trovo adesso in una posizione, per colpa degli psichiatri, limitata.
Nel senso che sul lavoro posso fare molto poco, poche cose perché.. primo perché io non me la sento e perché gli psichiatri hanno condizionato il mio caposala e lui ha paura di farmi fare qualsiasi cosa per non farmi entrare in crisi. Ma io sono la prima persona che sa e che dice quando una cosa può sostenerla emotivamente.
Quindi io non ritengo giusto che nei centri di igiene mentale lavorino delle persone prese a caso magari alla prima esperienza lavorativa, nuova a lavorare in un centro, non sa niente di malattia mentale, non sa niente del rapporto paziente-terapeuta, magari ha dei suoi problemi personali, non riesce a superarli. Questo si ripercuote sul paziente.
La mia esperienza è negativa.. anche perché io poi penso che lì destrutturano una personalità, poi cosa fanno? Demonizzano tutto quello che tu sei, quello che mi ero conquistata in psicoterapia. Io avevo un rapporto difficile con gli altri, perché c'erano molte invidie, io non sono una falsa modesta. sono una persona dotata e quindi questo emergeva a scuola, sul lavoro, questo scatenava invidie. Io sapevo di più ero più veloce ad imparare e si scatenavano invidie e cattiverie e avevo superato queste cose ero riuscita a trovare un equilibrio.
Invece in psichiatria avevano demonizzato tutto quello che ero, hanno detto che io ero troppo, troppo di questo, troppo di quello, lavoravo troppo, studiavo troppo. Una volta ridevo sempre, ero solare, discutevo, ero in compagnia, mi piaceva parlare. Adesso parlo solo con alcune persone, non mi va di fare grosse discussioni con la gente, lascio perdere le discussioni, lascio stare certe cose. forse questo è positivo però sento che mi hanno portato via qualcosa . io vorrei la Claudia di prima , con tutte le crisi maniacali e le crisi depressive . perché la Claudia di prima aveva un grosso potenziale . forse questo potenziale . forse ce l'ho ancora ma è nascosto . è come se mi avessero in psichiatria tolta la pelle e fossi tutta permeabile . rimasta senza pelle . Si mi hanno detto che sono una narcisista, una border-line, di avere disturbi della personalità, che mi trovo sul l'orlo di una psicosi . di tutto mi hanno detto per demonizzarmi.
Ma io sono convinta che è tutta questione caratteriale a parte . al di là della sindrome maniaco-depressiva .che può anche esserci e forse ci sarà. ma quello che hanno fatto . hanno distrutto quello che io ero. la mia personalità.
Al contrario della psicoterapia che qualcosa di positivo bene o male riusciva a trovare. uscivo fuori con il sorriso, una persona positiva. Mi hanno tolta la voglia di vivere, di fare, l'entusiasmo per le cose. Si sono tranquilla adesso prendo un antidepressivo che è anche un leggero neuroelettico poi . soffro di ipotiroidismo prendo farmaci per la tiroide . sto abbastanza bene riprendo ad uscire. Però nessuno mi toglierà i rimpianti per i miei anni perduti , per gli anni che non mi ricordo . anche se mi dicono che è un meccanismo di difesa per proteggersi dal dolore. E nessuno mi toglierà il rimpianto per la Claudia che ero, che potevo dare e fare tanto. Io adesso posso dare limitatamente . quello che ho lo tengo per me . anche perchè non credo di avere molte risorse in questo momento disponibile per gli altri.
Non voglio avere a che fare con la morte, assistere un malato oncologico . mi sento ancora come se avessi una ferita aperta . quindi poco ho avuto dalla psichiatria. Se non tanta incazzatura . appuntamenti rimandati, ore in sala d'attesa, l'unico interesse era in rapporto alle medicine . anni perduti, ricordi perduti . guardo i mie nipoti che sono cresciuti . ho una nipotina di 10 anni e l'altro 7 . e mi chiedo dov'ero quando erano piccoli, quando hanno iniziato la scuola . uno fa la quarta elementare e il piccolo la prima. Sono cresciuti ma io dov'ero. Cosa ho fatto della mia vita in realtà non ho fatto niente perché la psichiatria . gli psichiatri non mi hanno comunicato la voglia, la gioia di vivere, non mi hanno fatto trovare niente di positivo in quello che vivevo ma soltanto la voglia di non vivere, di relazionare con nessuno . la voglia di stare da sola , di non parlare con nessuno, di chiudere il mondo fuori, di costruirmi una nicchia in cui potermi sentire protetta . e in cui non avevo bisogno di confrontarmi con nessuno, di non dover dimostrare niente. Questo ho ottenuto
dalla psichiatria e dalla medicina.
Claudia