curarsi il varicocele

Come curarsi il varicocele

Il varicocele è una malattia che riguarda per lo più il sesso maschile in quanto colpisce le vene presenti all’interno dello scroto umano. Queste vene sono molto importanti in quanto hanno il compito di drenare il sangue nei testicoli.
La principale causa di questa patologia è dovuto, appunto, dalla presenza di un’anomala dilatazione di queste vene che possono causare infertilità maschile se non curata in tempo.
Il varicocele si può manifestare in diversi modi: con un gonfiore del testicolo, con la presenza di un fastidio riconosciuto come pesantezza dello scroto o più comunemente da un dolore persistente che diventa leggermente sopportabile se ci si sdraia in posizione supina.

Esistono due tipi di varicocele:

      • l’idiopatico, dove vi è la presenza di un malfunzionamento delle valvole del vaso sanguigno che fanno circolare il sangue in senso contrario provocando un aumento di pressione;
      • il secondario che riguarda per lo più tumori pelvici o addominali.

A seconda del tipo della patologia, dell’età del paziente e del risultato dello spermiogramma, ovvero l’analisi del liquido seminale che viene fatta nella fase di diagnosi, ci sono diversi modi per curarlo.
Esistono delle semplici cure farmacologiche che nella maggior parte dei casi non hanno portato ai risultati sperati e si è dovuto perciò ricorrere all’intervento medico. Oltre a questi ci sono gli interventi chirurgici che sono i più invasivi ma portano a risultati eccellenti.
Il più conosciuto intervento è la legatura soprainguinale che prevede un’incisione di 3 cm e consiste nell’individuare la vena responsabile della patologia e di chiuderla e sezionarla.
Esiste poi un altro metodo noto come sclerotizzazione. Si tratta di un trattamento che può essere eseguito in due modi:

      • con il metodo anterograda detto anche secondo Tauber: si tratta di una procedura mini invasiva, con un incisione di 2 cm, che porta a risultati elevati e a complicanze minime. In questo caso la vena responsabile viene chiusa attraverso l’iniezione di una sostanza sclerosante, composta da alcol polidocanolico, sodio tetradecilsolfato, sodio salicilato e glicerina cromata. La durata dell’intervento è di circa un’ora ed è richiesto un periodo di convalescenza minimo di 2/3 giorni e richiede di astenersi da sforzi fisici per ben 4 settimane;
      • con il metodo retrograda: procedura mini invasiva dove si entra, attraverso la vena femorale con l’aiuto di un liquido di contrasto e il supercontrollo dei raggi X, con un cateterino fino a raggiungere la vena problematica per poter iniettare la sostanza che impedisce il reflusso sanguigno nel testicolo. Questo trattamento è risultato efficace nel 98% dei casi e non ha presentato complicanze significative. E’ il metodo più utilizzato al giorno d’oggi. Non richiede ricovero ospedaliero e dura all’incirca mezz’oretta e necessita di poche ore di convalescenza.

Alcune curiosità a riguardo:

      • secondo una recente indagine il 95% di casi di questa patologia colpisce il testicolo sinistro;
      • si è scoperto che può colpire anche le donne. In questo caso la patologia viene riconosciuta con il nome di sindrome della congestione pelvica.