Dr. Biazzo Alessio

Le innovazioni nella protesi mininvasiva dell’anca

Che cos’è la coxartrosi?

La coxartrosi, artrosi dell’anca, consiste nella usura della cartilagine del femore o dell’acetabolo. È una patologia molto frequente nei pazienti in sovrappeso e sedentari.

Esiste una forma di coxartrosi primitiva, ossia idiopatica, ed una forma secondaria causata da fattori noti, come gli esiti di fratture, le infezioni articolari, la displasia congenita dell’anca e gli esiti della epifisiolisi e del morbo di Perthes.

 

Come trattare la coxartrosi oggi? Quali progressi ci sono stati negli ultimi anni?

Prima di impostare un qualsiasi trattamento è necessario un approccio di tipo preventivo, ossia eliminare le cause che la sostengono, come il sovrappeso e la sedentarietà.

Il primo approccio terapeutico è sicuramente conservativo e consiste nella fisioterapia, nella magnetoterapia e nelle eventuali infiltrazioni articolari con acido ialuronico o fattori di crescita derivati dalle piastrine.

Quando questi trattamenti non hanno portato nessun beneficio può prendere in considerazione un trattamento chirurgico che consiste nell’impianto protesi d’anca mininvasiva.

La via chirurgica di accesso all’anca può essere variabile e dipende dal background del chirurgo e dalle caratteristiche anatomiche di ogni paziente.

Esistono tre vie di accesso all’anca: la via anteriore, la via laterale diretta e la via postero-laterale.

Io utilizzo un approccio posterolaterale mini-invasivo con risparmio dei muscoli glutei: consiste nel passaggio attraverso gli stessi per via smussa, sezione di un solo tendine (piriforme) che viene riposizionato nella sua sede al termine dell’intervento.

La protesi d’anca consiste nella sezione della testa del femore risparmiando una buona parte del collo femorale ed impiantando uno stelo al suo interno. L’acetabolo viene fresato e al suo interno posizionata una coppa ad accogliere la testa del femore artificiale.

Tra il femore e l’acetabolo si posizionerà quindi una testina in ceramica ed un inserto in plastica (polietilene) che sarà la guarnizione della nostra protesi e favorirà lo scorrimento armonico delle componenti protesiche. Ma fin qui niente di nuovo. La novità consiste nella tecnica del “Femur-first”, ossia il femore prima di tutto.

Tale tecnica rappresenta un grande vantaggio per il paziente perché riduce il rischio di lussazione dell’impianto e consente di accoppiare in maniera ottimale le componenti protesiche femorale e acetabolare garantendo un angolo di lavoro perfetto, riducendo così l’usura del polietilene.

Tale tecnica si differenzia da quella tradizionale perché come dice il nome stesso va a lavorare prima sul femore, il cui posizionamento sarà il punto di riferimento per il posizionamento della coppa acetabolare.

 

E’ possibile pianificare la propria protesi d’anca prima dell’intervento?

La risposta è si. Grazie a un software chiamato Osirix è possibile pianificare preoperatoriamente il tipo di protesi e le dimensioni delle componenti protesiche sulla base di una radiografia del bacino eseguita prima dell’intervento insieme a un repere metallico noto.

Questo software consente così di pianificare il tipo di protesi, la taglia e la lunghezza dei due arti inferiori al termine dell’intervento punto. Questo è fondamentale per evitare una dismetria degli arti inferiori: la loro lunghezza viene infatti calcolata al millimetro.

 

Ci sono altre novità di tipo chirurgico?

Si, soprattutto per quanto riguarda la ferita chirurgica. Al termine dell’intervento la ferita profonda verrà ricucita con dei fili a lisca di pesce che consentono di evitare i nodi, noto ricettacolo per i batteri.

La ferita superficiale invece viene cucita non più con le graffette metalliche ma con una speciale rete trasparente sulla quale viene apposta una colla biologica che isola la ferita.

Tale tecnica può essere applicata anche nei casi di coxartrosi bilaterale: si parla di protesi d’anca mininvasiva bilaterale simultanea.

Così come per il ginocchio anche per l’anca è necessario eseguire una accurata selezione del paziente sottoposto a un intervento bilaterale. Tale tecnica consente un rapido rientro alla vita normale nel giro di qualche settimana.

 

A cura del Dr. Biazzo Alessio, specialista in chirurgia protesica mininvasiva del ginocchio e dell’anca