psicoterapia-nel-nuovo-millennio

La psicoterapia nel nuovo millennio

A scuola quasi tutti abbiamo studiato Freud. Il mio ricordo è di un anziano severo, ritratto sempre con la barba e il sigaro in mano. Si tratta di uno dei grandi pensatori della storia, senza dubbio. Le sue idee, però, erano quelle di un filosofo. Idee di una persona intelligente, ma pur sempre frutto dei suoi ragionamenti.

Ragionamenti che spesso avevano poco a che fare con i fatti. Ragionamenti che non venivano messi alla prova con rigore.

Molte branche della conoscenza umana in secoli recenti hanno iniziato a utilizzare un approccio scientifico. Dove risiede la differenza? Il filosofo pensa e ragiona, mentre lo scienziato ricorre agli esperimenti per mettere alla prova le sue ipotesi.

La medicina ha avuto grandi passi in avanti quando i moderni scienziati non si sono più fatti andare bene ciò che dicevano i greci e hanno iniziato a sperimentare cosa funziona e cosa no. 

La psicologia è certamente affascinante ma quanto può essere affidabile?

La psicoterapia cognitiva e comportamentale

La psicoterapia cognitiva e comportamentale nasce con l’intento di applicare la stessa logica scientifica alla psicoterapia. Si tratta di una vera e propria psicoterapia scientifica che in Italia non è ancora troppo diffusa ma inizia a essere conosciuta in questi anni (il portale italiano Psicoterapia Scientifica si occupa proprio di diffondere questa cultura anche in Italia).

Cosa rende scientifica una psicoterapia quindi? L’utilizzo del metodo sperimentale: esperimenti per mettere alla prova cosa funziona e cosa non funziona. Il tutto basato su teorie che non nascono dalle filosofie di Freud e altri personaggi carismatici, ma da laboratori che studiano il comportamento di migliaia di persone che partecipano volontariamente a degli innocui esperimenti. 

Terapia comportamentale

La terapia comportamentale o del comportamento nasce negli Stati Uniti a metà del novecento. Questa terapia ha origine dall’applicazione dei principi dell’analisi del comportamento alla psicoterapia. Per anni infatti psicologi ricercatori avevano studiato e compreso i meccanismi che regolano il comportamento negli animali e nell’uomo.

Un esempio semplice è dato dal condizionamento. Se si suona una campana finché si da del cibo a un cane lui associa le due cose. Quindi alla fine saliverà quando sente la campana, anche se non viene presentato del cibo. Perché? Il motivo sta nel fatto che sia noi che gli animali impariamo associando gli eventi.

Quindi il nostro cane impara che il suono significa “arriva il cibo” e reagisce al suono come reagirebbe al cibo.

Psicoterapia cognitivista

La terapia cognitiva nasce dall’uso in psicoterapia delle conoscenze nate dalla psicologia cognitiva. La psicologia cognitiva ha rivoluzionato la psicologia del comportamento descritta prima. Con l’arrivo di nuovi strumenti e avanzamenti tecnologici gli psicologi sono stati in grado di studiare alcuni meccanismi dietro ai pensieri e alle emozioni.

Basti pensare che ad oggi ci sono strumenti che permettono di “fotografare” quali aree del cervello si attivano durante un gesto o un compito.

A cosa serve la psicoterapia?

La psicoterapia è un’attività clinica che punta alla cura di un disturbo o al gestire momenti di sofferenza e difficoltà. Ma tra gli scopi che può perseguire vi sono anche il miglioramento di alcune capacità dell’individuo. Ad esempio un percorso di crescita personale in cui la persona migliora la propria consapevolezza, cambia alcune abitudini di cui si vuole liberare e sviluppa delle competenze per gestire meglio se stesso e gli altri.

Come funziona la terapia cognitiva e comportamentale

I percorsi di psicoterapia cognitiva e comportamentale seguono regole ben precise.

  • Si lavora in direzione di obiettivi condivisi. Non si inizia un lavoro per “parlare” o per conoscersi meglio. All’inizio del percorso si definiscono degli obbiettivi pratici come riprendere a guidare l’auto per chi ha la fobia della guida. Quando l’obiettivo è meno definito come “sviluppare un comportamento più efficace con gli altri” si pongono diversi indici che questo obiettivo sia raggiungo come: dire di no al partner, rifiutare inviti a cena dagli amici, iniziare conversazioni con gli sconosciuti, negoziare un aumento con il capo, criticare un sottoposto in maniera accogliente ma diretta senza litigare.
  • Si lavora come una squadra. Si tratta quindi di uno sforzo collaborativo paragonabile a quello di uno sportivo e il suo coach più che quello del chirurgo col suo paziente.
  • I risultati vengono monitorati e adattati nel corso della terapia. Il monitoraggio serve a vedere se il lavoro è efficace. L’adattamento a personalizzare la terapia sulle nuove esigenze man mano che si procede e il paziente si trova in situazioni nuove.